Lotto 12 | Giuseppe Sacheri - "Sera in montagna"

Casa d'aste Santa Giulia - Via Fratelli Cairoli 26, 25122 Brescia
Pre-Asta Asta 67 - Dipinti di piccola dimensione XIX e XX Sabato 18 aprile, ore 15:00
sabato 18 aprile 2026 ore 15:00 (UTC +01:00)

Giuseppe Sacheri - "Sera in montagna"

Prezzo di partenza
200,00 €

Giuseppe Sacheri
Genova 1863 - Pianfei 1950

"Sera in montagna"
Olio su cartone cm 22,5x16,5 firmato in basso a dx G.Sacheri

- Giuseppe Sacheri fu una figura di primo piano nel paesaggismo ligure tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, interprete sensibile e colto di una pittura profondamente legata alla luce, al mare e alla dimensione lirica del paesaggio. Nato a Genova l’8 dicembre 1863, crebbe in un ambiente familiare agiato e culturalmente stimolante, che gli consentì una formazione accurata e numerose occasioni di viaggio, elementi che avrebbero inciso in modo decisivo sulla sua sensibilità artistica. Ancora giovanissimo seguì la famiglia a Ravenna, dove iniziò gli studi presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Arturo Moradei, maturando fin da subito una chiara inclinazione per l’osservazione del vero e per la resa atmosferica della natura. Iniziň poi la sua formazione superiore a Torino, all’Accademia Albertina, dove frequentò i corsi di Lorenzo Delleani e si inserì in un ambiente particolarmente vivace sul piano culturale ed espositivo. Gli anni torinesi furono fondamentali per la definizione del suo linguaggio: qui si consolidò il suo interesse per il paesaggio, inteso non come semplice veduta descrittiva, ma come spazio emotivo, come occasione di meditazione e di sintesi tra percezione naturale e sentimento interiore.Fin dagli esordi, Sacheri mostrò una notevole coerenza di ricerca, dedicandosi con costanza a marine, vedute costiere, scorci di campagna e paesaggi di ampio respiro, in cui la figura umana rimane quasi sempre secondaria rispetto al protagonismo assoluto della natura. Il suo nome si impose con maggiore decisione nel 1892, quando vinse il primo premio al concorso indetto dal Comune di Genova per le celebrazioni colombiane, grazie a un grande dipinto celebrativo dedicato al porto di Genova durante le feste in onore di Cristoforo Colombo. Questo successo gli diede prestigio e visibilità, ma soprattutto rafforzò il suo legame con la città natale, che da quel momento divenne sempre più il centro ideale della sua esperienza pittorica. Il mare ligure, con le sue variazioni luminose, le insenature, i promontori, i porti e le atmosfere mutevoli della costa, divenne infatti il nucleo poetico della sua produzione, tanto da farne uno dei più riconoscibili e apprezzati interpreti della pittura di paesaggio genovese.La sua attività si svolse in stretta relazione con l’ambiente artistico ligure, dove fu vicino ai cosiddetti Pittori di Sturla e partecipò attivamente alla vita culturale cittadina, anche attraverso la fondazione, nel 1896, del gruppo degli Amici dell’Arte. Pur mantenendo sempre una posizione autonoma e schiva, fu un artista molto presente nel panorama espositivo italiano e internazionale. Partecipò più volte alla Biennale di Venezia, alle Quadriennali torinesi e a numerose rassegne in Italia e all’estero, esponendo in città come Monaco di Baviera, Parigi, Dresda, Vienna, Praga, Bruxelles, Buenos Aires e San Francisco. La sua pittura, infatti, seppe incontrare il favore di un pubblico colto e sensibile, attratto dalla sua capacità di fondere rigore formale e vibrazione poetica. In lui non vi è alcuna ricerca di effetto spettacolare o di rottura programmatica: il suo linguaggio si fonda piuttosto su una continuità di visione, su una fedeltà quasi morale alla natura, osservata con partecipazione, silenzio e profondità.Un elemento determinante nella maturazione del suo stile fu il viaggio. Sacheri si spostò spesso, sia in Italia sia soprattutto nel Nord Europa, dove soggiornò a lungo e dove entrò in contatto con paesaggi, atmosfere e tradizioni pittoriche diverse da quelle mediterranee. I Paesi Bassi, la Danimarca, la Finlandia e altri territori nordici lasciarono un’impronta importante sulla sua tavolozza, che in certe opere si fa più densa, più raccolta, più incline ai cieli ampi, alle acque immobili, alle terre umide, alle ombre profonde. L’ammirazione per la grande pittura fiamminga e olandese, antica e moderna, contribuì a rafforzare in lui una sensibilità atmosferica e tonale che si tradusse in una pittura di rara finezza, capace di restituire non solo un luogo, ma uno stato d’animo. È proprio questa qualità a distinguere Giuseppe Sacheri da molti paesisti del suo tempo: la natura, nei suoi dipinti, non è mai puro motivo decorativo, ma si fa esperienza interiore, memoria, malinconia, quiete, attesa.La sua lunga carriera si sviluppò dunque all’insegna di una costanza espressiva ammirevole. Dalle prime prove accademiche fino agli ultimi anni trascorsi a Pianfei, nel Cuneese, dove si trasferì stabilmente nel 1927, Sacheri rimase fedele a una pittura intimamente poetica, nutrita di osservazione e di sentimento. Anche lontano da Genova, continuò a dipingere e a esporre, trovando nei paesaggi piemontesi nuovi motivi di meditazione, senza mai tradire la propria vocazione di interprete della natura. Morì a Pianfei il 16 ottobre 1950Giuseppe Sacheri fu una figura di primo piano nel paesaggismo ligure tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, interprete sensibile e colto di una pittura profondamente legata alla luce, al mare e alla dimensione lirica del paesaggio. Nato a Genova l’8 dicembre 1863, crebbe in un ambiente familiare agiato e culturalmente stimolante, che gli consentì una formazione accurata e numerose occasioni di viaggio, elementi che avrebbero inciso in modo decisivo sulla sua sensibilità artistica. Ancora giovanissimo seguì la famiglia a Ravenna, dove iniziò gli studi presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Arturo Moradei, maturando fin da subito una chiara inclinazione per l’osservazione del vero e per la resa atmosferica della natura. Iniziň poi la sua formazione superiore a Torino, all’Accademia Albertina, dove frequentò i corsi di Lorenzo Delleani e si inserì in un ambiente particolarmente vivace sul piano culturale ed espositivo. Gli anni torinesi furono fondamentali per la definizione del suo linguaggio: qui si consolidò il suo interesse per il paesaggio, inteso non come semplice veduta descrittiva, ma come spazio emotivo, come occasione di meditazione e di sintesi tra percezione naturale e sentimento interiore.Fin dagli esordi, Sacheri mostrò una notevole coerenza di ricerca, dedicandosi con costanza a marine, vedute costiere, scorci di campagna e paesaggi di ampio respiro, in cui la figura umana rimane quasi sempre secondaria rispetto al protagonismo assoluto della natura. Il suo nome si impose con maggiore decisione nel 1892, quando vinse il primo premio al concorso indetto dal Comune di Genova per le celebrazioni colombiane, grazie a un grande dipinto celebrativo dedicato al porto di Genova durante le feste in onore di Cristoforo Colombo. Questo successo gli diede prestigio e visibilità, ma soprattutto rafforzò il suo legame con la città natale, che da quel momento divenne sempre più il centro ideale della sua esperienza pittorica. Il mare ligure, con le sue variazioni luminose, le insenature, i promontori, i porti e le atmosfere mutevoli della costa, divenne infatti il nucleo poetico della sua produzione, tanto da farne uno dei più riconoscibili e apprezzati interpreti della pittura di paesaggio genovese.La sua attività si svolse in stretta relazione con l’ambiente artistico ligure, dove fu vicino ai cosiddetti Pittori di Sturla e partecipò attivamente alla vita culturale cittadina, anche attraverso la fondazione, nel 1896, del gruppo degli Amici dell’Arte. Pur mantenendo sempre una posizione autonoma e schiva, fu un artista molto presente nel panorama espositivo italiano e internazionale. Partecipò più volte alla Biennale di Venezia, alle Quadriennali torinesi e a numerose rassegne in Italia e all’estero, esponendo in città come Monaco di Baviera, Parigi, Dresda, Vienna, Praga, Bruxelles, Buenos Aires e San Francisco. La sua pittura, infatti, seppe incontrare il favore di un pubblico colto e sensibile, attratto dalla sua capacità di fondere rigore formale e vibrazione poetica. In lui non vi è alcuna ricerca di effetto spettacolare o di rottura programmatica: il suo linguaggio si fonda piuttosto su una continuità di visione, su una fedeltà quasi morale alla natura, osservata con partecipazione, silenzio e profondità.Un elemento determinante nella maturazione del suo stile fu il viaggio. Sacheri si spostò spesso, sia in Italia sia soprattutto nel Nord Europa, dove soggiornò a lungo e dove entrò in contatto con paesaggi, atmosfere e tradizioni pittoriche diverse da quelle mediterranee. I Paesi Bassi, la Danimarca, la Finlandia e altri territori nordici lasciarono un’impronta importante sulla sua tavolozza, che in certe opere si fa più densa, più raccolta, più incline ai cieli ampi, alle acque immobili, alle terre umide, alle ombre profonde. L’ammirazione per la grande pittura fiamminga e olandese, antica e moderna, contribuì a rafforzare in lui una sensibilità atmosferica e tonale che si tradusse in una pittura di rara finezza, capace di restituire non solo un luogo, ma uno stato d’animo. È proprio questa qualità a distinguere Giuseppe Sacheri da molti paesisti del suo tempo: la natura, nei suoi dipinti, non è mai puro motivo decorativo, ma si fa esperienza interiore, memoria, malinconia, quiete, attesa.La sua lunga carriera si sviluppò dunque all’insegna di una costanza espressiva ammirevole. Dalle prime prove accademiche fino agli ultimi anni trascorsi a Pianfei, nel Cuneese, dove si trasferì stabilmente nel 1927, Sacheri rimase fedele a una pittura intimamente poetica, nutrita di osservazione e di sentimento. Anche lontano da Genova, continuò a dipingere e a esporre, trovando nei paesaggi piemontesi nuovi motivi di meditazione, senza mai tradire la propria vocazione di interprete della natura. Morì a Pianfei il 16 ottobre 1950.