Lotto 12 | Ippolito Caffi (1809 - 1866) Benedizione di Pio IX a piazza San Pietro, 1856 circa

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giovedì 30 luglio 2026 ore 17:00 (UTC +01:00)

Ippolito Caffi (1809 - 1866) Benedizione di Pio IX a piazza San Pietro, 1856 circa

Prezzo di partenza
30.000,00 €

Ippolito Caffi (1809 - 1866)
Benedizione di Pio IX a piazza San Pietro, 1856 circa
Olio su tela
26 x 40,7 cm

Firma: “CAFFI” al recto; “IP. ° CAFFI a Roma” sul telaio
Elementi distintivi: al recto, etichetta di metallo con nome autore e titolo sulla cornice; sul telaio, due etichette con numeri “5” e “48”

Provenienza: Kunsthaus Wilhelm Ettle, Francoforte sul Meno (1943); collezione privata; Auktionshaus Wilhelm M. Döbritz, Francoforte sul Meno (16.06.2007, l. 40; € 95.940); Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: Gemälde neuer und alter Meister, Plastik, Aquarelle, Zeichnungen, Möbel, antike Teppiche aus oberhessischem und verschiedenem. Katalog nr. 103, catalogo della vendita, Francoforte sul Meno, 1943, p. 10 n. 48 (con il titolo Der Petersplatz in Rom)
Esposizioni: Gemälde neuer und alter Meister, Plastik, Aquarelle, Zeichnungen, Möbel, antike Teppiche aus oberhessischem und verschiedenem, Kunsthaus Wilhelm Ettle, Francorte sul Meno 23 – 24 febbraio 1943

Stato di conservazione. Supporto: 80% (danno alla tela, suturato al verso)
Stato di conservazione. Superficie: 90% (craquelures)

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Ippolito Caffi (Belluno 1809 – Lissa 1866) può essere a pieno titolo considerato l’ultimo erede della grande tradizione del vedutismo veneto, genere rinnovato dall’artista attraverso lo studio del vero. È, tuttavia, decisiva per la formazione del suo linguaggio l’esperienza romana. Trasferitosi nel gennaio 1832, venne in contatto con la comunità artistica internazionale residente nella città eterna, apprezzando Camille Corot e William Turner. Le variazioni della luce, dalle prime ore dell’alba fino alla notte, sono l’elemento caratterizzante delle sue più celebri vedute replicate con varianti. Il soggiorno romano fu interrotto da periodi trascorsi a Venezia, Milano e Trieste e tra il 1843 e il 1844 da un viaggio in Oriente che toccò Napoli, Atene, la Turchia, la Palestina e l’Egitto. Spirito irrequieto e fervente patriota, nel 1848 partecipò alle battaglie per l’indipendenza di Venezia e, costretto all’esilio, viaggiò tra il nord Italia, Londra, la Spagna e Parigi, per tornare nuovamente a Roma nel 1855. Nel 1860 si aggregò all’esercito garibaldino e morì il 20 luglio 1866 durante la battaglia navale di Lissa nell’affondamento della nave 'Re d’Italia', su cui si era imbarcato per registrare le imprese belliche contro gli austriaci.
Piazza San Pietro è uno dei motivi su cui Caffi torna più volte, tanto negli anni Quaranta quanto nel secondo soggiorno romano tra il 1855 e il 1857, per rispondere alle richieste della sua nutrita schiera di committenti con varianti nella luminosità, nelle condizioni atmosferiche e nella presenza o meno di figure umane. Come notato da Federica Pirani, è questo uno dei temi in cui la scelta del taglio permette di porre in relazione l’artista con le ricerche dei protofotografi attivi a Roma in questi stessi anni (Federica Pirani, scheda “Benedizione papale a San Pietro”, in Annalisa Scarpa, a cura di, "Caffi. Luci del Mediterraneo", catalogo della mostra, Milano, 2005, p. 271 n. 47).
In particolare, l’opera in esame fa parte di uno specifico sottogruppo caratterizzato dalla presenza della folla festante in attesa della benedizione papale, uno degli eventi di maggior rilievo del calendario romano sia per i fedeli locali sia per i turisti di passaggio. Si segnalano, in particolare, i dipinti pubblicati nel catalogo della mostra "Caffi. Luci del Mediterraneo" (p. 146 n. 47, Roma, Museo di Roma, inv. MR 5680; p. 148 n. 49, collezione privata) e nella monografia curata da Ferdinando Peretti (Ferdinando Peretti, "Ippolito Caffi 1809-1866", Roma, 2016, p. 84 nn. 45-46, entrambi collezione privata; p. 85 nn. 47-48, entrambi collezione privata, p. 86, n. 49, Venezia, Ca’ Pesaro; p. 87, nn. 51-52, entrambi collezione privata; p. 88, nn. 53-54, entrambi collezione privata). La data 1843 del primo dipinto della serie e 1856 dell’ultimo documenta come Caffi ritorni costantemente nel corso del tempo sullo stesso motivo. L’analisi stilistica dell’opera, caratterizzata da un segno veloce e compendiario, permette di collocare la veduta nel secondo soggiorno romano. La piazza è raffigurata da un punto di vista leggermente rialzato, probabilmente da uno dei palazzi che occupavano la Spina di Borgo, demolita tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento per creare via della Conciliazione, immersa nella luce zenitale del mezzogiorno, ora in cui il pontefice si affacciava dalla Loggia delle benedizioni protetto da un baldacchino bianco, come dimostrano le ombre corte e il chiarore quasi abbagliante degli edifici. La folla, seppur resa in maniera compendiaria, è attentamente studiata nei suoi costumi, registrando l’intera società romana dai popolani ai nobili, dagli zuavi pontifici ai forestieri. È, infatti, noto che Caffi fosse solito recare sempre con sé un taccuino su cui ritraeva la gente comune. Il dipinto in esame, comparso sul mercato nel 2007 a Francoforte sul Meno, doveva appartenere a una collezione tedesca almeno sin dall’inizio del Novecento, come attestato dal catalogo della vendita “Gemälde neuer und alter Meister, Plastik, Aquarelle, Zeichnungen, Möbel, antike Teppiche aus oberhessischem und verschiedenem” tenutasi presso la Kunsthaus Wilhelm Ettle nel febbraio 1943.

Teresa Sacchi Lodispoto