389 - DIPINTI ANTICHI DAL XVI AL XIX SECOLO
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Lotto 25 Hendrick van Somer (ambito di)
(Lokeren 1607 - Napoli 1656)
San Girolamo penitente Olio su tela cm. 119x88,5. Con cornice Si segnala l'analogia della presente tela con l'esemplare della Beaverbrook Art Gallery a Fredericton, già riferito da Nicola Spinosa a Hendrick van Somer (L'opera completa di Ribera, Milano 1978, n. 397, pp. 138-139) ipotizzandone la derivazione da un perduto prototipo autografo di Ribera. Collezione privata, Italia meridionale. -
Lotto 26 David Teniers Il Giovane (ambito di)
(Anversa 1610 - Bruxelles 1690)
Paesaggio con raccolta del grano e festa contadina (Allegoria dell'Estate) Olio su tela cm. 62x104. Con cornice -
Lotto 27 Gillis van Tilborgh (attribuito a)
(Bruxelles 1625 - Bruxelles 1678)
a) Interno di osteria con ostessa e avventori; b) Interno di osteria con suonatori. Coppia di dipinti Olio su tavola cm. 25x18,3 cad. Con cornice -
Lotto 28 Artista italiano, XVII secolo
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Vanitas con teschio, libri e clessidra Olio su tela cm. 50,5x55. Con cornice Sulla pagina destra del libro aperto in primo piano si legge: "AB VIERO / TRANSLATUM AD / TUMULUM" (Dal ventre materno trasferito alla tomba); sul dorso del libro chiuso sottostante iscrizione "MEMENTO MORI" (Ricordati che devi morire). -
Lotto 29 Matthias Stom o Stomer (ambito di)
(Amersfoort 1600 ca. - Sicilia post 1652)
Cristo deriso Olio su tela cm. 133x183. Con cornice antica Il dipinto è una replica dell'opera di Gerrit van Honthorst conservata al Los Angeles County Museum of Art. Collezione privata, Italia meridionale. -
Lotto 30 Artista napoletano, seconda metà XVII secolo
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a) Tartaruga; b) Ranocchio. Coppia di dipinti Tempera su pergamena applicata su tavola sagomata cm. 19,5x10,5 cad. Con cornice -
Lotto 31 Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona (ambito di)
(Cortona 1596 - Roma 1669)
Immacolata Concezione Olio su tela cm. 174,5x109 -
Lotto 32 Artista emiliano, XVII secolo
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San Francesco in estasi Olio su tela cm. 145x99,5. Con cornice Collezione privata, Roma. -
Lotto 33 Artista attivo a Roma, XVII secolo
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Adorazione dei pastori Olio su tela cm. 98,5x72 -
Lotto 34 Artista attivo a Roma, seconda metà XVII secolo
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Capriccio con portico, ruderi e figure Olio su tela cm. 93,5x129,5. Con cornice Collezione privata, Roma. -
Lotto 35 Artista napoletano, XVII secolo
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Santa Cecilia Olio su tela cm. 100x76 -
Lotto 36 Artista emiliano, XVII secolo
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Giuditta con la testa di Oloferne Olio su tela cm. 95x74. Con cornice -
Lotto 37 Claude Vignon (seguace di)
(Tours 1593 - Parigi 1670)
San Gregorio Magno Olio su tela cm. 128,5x93,5. Con cornice Il dipinto è una replica coeva dell'opera di Calude Vignon oggi conservata nella Schorr Collection. -
Lotto 38 Jan van Huchtenburgh
(Haarlem 1647 - Amsterdam 1733)
Battaglia Olio su tela cm. 65,5x84,5. Con cornice -
Lotto 39 Artista attivo a Firenze, seconda metà XVII secolo
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Coppia di grandi nature morte con bouquet di fiori in vasi di metallo istoriati Olio su tela cm. 134x96 cad. Con cornice Collezione privata, Roma. -
Lotto 40 Antonio Badile
(Verona 1518 ca. - 1560)
Ritratto di Girolamo della Torre Olio su tavola di quercia cm. 23x16,5. Con cornice antica ebanizzata La tavola reca al retro iscrizione antica: "M.D.L.I. / [...]HIERONYMVS TVRRIANVS / PRAEPOSITVS ECCLESIAE / VERONEN . PRIMVS". Al centro del tavola monogramma con data: "A. B. 1552" e numero di inventario: "590".
Formatosi probabilmente a Verona presso lo zio Francesco, che lo nominò suo erede, Antonio Badile ebbe una bottega fiorentissima, dove passarono i migliori artisti scaligeri della generazione successiva: Battista Zelotti, Orlando Flacco, Dario Varotari e soprattutto Paolo Veronese. Un simile parterre di allievi non lascia dubbi sul prestigio e l'autorevolezza raggiunti da Antonio sulla scena artistica veronese. Noto oggi soprattutto sul versante delle pale d'altare, Antonino Badile fu anche un eccellente ritrattista, come la tavola che qui si presenta dimostra chiaramente, anche se oggi si tratta del segmento più scarno e meno indagato del suo catalogo.
Il personaggio effigiato nel nostro dipinto apparteneva ad un'antica e nobile casata, che alla data dell'opera aveva appena ricevuto dal Senato veneziano il titolo di Conti. L'iscrizione sul verso della tavola ci informa del ruolo ecclesiastico di monsignor Girolamo, reggente della prepositura, che il ritratto di Badile immortala all'incirca cinquantenne. Il bel monogramma si richiama esplicitamente a quello di Dürer, alla pittura del quale Badile si mostra qui particolarmente attento, conferendo al ritratto un'aria singolarmente nordica, introspettiva, severa e minuziosamente realistica. E. SAFARIK, M.I. SAFARIK, Arte Ricercata. Nuovo capitolo del collezionismo mitteleeuropeo, Hradec Kralové 2016, pp. 19-24. Collezione Don Alfondo Falcò de Moura y Valcàrcel, Marchese di Castel Rodrigo, Principe Pio di Savoia; per discendenza agli eredi fino al 1998; collezione privata, Roma. -
Lotto 41 Domenico Fiasella (attribuito a)
(Sarzana 1589 - Genova 1669)
Il sogno di Giacobbe Olio su tela cm. 99x120. Con cornice antica Dipinto in prima tela.
Domenico Fiasella, detto il Sarzana, fu tra i protagonisti della pittura ligure nella prima metà del Seicento, introducendovi, tra l'altro, elementi caravaggeschi di prima mano frutto del suo lungo soggiorno romano (dal 1607 a circa il 1616). Oltre a permettergli un'approfondita conoscenza diretta di tutti gli orientamenti della pittura a Roma di quegli anni, la residenza nell'Urbe gli guadagnò l'attenzione di committenti di primissimo piano, in primis il marchese Vincenzo Giustiniani. Questo inedito Sogno di Giacobbe permette di ammirare alcune qualità tipiche di Fiasella: il caldo colorismo, la studiata regia luministica, col sapiente contrato tra la zona d'ombra occupata dalla figura dormiente sdraiata in primo piano e l'acceso chiarore riservato alla scala con le presenza angeliche sullo sfondo, come pure l'atmosfera di soffuso lirismo, d'accordo col contenuto narrativo dell'episodio biblico. Tra i termini di confronto nel catalogo di Fiasella si possono qui ricordare l'Ebbrezza di Noè (La Spezia, coll. Carispe), Lot e le figlie (La Spezia, coll. privata), e Diana ed Endimione, pure in collezione privata. Collezione privata, Genova. -
Lotto 42 Artista napoletano, seconda metà XVII secolo
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Milizie romane aggrediscono i civili di una città nemica Olio su tela cm. 76,5x124. Con cornice antica Questa scena concitata, che vede un gruppo di soldati romani infierire su alcuni nemici seminudi, mostra una certa influenza del giovane Poussin (Vittoria di Gedeone contro i Medianiti, Roma, Pinacoteca Vaticana) e soprattutto di Aniello Falcone, collocando inequivocabilmente l'autore del dipinto in area napoletana intorno alla metà del Seicento. Diversamente da questi illustri modelli, nella tela è però ignorato qualsiasi filtro classicista e la rappresentazione si sviluppa in modo caotico, con un'evidente sottolineatura dell'efferatezza dell'azione compiuta dai miliziani. La composizione sembra, anzi, rivelare un residuo di suggestioni tardo-manieriste, sul modello di Belisario Corenzio: una combinazione di elementi che si possono rinvenire in attori più defilati della scena artistica napoletana come Carlo Coppola e Scipione Compagno. Collezione privata, Roma. -
Lotto 44 Francesco Lupicini
(Firenze 1590 - Saragoza 1656)
Maria Maddalena penitente Olio su tela cm. 65x51,5. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Sandro Bellesi.
Il dipinto è presente nella Fototeca Zeri (n. inv. 75309).
Questa bella Maria Maddalena penitente è stata riconosciuta da Sandro Bellesi come opera autografa di Francesco Lupicini, pittore fiorentino formatosi nell’ambito di Cristofano Allori e attivo successivamente in Spagna. La santa, immersa in uno spazio scurissimo e raccolta in meditazione davanti a una piccola croce lignea, è resa con forte intensità introspettiva e con una luminosa evidenza plastica che accentua il carattere devozionale dell’immagine.
Come osservato da Bellesi, il dipinto si collega a un nucleo di versioni quasi identiche conservate, tra l’altro, al Palmer Museum of Art della Pennsylvania State University e in una collezione privata newyorkese, confermando l’importanza del tema della Maddalena nella produzione dell’artista. La stesura pittorica, leggermente più franta e materica rispetto agli altri esemplari noti, rivela inoltre affinità con il linguaggio del primo Seicento fiorentino, in particolare con Cristofano Allori, Francesco Curradi e Matteo Rosselli. -
Lotto 45 Giovanni Martinelli
(Montevarchi 1600 - Firenze 1659)
Sibilla Olio su tela cm. 74x60. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'expertise della prof.ssa Francesca Baldassarri.
Questa elegante figura femminile, identificabile in una Sibilla per l’abito all’antica e la presenza dei volumi sul tavolo, è assegnato da Francesca Baldassarri a Giovanni Martinelli e costituisce un significativo ampliamento del catalogo dell’artista nell'ambito dei soggetti "profani".
La composizione, costruita attorno allo sguardo enigmatico della protagonista e alla morbida sensualità dell’incarnato, rivela pienamente il linguaggio raffinato di Martinelli, caratterizzato da pennellate pastose, tonalità brunite e intensi effetti luministici. Come osservato dalla studiosa, stringenti confronti tipologici e stilistici si colgono soprattutto con l’Allegoria della Conoscenza del Sapere Umano, già nella collezione Feroni oggi conservata alle Gallerie degli Uffizi a Firenze (inv. S. Marco e Cenacoli, Feroni, n. 15). -
Lotto 47 Artista attivo a Napoli, seconda metà XVII secolo
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Davide con la testa di Golia Olio su tela cm. 127,5x102,5. Con cornice Questo notevole dipinto testimonia una cultura figurativa vasta e aggiornata alle tendenze più significative della pittura napoletana, romana ed emiliana maturate nel corso del Seicento. Se appaiono percepibili echi da Guido Reni, Lanfranco, Guercino e Domenichino, è soprattutto a Napoli che bisogna rivolgersi per stabilire in modo più puntuale le coordinate dell'autore della tela. In particolare, si segnala un'attenta e personale rielaborazione della pittura di Andrea Vaccaro, Massimo Stanzione, Mattia Preti e Luca Giordano: un complesso di influenze che potrebbe indirizzare verso il Cavaliere Giacomo Farelli, il quale, tra l'altro, annovera tra le opere più riuscite proprio le sue varie redazioni del Davide con la testa di Golia. Collezione privata, Roma. -
Lotto 48 Jacopo Robusti detto il Tintoretto (e aiuti)
(Venezia 1518 - Venezia 1594)
Ritratto di Girolamo Priuli, Doge di Venezia Olio su tela cm. 113x88,5 Il dipinto è accompagnato dalle expertise del prof. Jurgen Winckelmann, del prof. Rodolfo Pallucchini e del prof. Enrico Maria Dal Pozzolo.
l'opera è corredata da un ampio report a seguito di una campagna diagnostica sul dipinto effettuata nel Dicembre 2024 dalla ditta DRIART AG.
Il dipinto è accompagnato dall'Attestato di Libera Circolazione.
Nello studio che accompagna il dipinto, Enrico Maria Dal Pozzolo rileva come in questo potente ritratto si debba individuare la diretta esecuzione di Jacopo Tintoretto nel volto del doge, per la scioltezza della pennellata e la forza plastica tipiche del maestro. Come spesso accadeva nella dinamica produttiva della bottega tintorettesca, le parti meno impegnative dei ritratti ufficiali (dogi in primis, ma anche senatori e procuratori), dopo una prima redazione integralmente o prevalentemente autografa, nelle ulteriori versioni successive erano affidate agli aiuti, che dovevano conservare credibilmente l'imprinting stilistico del maestro. Del ritratto del Doge Girolamo Priuli (in carica del 1 novembre 1559 fino alla morte il 4 novembre 1567) esistono almeno altre tre versioni: quella all'Institute of Art di Detroit, quella già presso il Getty Museum di Malibu e nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia, nessuna delle quali può dirsi integralmente autografa di Jacopo Tintoretto. Anche nella nostra, d'accordo con Dal Pozzolo, la figura del doge e le mani devono essere ricondotte all'intervento di un aiuto, da individuarsi forse in uno dei tre figli di Jacopo che esercitarono la professione di pittori: Domenico, Marco e Marietta. Collezione Marchese Casati Stampa, Soncino; collezione privata, Londra. -
Lotto 49 Mattia Preti
(Taverna 1613 - La Valletta 1699)
Santo apostolo Olio su tela cm. 134x95. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Nicola Spinosa.
Il dipinto reca iscrizione a pennello sul cartiglio al margine destro: "CARNIS RE / SURRECTIO / NEM".
Questa intensa e possente figura di santo è attribuita a Mattia Preti da Nicola Spinosa, che ne colloca l’esecuzione negli anni napoletani dell’artista, tra il 1653 e il 1660, prima del definitivo trasferimento a Malta. Il dipinto, caratterizzato da un forte naturalismo e da una vibrante resa luministica, raffigura un apostolo identificabile probabilmente con san Giuda Taddeo, secondo un’iconografia cara alla produzione matura del Cavalier Calabrese.
Come osserva Spinosa, l’opera presenta stringenti affinità stilistiche con altre tele di soggetto analogo realizzate da Preti negli stessi anni, tra cui la Vocazione di San Matteo della chiesa di San Pietro a Maiella a Eboli, il Convito in casa del fariseo del Museo di Capodimonte e il San Paolo Eremita del Cleveland Museum of Art. La vigorosa costruzione chiaroscurale, l’intensità espressiva del volto e la ricca materia pittorica costituiscono ulteriori elementi a conferma dell’autografia del maestro. -
Lotto 50 Virginia Vezzi o da Vezzo
(Velletri 1601 - Prigi 1638)
Ritratto di giovane gentildonna (Autoritratto?) Olio su tela cm. 60,5x50. Con cornice antica Trasferitasi con la famiglia a Roma nel 1611, Virginia mostrò subito un'eccellente predisposizione artistica, ma non sappiamo con esattezza presso quale bottega avvenne la sua prima formazione. Di sicuro dal 1622 risedette in via Frattina, dove l'anno seguente prese alloggio anche Simon Vouet, appena trasferitosi nell'Urbe, e di lì a poco Virginia iniziò a frequentare la sua bottega divenendo sua egregia seguace. Nel 1624 fu ammessa all'Accademia di San Luca, tra le poche donne a ricevere questo pubblico riconoscimento nel XVII secolo, e nel 1626 si sposò con Vouet nella chiesa di San Lorenzo in Lucina. Nel 1627 la coppia si trasferì a Parigi, dove Virginia continuò a operare come artista e insegnante di disegno, posando a più riprese in opere del marito sino alla morte prematura che la colse nel 1638. Il bellissimo dipinto che qui si presenta può essere ritenuto il suo possibile autoritratto grazie al confronto sia con l'incisione di Claude Mellan con la sua effige, eseguita a Roma nel 1626, sia col disegno che la ritrae eseguito nel 1636 dalla sua allieva Marie Metezeau e oggi al Musée des Beaux-Arts di Rennes.
Simon Vouet (les années italiennes 1613 / 1627), cat. della mostra Nantes - Besançon, 2008 - 2009, Hazan, Vanves 2008, pp. 25-26, fig. 5. Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma.