Pre-Asta Asta 73 - I Arte Antica, Moderna e Contemporanea
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Lotto 241 Niccolò Pagni Luigi Bardi, Carta del Territorio della Repubblica Cisalpina e di parte delli Stati Limitrofi. Firenze: presso Pagni e Bardi, 1797.
Incisione in rame in coloritura. mm 728x1450. Foglio: mm 820x1495. Grande mappa dell'alta Italia sino a Trieste e Trento, con la Savoia e la Svizzera e l'Italia centrale all'altezza di Livorno ed Ancona, che documenta la situazione politica del paese alla fine del 1797: i confini della Cisalpina sono quelli deliberati con il Trattato di Campoformio e sul Veneto si legge: "Stati della Casa d'Austria"; la carta riporta i nomi dei dipartimenti, da cui si evince che Nizza e Savoia non appartengono più al Piemonte, e su Massa si legge "dipartimento delle Alpi Apuane". In basso, nel mar ligure, è posto un riquadro con la carta della Valtellina e i territori di Bormio e Chiavenna che nel 1797 erano stati annessi da Napoleone alla Repubblica Cisalpina. A destra, nel Mar Adriatico legenda con Esposizione dei Segni; all'angolo inferiore sinistro titolo, dati editoriali e data, entro riquadro tipografico più a destra scale metriche. La Repubblica Cisalpina era uno Stato satellite della Repubblica Francese e questa mappa costituiva uno strumento fondamentale per comprendere il nuovo assetto politico alla fine del XVIII secolo: la rappresentazione dettagliata di confini e regioni sottolinea l'importanza del controllo territoriale e del governo in quell'epoca. (1) Foglio integro con margini come in origine. Segno di giunzione di due tavole nella parte sinistra. Lievissimo ingiallimento del foglio. Traccia di vecchie pieghe, alcuni strappi marginali riparati, minori difetti. -
Lotto 242 Camillo Saccenti (o Sacenti), Geografia del territorio bolognese. s.d. [1651, post 1689].
Incisione in rame su quattro lastre. mm 973x774. Foglio: mm 1000x808. In alto a destra grande rosa dei venti, al di sotto scala espressa in pertiche bolognesi, ferraresi e ravennati e in basso grande cartiglio con coppia di chiavi incrociate, sormontate da parasole coronato da una croce (simbolo della città facente parte dello Stato pontificio) per il titolo All'Ill.mo Senato di Bologna Camillo Sacenti Perito Pubblico la presente Geografia del Territorio Bolognese in testimonio della sua servitù humiliss.te dedica, e dona / di novo p[er] le mutationi seguite Ridotta al stato presente. Grande mappa a stampa redatta da Camillo Sacenti, perito agrimensore pubblico sopraintendente alle acque per la città di Bologna, e pubblicata per la prima volta nel 1651. La carta in seguito venne edita nuovamente con alcune varianti (aggiunte e tolte alcune località, modifiche all'idrografia di alcune zone, aggiunta di confinazioni) per le quali si rimanda alla bibliografia citata. Le edizioni rivedute presentano nel cartiglio l'aggiunta di novo p[er] le mutationi seguite Ridotta al stato presente e talvolta la data: una riedizione data al 1668, e almeno altre due agli anni Ottanta (1688, 1689), in qualche altro esemplare, come il presente, manca ogni data. La rappresentazione spazia dal territorio bolognese al Ferrarese e al Ravennate, a parte del Modenese e buona parte del Polesine. Grande evidenza è data ai fiumi e alle valli, con i confini fra gli Stati espressi da un leggero tratteggio, alle opere idrauliche necessarie alla Bassa; ben indicate le principali strade di terra che spesso intersecano le vie di navigazione. Tutti e quattro i fogli componenti la mappa in carta vergellata lievemente spessa con filigrana "doppio cerchio sormontato da trifoglio su lettere P.P."visibile su ciascuno. Bibliografia: R. Almagià, Documenti cartografici dello Stato Pontificio, Roma 1960, pp. 27-29. F. Ferretti, Saccenti (o Sacenti) Camillo, in M. Petrella, C. Santini, S. Torresani (a cura di), Geo-grafie di un territorio. Studi e ricerche per un Dizionario storico dei cartografi in Emilia-Romagna, Bologna 2006, pp. 177-180. (1) Tavola integra con margini come in origine. Segni di giunzione e di piegatura del foglio. Lieve traccia d'uso. -
Lotto 243 Hartmann Schedel, Sena. Nuremberg: Anton Koberger per Sebald Schreyer e Sebastian Kammermeister, 1493.
Xilografia. mm 190x224. Foglio: mm 443x300. Da Liber chronicarum. Nuremberg: Anton Koberger per Sebald Schreyer e Sebastian Kammermeister, 12 luglio 1493 (prima edizione latina). Bella veduta fantastica della città di Siena (Folio LXXXX) impressa su carta vergellata filigranata. (1) Foglio integro con ampi margini, ottima conservazione. -
Lotto 244 Franz Schott (Franciscus Schottus) o Francesco Scoto, Siena. 1610-1649.
Incisione in rame. mm 125x182. Foglio: mm 150x203. Con il titolo in alto al centro e a sinistra cartiglio rotondo con la lupa e i gemelli. La veduta differisce lievemente da altre a corredo delle numerose edizioni del volume di Franz Schott (Franciscus Schottus) o Francesco Scoto (Anversa, 1548 – 1622), Itinerario, overo, Nova descrittione de'viaggi principali d'Italia: nella quale si hà piena notitia di tutte le cose più notabili, & degne d'essere vedute. La prima edizione italiana fu pubblicata a Venezia nel 1610 dall'editore Francesco Bolzetta, basata sul testo latino del 1601 nel titolo recava erroneamente il nome di Andreas quale autore. Da questa prima edizione derivarono tutte le successive edizioni italiane. Per opera di Francesco Bolzetta videro la luce le edizioni vicentine del 1615, del 1622 e del 1638 e le edizioni padovane del 1629, del 1642 e del 1649. SI AGGIUNGE: Alexandre de Rogissart (attivo tra il 1706 e il 1738), Sienne. A Leide: Chez Pierre Vander Aa, 1706 e 1709. Incisione in rame. mm 114x152. Foglio: mm 152x175. Da Les delices de l'Italie, contenant une description exacte du Païs, des principales villes,... Leida, 1709 e sgg. (2) Entrambe le tavole con ampi margini, lieve traccia di consuete pieghe editoriali e d'uso. -
Lotto 245 Georg Matthäus Seutter Guillaume De L'Isle, Hispania ex Archetypo Roderici Mendez Sylvae et variis Relationibus et Chartis manuscriptis et impressis hujus Regni rectificatis per Observationes Sociorum Academiae Scientiarum quae est Parisiis. Per G. de l'Isle Geographum. Aug[usta] Vind[elicorum]: ex officina Ier. Wolfii, 1720 ca.
Incisione in rame in coloritura. mm 448x620. Foglio: mm 505x645. Bella carta del territorio della penisola iberica e delle isole Baleari, edita per la prima volta intorno agli anni 20' del Settecento da Matthaus Seutter e stampata da Jeremias Wolff (1663–1724), la carta venne poi ripresa, aggiornata e corretta dal suo successore il cartografo, editore ed incisore Tobias Conrad Lotter (1717 - 1777). (1) Foglio integro con margini come in origine. Piega di legatura in verticale al centro. -
Lotto 246 Luigi Tortori, Sei tavole relative al rifacimento della Villa di Fabbriche a Lucignano di proprietà Griffoli. 1784-1785 ca.
Penna e inchiostro nero, pennello e acquerello a colori. Carta vergellata pesante con filigrana "C. & I. Honig e giglio di Strasburgo" e carta Honig con filigrana "alveare". 1) Pianta del pian-terreno della Villa di Fabbriche, Prato attorno, e Muraglia di Circondario. Numero IV in alto a sinistra. mm 495x633. 2) Cantine e sotterranei. Numero I in alto a destra. Scala di braccia 60 a panno Fiorentine. mm 332x473. 3) Pianta del Primo piano. In alto a destra il numero III e a penna e inchiostro bruno "Cav. Felice Griffoli [...]/ Luigi Tortori [...]". mm 328x475. 4) Pianta del secondo piano a tetto. In alto a destra il numero IV e a penna e inchiostro bruno "Cav. Felice Griffoli [...]/ Luigi Tortori [...]". mm 333x478. 5) Facciata della Villa dalla parte di Levante, e di Ponente / Taglio della Villa da Mezzo=giorno a Tramontana. In alto al centro il numero VII e in basso a penna e inchiostro bruno "Cav. Felice Griffoli [...]/ Luigi Tortori [...]". Più in basso nella metà destra del foglio "I sopradelineati sotterranei e cantine in volta reale si abbino non fatti nel prod taglio,non restando compresi nell'ottimo". mm 333x475. SI AGGIUNGONO: Due piante di dimensioni ridotte, una con segnatura a matita in antica grafia "Villa di Fabbriche" mm 210x305, e altra con iscrizione a penna "Pianta del piano nobile della sala". mm 245x414. (7) Tutte le tavole con tracce di piegatura del foglio e segni d'uso. Minori difetti. -
Lotto 247 Luigi Tortori [attribuito a], Parte della controversia insorta fra il nobile sig.re Cav.re Felice del fu signor Jacopo Griffoli di Lucignano da una e i signori Don Domenico ed Orazio fratelli e figli del fu sig.re Giulio Matteo Donnini della Villa del Pozzo di Fojano dall'altra. 1786 ca.
Penna e inchiostro bruno, pennello e acquerello a colori. mm 530x744. (1) Tavola mancante di parte del margine sinistro. Traccia di piegatura del foglio. Segni d'uso. -
Lotto 248 Pieter Van der Keere (Petrus Kaerius), Le pays d'alentour Siena / Siena. [Amsterdam]: Christoffle Guyot, 1602.
Incisione in rame in coloritura. mm 85x123. Foglio: mm 110x158. Sulla lastra in basso a sinistra "PK Sculp.". Piccola mappa del territorio senese tratta da Barent Langenes, Thresor De Chartes, Contenant Les Tableaux De Tous Les Pays Du Monde, [Amsterdam o Leida],1602, con il testo in francese. La carta replica in formato ridotto quella che Ortelius inserì nel Theatrum del 1573, con il territorio ruotato e il Nord collocato a sinistra. (1) Foglio con ampi margini applicato ai quattro angoli entro montaggio in cartoncino moderno. -
Lotto 249 Nicolaes Jansz Visscher Johannes Janssonius, Ducato overo Territorio di Milano. Amsterdami. Apud Nicolaum Visscher cum privil: ordin: general: Belgii Foederati. 1690.
Incisione in rame in coloritura. mm 375x490. Foglio: mm 488x575. Testo latino al verso. Da Atlas minor sive totius orbis terrarum contracta delinea ex conatibus Nico. Visscher. Amst: Bat: Ger: de Lairesse delin: & Sculp. Amsterdami. Apud Nicolaum Visscher cum privil: ordin: general: Belgii Foederati. 1690. (1) Tavola con margini come in origine applicata per tre punti entro montaggio in cartoncino moderno. Piega verticale al centro. Lieve diffuso ingiallimento, alcuni aloni e minori difetti. -
Lotto 250 Attilio Zuccagni Orlandini, Veduta della Piazza Maggiore di Siena / Veduta della Lizza di Siena. Firenze: 1845.
Incisione in rame. mm 295x380. Due tavole da Atlante Illustrativo Ossia Raccolta Dei Principali Monumenti Italiani Antichi, Del Medio Evo E Moderni E Di Alcune Vedute Pittoriche: Per Servire Di Corredo Alla Corografia Fisica Storica E Statistica Dell'Italia..., Firenze 1845. SI AGGIUNGONO: John Cousen (Bradford,1804–London, 1880), Siena. London: Duncan & Malcolm, Glasgow Blackie & son, 1846. Acquaforte e bulino. mm 252x365. / Napoléon Sauvage (Gorron, attivo nella prima metà del XIX secolo). Sienne. Paris: Amable Costes, 1834-1836. Incisione su acciaio. mm 177x270. Da Italie pittoresque, Tableau Historique et descriptif de l'Italie, du Piemont, de la Sardaigne, de Malte, de la Sicile et de la Corse, Paris 1834-1836. / n.4 piccole tavole con scorci di Siena, tecniche e dimensioni varie. (8) Le quattro tavole di dimensioni maggiori con margini ampi verosimilmente come in origine, così le piccole eccetto una rifilata al soggetto. Buona conservazione. -
Lotto 251 Maniera di artista della dinastia Tang, L'imperatore Ming (Tang Xuan Zong) doma un cavallo al campo di addestramento dei cavalli imperiali. XIX secolo (?).
Pittura a colori su carta. mm 1040x400. Applicato su scroll con parte visibile dalla cornice di mm 1230x540. L'opera riproduce un identico soggetto raffigurato in un antico dipinto della dinastia Tang conservato al National Palace Museum di Taipei. Il museo custodisce vari dipinti su rotolo raffiguranti cavalli imperiali e scene di caccia, tra cui opere legate all'imperatore Tang Minghuang (Tang Xuan Zong (685 – 762) nato col nome Li Longji fu il sesto imperatore della dinastia Tang) — noto per aver sostenuto il maestro pittore di cavalli Han Gan — nonché opere di corte risalenti a dinastie successive. (1) In vecchia cornice a teca in legno marrone scuro. Con la cornice: cm 104,5x70,3. -
Lotto 252 Tibet, XIX secolo, Thangka raffigurante l'apparizione di Tsongkhapa a Kedrup.
Tempera su tela. mm 1360x750. Kedrup, discepolo prediletto di Tsongkhapa, è raffigurato nell'angolo in basso a sinistra, all'esterno del monastero di Ganden. Egli sta compiendo un'offerta rituale dopo la morte del suo maestro, momento in cui quest'ultimo gli appare improvvisamente su una nuvola. Il paradiso di Maitreya è raffigurato in alto a destra, mentre il regno degli dei si trova in alto a sinistra. (1) Alcuni punti di abrasione sulla pittura, traccia di pieghe e di sporco. Consueti segni del tempo. -
Lotto 253 Tibet, XIX secolo, Thangka con Pancha Raksha.
Tempera su tela. mm 710x445. Thangka con Pancha Raksha. Pancha Raksha, o Cinque Protettrici, è un termine utilizzato per indicare sia i testi sacri che le divinità delle "cinque dee protettrici", figure diffuse nella tradizione Mahayana-Vajrayana. Ciascuna di queste cinque divinità svolge funzioni specifiche ed è preposta a promuovere il benessere e la felicità nel mondo, a prevenire i disastri naturali e a proteggere da essi, a curare i morsi di serpente, a vincere la paura e ad allontanare pestilenze ed epidemie. Le cinque Pancha Raksha sono: Maha Pratisara, Maha Sahasrapramardini, Mahamayuri, Sitavati, Mantramanudharani. Ciascuna di queste cinque divinità femminili presenta molteplici forme — caratterizzate da più teste e braccia — e diverse tradizioni di pratica. Le divinità Pancha Raksha sono particolarmente diffuse in Nepal, ma la loro presenza è attestata anche in tutta la regione himalayana e in Asia centrale, così come in Cina, Corea e Giappone. (1) Consueti lievi segni del tempo. -
Lotto 254 Cina, dinastia Qing, Qipao tradizionale in seta. 1850-1900.
Qipao tradizionale Qing, tunica femminile larga, dritta e a pezzo unico che nascondeva completamente le forme del corpo, cadendo dritta e morbida a volte fino ai piedi. Veste femminile informale in seta operata viola, ampie maniche con risvolto in color avorio ricamato a fiori, uccelli e farfalle colorati, aperture laterali. Bordura ricamata con tre toni di blu e filo oro su fondo nero, decorazione con fiori e motivi beneaugurali come fenici, uccelli, fiori insetti, finitura con profili e bordure in nastro nero. Fodera color azzurro pallido. Un bottone a nodino in passamaneria e quattro bottoni piatti in metallo dorato tripla doratura (rich treble gilt) con impresso decoro a pagoda e simboli di buon augurio. Dimensioni: lunghezza 94 cm (dal colletto all'orlo), larghezza 122 cm (da polsino a polsino). (1) Segni d'uso. -
Lotto 255 Artista Thai, Phra Malai (samut khoi ). Thailandia o Cambogia fine XIX-inizio XX secolo.
Manoscritto samut khoi a fisarmonica oblungo. mm 140x675 (formato chiuso). Volume pieghevole formato da 47 pagine doppie con testo a inchiostro nero in caratteri Khom Thai (Khmer) e alcune illustrazioni su entrambi i lati. Su 6 pagine per lato si trovano coppie di immagini dipinte a colori disposte su due pagine e posizionate ai lati del testo, situato al centro. Carta khoi (carta ricavata dalla corteccia del gelso) color avorio. Coperte in cartoncino khoi laccate in bruno. Copia manoscritta del Phrai Malai, classica opera buddista thailandese che costituisce il soggetto più popolare per i manoscritti illustrati in Thailandia durante il XIX secolo, ma la storia è ancora oggi molto popolare. Secondo le diverse versioni, Phra Malai era un monaco buddista che accumulò così tanti meriti da acquisire poteri soprannaturali; grazie a queste facoltà, visitò i vari inferni, dove incontrò le anime sofferenti che lo implorarono di far sì che i loro parenti in vita accumulassero meriti per quanto li aspettava dopo la morte. In seguito si recò nei regni celesti dove incontrò Indra e il futuro Buddha Maitreya, i quali gli impartirono ulteriori insegnamenti sull'accumulo di meriti. La leggenda di Phrai Malai, che tratta temi quali la reincarnazione, il merito e la cosmologia buddhista, ha ricoperto un ruolo importante nelle pratiche funebri thailandesi del XIX secolo. Nelle comunità buddiste, un libro a fisarmonica di questa tipologia poteva essere commissionato in occasione di funerali, durante i quali i monaci eseguivano letture drammatizzate dei racconti e delle avventure di Phra Malai. Questo genere di manoscritti è parte integrante della tradizione buddista non solo in Thailandia, ma anche in Cambogia, Laos, Birmania e Sri Lanka (paese da cui probabilmente hanno avuto origine). Il volume è contenuto in uno splendido scrigno per manoscritti a otto pannelli, tre su ciascun fronte e uno per lato, con decorazioni in lacca dorata su fondo nero, raffigurante varie scene dell'epopea Ramakien, la storia di Rama. Basamento, coperchio amovibile con tirante in cordone. Dimensioni: 78 cm di lunghezza x 27,3 cm di larghezza x 27,3 cm di altezza. (2) Il volume e il suo scrigno in ottimo stato di conservazione. -
Lotto 256 Cina, dinastia Qing, Tre capi di vestiario in seta. 1880-1910 ca.
1) Veste senza maniche da donna (gualan), in seta nera decorata con un motivo a medaglioni floreali a tutto campo in filo d'oro. Bordura - dal collo alle aperture per le braccia, e lungo l'orlo e gli spacchi laterali -, in raso nero ricamata a motivi floreali con fili di seta blu e bianca e con passamaneria applicata. Fodera in seta color rosa pallido. Dimensioni: lunghezza 143 cm (dal colletto all'orlo), larghezza 71 cm (torace anteriore). 2) Xiapei, bellissima stola in seta nera con elaborato ricamo in filo di seta a colori: nella parte bassa drago a cinque artigli speculare su ciascuno dei due pannelli allungati lungo il corpo dell'indumento raffinata decorazione con consueti simboli tradizionali di buon auspicio. Bordura su fondo azzurro con decori in oro e frangia in seta con nappe variopinte. Tipico gilet o sopravveste cerimoniale femminile. Sebbene a prima vista possa sembrare una stola, si tratta in realtà di un paramento con pannelli allungati che scendono lungo il corpo e terminano con frange. Fodera in raso nero e lacci laterali di chiusura. Dimensioni: lunghezza cm 190 (compresa frangia), larghezza cm 39 (parte più larga). 3) Gilet in seta verde mela ricamato "fushou" con bordi in blu e azzuro e orlato di nastro color cobalto. Indumento con decorazione verosimilmente moderna. (3) OPERA 1: Lievi segni d'uso. OPERA 2: Alcune lacerazioni dovute a usura nella parte frontale e lungo la bordura. OPERA 3: Indumento di epoca più recente in buona conservazione. -
Lotto 257 Cina, dinastia Qing, Coppia di pannelli kesi con figurazioni di buon augurio. 1880-1910.
Filo di seta a colori e filo oro su tessuto in seta rosa corallo. Al verso fodera cucita lungo i quattro lati in seta color ecrù. cm 160x49,5. Coppia di arazzi o runner con figurazioni tessute a colori su fondo di seta in rosso corallo. La decorazione è speculare: nel registro inferiore una gru su una sola zampa su un isolotto all'ombra di un pino contorto (gru e pino simboli di longevità), sopra di lei due pipistrelli (per un augurio di felicità) e una gru in volo, sul primo piano una pagoda terrazzata. Al centro fascia con racemi e fiori di crisantemo e peonia con altri simboli di buon augurio: perla fiammeggiante, una carpa (perseveranza e successo), un vasetto per unguento, la parte terminale di un bastone rituale, riferimento agli attributi degli otto immortali. Nel registro superiore un'isola con arbusti ricchi di fiori, fiori di susino, peonie e fiori di loto, una fenice (Fenghuang, simbolo di virtù e grazia) posata su una roccia e altra in volo. Al coronamento un bel motivo decorativo con nubi a nastro e due pesci affrontati simmetricamente, uno dei più potenti ed eleganti simboli di buon augurio, armonia e prosperità. I due pannelli sono realizzati con tecnica kesi, tecnica di tessitura tradizionale, raffinata e complessa: ogni area di colore viene tessuta separatamente utilizzando minuscole navette così da creare quasi piccoli spazi vuoti tra i blocchi di colore, dando l'impressione che il disegno sia letteralmente "ritagliato". I soggetti più frequenti raffigurati come in questo caso comprendono simboli di longevità e prosperità, draghi imperiali, fenici, pipistrelli, cervi, paesaggi naturali, pagode, fiumi, bambù e fiori di loto. (2) Segni di usura e lieve scolorimento da esposizione. -
Lotto 258 Cina, dinastia Qing, Mobiletto portagioie da viaggio. 1880-1910.
Legno e ottone. Dimensioni: cm 21,5x38x27. Portagioie o scrigno in legno scuro (palissandro o huanghuali), con finiture in ottone lavorato, cerniere a forma di pipistrello, maniglie laterali ad anello, grande serratura centrale formata da due pesci affrontati simmetricamente, uno dei più potenti ed eleganti simboli di buon augurio, armonia e prosperità. In alto iscrizione beneaugurale. Una volta aperto il mobiletto dispone di piccoli cassetti e di uno specchio sotto la parte superiore apribile. Lo scrigno poggia su un piccolo tavolino o piedistallo in legno coordinato. (2) Lievissimi segni d'uso. -
Lotto 259 Cina, dinastia Qing, Cinque ventagli e borsetta con manici ad anello. 1880-1910.
Un paravento o ventaglio con mano frontale, realizzato in cartapesta annerita con decorazioni dorate raffiguranti fiori e fogliame, manico in legno tornito. Un ventaglio con piume bianche, due ventagli rotondi (Tuan Shan) realizzati in seta (uno dei due molto rovinato e mancante dello stelo), una borsetta in seta pesante con manici ad anello. (6) Segni d'uso e difetti. -
Lotto 260 Cina, dinastia Qing, Due gonne Ma Mian Qun. 1880-1910.
Due gonne in seta gialla, una in tessuto operato con fascia bianca e bordure color sabbia, nella parte bassa riquadro ricamato a motivo floreale e fiori sparsi ricamati; l'altra in tessuto liscio fascia color blu e bordure azzurre, nella parte bassa riquadro ricamato a motivo floreale e fiori sparsi ricamati. Il Ma Mian Qun o "gonna a faccia di cavallo" è un capo di abbigliamento tradizionale cinese molto rappresentativo del hanfu (il costume tradizionale Han). Tipologia nata durante le dinastie Song e Liao (960-1279) e diventata famosa e molto diffusa nelle successive dinastie Ming e Qing. Il nome "faccia di cavallo" deriva dalle strutture delle antiche mura delle città cinesi (mamian), che avevano sezioni sporgenti piatte e fortificate simili ai pannelli lisci della gonna. Ha una forma molto riconoscibile con pannelli lisci sovrapposti sul davanti e sul retro (la parte "faccia di cavallo") e lati con pieghe. Dimensioni: lunghezza cm 115. Vita: cm 95. Ampiezza base: cm 220. (2) Segni d'uso. Una delle due con tratti scuciti. -
Lotto 261 Cina, dinastia Qing, Due giacche Tangzhuang. 1880-1910.
Due giacche da uomo tradizionali Tangzhuang in raso rosso con chiusura ad alamari dorati in passamaneria con bottone a nodo, e collo kung. Completi di due berretti in raso rosso con visiera e bottone centrale in oro. Dimensioni: lunghezza cm 74. Larghezza cm 147 (da polsino a polsino). (4) Segni d'uso (macchie del tempo). -
Lotto 262 Cina, dinastia Qing, Veste di corte jifu. 1880-1910.
Con jifu si intende la veste semi-formale rituale della corte, nota anche come veste da drago per i complessi motivi decorativi che solitamente la arricchivano.Veste lunga, verosimilmente estiva, in quanto realizzata in stoffa a trama larga color blu scuro, priva di fodera. Ricami in azzurro, bianco, giallo e fili d'oro. Sul davanti e sul retro tre draghi a cinque artigli (tipici dell'abbigliamento di alto rango) all'inseguimento delle perle fiammeggianti, sul fondo motivi degli otto tesori preziosi, nuvole ruyi, e altri simboli di buon auspicio. In basso ampia balza a linee oblique che rappresentano l'oceano profondo (lishui); sopra le onde emergono rocce, posizionate in corrispondenza dei quattro punti cardinali per simboleggiare la stabilità della Terra. Sulle spalle della veste ancora due dragli a cinque artigli ricamati in oro. Al collo e lungo l'abbottonatura, bordura con ricami in bianco, blu, e oro di draghi e pipistrelli su fondo nero. Cinque bottoni dorati a sfera con motivi decorativi. Lungo spacco al centro sul davanti e sul retro. Dimensioni: lunghezza 140 cm (dal colletto all'orlo), larghezza 220 cm (da polsino a polsino).
(1) Lievi segni d'uso. -
Lotto 263 Cina, dinastia Qing, Veste di corte jifu. 1880-1910.
Con jifu si intende la veste semi-formale rituale della corte, nota anche come veste da drago per i complessi motivi decorativi che solitamente la arricchivano.Veste in seta color blu brillante con ricamo in oro raffigurante sul davanti e sul dietro tre draghi a cinque artigli (tipici dell'abbigliamento di alto rango) all'inseguimento delle perle fiammeggianti. Sul fondo ricamati in oro i simboli degli otto tesori preziosi, in basso ampia balza a linee oblique in oro che rappresentano l'oceano profondo (lishui); sopra le onde emergono rocce, posizionate in corrispondenza dei quattro punti cardinali per simboleggiare la stabilità della Terra. Due draghi sono ricamati anche sulle spalle della veste e uno strategicamente nascosto all'interno del lembo anteriore destro, visibile solo quando la veste si muove, per un totale di nove draghi come tradizionalmente presentavano le vesti imperiali (otto visibili esternamente, sul petto, sulla schiena, sulle spalle e sulla gonna, e uno all'interno del lembo). Maniche con parte finale rivestita di seta nera operata leggerissima, e polsino con ricami in oro su fondo marrone. Lungo il collo e l'apertura bordura marrone con ricami in oro raffiguranti draghi e simboli di buon auspicio. Fodera in seta azzurro pallido e blu cobalto. Lunga apertura centrale sul davanti e sul dietro. Cinque bottoni dorati a sfera con decori. Dimensioni: lunghezza 139 cm (dal colletto all'orlo), larghezza 200 cm (da polsino a polsino). (1) Segni d'usura (il sottile tessuto nero che riveste la parte finale delle maniche si presenta lacerato). -
Lotto 264 Cina, dinastia Qing, Maglia intima in bambù. 1880-1910.
Indumento realizzato con una struttura a rete composta da piccoli segmenti di bambù intrecciati, bordato in cordoncino color crema, con due lacci color azzurro pallido per chiusura sul davanti. Aperture in corrispondenza delle ascelle. L'uso del bambù nella biancheria intima risale alla dinastia Ming. Veniva indossata dai funzionari di corte e favoriva la circolazione dell'aria, proteggendo al contempo le vesti di seta esterne dalle macchie durante la stagione calda. Dimensioni: lunghezza 76 cm (dal colletto all'orlo), larghezza 160 cm (da polsino a polsino). Una giacca simile è stata esposta alla mostra "Dress in Hong Kong: A Century of Change and Customs", Hong Kong Museum of History, Urban Council, Hong Kong, 1992, p. 40 (in basso). Si veda anche la giacca simile conservata nelle collezioni del Museo Nazionale di Singapore (Inv. n. G0309) e l'esemplare venduto all'asta "The Imperial Wardrobe: Fine Chinese and Costumes from the Linda Wrigglesworth", Christie's, New York, 19 marzo 2005, lotto 125. (1) Ottima conservazione.