DIPINTI ANTICHI, DEL XIX SECOLO E ICONE

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giovedì 24 settembre 2026 ore 14:00 (UTC +01:00)
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  • Claude Joseph Vernet (Avignone 1714 - Parigi 1789) bottega/cerchia di
    Lotto 73

    Claude Joseph Vernet (Avignone 1714 - Parigi 1789) bottega/cerchia di

    Persone che discutono sugli scogli

    Olio su tela

    226 x 99 cm



    Claude Joseph fu iniziato all’arte pittorica dal padre Antoine Vernet e Adrien Manglard. Visse e si formò ulteriormente a Roma dal 1734 al 1753, dove trasse ispirazione dagli esempi di Claude Lorrain e Nicolas Poussin e Giovanni Paolo Panini. In questo ventennio romano creò una nuova corrente delle vedute marine, caratterizzate dalla vita portuale e dalle tempeste, con un senso decorativo ed un'eleganza tipicamente settecentesca. Nel 1753 fu richiamato a Parigi dove, per ordine reale, eseguì la serie dei porti marittimi di Francia. Membro dell'Accademia a Parigi, ottenne parecchie commissioni da re Luigi XV e dal 1746 espose in varie mostre. La tradizione familiare di pittura sarebbe stata seguita dal figlio Carle Vernet e dal nipote Horace Vernet. La sua lezione fu fondamentale per vari artisti, come Charles François Grenier de Lacroix, detto Lacroix de Marseille, Pierre-Jacques Volaire, Francesco Fidanza e Carlo Bonavia.


    Claude Joseph Vernet (Avignon 1714 - Paris 1789) workshop/circle of

    People Discussing on the Rocks

    Oil on canvas

    226 x 99 cm

  • Claude Joseph Vernet (Avignone 1714 - Parigi 1789) bottega/cerchia di
    Lotto 74

    Claude Joseph Vernet (Avignone 1714 - Parigi 1789) bottega/cerchia di

    Pescatori in riva

    Olio su tela

    226 x 99 cm



    Claude Joseph fu iniziato all’arte pittorica dal padre Antoine Vernet e Adrien Manglard. Visse e si formò ulteriormente a Roma dal 1734 al 1753, dove trasse ispirazione dagli esempi di Claude Lorrain e Nicolas Poussin e Giovanni Paolo Panini. In questo ventennio romano creò una nuova corrente delle vedute marine, caratterizzate dalla vita portuale e dalle tempeste, con un senso decorativo ed un'eleganza tipicamente settecentesca. Nel 1753 fu richiamato a Parigi dove, per ordine reale, eseguì la serie dei porti marittimi di Francia. Membro dell'Accademia a Parigi, ottenne parecchie commissioni da re Luigi XV e dal 1746 espose in varie mostre. La tradizione familiare di pittura sarebbe stata seguita dal figlio Carle Vernet e dal nipote Horace Vernet. La sua lezione fu fondamentale per vari artisti, come Charles François Grenier de Lacroix, detto Lacroix de Marseille, Pierre-Jacques Volaire, Francesco Fidanza e Carlo Bonavia.


    Claude Joseph Vernet (Avignon 1714 - Paris 1789) workshop/circle of

    Fishermen on the Shore

    Oil on canvas

    226 x 99 cm

  • Antonio Niccolò Pillori (Firenze 1678 - 1761)
    Lotto 75

    Antonio Niccolò Pillori (Firenze 1678 - 1761)

    Punizione di Caino - Peccato Originale

    Olio su tela

    43 x 53 cm

    Le opere sono pubblicate in S. Bellesi, Catalogo dei pittori fiorentini del '600 e '700, tomo III pag. 197 foto 1247 e 1248, citati tra le opere nel tomo I pag. 225



    Inizialmente studio presso Simone Pignoni e poi di Lorenzo Rossi che gli trasmise la lezione di Pier Dandini. Ai primi anni del Settecento risalgono le sue prime opere in proprio e l'iscrizione all'Accademia del Disegno. La sua produzione pittorica, sia negli affreschi che nei dipinti da cavalletto, si inserisce nella scia stilistica di Giovan Camillo Sagrestani in antitesi alla tradizione e più attenta all'effetto che all'ortodossia toscana del disegno.


    Antonio Niccolò Pillori (Florence 1678 - 1761)

    The Punishment of Cain - The Original Sin

    Oil on canvas

    43 x 53 cm

    The works are published in S. Bellesi, Catalogue of Florentine Painters of the 17th and 18th Centuries, Volume III, p. 197, photos 1247 and 1248, and are listed amongst the works in Volume I, p. 225

  • Pierre Mignard, Le Romain (Troyes 1612 - Parigi 1695) bottega/cerchia di
    Lotto 76

    Pierre Mignard, Le Romain (Troyes 1612 - Parigi 1695) bottega/cerchia di

    Madonna col Bambino

    Olio su rame

    17,5 x 14 cm

    L'opera è conservata in una elegante cornice d'epoca

    L’iconografia ebbe ampia diffusione grazie ad un’incisione di François de Poilly tratta da un dipinto di Pierre Mignard, a sua volta nata da una riflessione aggiornata sui modelli delle Madonne con Bambino di Raffaello.



    Allievo di Simon Vouet, lasciò lo studio del maestro per trasferirsi a Roma dove soggiornò dal 1635 al 1657. Il suo intento era di studiare le opere dei Carracci e Raffaello. Probabilmente, vista la sua pittura raffinata, fu preso ad esempio da Giovanni Batista Salvi, detto il Sassoferato. Tornò a Parigi dove, succeduto a Charles Lebrun, divenne primo pittore del re dal 1690 e direttore dell'Accademia. La sua pittura intrisa di grazia ed eleganza gli rese possibile essere uno dei più importanti e riconosciuti pittori del suo tempo.


    Pierre Mignard, Le Romain (Troyes 1612 - Paris 1695) workshop/circle of

    Madonna and Child

    Oil on copper

    17,5 x 14 cm

    The work is housed in an elegant period frame

    This iconography became widely known thanks to an engraving by François de Poilly based on a painting by Pierre Mignard, which in turn was inspired by a contemporary reinterpretation of Raphael’s models of the Madonna and Child.

  • Scuola emiliana del XVII secolo
    Lotto 77

    Scuola emiliana del XVII secolo

    Natura morta con verdura, carne, uova e gnocco fritto

    Olio su tela

    75 x 115 cm


    Emilian school of the 17th century

    Still Life with Vegetables, Meat, Eggs and Gnocco Fritto

    Oil on canvas

    75 x 115 cm

  • Francesco Solimena, l'Abate Ciccio (Canale di Serino - Barra 1747) attribuito
    Lotto 78

    Francesco Solimena, l'Abate Ciccio (Canale di Serino - Barra 1747) attribuito

    Venere nella fucina di Vulcano

    Olio su tela

    129 x 93 cm

    L'opera riprende la tela conservata al J. Paul Getty Museum di Los Angeles

    Si veda: https://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/66601/Solimena%20Francesco%2C%20Venere%20nella%20fucina%20di%20Vulcano



    Francesco Solimena si formò presso la bottega del padre Angelo, influenzato inizialmente da Francesco Guarini e successivamente, a Napoli, da Luca Giordano e Mattia Preti. Progressivamente lasciò l’ispirazione naturalista schiarendo la sua pittura verso uno stile rococò. Un ritorno ai lavori giovanili si andò evidenziando a partire dal 1735, come ad esempio nei dipinti realizzati nella Reggia di Caserta su committenza di Carlo di Borbone. Abilissimo imprenditore di sé stesso, riuscì a operare per le blasonate corti d’Europa ma senza dover lasciare Napoli, salvo per brevi periodi, quindi nella possibilità di gestire al meglio la sua bottega. Infatti, fu maestro di molti valenti pittori, alcuni dei quali poi divenuti loro stessi maestri di primordine, come Francesco De Mura, Corrado Giaquinto, Giuseppe Bonito, Gaspare Traversi, Sebastiano Conca, Ferdinando Sanfelice, Domenico Antonio Vaccaro, Mario Gioffredo, Leonardo Olivieri, Nicola Maria Rossi, Domenico Mondo, Jacopo Cestaro, Paolo De Majo, Orazio Solimena, Giuseppe Tomajoli.


    Francesco Solimena, called L’Abate Ciccio (Canale di Serino 1657 - Barra 1747) attributed

    Venus in the Forge of Vulcan

    Oil on canvas

    129 x 93 cm

    The work is based on the painting preserved at the J. Paul Getty Museum, Los Angeles

    You should see: https://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/66601/Solimena%20Francesco%2C%20Venere%20nella%20fucina%20di%20Vulcano

  • Johann o Giovanni Richter  (Stoccolma 1665 - Venezia 1745)
    Lotto 79

    Johann Giovanni Richter (Stoccolma 1665 - Venezia 1745)

    Venezia, veduta di Bacino San Marco con Basilica della Salute e Punta della Dogana

    Olio su tela

    53 x 72,5 cm

    L'opera è corredata da uno studio del dottor Dario Succi, disponibile via email



    Dopo un primo apprendistato in patria, nel 1697 Johann lasciò la Svezia e si stabilì a Venezia intorno al 1710. Entrò nello studio di Luca Carlevarijs del quale aderì allo stile per il resto della sua vita. Verso il 1730 era già un pittore affermato, sia verso il pubblico locale sia nel florido mercato inglese. Venne riscoperto agli inizi del XX secolo col passare del tempo e l'aggiornamento del suo catalogo, che conserva numerosi dipinti precedentemente assegnati a Carlevarijs. Oggi, infatti, il giudizio della critica loda le virtù artistiche dello svedese, un tempo creduto solo un modesto seguace del maestro veneto, tanto che il suo nome compare nell'olimpo dei grandi vedutisti veneziani del Settecento assieme a Canaletto, Bellotto, Marieschi, Guardi e ovviamente al suo maestro e nume tutelare Luca Carlevarjis.


    Johann Giovanni Richter (Stockholm 1665 - Venice 1745)

    Venice, View of the San Marco Basin with the Basilica della Salute and Punta della Dogana

    Oil on canvas

    53 x 72,5 cm

    The work is accompanied by a study by Dr Dario Succi, available via email

  • Francesco Salvatore Fontebasso (Venezia 1707 - 1769)
    Lotto 80

    Francesco Salvatore Fontebasso (Venezia 1707 - 1769)

    Banchetto di Cleopatra

    Olio su tela

    18 x 35 cm

    Il presente bozzetto di Fontebasso per la sua impostazione scenica di veronesiana memoria, per la brillante cromia, ed infine per il peculiare ductus pittorico lascia pochi dubbi circa la sua paternità. A conferma della tesi attributiva si nota come la quinta architettonica di fondo sia la medesima di Cena in casa del Fariseo custodita presso l'Ateneo Veneto di Venezia, inoltre i due personaggi orientali presenti a sinistra si ritrovano in Piscina probatica di Collezione privata, entrambi i dipinti sono pubblicati nella monografia M. Magrini, Francesco Fontebasso, foto 31 e foto 82. Infine, il servitore di spalle, piegato verso terra, in basso a destra lo ritroviamo nel dipinto Banchetto di Cleopatra passato in asta l' 8 dicembre 2005 presso la Christie's di Londra.



    La formazione di Fontebasso avvenne nella bottega di Sebastiano Ricci, suo maestro e ispiratore, che Francesco ampliò con soggiorni formativi a Roma e Bologna. Di queste due esperienze troviamo testimonianza nell’impronta classicheggiante e nelle forme esaltate dei suoi personaggi, debitori della lezione di Michelangelo, nonché nelle strutture prospettico-architettoniche della tradizione quadraturistica emiliana. Tornato a Venezia trovò nuova linfa per le sue ispirazioni, avvicinandosi all’impeto pittorico giovanile di Giambattista Tiepolo. Dopo le prime commissioni importanti ricevute dai Manin, i Rezzonico la sua carriera subì una svolta propulsiva quale decoratore d’interni veneziani, probabilmente dovuta anche all’assenza in città di Tiepolo. Fu attivo anche in Russia, nella chiesa del Palazzo d’Inverno, ma quasi nulla è rimasto di questi lavori eseguiti a San Pietroburgo su commissione dell’imperatrice Elizaveta Petrovna.


    Francesco Salvatore Fontebasso (Venice 1707- 1769)

    The Banquet of Cleopatra

    Oil on canvas

    18 × 35 cm

    This highly accomplished oil sketch can be confidently attributed to Francesco Fontebasso on account of its Veronese-inspired compositional arrangement, its brilliant palette, and its distinctive painterly brushwork.

    Further support for the attribution is provided by the architectural backdrop, which is identical to that in The Feast in the House of the Pharisee, preserved at the Ateneo Veneto in Venice. Moreover, the two Oriental figures on the left reappear in The Pool of Bethesda (Piscina Probatica), now in a private collection. Both paintings are illustrated in M. Magrini's monograph Francesco Fontebasso, photo 31 and photo 82.

    Finally, the servant seen from behind, bending toward the ground in the lower right corner, also appears in The Banquet of Cleopatra, the painting sold at Christie's, London, on 8 December 2005

  • Scuola lombarda XVII/XVIII secolo
    Lotto 81

    Scuola lombarda XVII/XVIII secolo

    Undici ritratti di membri della famiglia Martignoni

    Olio su tela

    26,5 x 24 cm

    Opere pubblicate in F. Frangi e A. Bernardini, Giuseppe Bonino Un ritrattista nella Varese del Settecento, pag. 19


    Lombard school of the 17th/18th centuries

    Eleven Portraits of Members of the Martignoni Family

    Oil on canvas

    26,5 x 24 cm

    Works published in F. Frangi and A. Bernardini, Giuseppe Bonino: A Portrait Painter in 18th-Century Varese, p. 19

  • Jusepe de Ribera, lo Spagnoletto (Xàtiva 1591 - Napoli 1652) cerchia di
    Lotto 82

    Jusepe de Ribera, lo Spagnoletto (Xàtiva 1591 - Napoli 1652) cerchia di

    Filosofo

    Olio su tela

    75,5 x 72 cm

    L'opera risulta essere interessante in quanto è fortemente legata alla lezione del Ribera, ma è un'invenzione completamente autonoma dagli esempi del maestro ai quali evidentemente si ispira. Per la peculiare frontalità del personaggio, essa ricorda: Democrito, San Simone e San Filippo del Prado di Madrid, oppure San Giacomo Maggiore del Museo de Bellas Artes di Siviglia. Ulteriori e approfonditi studi da parte degli studiosi preposti potrebbero svelare l'autore di questa affascinante opera d'arte



    Jusepe de Ribera si formò probabilmente a Valencia sotto la guida di Francisco Ribalta, ma la sua attività pittorica principale si svolse in Italia tra Roma, Parma e soprattutto Napoli, dove per oltre un ventennio fu il pittore principale della scena locale, tanto da esercitare una notevole influenza sia su artisti suoi contemporanei sia su pittori quali: Giovanni Do, Bartolomeo Passante, Hendrick de Somer, Giovanni Ricca, Matthias Stom, Francesco e Cesare Fracanzano e Filippo Vitale. Nel 1611 fu a Parma, poi a Roma tra il 1613 e il 1616, dove eseguì le tele con i Cinque sensi, le quali mostrano la sua adesione al naturalismo caravaggesco, anche se sin da subito egli marcò la sua arte con accentuato realismo e forte intensità emotiva. Nel 1616, si trasferì a Napoli, imponendosi presto nell'ambiente artistico napoletano; in questa fase lasciò pian piano la sua ascendenza caravaggesca in favore dell'influsso di Rubens, van Dyck e di una svolta coloristica in chiave neoveneta. Quindi, nella maturità, pur mantenendo un saldo realismo, la sua arte fu intensamente sensibile ai valori cromatici e luminosi, sino alla fase tarda, caratterizzata da una pittura luminosa e aurea. Quest’ultima produzione del Ribera fu il punto d’ispirazione e partenza del giovane Luca Giordano, l’ultimo dei suoi grandi seguaci.


    Jusepe de Ribera, called Lo Spagnoletto (Xàtiva 1591 - Naples 1652) circle of

    Philosopher

    Oil on canvas

    75,5 × 72 cm

    This painting is of particular interest for its close relationship to the artistic language of Ribera, while at the same time constituting an entirely independent invention rather than a direct derivation from the master's known compositions. Owing to the striking frontal pose of the figure, it recalls works such as the Democritus, Saint Simon, and Saint Philip in the Museo Nacional del Prado, Madrid, as well as the Saint James the Greater in the Museo de Bellas Artes, Seville. Further in-depth study by specialists may help identify the author of this compelling work of art.

  • David Teniers il Giovane (Anversa 1610 - Bruxelles 1690) bottega di
    Lotto 83

    David Teniers il Giovane (Anversa 1610 - Bruxelles 1690) bottega di

    Interno con fumatori di pipa

    Olio su tavola

    29,5 x 20,5 cm



    David fu il figlio più famoso del pittore David il Vecchio, suo primo maestro, dal quale venne a conoscenza dell'intensità espressiva e dei motivi magici di Adam Elsheimer, nonché dell'enigmatica arte di Hieronymus Bosch. In seguito s'interessò della produzione dei Francken, in particolare delle scene di genere di Frans II. Ma fu soprattutto attratto da Adriaen Brouwer, autore di bizzarri personaggi inseriti in contesti rustici o di taverna. A metà del Seicento, trasferitosi a Bruxelles, venne nominato pittore di corte e direttore delle collezioni dall'arciduca Leopoldo Guglielmo d'Austria. Tra i vari suoi allievi e seguaci, ricordiamo: Ferdinand e Thomas van Apshoven, David Ryckaert III, Aert van Waes, Gillis van Tilborgh, Pieter de Bloot, Mattheus van Helmont, Théobald Michau, Hendrick Sorgh.


    David Teniers the Younger (Antwerp 1610 - Brussels 1690) workshop of

    Interior with Pipe Smokers

    Oil on panel

    29,5 x 20,5 cm

  • Antonio Francesco Peruzzini (Ancona 1643 o 1646 - Milano 1724) attribuito
    Lotto 84

    Antonio Francesco Peruzzini (Ancona 1643 o 1646 - Milano 1724) attribuito

    Paesaggio con figure

    Olio su tela

    47 x 53 cm



    Peruzzini ricevette le prime nozioni di pittura nell'ambito familiare, poi andò a Roma, da dove spedì alcuni dipinti a Torino per Carlo Emanuele II di Savoia. Successivamente, si trasferì a Bologna, dove realizzò numerosi paesaggi per il conte Annibale Ranuzzi. Tra il 1690 e il 1695 soggiornò a Milano, dove dipinse per il marchese Cesare Pagani e Vitaliano Borromeo. All'inizio del Settecento si trasferì in Toscana, chiamato da Ferdinando de' Medici, dove riprese la collaborazione con Alessandro Magnasco iniziata precedentemente a Milano. Entrambi tornarono nel capoluogo lombardo e ivi rimasero. La sua fu un'interpretazione tipicamente barocca e tormentata della paesaggistica di Salvator Rosa. La sua esperienza artistica fu fondamentale per lo sviluppo del paesaggismo veneto e di Marco Ricci in particolare.


    Antonio Francesco Peruzzini (Ancona 1643 or 1646 - Milan 1724) attributed

    Landscape with Figures

    Oil on canvas

    47 x 53 cm

  • Francesco de Mura (Napoli 1696 - 1782)
    Lotto 85

    Francesco de Mura (Napoli 1696 - 1782)

    Putti cacciatori - Putti che giocano

    Olio su tela

    63 x 90 cm



    Dopo un primo apprendistato presso Domenico Viola, Francesco de Mura passò nello studio di Francesco Solimena, il quale influenzò la sua arte nei primi decenni d'attività. Nei primi anni '40 soggiornò a Torino, dove incontrò il conterraneo Corrado Giaquinto. Tornato a Napoli, venne accolto da un vasto consenso, tanto da essere ricevuto alla corte di Spagna. Grazie al suo disegno preciso, alla sua tecnica morbida e alla sua tavolozza delicata, de Mura è uno dei grandi maestri del classicismo-rococò napoletano.


    Francesco de Mura (Naples 1696 - 1782)

    Hunting Putti - Putti at Play

    Oil on canvas

    63 × 90 cm

  • Pier Francesco di Jacopo Foschi (Firenze 1502 - 1567) e aiuti
    Lotto 86

    Pier Francesco di Jacopo Foschi (Firenze 1502 - 1567) e aiuti

    Ritratto di nobildonna con libro

    Olio su tavola

    88 x 74 cm

    Si ringrazia il professore Michele Danieli per aver studiato l'opera e confermato l'attribuzione

    L'opera è conservata in una pregiatissima cornice fiorentina del XVII secolo, riconducibile ai modelli commissionati dai Medici, visibili a Palazzo Pitti e alla Galleria degli Uffizi



    Nacque a Firenze da una famiglia di pittori. Il padre, suo primo maestro, operò nella bottega di Sandro Botticelli. Poi si formò con Andrea del Sarto, infatti, la sua prima produzione evidenzia il sobrio classicismo del maestro, caratterizzato dall'impianto disegnativo di ricercata grazia e dal delicato uso della luce e dalla vivacità cromatica. Ventenne iniziò precocemente la sua attività pittorica come pittore indipendente ricevendo importanti commissioni dai Medici, Pucci e Torrigiani. Tra 1536 e 1537 partecipò alla decorazione della loggia della villa di Careggi assieme al Bronzino, guidati dal Pontormo. Seguì l'importante realizzazione di tre pale d’altare per la chiesa di Santo Spirito. Oramai influente personalità artistica di Firenze venne coinvolto assieme a Vasari, Bronzino, Michele di Ridolfo, Francesco da Sangallo e Giovann’Angelo Montorsoli nella commissione riformatrice della Compagnia di San Luca nell’Accademia del Disegno. Negli ultimi anni della sua vita, ancora molto attivo, partecipo? alle principali imprese collettive promosse dalla neonata Accademia: gli apparati effimeri per i funerali solenni di Michelangelo e quelli per le nozze di Francesco I con Giovanna d’Austria. Estremamente importante fu la sua attività ritrattistica, come testimoniano il Ritratto di signora con libro conservato al Museo Thyssen-Bornemisza, il Ritratto di un giovane uomo che intreccia una corona di fiori dello Utah Museum of Fine Arts e un Ritratto di uomo conservato alla Galleria degli Uffizi.


    Pier Francesco di Jacopo Foschi (Florence 1502 - 1567) and helpers

    Portrait of a Noblewoman With Book

    Oil on panel

    88 x 74 cm

    We thank Professor Michele Danieli for studying the artwork and confirming the attribution

    The artwork is housed in a magnificent 17th-century Florentine frame that can be traced back to the models commissioned by the Medici, which can be seen in Palazzo Pitti and the Uffizi Gallery

  • Scuola caravaggesca napoletana del XVII secolo
    Lotto 87

    Scuola caravaggesca napoletana del XVII secolo

    San Francesco in meditazione

    Olio su tela

    90 x 70 x 50 cm



    Nel 1606, Caravaggio fuggì da Roma rifugiandosi a Napoli. Nel primo soggiorno partenopeo, che durò circa un anno, eseguì una serie di grandi tele a soggetto sacro dove si nota il suo mutamento stilistico, la sua pittura diventò più scura e rarefatta, cruda nel suo realismo, alla ricerca ossessiva della rappresentazione cruda e/o violenta, come dimostrano l'abbondare di teschi, di teste mozzate oppure santi colti nell'atto del loro cruento martirio. Il punto di svolta, si compì con la realizzazione della grande pala Le Sette opere di misericordia, del 1606-07, che cambierà il corso della pittura napoletana del Seicento, con il coinvolgimento dei primi seguaci, come Carlo Sellitto e Giovani Battista Caracciolo, detto Battistello. Formati in ambito tardo manierista, Sellitto e Caracciolo fecero propria la luce caravaggesca e il realismo del maestro lombardo senza rinunciare ad un linguaggio personale fatto di reminiscenze delle forme plastiche manieriste per Sellitto e preziosismi descrittivi per Caracciolo memore della lezione di Orazio Gentileschi. Fondamentale ed epocale, fu l'apporto di Jusepe de Ribera, lo Spagnoletto, caposcuola dei caravaggeschi della seconda generazione come: Francesco e Cesare Fracanzano, Filippo Vitale, Bartolomeo Passante, Giovanni Dò, Giovanni Rica e il fiammingo Hendrick van Somer. Dalla metà degli anni Trenta, il filone caravaggesco napoletano fu influenzato dalla luminosità del barocco emiliano e romano grazie all'arrivo in città di Domenichino e Giovanni Lanfranco. Bernardo Cavallino, pittore precoce, iniziò con realismo caravaggista, con fascinazione per Simon Vouet e Artemisia Gentileschi conosciuta durante il suo soggiorno a Napoli. Prossimo a Massimo Stanzione, detto il Guido Reni napoletano, Cavallino ebbe un linguaggio estremamente colto e raffinato costituito dalla componente caravaggesca rivista in chiave classica, impreziosita dal vivido cromatismo veneziano di Tiziano e Veronese.


    Neapolitan Caravaggio school of the 17th century

    Saint Francis in Meditation

    Oil on canvas

    90 x 70 x 50 cm

  • Tomaso Pombioli, il Conciabracci (Crema 1579 - 1636) attribuito
    Lotto 88

    Tomaso Pombioli, il Conciabracci (Crema 1579 - 1636) attribuito

    Cristo e l'adultera

    Olio su tavola

    49 x 93 cm



    Fu allievo di Gervasio Gatti detto il Sojano alle cui lezioni associò lo studio delle opere rinascimentali e manieriste veneto e lombarde.


    Tomaso Pombioli, also called Il Conciabracci (Crema 1579 - 1636) attributed

    Christ and the Adulteress

    Oil on panel

    49 x 93 cm

  • Giambattista Tiepolo (Venezia 1696 - Madrid 1770) bottega/cerchia
    Lotto 89

    Giambattista Tiepolo (Venezia 1696 - Madrid 1770) bottega/cerchia

    Bozzetto per Salita al Calvario

    Olio su tela

    87 x 101 cm

    Riferimento fotografico: bozzetto della Salita al Calvario conservato al Staatliche Museen di Berlino

    Si veda: https://www.wga.hu/frames-e.html?/html/t/tiepolo/gianbatt/2_1730s/11alvisf.html


    Giambattista Tiepolo (Venice 1696 - Madrid 1770) workshop/circle of

    Study for The Ascent to Calvary

    Oil on canvas

    87 x 101 cm

    Photographic reference: bozzetto of the Ascent to Calvary held at the Staatliche Museen in Berlin

    You should see: https://www.wga.hu/frames-e.html?/html/t/tiepolo/gianbatt/2_1730s/11alvisf.html

  • Giovanni Martino Spanzotti (Casale Monferrato 1455 circa - Chivasso ante 1528)
    Lotto 90

    Giovanni Martino Spanzotti (Casale Monferrato 1455 circa - Chivasso ante 1528)

    San Gregorio

    Tempera e oro su tavola, trasporto su tela

    127 x 39 cm

    Si ringrazia il professor Alessandro Delpriori per aver studiato le opere e fornito l’attribuzione

    Il tenore caldo e avvolgente della luce, l’attenzione all’espressione psicologica del Santo e l’accenno prospettico della sua figura nello spazio, contestualmente all’arcaica presenza del fondo oro, fanno propendere per una datazione antecedente all’ottavo decennio del ‘400, ovvero in anticipo rispetto al ciclo di san Bernardino di Ivrea



    I dati anagrafici di Giovanni Martino Spanzotti sono tuttora incerti, mentre pare certo che nel periodo vercellese egli abbia frequentato la bottega di Giovanni Antonio Bazzi, il Sodoma. Oltre al maestro vercellese, la sua prima attività pittorica denota l’influenza bolognese e di Francesco del Cossa in particolare, nonché la sua conoscenza di opere di Piero della Francesca. Inoltre, dimorò a Milano e in Lombardia approfittandone per far propria la sensibilità naturalistica legata agli aspetti della vita quotidiana, tipicamente nordica, nonché l’attenzione allo studio della luce nelle varie fasi del giorno, dettagli stilistici desunti da Vincenzo Foppa. Mentre, sempre nel medesimo periodo, per quanto riguarda le prospettive architettoniche, seppe appropriarsi della lezione di Bramante e del Bramantino, del quale, inoltre, adottò la rappresentazione dei personaggi. Spanzotti si trasferì a Casale nel 1498 e quattro anni appresso a Chivasso, ove operò assieme alla sua bottega, nella quale ebbe modo di operare Defendente Ferrari. Ebbe un ultimo periodo a Torino, prima di rientrare a Chivasso, dove morì. Oltre che per il suo già citato allievo Defendente Ferrari, la sua lezione fu importante per la formazione di Gerolamo Giovenone e Gaudenzio Ferra.


    Giovanni Martino Spanzotti (Casale Monferrato circa 1455 - Chivasso before 1528)

    Saint Gregory

    Tempera and gold on panel, transferred to canvas

    127 × 39 cm

    We would like to thank Professor Alessandro Delpriori for his study of the work and for the attribution

    The warm, enveloping quality of the light, the careful rendering of the saint's psychological expression, and the subtle perspectival placement of the figure within the pictorial space, combined with the archaic presence of the gold ground, suggest a date before the 1480s, thus preceding the Saint Bernardino cycle at Ivrea.

  • Giovanni Martino Spanzotti (Casale Monferrato 1455 circa - Chivasso ante 1528)
    Lotto 91

    Giovanni Martino Spanzotti (Casale Monferrato 1455 circa - Chivasso ante 1528)

    Santa Scolastica

    Tempera e oro su tavola, trasporto su tela

    127 x 39 cm

    Si ringrazia il professor Alessandro Delpriori per aver studiato le opere e fornito l’attribuzione

    Il tenore caldo e avvolgente della luce, l’attenzione all’espressione psicologica della Santa e l’accenno prospettico della sua figura nello spazio, contestualmente all’arcaica presenza del fondo oro, fanno propendere per una datazione antecedente all’ottavo decennio del ‘400, ovvero in anticipo rispetto al ciclo di san Bernardino di Ivrea



    I dati anagrafici di Giovanni Martino Spanzotti sono tuttora incerti, mentre pare certo che nel periodo vercellese egli abbia frequentato la bottega di Giovanni Antonio Bazzi, il Sodoma. Oltre al maestro vercellese, la sua prima attività pittorica denota l’influenza bolognese e di Francesco del Cossa in particolare, nonché la sua conoscenza di opere di Piero della Francesca. Inoltre, dimorò a Milano e in Lombardia approfittandone per far propria la sensibilità naturalistica legata agli aspetti della vita quotidiana, tipicamente nordica, nonché l’attenzione allo studio della luce nelle varie fasi del giorno, dettagli stilistici desunti da Vincenzo Foppa. Mentre, sempre nel medesimo periodo, per quanto riguarda le prospettive architettoniche, seppe appropriarsi della lezione di Bramante e del Bramantino, del quale, inoltre, adottò la rappresentazione dei personaggi. Spanzotti si trasferì a Casale nel 1498 e quattro anni appresso a Chivasso, ove operò assieme alla sua bottega, nella quale ebbe modo di operare Defendente Ferrari. Ebbe un ultimo periodo a Torino, prima di rientrare a Chivasso, dove morì. Oltre che per il suo già citato allievo Defendente Ferrari, la sua lezione fu importante per la formazione di Gerolamo Giovenone e Gaudenzio Ferra


    Giovanni Martino Spanzotti (Casale Monferrato circa 1455 - Chivasso before 1528)

    Saint Scholastica

    Tempera and gold on panel, transferred to canvas

    127 × 39 cm

    We are grateful to Professor Alessandro Delpriori for studying the work and for providing the attribution

    The warm, enveloping quality of the light, the careful rendering of the saint’s psychological expression, and the subtle perspectival placement of her figure within the pictorial space, combined with the archaic presence of the gold ground, suggest a date before the 1480s, thus preceding the Saint Bernardino cycle at Ivrea

  • Francesco Guardi (Venezia 1712 - 1793) bottega/cerchia di
    Lotto 92

    Francesco Guardi (Venezia 1712 - 1793) bottega/cerchia di

    Paesaggio arcadico

    Olio su tela applicata su tavola

    100 x 140 cm

    Sovrapporta di forma polilobata



    La sua formazione avvenne in famiglia dove tutti erano pittori. Iniziò nel solco della tradizione familiare quale pittore di scene sacre e mitologiche senza molta fortuna, sino al 1755 circa, quando iniziò a muoversi come vedutista, probabilmente per sanare le sue magre economie. Inizialmente si mosse sulla scia delle composizioni di Canaletto e Marieschi, la stesura pittorica è fluida e controllata, guidata da una solida base disegnativa. La svolta avvenne tra il settimo e l’ottavo decennio, quando eseguì due vedute della Piazza di San Marco, commissionate da un "forestiero inglese". Solo in tarda età, nel 1782, ricevette la sua commissione pubblica, quando venne incaricato di eseguire quattro dipinti per commemorare la visita di papa Pio VI a Venezia, a cui seguirono le tele celebrative della venuta a Venezia degli archiduchi di Russia. Nel frattempo la sua pittura era maturata in un linguaggio molto peculiare, anzi unico, guidato dalla decomposizione del disegno, l’inesistenza dei contorni, le proporzioni alterate degli elementi, un’espressione artistica volutamente proto-romantica. Oltre alle celebri vedute dipinse capricci, vedute colte lungo il fiume Brenta e paesaggi della campagna veneta.


    Francesco Guardi (Venice 1712 - 1793) workshop/circle of

    Arcadian Landscape

    Oil on canvas mounted on panel

    100 x 140 cm

    Multi-lobed overdoor panel

  • Scuola francese del XVII/XVIII secolo
    Lotto 93

    Scuola francese del XVII/XVIII secolo

    Natura morta con frutta, vaso di fiori e due piccioni (allegoria dell'amore coniugale)

    Olio su tela

    59,5 x 76 cm

    Il dipinto mostra significativi elementi riconducenti alla scuola francese della seconda metà del XVII e dell'inizio del XVIII secolo, in particolare ricorda gli esempi di Jean-Baptiste Belin de Fontenay e del suo maestro Antoine Monnoyer


    French school of the 17th/18th century

    Still Life with Fruit, a Vase of Flowers and Two Doves (Allegory of Conjugal Love)

    Oil on canvas

    59,5 × 76 cm

    The painting displays significant elements characteristic of the French school of the second half of the 17th and early 18th centuries, recalling in particular the works of Jean-Baptiste Belin de Fontenay and his master Antoine Monnoyer

  • Astolfo Petrazzi (Siena 1580 - 1653) attribuito
    Lotto 94

    Astolfo Petrazzi (Siena 1580 - 1653) attribuito

    Gesù Bambino, Salvator Mundi entro una ghirlanda di fiori

    Olio su tela

    170 x 124 cm

    In alto la citazione "Adducentur regi virgines post eam" dal Salmo 44: Dietro di lei le vergini saranno condotte al re

    I colori caldi e la sobrietà di riflessi dei fiori, il ductus pittorico caratterizzato da larghe pennellate decise rifinite con filamenti di luce, ricordano ravvicinatamente le opere floreali di Petruzzi. I peculiari volti e le movenze dei putti, quanto i loro morbidi gli incarnati ravvivati da pallidi rossori, inducono a ricondurre l'opera al maestro senese.



    Istruito all'arte pittorica da Francesco Vanni, Astolfo fu uno dei principali artisti del suo tempo nella città di Siena, operando anche a Spoleto e a Roma. In ambito professionale collaborò con Ventura Salimbeni e con Pietro Sorri.


    Astolfo Petrazzi (Siena 1580 - 1653) attributed

    The Christ Child as Salvator Mundi within a Garland of Flowers

    Oil on canvas

    170 × 124 cm

    Inscribed at the upper part "Adducentur regi virgines post eam", from Psalm 44: "Behind her, virgins will be led to the king."

    The warm palette and restrained highlights of the flowers, together with the painterly handling characterised by broad, confident brushstrokes refined with filaments of light, closely recall Petrazzi’s floral compositions. The distinctive features and movements of the putti, as well as their soft flesh tones enlivened by pale touches of pink, further suggest an attribution to the Sienese master.

  • Scuola veneta del XVIII secolo
    Lotto 95

    Scuola veneta del XVIII secolo

    Ritratto del Doge Pietro Grimani

    Olio su tela

    89 x 72 cm

    Il dipinto riprende il ritratto eseguito da Bartolomeo Nazari

    Opera esposta nella Mostra Di storie e di Arte Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani, a cura di Massimo Favilla e Ruggero Rugoli, Venezia, Fondazione dell'Albero d'Oro, Palazzo Vendramin Calergi 2025


    Venetian school of the 18th century

    Portrait of Doge Pietro Grimani

    Oil on canvas

    89 × 72 cm

    The painting is based on the portrait executed by Bartolomeo Nazari

    Exposed in the exhibition Di storie e di Arte. Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani, curated by Massimo Favilla and Ruggero Rugolo, Venice, Fondazione dell'Albero d'Oro, Palazzo Vendramin Calergi, 2025

  • Scuola veneta del XVIII secolo
    Lotto 96

    Scuola veneta del XVIII secolo

    Ritratto del Doge Alvise Pisani

    Olio su tela

    89 x 72 cm

    Il dipinto riprende il ritratto eseguito da Pietro Uberti

    Opera esposta nella Mostra Di storie e di Arte Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani, a cura di Massimo Favilla e Ruggero Rugoli, Venezia, Fondazione dell'Albero d'Oro, Palazzo Vendramin Calergi 2025


    Venetian school of the 18th century

    Portrait of Doge Alvise Pisani

    Oil on canvas

    89 × 72 cm

    The painting is based on the portrait executed by Pietro Uberti

    Exposed in the exhibition Di storie e di Arte. Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani, curated by Massimo Favilla and Ruggero Rugolo, Venice, Fondazione dell'Albero d'Oro, Palazzo Vendramin Calergi, 2025

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DIPINTI ANTICHI, DEL XIX SECOLO E ICONE

Sessioni

  • 24 settembre 2026 ore 14:00 DIPINTI ANTICHI, DEL XIX SECOLO E ICONE ASTA 49 (1 - 323)

Esposizione

18 Sep 2026 10:00 CEST (09:00 BST) - 18:00 CEST (17:00 BST)

19 Sep 2026 10:00 CEST (09:00 BST) - 18:00 CEST (17:00 BST)

20 Sep 2026 10:00 CEST (09:00 BST) - 18:00 CEST (17:00 BST)

21 Sep 2026 10:00 CEST (09:00 BST) - 18:00 CEST (17:00 BST)

22 Sep 2026 10:00 CEST (09:00 BST) - 18:00 CEST (17:00 BST)

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