Pre-Asta ASTA 411 - LA COLLEZIONE ARCIVESCOVO LOZANO DI ANTICHE ICONE ORTODOSSE Asta benefica a sostegno della costruzione di un centro sociale giovanile Sessione unica
venerdì 18 dicembre 2026 ore 15:00 (UTC +01:00)
Adorazione del Cristo deposto dalla Croce - Fine XVII secolo
Adorazione del Cristo deposto dalla Croce - Fine XVII secolo
Tempera grassa su legno
Altezza x larghezza: 39 x 49 cm
frequentemente accostata nell'iconografia occidentale al Compianto sul Cristo morto o alla Pietà. L'opera si inserisce in una fase storico-artistica di grande transizione, in cui i canoni pittorici tradizionali della Russia zarista accolgono accenni espressivi e dinamici di derivazione occidentale, pur mantenendo intatta la solennità teologica orientale. La composizione è racchiusa entro un'elegante bordatura scura arricchita da elaborate iscrizioni in antico slavo ecclesiastico (caratteri cirillici). La scena descrive il momento immediatamente successivo alla Deposizione, focalizzandosi sul corpo esanime di Gesù, sorretto con devota cura mediante il candido lenzuolo funebre. Attorno alla figura centrale del Salvatore si articola il drammatico fulcro dei dolenti: la Vergine Maria, avvolta in un drappeggio rosso cupo, si protende verso il Figlio in un gesto di straziante e dignitoso dolore, affiancata da Maria Maddalena, da San Giovanni Evangelista e dalle figure di Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, che sorreggono la salma. Sullo sfondo emerge la monumentale presenza della Croce lignea, asse teologico e visivo del martirio, recante l'iscrizione sacra e i simboli della Passione. Dal punto di vista stilistico e cromatico, il dipinto si distingue per una stesura pittorica minuziosa e di grande impatto visivo. La tavolozza gioca su un contrasto cromatico profondo, dominato dalle tonalità calde dell'ocra e della terra d'Ombra, interrotte dalle accensioni purpuree e dalle vibranti lumeggiature dorate che ridefiniscono le pieghe geometriche delle vesti. Le fisionomie dei personaggi e i dettagli anatomici del Cristo sono resi con estrema precisione e delicatezza miniaturistica, utilizzando sfumature progressive stese sopra la tradizionale base scura del sankir, conferendo ai volti una straordinaria intensità interiore e spirituale.
Il retro del supporto ligneo, reca un'importante testimonianza documentale che ne accresce il valore e la tracciabilità collezionistica. Vi è infatti applicata la Relazione Tecnica originale di restauro datata aprile 1982. Il documento certifica lo stato di autenticità del dipinto, evidenziandone il caratteristico craquelure profondo formatosi naturalmente nel corso dei secoli a causa dei movimenti del supporto in legno. La perizia d'epoca attesta l'esecuzione di un rigoroso intervento conservativo che ha compreso la disinfestazione e il consolidamento del legno a caldo, il fissaggio degli strati di colore instabile all'imprimitura di gesso e una pulitura chimica estremamente controllata con solventi volatili per rimuovere le vernici ossidate protettive. Le lacune della pellicola pittorica sono state integrate con un restauro rigorosamente reversibile ad acquerello e pigmenti naturali, preservando la texture materica e la leggibilità generale dell'opera. L'icona si presenta oggi strutturalmente stabile e ottimamente conservata, protetta da una leggera vernice finale, configurandosi come un lotto di indubbio interesse e rarità per il collezionismo internazionale di arte sacra russa.