Lotto 4 | Pasquale Ruggiero - "Fanciulle 1883"

Casa d'aste Santa Giulia - Via Fratelli Cairoli 26, 25122 Brescia
Pre-Asta Asta 67 - Dipinti di piccola dimensione XIX e XX Sabato 18 aprile, ore 15:00
sabato 18 aprile 2026 ore 15:00 (UTC +01:00)

Pasquale Ruggiero - "Fanciulle 1883"

Prezzo di partenza
300,00 €

Pasquale Ruggiero
San Marzano sul Sarno (Salerno) 1851 - Napoli 1915

"Fanciulle 1883"
Olio su tela cm 20x29 firmato in basso a dx P.Ruggiero ( difetti )

- Pasquale Ruggiero, talvolta indicato anche come Pasquale Ruggiero di San Marzano, è una figura interessante e relativamente appartata della pittura napoletana tra Otto e Novecento. Nato a San Marzano sul Sarno il 20 dicembre 1851 e morto a Napoli l’11 settembre 1915 (alcune fonti riportano il 1916, ma la data del 1915 ricorre con maggiore coerenza nelle schede biografiche italiane), appartenne a quella generazione di artisti meridionali che operarono all’ombra dei grandi nomi della scuola napoletana, costruendosi tuttavia una propria fisionomia nel campo della pittura di genere e della rappresentazione della vita quotidiana. La sua vicenda, meno celebre rispetto a quella di altri maestri campani, merita attenzione proprio perché testimonia la vitalità diffusa dell’ambiente artistico napoletano di fine Ottocento, fatto non solo di capiscuola, ma anche di pittori operosi, versatili e spesso molto apprezzati dal pubblico e dal collezionismo del tempo.Le notizie sulla sua formazione convergono nel delineare un avvio precoce e promettente. Fu incoraggiato da Giovan Battista Amendola, che ne riconobbe il talento e lo aiutò a entrare nell’Istituto di Belle Arti di Napoli, ambiente nel quale Ruggiero poté assimilare la disciplina del disegno e i fondamenti della tradizione accademica partenopea. Successivamente proseguì il proprio apprendistato nella scuola privata di Vincenzo Petrocelli, pittore noto per la sua inclinazione narrativa e per la capacità di animare scene di costume e d’interno: un passaggio importante, perché proprio in quella direzione sembra consolidarsi la sensibilità di Ruggiero, portato a privilegiare il racconto visivo, il gesto umano, l’episodio domestico e la piccola teatralità della vita popolare.Stabilitosi e attivo soprattutto a Napoli, Ruggiero si dedicò in prevalenza alla pittura di genere, ai soggetti campestri, alle scene di costume e a composizioni di gusto realistico, spesso attraversate da un tono narrativo immediato e da una vena affettuosa nei confronti del mondo popolare. Le opere note attraverso i cataloghi d’esposizione e il mercato antiquario mostrano un artista attratto dai momenti ordinari dell’esistenza: bambini, famiglie, pescatori, scene d’interno, piccoli riti civili e familiari, episodi di vita napoletana. In alcuni titoli emerge anche una componente aneddotica o moraleggiante, tipica di molta pittura ottocentesca destinata a un pubblico borghese, mentre in altri prevale la freschezza descrittiva e il gusto per il colore locale. È significativo che tra i soggetti a lui attribuiti compaiano anche scene come La Tarantella o immagini di sapore mediterraneo e orientaleggiante, segno di un repertorio piuttosto ampio e di una curiosità visiva che non si limitava al solo quotidiano domestico.La sua carriera espositiva appare tutt’altro che marginale. Partecipò a numerose rassegne in Italia e all’estero, segno di una presenza costante e di una certa reputazione nel circuito artistico del tempo. A Napoli, nel 1877, espose L’ascensione del pallone e Il primo saluto; a Milano, nel 1881, presentò Trastulli d’infanzia e Costumi napoletani; a Berlino, nel 1883, figurò con opere quali La domenica in campagna, Pescatori napoletani e Crudeltà della stolidezza. Negli anni successivi la sua attività proseguì con partecipazioni a Genova, Rotterdam e Bologna, mentre alla Promotrice napoletana “Salvator Rosa” comparvero titoli che restituiscono bene il tono della sua poetica: Un povero, Cure materne, Il giorno delle nozze, Mestizia, Gioia, Il canto del nostro popolo, La primavera della vita, Voglio vedere se mi ami, Rosa la maestra. Questo elenco, al di là del valore puntuale di ogni singola opera, suggerisce un artista capace di muoversi tra sentimento, osservazione sociale, bozzetto narrativo e costume, con una predilezione per i temi accessibili e comunicativi.Un tratto biografico particolarmente notevole è la sua intensa mobilità. Le fonti ricordano che Ruggiero viaggiò spesso all’estero, toccando città come Londra, Ostenda, Rotterdam, Smirne e perfino New York. Per un artista della sua generazione e del suo profilo, questa dimensione itinerante non è un dettaglio secondario: indica apertura, desiderio di confronto e forse anche la volontà di intercettare un mercato più ampio rispetto a quello locale. Pur restando profondamente legato al mondo figurativo napoletano, la sua esperienza non sembra dunque confinata in un orizzonte provinciale; al contrario, rivela una certa elasticità professionale e una capacità di inserirsi in reti espositive e commerciali più vaste.Negli ultimi anni la sua vicenda assunse anche un tono umano particolarmente toccante. Nel 1905 fu colpito da una paralisi del lato destro, evento che avrebbe potuto porre fine alla sua attività. Invece, secondo le testimonianze tramandate, affrontò la menomazione con straordinaria tenacia, esercitando il braccio sinistro fino a tornare a dipingere. L’anno successivo riuscì persino a presentare alla Promotrice napoletana un’opera eseguita in quelle nuove e difficilissime condizioni. Questo episodio, più ancora dei dati di carriera, restituisce la statura morale dell’uomo: non un artista di rottura o di scandalo, ma un lavoratore dell’arte nel senso più pieno del termine, sorretto da disciplina, ostinazione e fedeltà assoluta al proprio mestiere.Dal punto di vista stilistico, Pasquale Ruggiero si colloca nell’alveo del realismo narrativo napoletano di secondo Ottocento. La sua pittura non punta alla monumentalità né all’innovazione radicale, ma si fonda su una solida leggibilità, sulla chiarezza del racconto, sulla cura del dettaglio figurativo e su una sensibilità pronta a cogliere gli aspetti umani e sentimentali della scena. È il tipo di artista che lavora nel punto d’incontro tra tradizione accademica, gusto borghese e osservazione del vero, con risultati che potevano incontrare favore sia nelle esposizioni ufficiali sia nel mercato privato. Proprio per questo, oggi, le sue opere conservano un interesse particolare per chi studia il tessuto diffuso della pittura meridionale dell’epoca: non soltanto i grandi nomi, ma anche quei protagonisti “di seconda linea” che resero ricchissimo il panorama artistico dell’Italia postunitaria.Pasquale Ruggiero morì a Napoli nel 1915Pasquale Ruggiero, talvolta indicato anche come Pasquale Ruggiero di San Marzano, è una figura interessante e relativamente appartata della pittura napoletana tra Otto e Novecento. Nato a San Marzano sul Sarno il 20 dicembre 1851 e morto a Napoli l’11 settembre 1915 (alcune fonti riportano il 1916, ma la data del 1915 ricorre con maggiore coerenza nelle schede biografiche italiane), appartenne a quella generazione di artisti meridionali che operarono all’ombra dei grandi nomi della scuola napoletana, costruendosi tuttavia una propria fisionomia nel campo della pittura di genere e della rappresentazione della vita quotidiana. La sua vicenda, meno celebre rispetto a quella di altri maestri campani, merita attenzione proprio perché testimonia la vitalità diffusa dell’ambiente artistico napoletano di fine Ottocento, fatto non solo di capiscuola, ma anche di pittori operosi, versatili e spesso molto apprezzati dal pubblico e dal collezionismo del tempo.Le notizie sulla sua formazione convergono nel delineare un avvio precoce e promettente. Fu incoraggiato da Giovan Battista Amendola, che ne riconobbe il talento e lo aiutò a entrare nell’Istituto di Belle Arti di Napoli, ambiente nel quale Ruggiero poté assimilare la disciplina del disegno e i fondamenti della tradizione accademica partenopea. Successivamente proseguì il proprio apprendistato nella scuola privata di Vincenzo Petrocelli, pittore noto per la sua inclinazione narrativa e per la capacità di animare scene di costume e d’interno: un passaggio importante, perché proprio in quella direzione sembra consolidarsi la sensibilità di Ruggiero, portato a privilegiare il racconto visivo, il gesto umano, l’episodio domestico e la piccola teatralità della vita popolare.Stabilitosi e attivo soprattutto a Napoli, Ruggiero si dedicò in prevalenza alla pittura di genere, ai soggetti campestri, alle scene di costume e a composizioni di gusto realistico, spesso attraversate da un tono narrativo immediato e da una vena affettuosa nei confronti del mondo popolare. Le opere note attraverso i cataloghi d’esposizione e il mercato antiquario mostrano un artista attratto dai momenti ordinari dell’esistenza: bambini, famiglie, pescatori, scene d’interno, piccoli riti civili e familiari, episodi di vita napoletana. In alcuni titoli emerge anche una componente aneddotica o moraleggiante, tipica di molta pittura ottocentesca destinata a un pubblico borghese, mentre in altri prevale la freschezza descrittiva e il gusto per il colore locale. È significativo che tra i soggetti a lui attribuiti compaiano anche scene come La Tarantella o immagini di sapore mediterraneo e orientaleggiante, segno di un repertorio piuttosto ampio e di una curiosità visiva che non si limitava al solo quotidiano domestico.La sua carriera espositiva appare tutt’altro che marginale. Partecipò a numerose rassegne in Italia e all’estero, segno di una presenza costante e di una certa reputazione nel circuito artistico del tempo. A Napoli, nel 1877, espose L’ascensione del pallone e Il primo saluto; a Milano, nel 1881, presentò Trastulli d’infanzia e Costumi napoletani; a Berlino, nel 1883, figurò con opere quali La domenica in campagna, Pescatori napoletani e Crudeltà della stolidezza. Negli anni successivi la sua attività proseguì con partecipazioni a Genova, Rotterdam e Bologna, mentre alla Promotrice napoletana “Salvator Rosa” comparvero titoli che restituiscono bene il tono della sua poetica: Un povero, Cure materne, Il giorno delle nozze, Mestizia, Gioia, Il canto del nostro popolo, La primavera della vita, Voglio vedere se mi ami, Rosa la maestra. Questo elenco, al di là del valore puntuale di ogni singola opera, suggerisce un artista capace di muoversi tra sentimento, osservazione sociale, bozzetto narrativo e costume, con una predilezione per i temi accessibili e comunicativi.Un tratto biografico particolarmente notevole è la sua intensa mobilità. Le fonti ricordano che Ruggiero viaggiò spesso all’estero, toccando città come Londra, Ostenda, Rotterdam, Smirne e perfino New York. Per un artista della sua generazione e del suo profilo, questa dimensione itinerante non è un dettaglio secondario: indica apertura, desiderio di confronto e forse anche la volontà di intercettare un mercato più ampio rispetto a quello locale. Pur restando profondamente legato al mondo figurativo napoletano, la sua esperienza non sembra dunque confinata in un orizzonte provinciale; al contrario, rivela una certa elasticità professionale e una capacità di inserirsi in reti espositive e commerciali più vaste.Negli ultimi anni la sua vicenda assunse anche un tono umano particolarmente toccante. Nel 1905 fu colpito da una paralisi del lato destro, evento che avrebbe potuto porre fine alla sua attività. Invece, secondo le testimonianze tramandate, affrontò la menomazione con straordinaria tenacia, esercitando il braccio sinistro fino a tornare a dipingere. L’anno successivo riuscì persino a presentare alla Promotrice napoletana un’opera eseguita in quelle nuove e difficilissime condizioni. Questo episodio, più ancora dei dati di carriera, restituisce la statura morale dell’uomo: non un artista di rottura o di scandalo, ma un lavoratore dell’arte nel senso più pieno del termine, sorretto da disciplina, ostinazione e fedeltà assoluta al proprio mestiere.Dal punto di vista stilistico, Pasquale Ruggiero si colloca nell’alveo del realismo narrativo napoletano di secondo Ottocento. La sua pittura non punta alla monumentalità né all’innovazione radicale, ma si fonda su una solida leggibilità, sulla chiarezza del racconto, sulla cura del dettaglio figurativo e su una sensibilità pronta a cogliere gli aspetti umani e sentimentali della scena. È il tipo di artista che lavora nel punto d’incontro tra tradizione accademica, gusto borghese e osservazione del vero, con risultati che potevano incontrare favore sia nelle esposizioni ufficiali sia nel mercato privato. Proprio per questo, oggi, le sue opere conservano un interesse particolare per chi studia il tessuto diffuso della pittura meridionale dell’epoca: non soltanto i grandi nomi, ma anche quei protagonisti “di seconda linea” che resero ricchissimo il panorama artistico dell’Italia postunitaria.Pasquale Ruggiero morì a Napoli nel 1915.