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martedì 28 luglio 2026 ore 17:00 (UTC +01:00)
Roberto Poloni (1938) Punta della Dogana. Venezia, 2006
Roberto Poloni (1938)
Punta della Dogana. Venezia, 2006
Olio su tela
80 x 100 cm
Firma: “Poloni” al recto; “Roberto Poloni” sul verso
Data: “(2006)” sul verso
Altre iscrizioni: “Punta della Dogana Venezia opera mia autentica” sul verso
Elementi distintivi: sul verso, quattro timbri della Galleria La Saletta di Biadene
Provenienza: Galleria La Saletta, Biadene; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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L’opera, proveniente dalla collezione dell’imprenditore vicentino Giancarlo Folco, appartiene alla produzione di Arturo Martini più vicina al Realismo Magico.
Nata come prototipo in gesso modellato da Martini a Roma alla fine del 1928 e subito sostenuta da una ampia fortuna critica, la Pisana è stata realizzata in pietra, terracotta, bronzo, come rappresentazione sognante della protagonista del romanzo di Ippolito Nievo, "Le confessioni di un ottuagenario", che lo scultore aveva letto su suggerimento degli amici Natale e Maria Mazzolà. Nella capitale, con Martini, i trevigiani Giovanni Comisso, Mazzolà e Gino Scarpa, sono impegnati a progettare iniziative per la rivalutazione di Nievo.
Il gesso, sulla base del modello scolpito in pietra di Vicenza che già gli apparteneva, venne comprato nel giugno del 1930 da Arturo Ottolenghi per la Villa di Acqui Terme. Nello stesso anno, il gesso originale fu modificato da Martini: i capelli divennero più mossi e scesero a coprire parzialmente le orecchie, fu cambiata la posizione della mano. Dal gesso modificato Martini tirò un bronzo non numerato; realizzò anche due terrecotte.
Appositamente per il centenario dell'artista (1889-1989) dalla forma in gesso conservata presso l'Atelier Martini di Vado Ligure e ceduta dagli eredi con i relativi diritti, furono tirati, presso la Fonderia Tesconi di Pietrasanta, sei esemplari in bronzo numerati e contrassegnati, più due prove (00/6 e 0/6): di questa edizione, fa parte l’esemplare in bronzo della collezione di Veneto Banca.
Un precedente bronzo era stato tirato dal gesso nel 1930 ed oggi si trova al Museo Civico di Treviso. Un frammento di una terracotta che si ruppe durante la cottura è invece conservato nella collezione Bontempelli.
Martini stesso definì la Pisana come una meditazione sull'ideale della donna: "la adoro e forse non ho amato che questa donna nella mia vita". La scultura si pose al centro del dibattito sul rinnovamento delle arti, come già intuì Lionello Venturi nel 1930: "un primitivismo di maniera si può ancora scorgere nella testa, ma non più nel corpo. La forma è di un rigore assoluto, d'una semplicità esasperata, eppure vibrante, sensibile, sensuale, mentre la serenità della perfezione eleva la sensualità al piano della vita teorica. Ha voluto Martini delle forme classiche? La Pisana è classica e non neoclassica, dove la polemica con il Novecento non potrebbe essere più esplicita" (citazioni da M. Abiti e A. M. Breccia Cipolat, "Arturo Martini, uno di noi", Treviso, 2005, p. 67).


