Lotto 48 | Adriano Piotto (1952) Neve nel crepuscolo veneziano, 2006

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martedì 28 luglio 2026 ore 17:00 (UTC +01:00)

Adriano Piotto (1952) Neve nel crepuscolo veneziano, 2006

Prezzo di partenza
500,00 €

Adriano Piotto (1952)
Neve nel crepuscolo veneziano, 2006
Acrilico e sabbia su tela
70 x 80 cm

Firma: “apiotto” al recto
Elementi distintivi: sul verso, timbro dell’artista

Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: sul verso, certificato di autenticità dell’artista con titolo e data

Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%

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L’opera appartiene al ciclo dei “Dischi, Tondi e Oltre”, realizzato da Emilio Vedova tra il 1985 e il 1987 e presentato nella grande mostra “Vedova in tondo”, allestita alla Fondazione Vedova, al Magazzino del Sale di Venezia, dal 17 maggio al 12 novembre 2014. Verso la fine del 1984, l’artista avviò un intenso confronto con la forma del cerchio: una forma compiuta e perfetta, capace di evocare il sacro, ma posta in tensione con l’immaginario di forze dinamiche, contrapposte e instabili che aveva fino ad allora caratterizzato la sua ricerca. Due principi essenziali, il primigenio e la compiutezza, si incontrano così nella sua opera, aspirando persino a rappresentare l’equilibrio dell’universo.
In questi anni la pittura “pura” di Vedova, intesa come esplosione di energia emotiva, si misura con l’impulso dell’arte concettuale, seguendo l’esempio di Joseph Beuys, che aveva saputo unire caso e ragionamento, livello alto e livello basso. Uno dei tondi più celebri, “Non Dove ’86 I (23-1-86)”, fu dipinto immediatamente dopo che Vedova apprese della morte di Beuys, data ricordata direttamente nel titolo.
La forma circolare viene affrontata dall’artista sia su tela sia su legno, come forma autonoma o inscritta in un quadrato. L’opera in asta, un tondo su legno, è tra gli esempi più riusciti di questa stagione, in cui Vedova sperimenta l’ansia di rompere e lacerare le “frontiere” attraverso, come lui stesso scrive, “spinte di debordamento – incontinenze di perimetri...”. Il tondo non è infatti, come il rettangolo, un formato ordinario della pittura: è una forma diversa, scelta, portatrice di senso. Il senso che incontra, contiene, concentra e vitalizza la pulsione.
Il tema era stato anticipato dai grandi teleri del 1981-1984 e dalle ricerche sulle “Compresenze” e “Di Umano”, in cui l’artista aveva principalmente indagato il territorio delle emozioni umane, concluso nel 1983. Per Vedova, tuttavia, il tondo rappresentava anche un confronto con una forma cardine della storia dell’arte: dall’antichità classica al medioevo, al Rinascimento. Una forma che ha segnato l’architettura – dal Pantheon ai rosoni medievali – e che nella scultura e nella pittura culmina nei tondi di Filippo Lippi, Andrea della Robbia, Michelangelo e nell’“Autoritratto allo specchio” di Parmigianino.