Lotto 36 | Koimesis (o transito di Maria) - Fine XVII secolo

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venerdì 18 dicembre 2026 ore 15:00 (UTC +01:00)

Koimesis (o transito di Maria) - Fine XVII secolo

Prezzo di partenza
340,00 €

Koimesis (o transito di Maria) - Fine XVII secolo
Tempera grassa su legno
Altezza x larghezza: 41 x 30 cm
ascrivibile all'ambito iconografico ortodosso dell'area balcanico-russa. La composizione riproduce fedelmente una delle immagini dogmatiche più profonde e codificate della tradizione bizantina, che non descrive una morte fisica biologica, ma un passaggio pacifico alla dimensione celeste attraverso una potente dialettica corporea e spirituale. La Vergine è stesa orizzontalmente sul catafalco funebre, avvolta nel tradizionale maphorion, a simboleggiare la sua natura terrena e mortale. Esattamente al centro, lungo un asse verticale, si erge la figura monumentale del Cristo glorioso, racchiuso all'interno di una mandorla mistica di luce. Sul braccio sinistro Egli regge una piccola figura avvolta in fasce bianche: si tratta dell'animula, ovvero l'anima pura di Maria appena nata alla vita eterna, un paradosso teologico rovesciato di straordinaria intensità in cui colui che da neonato fu nutrito e fasciato da Maria, ora stringe a sé l'anima di Sua madre per accoglierla in cielo. Attorno al feretro si stringe la gerarchia dei dolenti. Sullo sfondo, dietro gli Apostoli, compaiono le figure aureolate dei Vescovi e dei Padri della Chiesa tra cui tradizionalmente si riconoscono Dionigi l’Areopagita e Giacomo il fratello del Signore, inseriti davanti a quinte di architetture idealizzate tipiche della pittura post-bizantina. L'iscrizione superiore, parzialmente leggibile in caratteri antico-slavi e cirillici, conferma l'origine culturale dell'opera. Dal punto di vista stilistico, l'opera riflette la maestria dell'iconografo inteso come teologo visivo. Sebbene l'impianto rimanga fortemente radicato nella tradizione medievale per l'assenza di prospettiva geometrica occidentale e per la bidimensionalità dello sfondo, la tavolozza rivela una notevole vivacità cromatica secentesca. Il contrasto è dominato dal rosso cinabro profondo della coperta del feretro che dialoga con le calde tonalità ocra e dorate dei drappeggi e delle strutture architettoniche.

Il valore storico e collezionistico del dipinto è ulteriormente impreziosito da una straordinaria e rara stratificazione documentale conservata intatta sul retro della tavoletta.
La presenza di un timbro cartaceo circolare del Gouvernement du Grand-Duché de Luxembourg (Ministero delle Arti o Dogana del Lussemburgo), testimoniando il confluire di questo patrimonio d'arte orientale nei canali diplomatici o collezionistici occidentali. Sotto i timbri è applicata la Relazione Tecnica originale di restauro datata 1° giugno 1982, la quale attesta un delicato intervento conservativo mirato alla disinfestazione e al consolidamento del supporto ligneo tramite tasselli, a una pulitura chimica controllata della pellicola pittorica con solventi volatili e al fissaggio del colore instabile. In tale occasione, la fitta rete di screpolature superficiali della materia (un craquelure quadrangolare e profondo che costituisce la vera testimonianza biologica e l'impronta digitale dell'invecchiamento secolare del gesso e della tempera) è stata preservata eseguendo l'integrazione pittorica delle sole lacune mediante tratteggio cromatico tonale ad acquerello. L'opera si presenta oggi in ottimo stato di leggibilità, protetta da una vernice finale leggera, configurandosi come un'opportunità di assoluto rilievo per cultori di arte sacra antica.