Lotto 167 | Bartolomeo Bezzi(Fucine d'Ossana 1851 - Cles 1923)VEDUTA DI VERONAolio su...

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martedì 17 novembre 2015 ore 15:30 (UTC +01:00)

Bartolomeo Bezzi(Fucine d'Ossana 1851 - Cles 1923)VEDUTA DI VERONAolio su...

Bartolomeo Bezzi

(Fucine d'Ossana 1851 - Cles 1923)

VEDUTA DI VERONA

olio su tela, cm 85x120

firmato e datato 914" in basso a destraBartolomeo Bezzi nacque a Fucine d'Ossana (Trento) il 6 febbraio 1851 da Domenico.A undici anni, orfano di padre, lasciò Fucine e girò per la penisola. A vent'anni s'iscrisse all'Accademia di Brera, dove ebbe a maestri Bertini e Carcano. Dovette però presto interrompere il suo tirocinio perché ammalato; ma ingegno e volontà gli permisero nel 1882 di vincere a Milano il premio Fumagalli. Fu la prima di una serie di vittorie che il pittore ottenne in Italia e all'estero: egli fu infatti accolto come socio nelle accademie di Milano; Bologna, Venezia, Ferrara, Verona e Monaco di Baviera.A Roma, alla Galleria d'Arte Moderna, sono conservati Mulini a Verona (1884) e A sera (1890). Giorno di maggio gli fece ottenere la medaglia d'argento all'Esposizione Universale di Parigi del 1889 e Notte di primavera fu premiata con medaglia d'oro alla mostra del 1891 a Monaco di Baviera.Dedicò parte della sua attività alla propaganda irredentista, partecipando a manifestazioni artistiche che si prefiggevano l'affermazione dell'italianità del Trentino (cfr. E. Bittanti Battisti, Dalla corrispondenza di un pittore-patriota trentino [B. B.], in Studi trentini di scienze storiche, XXVIII [1949], pp. 182-185).L'argomento pittorico ch'egli preferì a ogni altro fu il paesaggio, ed è nel paesaggio che la sua arte raggiunse i maggiori risultati; ma si conoscono ancora di lui ottimi ritratti e non indegni quadretti di genere. Le regioni che più l'ispirarono furono la Lombardia e le Venezie e in modo particolare il Trentino e, tra le città, Venezia, Verona, Roma. Il paesaggio finisce per essere, per lui, veramente lo specchio d'uno stato d'animo: Bezzi è un romantico e talvolta indulge a riprodurre episodicamente la natura e il particolare, per quell’amore del vero che fu il fondamento di tanta pittura italiana ottocentesca, specie nella seconda metà del secolo. Ma l'intimo ideale della pittura bezziana è un altro: lo porta verso i poetici grigi di Corot, da una parte, e verso gli estatici silenzi di Segantini, dall'altra. Più di un critico infatti ha scritto di lui paragonandolo al grande paesaggista francese. Visse tra Verona (1880-90) e Venezia (sino al 1910); nel 1910 si recò a Roma per preparare lavori per la Esposizione universale del 1911. Nel 1913 si stabilì a Verona, ma una malattia nervosa gli impedì di dedicarsi ancora alla pittura. Morì a Cles, nel Trentino, il 7 ottobre 1923. "