Asta 70 - Dipinti di selezionati XIX e XX secolo.

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sabato 26 settembre 2026 ore 15:00 (UTC +01:00)
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  • Francesco Malacrea - "Natura morta 1856"
    Lotto 1

    Francesco Malacrea
    Trieste 1812 - Trieste 1886

    "Natura morta 1856"
    Olio su tela cm 55x46 firmato in basso a sx F.Malacrea

    - Francesco Malacrea è stato un pittore italiano nato a Trieste nel 1812 e morto nella stessa città il 10 settembre 1886. È considerato il maggiore interprete della natura morta triestina dell’Ottocento, con una produzione quasi interamente dedicata alla rappresentazione di frutta, fiori, pesci e oggetti della vita domestica.La sua formazione si svolse in una Trieste che, principale porto dell’Impero austro-ungarico, era allora un centro cosmopolita e commercialmente vivace, aperto agli scambi con l’area mitteleuropea e con il Veneto. In questo contesto Malacrea sviluppò un linguaggio pittorico fondato sull’osservazione diretta e su una notevole perizia tecnica nella resa delle superfici, dei riflessi e delle materie.Fin dagli anni giovanili si orientò verso la natura morta, genere allora poco frequentato in ambito locale, facendone il campo pressoché esclusivo della propria ricerca. Le sue composizioni si distinguono per l’uso ravvicinato del primo piano, che avvicina gli oggetti a chi guarda ed esalta la capacità imitativa del pittore, e per una illuminazione decisa che comprime lo spazio e conferisce alle immagini un tono inatteso, in alcuni casi quasi drammatico.Nei dipinti con pesci, tra i suoi soggetti più riconoscibili, la resa degli occhi e delle bocche spalancate assume una qualità quasi espressiva, che la critica novecentesca ha letto come una vena ironica affiorante sotto la superficie descrittiva. Nelle nature morte di frutta e fiori prevale invece una costruzione più equilibrata, con canestri e composizioni disposti su piani semplici e restituiti con una tavolozza calda e satura.La sua attività si svolse principalmente in area triestina e friulana, dove trovò una committenza borghese interessata a questo tipo di pittura. Pur restando ai margini dei grandi circuiti espositivi nazionali, Malacrea godette di una solida reputazione locale, che ne ha garantito la presenza nelle principali raccolte pubbliche della sua città.Continuò a dipingere fino agli ultimi anni, rimanendo fedele a un genere che aveva scelto quasi in solitudine e che seppe portare a un livello di qualità raramente raggiunto in ambito regionale. Morì a Trieste nel 1886.

  • Luigi Scrosati - "Vaso di rose"
    Lotto 2

    Luigi Scrosati
    Milano 1815 - Milano 1869

    "Vaso di rose"
    olio su pergamena cm 35x21 firmato in basso a sx L.Scrosati

    - Luigi Scrosati è stato un pittore e decoratore italiano nato a Milano il 21 giugno 1815 e morto nella stessa città nel 1869. La sua figura si colloca al centro della cultura figurativa milanese di metà Ottocento, in un percorso che unisce la pittura di fiori e la grande decorazione d’interni.Si formò all’Accademia di Brera tra il 1835 e il 1838, dove seguì l’insegnamento di Ferdinando Albertolli, Carlo Amati e Giuseppe Sogni, acquisendo una preparazione che univa il disegno di ornato alla pratica pittorica. Un soggiorno in Francia negli anni giovanili lo mise inoltre in contatto con la pittura d’oltralpe, esperienza che contribuì ad allargare il suo repertorio decorativo.Fin dai primi anni di attività lavorò in stretto rapporto con architetti e altri artisti, inserendosi in quel sistema di cantieri decorativi che caratterizzò la Milano aristocratica e alto-borghese del periodo. In questo ambito realizzò cicli e apparati per palazzi e ville lombarde, collaborando tra gli altri con Giuseppe Bertini e partecipando all’allestimento di ambienti di gusto neomedievale, tra cui il celebre gabinetto realizzato per il collezionista Gian Giacomo Poldi Pezzoli tra il 1853 e il 1855.Parallelamente coltivò la pittura di fiori, genere nel quale raggiunse i risultati più personali. Le sue composizioni si distinguono per la ricchezza cromatica, per la disposizione elaborata dei mazzi e per una resa attenta della materia vegetale, spesso accompagnata da vasi, libri e oggetti che introducono un elemento narrativo nella scena.Una malattia che nel 1857 colpì gli arti inferiori limitò progressivamente la sua attività di decoratore, spingendolo a concentrarsi sulla pittura da cavalletto. Nel 1862 gli fu affidata a Brera la direzione di un nuovo corso di disegno ornamentale, orientato alla pittura di fiori e alle sue applicazioni industriali, incarico che ne conferma il ruolo di riferimento nel rinnovamento delle arti applicate lombarde.Morì a Milano nel 1869, lasciando una produzione che tenne insieme, con singolare coerenza, la dimensione decorativa e quella pittorica.

  • Luigi Scrosati - "Vaso di fiori"
    Lotto 3

    Luigi Scrosati
    Milano 1815 - Milano 1869

    "Vaso di fiori"
    olio su pergamena cm 35x21 firmato in basso a sx L.Scrosati

    - Luigi Scrosati è stato un pittore e decoratore italiano nato a Milano il 21 giugno 1815 e morto nella stessa città nel 1869. La sua figura si colloca al centro della cultura figurativa milanese di metà Ottocento, in un percorso che unisce la pittura di fiori e la grande decorazione d’interni.Si formò all’Accademia di Brera tra il 1835 e il 1838, dove seguì l’insegnamento di Ferdinando Albertolli, Carlo Amati e Giuseppe Sogni, acquisendo una preparazione che univa il disegno di ornato alla pratica pittorica. Un soggiorno in Francia negli anni giovanili lo mise inoltre in contatto con la pittura d’oltralpe, esperienza che contribuì ad allargare il suo repertorio decorativo.Fin dai primi anni di attività lavorò in stretto rapporto con architetti e altri artisti, inserendosi in quel sistema di cantieri decorativi che caratterizzò la Milano aristocratica e alto-borghese del periodo. In questo ambito realizzò cicli e apparati per palazzi e ville lombarde, collaborando tra gli altri con Giuseppe Bertini e partecipando all’allestimento di ambienti di gusto neomedievale, tra cui il celebre gabinetto realizzato per il collezionista Gian Giacomo Poldi Pezzoli tra il 1853 e il 1855.Parallelamente coltivò la pittura di fiori, genere nel quale raggiunse i risultati più personali. Le sue composizioni si distinguono per la ricchezza cromatica, per la disposizione elaborata dei mazzi e per una resa attenta della materia vegetale, spesso accompagnata da vasi, libri e oggetti che introducono un elemento narrativo nella scena.Una malattia che nel 1857 colpì gli arti inferiori limitò progressivamente la sua attività di decoratore, spingendolo a concentrarsi sulla pittura da cavalletto. Nel 1862 gli fu affidata a Brera la direzione di un nuovo corso di disegno ornamentale, orientato alla pittura di fiori e alle sue applicazioni industriali, incarico che ne conferma il ruolo di riferimento nel rinnovamento delle arti applicate lombarde.Morì a Milano nel 1869, lasciando una produzione che tenne insieme, con singolare coerenza, la dimensione decorativa e quella pittorica.

  • Cesare Calchi Novati - "fiori"
    Lotto 4

    Cesare Calchi Novati
    Milano 1858 - 1884

    "fiori"
    Olio su cartone cm 35x49 firmato in basso a dx C.Novati

    - Cesare Calchi Novati nacque a Milano il 19 gennaio 1858 e morì nella stessa città l’8 gennaio 1939. La sua formazione artistica si svolse nell’ambiente dell’Accademia di Brera, dove fu allievo di Giuseppe Bertini ed Enrico Butti, entrando così in contatto con la solida tradizione figurativa lombarda della seconda metà dell’Ottocento.La sua attività espositiva ebbe inizio negli anni Ottanta dell’Ottocento e si sviluppò soprattutto nell’ambito della vita artistica milanese. A partire dal 1881 partecipò con continuità alle esposizioni braidensi, presentando opere appartenenti a generi differenti. La sua produzione si caratterizzò infatti per una certa varietà di soggetti: si dedicò alla figura, al ritratto, al paesaggio, alle marine e alla natura morta, trovando tuttavia nella rappresentazione dei fiori il tema più congeniale e distintivo della propria pittura.Tra le prime opere ricordate figura Gioventù e vecchiaia, presentata a Venezia, mentre negli anni successivi l’artista rivolse un'attenzione sempre maggiore alle composizioni floreali. Particolarmente significativa fu la partecipazione alla Mostra dell’Ottocento Lombardo del 1900, a Milano, dove espose una composizione intitolata Rose. Il motivo floreale sarebbe rimasto una costante della sua produzione, tanto da diventare l’aspetto per il quale Calchi Novati venne maggiormente apprezzato.Le sue composizioni di fiori, tuttavia, non esauriscono l’interesse della sua produzione. Calchi Novati si dedicò con continuità anche al paesaggio, rappresentando scorci naturali, vedute lacustri e marine. Tra i dipinti ricordati figurano Meriggio, Strada a mare, Sulla spiaggia e Ponte delle Seghe in Valseriana. La sua pittura di paesaggio testimonia un'attenzione particolare per la natura e per gli effetti atmosferici, inserendosi nella tradizione lombarda della pittura di paesaggio tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.Un'altra parte della sua attività fu dedicata al ritratto. Sono documentati diversi ritratti di benefattori e, tra questi, il Ritratto di Giannino Luppis de Rammer, realizzato a pastello. L'interesse per la figura mostra come l'artista non fosse vincolato a un unico genere, ma possedesse una formazione sufficientemente ampia da affrontare soggetti e tecniche differenti.Nel corso della sua carriera Calchi Novati partecipò inoltre a diverse esposizioni artistiche milanesi. La sua presenza è documentata anche alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 e alle esposizioni della Famiglia Artistica Milanese. Nel 1898 prese parte inoltre a una mostra organizzata a Milano insieme ad artisti destinati ad assumere un ruolo importante nella pittura lombarda dell'epoca, tra cui Emilio Longoni, Angelo Morbelli e Gaetano Previati. La sua attività si inserì dunque nel vivace ambiente artistico milanese di quegli anni, caratterizzato dal confronto tra la tradizione accademica e le nuove tendenze della pittura italiana.Calchi Novati fu inoltre un appassionato collezionista d'arte. Alla sua attività di pittore affiancò infatti quella di raccoglitore, dedicandosi con particolare interesse alle opere dei suoi contemporanei e degli artisti dell'Ottocento. La sua collezione comprendeva dipinti e bozzetti di numerosi protagonisti della scena artistica italiana, rivelando una conoscenza attenta e partecipe dell'ambiente culturale nel quale viveva.La sua attività e la sua rete di rapporti con altri artisti sono testimoniate anche dalla presenza di opere a lui dedicate. Nel 2025 è stato infatti nuovamente documentato un busto bronzeo raffigurante Calchi Novati, realizzato dallo scultore Giulio Branca e accompagnato da una dedica che lo definisce «amico carissimo». Tale testimonianza contribuisce a restituire l'immagine di un artista inserito nel circuito culturale e artistico milanese del suo tempo, in rapporti diretti con pittori e scultori contemporanei.La pittura di Cesare Calchi Novati rimase sostanzialmente legata alla tradizione figurativa lombarda, senza abbandonare i generi classici della pittura di cavalletto. La sua sensibilità si espresse soprattutto attraverso l'osservazione della natura e la ricerca di una resa accurata e piacevole del soggetto. Nei fiori, nei paesaggi e nelle nature morte trovò gli ambiti nei quali poter coniugare l'attenzione naturalistica con una più evidente componente decorativa.Artista attivo per oltre mezzo secolo, Calchi Novati attraversò quindi una fase particolarmente importante della storia dell'arte italiana, dagli ultimi decenni dell'Ottocento fino alla prima metà del Novecento. Pur rimanendo distante dalle correnti più radicalmente innovative delle avanguardie, partecipò alla vita artistica del proprio tempo e costruì una produzione riconoscibile, nella quale la pittura floreale occupa un posto centrale, affiancata da paesaggi, marine, nature morte e ritratti.

  • Achille Tominetti - "Paesaggio lacustre 1910"
    Lotto 5

    Achille Tominetti
    Milano 1848 - Miazzina 1917

    "Paesaggio lacustre 1910"
    Olio su tavola cm 27,5x48,5 firmato in basso a sx A.Tominetti

    - Achille Tominetti nacque a Milano nel 1848, in una famiglia che aveva origini a Miazzina, un villaggio sulle alture del Lago Maggiore. Verso il 1866 si iscrisse all’Accademia di Brera, frequentando la “Scuola del Paesaggio” sotto la direzione del paesaggista Luigi Riccardi. In quegli anni conobbe artisti come Eugenio Gignous, con il quale instaurò rapporti di amicizia e condivisione artistica. Nel 1871 espose per la prima volta a Brera e nel 1872, a causa di difficoltà economiche e della malattia del padre, fece ritorno con la famiglia a Miazzina. Qui iniziò a dedicarsi anche all’agricoltura, ma senza mai rinunciare all’amore per la pittura.Nonostante il lavoro nei campi, Tominetti continuò a dipingere e a inviare regolarmente le sue opere a importanti mostre: nelle città di Milano, Torino, Genova e in altri centri italiani. La sua produzione iniziale apparteneva al naturalismo lombardo, con paesaggi e scene rurali legate alla montagna e alla vita agreste, spesso ambientate nei territori attorno al Lago Maggiore.Negli anni Ottanta dell’Ottocento la sua carriera artistica subì una svolta decisiva grazie ai contatti con la famiglia aristocratica dei Troubetzkoy. Invitato come maestro di disegno e pittura per il figlio Pietro presso la loro villa di Ghiffa, entrò in contatto con ambienti aristocratici e altoborghesi, e conobbe il mercante e promotore d’arte Vittore Grubicy de Dragon. Questi incontri lo avvicinarono alle istanze del divisionismo, influenzando profondamente la sua tecnica e il suo approccio alla luce e all’atmosfera.Dal tardo XIX secolo in poi Tominetti divenne un interprete originale di scene di campagna, pascoli alpini, lavori agricoli e ambienti montani. Molti dei suoi dipinti trasmettono un sentimento di pathos e contemplazione, rendendo omaggio alla vita rurale e ai ritmi naturali. Tra i suoi temi ricorrenti figurano l’aratura, il pascolo, la raccolta, la fatica e la quiete della natura. Con l’uso del colore, della luce e dell’attenzione al dettaglio atmosferico, seppe evocare paesaggi lirici e realistici al tempo stesso.Grazie al sostegno della galleria dei Grubicy ottenne stabilità economica e visibilità internazionale: partecipò a esposizioni in Italia e all’estero, e le sue tele furono apprezzate da critici e collezionisti. Alcune sue opere furono tra le più significative del panorama paesaggistico lombardo e alpino della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento.Nella parte finale della sua vita visse stabilmente a Miazzina, continuando a dipingere paesaggi montani e agresti e talvolta utilizzando strumenti fotografici per fissare il reale e restituirne le atmosfere in tela. Morì nel 1917 nella sua casa di Miazzina.

  • Achille Tominetti - "Baite montane "
    Lotto 6

    Achille Tominetti
    Milano 1848 - Miazzina 1917

    "Baite montane "
    Olio su tela cm 31x51 firmato in basso a sx A.Tominetti

    - Achille Tominetti nacque a Milano nel 1848, in una famiglia che aveva origini a Miazzina, un villaggio sulle alture del Lago Maggiore. Verso il 1866 si iscrisse all’Accademia di Brera, frequentando la “Scuola del Paesaggio” sotto la direzione del paesaggista Luigi Riccardi. In quegli anni conobbe artisti come Eugenio Gignous, con il quale instaurò rapporti di amicizia e condivisione artistica. Nel 1871 espose per la prima volta a Brera e nel 1872, a causa di difficoltà economiche e della malattia del padre, fece ritorno con la famiglia a Miazzina. Qui iniziò a dedicarsi anche all’agricoltura, ma senza mai rinunciare all’amore per la pittura.Nonostante il lavoro nei campi, Tominetti continuò a dipingere e a inviare regolarmente le sue opere a importanti mostre: nelle città di Milano, Torino, Genova e in altri centri italiani. La sua produzione iniziale apparteneva al naturalismo lombardo, con paesaggi e scene rurali legate alla montagna e alla vita agreste, spesso ambientate nei territori attorno al Lago Maggiore.Negli anni Ottanta dell’Ottocento la sua carriera artistica subì una svolta decisiva grazie ai contatti con la famiglia aristocratica dei Troubetzkoy. Invitato come maestro di disegno e pittura per il figlio Pietro presso la loro villa di Ghiffa, entrò in contatto con ambienti aristocratici e altoborghesi, e conobbe il mercante e promotore d’arte Vittore Grubicy de Dragon. Questi incontri lo avvicinarono alle istanze del divisionismo, influenzando profondamente la sua tecnica e il suo approccio alla luce e all’atmosfera.Dal tardo XIX secolo in poi Tominetti divenne un interprete originale di scene di campagna, pascoli alpini, lavori agricoli e ambienti montani. Molti dei suoi dipinti trasmettono un sentimento di pathos e contemplazione, rendendo omaggio alla vita rurale e ai ritmi naturali. Tra i suoi temi ricorrenti figurano l’aratura, il pascolo, la raccolta, la fatica e la quiete della natura. Con l’uso del colore, della luce e dell’attenzione al dettaglio atmosferico, seppe evocare paesaggi lirici e realistici al tempo stesso.Grazie al sostegno della galleria dei Grubicy ottenne stabilità economica e visibilità internazionale: partecipò a esposizioni in Italia e all’estero, e le sue tele furono apprezzate da critici e collezionisti. Alcune sue opere furono tra le più significative del panorama paesaggistico lombardo e alpino della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento.Nella parte finale della sua vita visse stabilmente a Miazzina, continuando a dipingere paesaggi montani e agresti e talvolta utilizzando strumenti fotografici per fissare il reale e restituirne le atmosfere in tela. Morì nel 1917 nella sua casa di Miazzina.

  • Donato Frisia - "Via di paese 1947"
    Lotto 7

    Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953

    "Via di paese 1947"
    Olio su tela cm 60x44,5 firmato in basso a dx D.Frisia

    - Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.

  • Donato Frisia - "Pomeriggio di inverno 1946"
    Lotto 8

    Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953

    "Pomeriggio di inverno 1946"
    Olio su tela cm 42x53 firmato in basso a sx D.Frisia

    - Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.

  • Felice Giordano - "Teatro S.Carlo Napoli"
    Lotto 9

    Felice Giordano
    Napoli 1880 - Capri 1964

    "Teatro S.Carlo Napoli"
    Olio su tela cm 49,5x69 firmato in basso a dx Giordano

    - Felice Giordano è stato un pittore italiano nato a Napoli il 9 gennaio 1880 e morto a Capri il 25 agosto 1964. La sua opera si inserisce nella tradizione della pittura napoletana tra Otto e Novecento, con una produzione dedicata soprattutto al paesaggio costiero, alle vedute urbane e alle nature morte marine.Si formò all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ma la guida decisiva del suo percorso fu Antonino Leto, del quale fu allievo prediletto e attraverso il quale assorbì indirettamente l’esperienza della Scuola di Resina e la lezione macchiaiola. L’influenza del maestro si riconosce nei primi dipinti in una materia densa e smaltata, costruita con luci brillanti stese in pasta.Superata la fase iniziale, Giordano elaborò un linguaggio autonomo, guardando alle vedute napoletane e capresi di Attilio Pratella e Rubens Santoro e sviluppando una particolare sensibilità per gli effetti della luce sull’acqua. Il trasferimento a Capri, dove stabilì il proprio studio, segnò la scelta definitiva del soggetto che accompagnò tutta la sua ricerca.Viaggiò con continuità, soggiornando a Venezia, dove risentì della lezione della pittura di genere lagunare, e a Parigi, esperienze che contribuirono ad alleggerire la sua pennellata e ad ampliare la gamma cromatica. Accanto agli scorci di Napoli, Capri, Venezia e della capitale francese, si dedicò a nature morte con pesci e crostacei e a notturni di forte intensità atmosferica.Espose fin dai primi anni del secolo alle Promotrici napoletane e partecipò poi con regolarità alle rassegne nazionali, tra cui la prima Biennale d’arte di Napoli nel 1921. La consacrazione presso il pubblico settentrionale arrivò con una mostra personale a Milano, che ne diffuse il nome oltre l’ambito campano.Rimase a Capri fino alla fine, continuando a dipingere e mantenendo uno studio molto frequentato. Morì sull’isola nel 1964, e l’anno successivo una mostra postuma ne confermò il ruolo all’interno della pittura meridionale del Novecento.

  • Gino Federici - "Lungo il torrente"
    Lotto 10

    Gino Federici
    Milano 1888-1973

    "Lungo il torrente"
    Olio su tela cm 45x68,5 firmato in basso a dx G.Federici

    - Gino Federici è stato un pittore italiano nato a Milano nel 1888 e morto nella stessa città nel 1973, attivo lungo tutta la prima metà del Novecento nell’ambito della pittura di paesaggio lombarda.La sua figura è oggi poco documentata nelle fonti storico-critiche, e le notizie sulla sua formazione e sul suo percorso espositivo restano frammentarie. Il corpus delle opere note permette tuttavia di ricostruire un’attività continuativa e riconoscibile, svolta prevalentemente in ambito milanese e nelle valli alpine e prealpine.Federici si specializzò nella veduta di montagna, spesso animata da figure di pastori e da armenti al pascolo, secondo una formula che univa la descrizione attenta dell’ambiente naturale a una componente narrativa di gusto tradizionale. La sua pittura si caratterizza per una costruzione semplice dello spazio, per una tavolozza chiara e per una particolare attenzione alla resa della luce sui prati e sulle cime.La sua opera si colloca in quella linea di continuità figurativa che, nella Lombardia del Novecento, mantenne vivo il rapporto diretto con il paesaggio, al di fuori dei percorsi delle avanguardie. Gino Federici morì a Milano nel 1973.

  • Gino Federici - "ritorno all'ovile"
    Lotto 11

    Gino Federici
    Milano 1888-1973

    "ritorno all'ovile"
    Olio su tela cm 45x55 firmato in basso a sx G.Federici

    - Gino Federici è stato un pittore italiano nato a Milano nel 1888 e morto nella stessa città nel 1973, attivo lungo tutta la prima metà del Novecento nell’ambito della pittura di paesaggio lombarda.La sua figura è oggi poco documentata nelle fonti storico-critiche, e le notizie sulla sua formazione e sul suo percorso espositivo restano frammentarie. Il corpus delle opere note permette tuttavia di ricostruire un’attività continuativa e riconoscibile, svolta prevalentemente in ambito milanese e nelle valli alpine e prealpine.Federici si specializzò nella veduta di montagna, spesso animata da figure di pastori e da armenti al pascolo, secondo una formula che univa la descrizione attenta dell’ambiente naturale a una componente narrativa di gusto tradizionale. La sua pittura si caratterizza per una costruzione semplice dello spazio, per una tavolozza chiara e per una particolare attenzione alla resa della luce sui prati e sulle cime.La sua opera si colloca in quella linea di continuità figurativa che, nella Lombardia del Novecento, mantenne vivo il rapporto diretto con il paesaggio, al di fuori dei percorsi delle avanguardie. Gino Federici morì a Milano nel 1973.

  • Oreste Albertini - "Tramonto sul lago a Porto Ceresio "
    Lotto 12

    Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953

    "Tramonto sul lago a Porto Ceresio "
    Olio su tavola cm 29x38,5 firmato in basso a dx O.Albertini

    - Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.

  • Giacinto Trussardi - "Dalla rocca di Malgrate veduta di Lecco"
    Lotto 13

    Giacinto Trussardi
    Clusone 1881 - Varese 1947

    "Dalla rocca di Malgrate veduta di Lecco"
    pastelli su carta cm 50x74,5 firmato in basso a sx G.Trussardi

    - Giacinto Trussardi è stato un pittore italiano nato a Clusone nel 1881 e morto a Varese nel 1947, attivo tra i primi decenni del Novecento e il secondo dopoguerra nell’ambito della pittura di paesaggio lombarda.Originario della val Seriana, in provincia di Bergamo, si formò in un contesto in cui la pittura dal vero costituiva la pratica dominante e trovò nel paesaggio prealpino il proprio soggetto d’elezione. Nel corso della carriera si spostò progressivamente verso l’area lombarda occidentale, stabilendosi infine nel Varesotto, dove trascorse gli ultimi anni.La sua produzione è dedicata soprattutto alle vedute di montagna e di lago, con una attenzione costante ai profili delle cime, agli effetti stagionali e alla resa atmosferica delle distanze. Accanto al paesaggio praticò anche il ritratto, affrontato con un’impostazione sobria e attenta alla somiglianza.Pur non essendo tra i nomi più noti della sua generazione, Trussardi rappresenta una figura significativa della pittura regionale lombarda del Novecento, espressione di quella tradizione figurativa che continuò a misurarsi con l’osservazione diretta del vero. Morì a Varese nel 1947.

  • Felice Vellan - "Neve a Sauze d'Oulx 1944"
    Lotto 14

    Felice Vellan
    Torino 1889-1976

    "Neve a Sauze d'Oulx 1944"
    Olio su tavola cm 48x58 firmato in basso a sx F.Vellan

    - Felice Vellan è stato un pittore italiano nato a Torino l’11 gennaio 1889 e morto nella stessa città nel 1976. È considerato uno degli interpreti più costanti del paesaggio piemontese del Novecento, con una produzione dedicata soprattutto alla montagna e ai borghi rurali.Si formò all’Accademia Albertina di Torino e completò poi la propria preparazione nella bottega di Giovanni Guarlotti, dal quale ereditò la predilezione per il genere paesaggistico e un approccio fondato sulla pittura dal vero. Questa doppia formazione, accademica e di studio, gli garantì una solida base tecnica unita a una notevole libertà esecutiva.La sua attività non si limitò alla pittura da cavalletto. Vellan lavorò anche come decoratore murale e come illustratore, realizzando vignette e caricature per periodici umoristici e per la stampa quotidiana torinese, un’esperienza che affinò la sua capacità di sintesi e la sua attenzione alla figura.A partire dagli anni Venti partecipò con regolarità alle principali rassegne italiane, tra cui la Biennale di Venezia, le Quadriennali romane, la Permanente di Milano e le Promotrici di Torino e Genova, consolidando una reputazione soprattutto in ambito piemontese e ligure.Alternò la vita torinese a lunghi soggiorni fuori città, in particolare nel Canavese, che divenne uno dei soggetti ricorrenti delle sue composizioni. Viaggiò inoltre in Europa, in America, in India e in Africa, portando da questi spostamenti una gamma di motivi che affiancò senza sostituirli ai temi alpini della Valle d’Aosta e del Piemonte.Fu figura attiva nella vita associativa artistica della sua città, dove ricoprì cariche direttive nel Circolo degli Artisti e promosse una scuola serale di disegno dal vero. Morì a Torino nel 1976.

  • Aldo Raimondi - "Folgaria 13.08.1940"
    Lotto 15

    Aldo Raimondi
    Roma 1902 - Milano 1997

    "Folgaria 13.08.1940"
    Acquarello su carta cm 70x49,5 firmato in basso a sx A.Raimondi

    - Aldo Raimondi (Roma, 1902 – Milano, 1997) è stato un pittore italiano noto soprattutto come uno dei maggiori acquerellisti del Novecento, autore di una lunghissima carriera che attraversa quasi per intero il secolo.Compì i primi studi artistici a Roma nello studio di Giuseppe Signorini, completando poi la propria formazione in ambito accademico. Tra il 1925 e il 1926 si trovò a Milano per il servizio militare e vi eseguì i primi lavori di rilievo, tra cui interventi ad affresco e opere di restauro in edifici storici della città.Nel 1926 si stabilì a Parma, dove insegnò all’Istituto d’Arte e realizzò una lunga serie di acquerelli dedicati ai quartieri antichi della città, avviando quell’attività vedutistica che avrebbe poi proseguito in numerosi altri centri italiani. La prima mostra personale, nel 1930, segnò l’inizio di un riconoscimento pubblico destinato a consolidarsi rapidamente.L’acquerello divenne il suo mezzo espressivo principale, praticato con una tecnica di grande sicurezza, capace di trattenere la trasparenza propria del mezzo senza rinunciare alla solidità del disegno. Nel 1939 ottenne per questa tecnica una cattedra all’Accademia di Brera, incarico che mantenne fino al dopoguerra.Accanto alle vedute si dedicò al paesaggio, alla figura, agli animali e ai fiori, e soprattutto al ritratto, genere nel quale ottenne commissioni di grande prestigio, tra cui quelle di alcuni pontefici. Si occupò inoltre di arte sacra, realizzando vetrate per chiese milanesi e brianzole, e di illustrazione, subentrando alla fine degli anni Trenta ad Achille Beltrame nelle tavole di una delle più diffuse testate illustrate italiane.Continuò a dipingere fino a tarda età, mantenendo una coerenza stilistica notevole e una fedeltà quasi assoluta alla tecnica che aveva scelto. Morì a Milano nel 1997.

  • Giuseppe Buscaglione - "La vita dei campi"
    Lotto 16

    Giuseppe Buscaglione
    Ariano Irpino (AV) 1868 - Rivoli (TO)1928

    "La vita dei campi"
    Olio su tavola cm 30,5x44 firmato in basso a sx G.Buscaglione

    - Giuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli TorineseGiuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli Torinese.

  • Carlo Vittori - "Luci e ombre"
    Lotto 17

    Carlo Vittori
    Cremona 1881 - 1943

    "Luci e ombre"
    Olio su tavola cm 45x34 firmato in basso a dx C.Vittori

    - Carlo Vittori nacque a Cremona nel 1881 e vi morì nel 1943. La sua vita e la sua opera restano legate in modo profondo alla terra lombarda, ai paesaggi del Po e alla vita silenziosa della campagna padana, che rappresentò con sensibilità e fedeltà poetica.Fin dagli inizi mostrò un talento naturale per il disegno e la pittura, che lo condussero a dedicarsi soprattutto al paesaggio e alle scene rurali. I soggetti più ricorrenti nelle sue opere sono le rive dei fiumi, i mulini, le case contadine, gli argini immersi nella nebbia o nella luce dorata del tramonto. Vittori fu un osservatore attento del mondo che lo circondava: nelle sue tele la natura non è sfondo, ma protagonista, animata dalla presenza discreta di figure umane o animali che si integrano armoniosamente nell’ambiente.La sua pittura si distingue per un realismo poetico, lontano da ogni artificio accademico. Nei suoi quadri la luce si diffonde morbida, il colore è caldo e modulato, la pennellata rapida ma controllata restituisce la vibrazione dell’aria e delle stagioni. Vittori non inseguì le avanguardie del suo tempo, preferendo rimanere fedele a un linguaggio intimo e personale, in cui il paesaggio diventa anche metafora dell’animo umano: solitudine, fatica, serenità e malinconia convivono in equilibrio.Artista schivo e riservato, lavorò perlopiù lontano dai centri artistici maggiori, trovando nella provincia lombarda la sua ispirazione più autentica. I suoi dipinti, pur non appartenendo ai grandi movimenti dell’epoca, sono stati spesso accostati a quelli dei pittori veristi e postmacchiaioli per l’attenzione al vero e per la profondità emotiva con cui riesce a trasmettere il senso del tempo e della natura.

  • Cesare Gheduzzi - "Verso il pascolo"
    Lotto 18

    Cesare Gheduzzi
    Crespellano BO 1894 - Torino 1944

    "Verso il pascolo"
    Olio su tavola cm 30,5x48 firmato in basso a dx C.Gheduzzi

    - Cesare Gheduzzi è stato un pittore italiano nato a Crespellano, nel Bolognese, il 1º maggio 1894 e morto a Torino nel 1944. La sua produzione, quasi interamente dedicata al paesaggio, si colloca nell’ambito della pittura piemontese della prima metà del Novecento.Proveniva da una famiglia di artisti: il padre Ugo era scenografo e il fratello Giuseppe pittore, e fu proprio nel confronto quotidiano con loro che si avviò alla pittura, in una prima fase da autodidatta. Nel 1900 la famiglia si trasferì a Torino, dove il padre lavorava alle scenografie del Teatro Regio, e la città divenne il centro stabile della sua attività.Determinante per la sua maturazione fu l’incontro con Carlo Follini, del quale divenne allievo e dal quale assorbì l’impostazione del paesaggio dal vero, l’attenzione ai valori atmosferici e una condotta della pennellata sciolta ma controllata. Da questo insegnamento derivò l’impianto della sua pittura, che rimase sostanzialmente coerente nel tempo.I suoi soggetti prediletti furono i paesaggi montani e collinari del Piemonte, le vedute lacustri e le marine, restituiti con fedeltà descrittiva e con una eleganza formale che ne costituisce il tratto più riconoscibile. La sua tavolozza, chiara e ben modulata, privilegia le variazioni di luce sulle nevi, sulle acque e sui cieli.Espose fin dal 1917 alle rassegne della Società Promotrice delle Belle Arti e del Circolo degli Artisti di Torino, e proseguì con regolarità la propria attività espositiva nei decenni successivi, con presenze nelle principali sedi cittadine fino ai primi anni Quaranta.Morì a Torino nel 1944, e negli anni immediatamente successivi la sua opera fu oggetto di diverse mostre postume, soprattutto tra Torino e Milano.

  • Michele Riccardi - "In altura"
    Lotto 19

    Michele Riccardi
    Milano 1864 - 1939

    "In altura"
    Olio su tela cm 39,5x52 firmato in basso a dx M.Riccardi

    -

  • Giuseppe Palanti - "Il trabocco"
    Lotto 20

    Giuseppe Palanti
    Milano 1881 - 1946

    "Il trabocco"
    Olio su tavola cm 33,5x53 firmato in alto a dx G.Palanti

    - Giuseppe Palanti è stato un pittore, decoratore e scenografo italiano nato a Milano il 30 luglio 1881 e morto nella stessa città il 23 aprile 1946. La sua figura riassume in modo esemplare la varietà di ruoli che un artista poteva ricoprire nella Milano tra Belle Époque e primo dopoguerra, tra pittura, teatro, arti applicate e progettazione.Di origini modeste, figlio di un ebanista e di una sarta, si formò frequentando corsi serali presso la Scuola d’arte applicata al Castello Sforzesco e la Scuola degli artefici di Brera, per poi iscriversi nel 1898 ai corsi di pittura dell’Accademia, dove ebbe come maestri Cesare Tallone e Giuseppe Mentessi. Nel 1900 la vittoria di un premio accademico gli valse un viaggio di studio a Parigi.Ottenuto il diploma nel 1901, iniziò quasi subito a insegnare, prima alla Scuola d’arte applicata e poi a Brera, dove fu assistente nella scuola di decorazione dal 1907 e titolare della cattedra di pittura decorativa dal 1923. L’attività didattica accompagnò per tutta la vita quella artistica.Tra il 1902 e il 1916 lavorò con continuità per il Teatro alla Scala, realizzando bozzetti di costumi e manifesti per alcune delle produzioni più celebri del periodo. Nello stesso arco di anni si affermò nel campo del cartellonismo e dell’illustrazione commerciale, collaborando con grandi magazzini e imprese e contribuendo alla definizione del linguaggio pubblicitario italiano di primo Novecento.A partire dal 1910 si dedicò a un progetto di natura urbanistica, ideando sulla costa romagnola una località balneare di nuova fondazione, di cui completò l’impianto nel 1912 e per la quale curò anche la promozione e la vita mondana. È l’impresa che ne ha legato più durevolmente il nome oltre l’ambito lombardo.Nel primo dopoguerra la sua attività si concentrò sul ritratto, genere nel quale divenne uno degli interpreti preferiti della borghesia milanese e nel quale ricevette commissioni ufficiali di grande visibilità, raffigurando alte personalità civili e religiose. Ricoprì inoltre incarichi istituzionali nel campo dell’istruzione artistica.Morì a Milano nel 1946.

  • Arturo Verni - "Punta San Vigilio lago di Garda"
    Lotto 21

    Arturo Verni
    Brescia 1891-1960

    "Punta San Vigilio lago di Garda"
    Olio su tavola cm 28,5x38 firmato in basso a sx A.Verni

    - Arturo Verni è stato un pittore italiano nato a Brescia nel 1891 e morto nella stessa città nel 1960, attivo nella prima metà del Novecento nell’ambito della pittura figurativa lombarda.La sua formazione e i primi anni di attività restano poco documentati nelle fonti storico-critiche, ma le opere note permettono di ricostruire un percorso coerente, svolto quasi interamente tra Brescia e la sponda occidentale del lago di Garda, area alla quale il suo nome è rimasto legato e che è stata oggetto di studi dedicati ai pittori che vi operarono.La sua produzione comprende paesaggi lacustri e vedute di borghi rivieraschi, nature morte con frutta e fiori e composizioni con figure inserite in contesti architettonici. Il linguaggio pittorico si caratterizza per una costruzione ordinata dello spazio, per un uso equilibrato del colore e per una attenzione costante alla luce, elementi che collocano la sua opera nella tradizione figurativa novecentesca lontana dalle sperimentazioni d’avanguardia.Verni rappresenta una figura significativa del panorama artistico bresciano del suo tempo, espressione di quella pittura di ambito regionale che mantenne saldo il rapporto con il paesaggio e con la rappresentazione del vero. Morì a Brescia nel 1960.

  • Giovanni Salviati - "Castello di Sirmione"
    Lotto 22

    Giovanni Salviati
    Venezia 1881-1950

    "Castello di Sirmione"
    ocar cm 25,5x37 firmato in basso a dx G.Salviati

    - Giovanni Salviati è stato un pittore italiano nato a Venezia nel 1881 e morto nel 1950, attivo nella prima metà del Novecento nell’ambito della tradizione vedutistica lagunare.La sua figura è oggi scarsamente documentata nelle fonti storico-critiche, e le notizie relative alla formazione e alla carriera espositiva restano incerte. Il corpus delle opere a lui riferite consente tuttavia di delineare un’attività dedicata quasi esclusivamente alla rappresentazione di Venezia e del suo ambiente.I suoi dipinti raffigurano canali, rii minori, scorci di calli e vedute della laguna, affrontati con un linguaggio diretto e con una particolare attenzione ai riflessi dell’acqua e alle variazioni della luce. La costruzione dell’immagine resta semplice e descrittiva, in continuità con quella vasta produzione vedutistica veneziana che, tra Otto e Novecento, trovò un pubblico stabile tra i visitatori della città.Salviati appartiene a quella schiera di pittori che, pur senza una fortuna critica strutturata, contribuirono a mantenere viva la tradizione figurativa veneziana nel corso del Novecento. Morì nel 1950.

  • Ferdinando Silvani - "Chiesetta presso Toscolano , Lago di Garda "
    Lotto 23

    Ferdinando Silvani
    Venezia 1881-1950

    "Chiesetta presso Toscolano , Lago di Garda "
    ocar cm 22,5x31 firmato in basso a dx F.Silvani

    -

  • William Thornley - "Alto lago di Garda"
    Lotto 24

    William Thornley
    Francia 1857 - 1935

    "Alto lago di Garda"
    Acquarello su carta cm 34x48 firmato in basso a dx W.Thornley

    - William Thornley è stato un pittore, acquerellista e litografo francese nato a Thiais, nei dintorni di Parigi, il 2 maggio 1857 e morto a Pontoise il 31 agosto 1935. La sua opera si colloca nell’orbita dell’impressionismo e del post-impressionismo, in un percorso che unisce la pratica della pittura di paesaggio a una intensa attività grafica.Figlio di un pittore paesaggista di origine britannica, fu avviato all’acquerello dal padre e proseguì poi la formazione presso alcuni specialisti del paesaggio e della litografia, tra cui Eugène Cicéri, Edmond Yon e Achille Sirouy, ai quali si aggiunse l’insegnamento di Pierre Puvis de Chavannes. Questa doppia educazione, pittorica e incisoria, ne segnò l’intera carriera.La litografia costituì il primo ambito nel quale si affermò. Thornley realizzò una vasta serie di traduzioni grafiche di opere dei maestri contemporanei, tra cui Corot, Degas, Pissarro e Monet, lavori che gli valsero riconoscimenti ufficiali e che lo posero in rapporto diretto con i protagonisti della pittura del suo tempo.Come pittore si dedicò soprattutto alle marine della Normandia e della Bretagna e ai paesaggi della costa mediterranea francese e italiana, affrontati con una pennellata larga e con impasti densi, attenti agli effetti della luce sull’acqua e alla variazione delle condizioni atmosferiche. Iniziò a esporre nel 1878 e ottenne nel corso degli anni Ottanta le prime distinzioni ufficiali.Nel 1895 si stabilì a Osny, nella valle dell’Oise, dove trovò nei paesaggi locali una fonte di ispirazione costante, alternando la residenza in questa zona a frequenti soggiorni di lavoro in Francia e in Europa. Nel 1928 fu tra i promotori e primo presidente di una società artistica sulla Costa Azzurra, della quale organizzò le rassegne annuali.Continuò a dipingere e a esporre fino agli ultimi anni della sua vita. Morì a Pontoise nel 1935.

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Asta 70 - Dipinti di selezionati XIX e XX secolo.

Gentili amici e collezionisti,

dopo la pausa estiva siamo lieti di presentarvi il catalogo dell'Asta 70, dedicata ai dipinti del XIX e XX secolo: 40 opere tra paesaggio, veduta e natura morta.


L'asta si terrà sabato 26 settembre 2026 alle ore 15:00. Le offerte sono già aperte e possono essere inserite fin da ora online oppure tramite il nostro staff.

La diretta avrà inizio alle ore 15:00 del giorno dell'asta.


Tra gli artisti presenti segnaliamo, tra gli altri, opere di:

Francesco Malacrea, Luigi Scrosati, Achille Tominetti, Felice Giordano, Pietro Fragiacomo, Felice Vellan, Donato Frisia, Giuseppe Palanti e molti altri.


Un piccolo nucleo del catalogo è dedicato al Lago di Garda, con vedute di Sirmione, Toscolano, Malcesine e Punta San Vigilio.


Le opere sono visibili in esposizione su appuntamento, prenotando al 351 3351356.


Come sempre restiamo a vostra completa disposizione per condition report, immagini aggiuntive, offerte telefoniche e qualsiasi ulteriore informazione sui lotti in catalogo.


Con i più cordiali saluti,

Jacopo Minetta

Sessioni

  • 26 settembre 2026 ore 15:00 Sabato, ore 15:00 (1 - 40)

Esposizione

MOSTRA ASTA


La visione delle opere, presso la sede di Brescia, Via Fratelli Cairoli 26, è su appuntamento, via telefono o whatsapp +39 351 3351 356.

Pagamenti e Spedizioni

Contanti fino a 4.999 euro,

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Per ricevere preventivi dettagliati riguardanti le spedizioni, vi invitiamo gentilmente a inviarci una email all'indirizzo aste@galleriasantagiualia.com. Il costo medio delle spedizioni varia solitamente da 40 a 100 euro, a seconda della tecnica e delle dimensioni del dipinto.

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