Lotto 13 | Registro della Deesis estesa (fregio d'iconostasi) - XIX secolo

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venerdì 18 dicembre 2026 ore 15:00 (UTC +01:00)

Registro della Deesis estesa (fregio d'iconostasi) - XIX secolo

Prezzo di partenza
2.500,00 €

Registro della Deesis estesa (fregio d'iconostasi) - XIX secolo
Tempera all'uovo e pigmenti su tavola
Altezza x larghezza: 36 x 152 cm
caratteristico della pittura sacra della Russia Centrale. L'opera non nasce come una predella isolata nel senso occidentale del termine, ma come il fregio orizzontale continuo e portante destinato a decorare la grande parete divisoria che separa il santuario dalla navata. La scelta tecnica di riunire l'intera composizione su un'unica lunga tavola di legno, anziché su pannelli verticali separati, unita alle silhouettes slanciate delle figure e all'andamento ritmico dei manti dai colori saturi (rossi cinabro, blu profondi e verdi malachite), è caratteristica dei laboratori provinciali o regionali gravitanti attorno alle orbite di Mosca o Jaroslavl' in epoca tardo-barocca e neoclassica. Dal punto di vista esecutivo, l'opera è realizzata secondo la più rigorosa tecnica tradizionale russa, che prevede una pittura a tempera all'uovo e pigmenti minerali su una tavola di legno preparata con il levkas, la tipica mestica a base di gesso e colla animale. La composizione iconografica si sviluppa a convergenza verso l'asse centrale, fulcro teologico dell'intera composizione, dove siede Cristo Pantocratore e Giudice Universale in trono, colto nell'atto di benedire con la mano destra e di reggere il libro aperto dei Vangeli con la sinistra. Ai suoi lati si dispongono le due figure cardine dell'intercessione per l'umanità: la Vergine Maria a sinistra e San Giovanni Battista a destra, entrambi protesi in un profondo e simmetrico inchino reverenziale. Subito dietro la triade centrale si staglia la corte celeste rappresentata dagli Arcangeli Michele e Gabriele, riconoscibili dalle grandi ali piumate, che fungono da guardia d'onore al trono divino. Il corteo prosegue verso le estremità con il collegio apostolico guidato dai santi principi Pietro e Paolo, seguiti a loro volta dagli altri evangelisti. Il fregio si conclude infine ai due lati esterni con la solenne considerazione dei Santi Padri e Dottori della Chiesa d'Oriente (tra cui si riconoscono Basilio il Grande, Giovanni Crisostomo o Nicola di Myra), immediatamente identificabili grazie ai caratteristici paramenti liturgici vescovili bianchi decorati da grandi croci nere, noti come polystavrion. L'opera si presenta come una fondamentale testimonianza visiva della preghiera incessante che la Chiesa celeste e terrena rivolge a Cristo per la salvezza del mondo. Sotto il profilo dello stato di conservazione, la superficie pittorica è interamente interessata da un fitto e vistoso fenomeno di craquelure naturale (crettatura da invecchiamento). Questa fitta ragnatela di microscopiche fratture geometriche è dovuta al progressivo disseccamento naturale del legante e ai fisiologici movimenti di assestamento termico e igrometrico compiuti dal supporto ligneo sottostante nel corso dei secoli. Il craquelure, che si sviluppa in modo uniforme e coerente sia sul fondo che sulle figure sacre, non compromette la leggibilità del disegno e, anzi, attesta l'autenticità storica dell'opera e l'assoluta integrità dei suoi strati materici originali, i quali mantengono un' ottima coesione con il supporto.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito.