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venerdì 31 luglio 2026 ore 17:00 (UTC +01:00)
Cesare Maggi (1881 - 1961) Alpeggio con valloncello (Valle Divedro o l'alpeggio di San Domenico di Varzo?), 1939-1949
Cesare Maggi (1881 - 1961)
Alpeggio con valloncello (Valle Divedro o l'alpeggio di San Domenico di Varzo?), 1939-1949
Olio su tela
83,3 x 95,3 cm
Firma: “.C. MAGGI.” al recto
Provenienza: Banca Popolare di Intra (fino al 2010); Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: relazione del Prof. Piergiorgio Dragone del 10 agosto 2021; archivio dei dipinti accertati di Cesare Maggi (M/2021/ A-1/PD)
Stato di conservazione. Supporto: 70% (reintelo)
Stato di conservazione. Superficie: 60% (generale appiattimento delle pennellate a seguito di rintelo a caldo; piccole cadute di colore in parte integrate; una esposta, a sinistra)
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Piergiorgio Dragone riferisce il dipinto «al periodo compreso tra la fine degli Anni Trenta e l’inizio del secondo dopoguerra. In quell’arco di tempo, infatti, l’artista abbandona i soggetti ed i temi più retoricamente “eroici” ed ideologicamente “novecenteschi” per dedicarsi ad immagini maggiormente intime e quotidiane; così come tralascia le visioni di grandi ed imponenti vette montane, per rivolgere la sua attenzione ad angoli di alpeggi meno vistosi seppur caratterizzati da una quieta atmosfera elegiaca che mette in evidenza una intensa poesia della natura, trovando in angoli non appariscenti tutto il fascino di un paesaggio naturale intessuto di un grande respiro spaziale, pur in una dimensione di mite normalità.
Nel medesimo arco cronologico, si assiste al superamento delle stesure “piatte” che avevano caratterizzato i decenni precedenti, per sperimentare pennellate più “fratte” in una sorta di materico divisionismo di stesura, a prescindere dai suoi valori cromatici, per cui si riscontrano accostamenti che potrebbero apparire caotici, e che invece si integrano assumendo vibratilità e una forte vivacità di effetto complessivo, in grado di rendere le continue variazioni della luce che avvengono in realtà quando si osserva un paesaggio e l’artista mira a renderne ogni effetto, momento dopo momento. Siamo cioè di fronte a un’opera spazialmente ariosa e di notevole suggestione, che si manifesta a mano a mano che la si osserva con più attenzione, quasi scoprendone a poco a poco i suoi segreti e reconditi elementi di fascino, via via che constatiamo – sotto e dietro l’apparente banalità della sua “normalità” – l’intenso senso di una natura viva, con tutto il suo respiro, che ci fa sentire il rigoglio dell’erba primaverile che va ricoprendo pendii e valloncelli, animando le pieghe del terreno e dei massi che caratterizzano quel particolare alpeggio, con le sue baite arroccate sulle balze più alte. La visione dall’alto, adottata e costruita dal pittore, accentua l’effetto spaziale dell’erta massa sulla destra, esaltato dal cannocchiale ottico del valloncello che trova poi nella vasta apertura del cielo e nella cresta di montagne all’orizzonte, un suo più ampio sbocco che tende ad un infinito, tangibile quanto misteriosamente suggerito e come sognato. Pura elegia di una natura naturans».
Il soggetto del dipinto è, con ogni probabilità, da identificare nella Valle Divedro o nell'alpeggio di San Domenico di Varzo, vicino a Verbania.
I problemi conservativi del dipinto, sinteticamente indicati in catalogazione e derivanti da un incauto restauro, sono stati identifica per primo da Antonio D'Amico (comunicazione del 24 maggio 2021) e approfonditi da Piergiorgio Dragone nella scheda dedicata dall'opera.
L'opera è stata inserita nell'archivio dei dipinti accertati di Cesare Maggi tenuto dal Prof. Dragone, con la sigla M/2021/ A-1/PD.
Ringraziamo Antonio D'Amico e Piergiorgio Dragone per il prezioso supporto dato alla catalogazione dell'opera.


