Asta 68 - Dipinti di pregio del XIX e XX secolo

Pre-Asta Asta 68 - Dipinti di pregio del XIX e XX secolo

venerdì 15 maggio 2026 ore 15:00 (UTC +01:00)
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  • Guglielmo Ciardi - "Feltre 1891"
    Lotto 25

    Guglielmo Ciardi
    Venezia 1842-1917

    "Feltre 1891"
    Olio su tela cm 41x51 firmato in basso a sx G.Ciardi

    - Guglielmo Ciardi nacque a Venezia il 13 settembre 1842 da Giuseppe, funzionario statale, e da Teresa De Bei. Dopo aver completato gli studi al collegio di Santa Caterina, decise di dedicarsi alla pittura e si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove fu allievo di Federico Moja per la prospettiva e di Domenico Bresolin per il paesaggio. L’insegnamento di Bresolin, attento alla resa diretta della natura e all’osservazione dal vero, segnò profondamente la sua formazione.Nel 1868 intraprese un viaggio fondamentale che lo portò prima a Firenze, poi a Roma e a Napoli. A Firenze venne a contatto con l’ambiente dei Macchiaioli e con artisti come Telemaco Signorini, che lo influenzarono nella ricerca di una pittura più libera e luminosa. A Napoli conobbe la Scuola di Posillipo e quella di Resina, che gli offrirono nuovi spunti per un naturalismo di impronta verista. Al suo ritorno a Venezia, Ciardi trovò nella laguna e nelle campagne del Veneto un inesauribile motivo d’ispirazione, ritraendo scorci di vita rurale, riflessi d’acqua, cieli ariosi e atmosfere vibranti di luce.Nel 1874 sposò Linda Locatelli, con la quale ebbe quattro figli, tra cui Beppe ed Emma, entrambi destinati a seguire la sua strada artistica. La sua carriera proseguì con grande successo: partecipò a numerose esposizioni in Italia e all’estero, ottenendo premi e riconoscimenti, tra cui la medaglia d’oro all’Esposizione di Nizza del 1883 e quella di Berlino nel 1886 con il dipinto Messidoro, oggi conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.Nel 1894 fu nominato docente di vedute di paese e di mare all’Accademia di Belle Arti di Venezia, succedendo al suo maestro Bresolin, e divenne membro della commissione della Biennale di Venezia, ruolo che ne consacrò l’autorevolezza nel panorama artistico italiano. La sua pittura, pur radicata nella tradizione veneta del vedutismo, seppe rinnovarsi attraverso una sensibilità luministica moderna: i suoi paesaggi della laguna, delle colline trevigiane e delle montagne venete si distinguono per la freschezza cromatica e la capacità di restituire la verità dell’atmosfera.Negli ultimi anni, nonostante problemi di salute che lo colpirono duramente, continuò a dipingere con coerenza e passione. Nel 1915 ricevette la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di San Francisco, ulteriore riconoscimento alla sua lunga carriera. Morì a Venezia il 5 ottobre 1917, dopo una vita interamente dedicata all’arte e alla natura.Guglielmo Ciardi rimane una delle figure centrali della pittura veneta dell’Ottocento. La sua opera, sospesa tra tradizione e modernità, traduce con autenticità e poesia l’incontro fra la luce e l’acqua, tra l’osservazione quotidiana e la visione lirica del paesaggio. Le sue tele, oggi conservate nei principali musei e collezioni italiane, continuano a testimoniare la grandezza di un artista che seppe trasformare la laguna e la campagna veneta in un linguaggio universale di luce e silenzio.

  • Giuseppe Canella - "Piazza a Firenze"
    Lotto 26

    Giuseppe Canella
    Verona 1788 - Firenze 1847

    "Piazza a Firenze"
    Olio su lastra di zinco cm 34x26,5 firmato in basso a sx G.Canella

    - Giuseppe Canella è stato un pittore italiano nato a Verona nel 1788 e morto a Firenze nel 1847, considerato uno dei più importanti vedutisti dell’Ottocento italiano. La sua formazione avvenne inizialmente all’interno dell’ambiente familiare, poiché il padre Giovanni era architetto e scenografo, e fu proprio da lui che ricevette i primi insegnamenti legati al disegno e alla scenografia teatrale. Questo primo contatto con la rappresentazione dello spazio e della prospettiva influenzò profondamente tutta la sua successiva attività artistica.Dopo un periodo di apprendistato tra Verona e altre città del Nord Italia, Canella si avvicinò progressivamente alla pittura di paesaggio, sviluppando un interesse sempre più marcato per la rappresentazione dal vero e per la resa atmosferica dei luoghi. Questo passaggio segnò l’abbandono delle scenografie per dedicarsi completamente alla veduta, genere nel quale avrebbe poi raggiunto i risultati più significativi. Le sue prime opere mostrano già una forte attenzione per la costruzione prospettica e per la descrizione dettagliata dell’ambiente urbano e naturale.Un momento decisivo della sua carriera fu il soggiorno a Venezia, dove entrò in contatto con la grande tradizione vedutista settecentesca, da cui trasse importanti stimoli, pur sviluppando uno stile personale più moderno e attento alla vita contemporanea. Nel 1818 esordì ufficialmente all’Accademia di Brera, presentando alcune vedute che attirarono subito l’attenzione della critica.Successivamente intraprese un lungo periodo di viaggi che lo portarono prima in Spagna e poi a Parigi. Proprio nella capitale francese Canella raggiunse la piena affermazione artistica, partecipando ai Salon e ottenendo importanti riconoscimenti, tra cui una medaglia d’oro. Le sue vedute parigine si distinguono per la capacità di unire la precisione architettonica alla rappresentazione vivace della vita cittadina, con figure inserite in modo naturale all’interno della scena.Rientrato in Italia negli anni Trenta dell’Ottocento, si stabilì a Milano, dove fu accolto come accademico di Brera e continuò la sua attività con grande intensità. In questa fase la sua pittura si concentrò sulle città italiane e sui paesaggi lombardi, mantenendo sempre un equilibrio tra descrizione realistica e sensibilità luministica. Le sue opere di questo periodo mostrano una maturità stilistica consolidata, in cui la veduta diventa anche racconto della vita quotidiana.Negli ultimi anni si dedicò soprattutto ai paesaggi della campagna e dei laghi del Nord Italia, continuando a perfezionare il suo linguaggio pittorico fino alla morte, avvenuta a Firenze nel 1847.

  • Angelo Dall'Oca Bianca - "L'Arena di Verona "
    Lotto 27

    Angelo Dall'Oca Bianca
    Verona 1858 - 1942

    "L'Arena di Verona "
    Olio su tavola cm 24x34.5 firmato in basso a sx A.Dall'Oca Bianca

    - Angelo Dall’Oca Bianca è stato un pittore italiano nato a Verona il 31 marzo 1858 e morto nella stessa città nel 1942. È considerato uno dei principali interpreti della pittura veronese tra Ottocento e Novecento, con una produzione ampia e riconoscibile soprattutto per le scene di genere e le vedute urbane, spesso ambientate nella sua città natale.La sua infanzia fu segnata da condizioni economiche difficili e da una formazione irregolare. In giovane età lavorò come manovale, ma mostrò fin da subito una forte inclinazione per il disegno, che lo portò a intraprendere un percorso artistico quasi autodidatta. Successivamente riuscì a entrare all’Accademia Cignaroli di Verona, dove studiò sotto la guida di Napoleone Nani, formando una solida base tecnica e sviluppando un linguaggio pittorico inizialmente legato al realismo accademico.Un momento decisivo della sua crescita fu il contatto con Giacomo Favretto, che influenzò profondamente la sua pittura, indirizzandolo verso una maggiore libertà cromatica e una rappresentazione più vivace e narrativa della realtà. In questa fase iniziale Dall’Oca Bianca si affermò con opere di genere ambientate nella vita quotidiana veronese, caratterizzate da un forte interesse per la figura umana e per la resa immediata delle situazioni, spesso arricchite dall’uso della fotografia come supporto compositivo.A partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento partecipò con regolarità alle principali esposizioni italiane ed europee, ottenendo un buon successo di pubblico e critica. Le sue opere furono apprezzate per la capacità di unire freschezza narrativa, attenzione al dettaglio e una cromia brillante. In questo periodo la sua produzione si consolidò attorno a soggetti legati alla vita cittadina e alla rappresentazione della società contemporanea, con particolare attenzione alla città di Verona, che divenne uno dei temi centrali del suo lavoro.Tra fine Ottocento e inizio Novecento la sua pittura si aprì anche a nuove influenze, avvicinandosi in parte alle correnti simboliste e divisioniste, pur senza abbandonare completamente la matrice verista. Questo aggiornamento stilistico si riflette in opere più complesse e ambiziose, in cui emergono anche tematiche allegoriche e una maggiore attenzione alla costruzione luministica.Nel corso del Novecento la sua produzione subì un progressivo irrigidimento stilistico e fu oggetto di critiche da parte delle nuove avanguardie, che lo consideravano legato a una visione ormai superata della pittura figurativa. Nonostante ciò, Dall’Oca Bianca continuò a lavorare e a essere molto apprezzato soprattutto nell’ambiente veronese, dove si dedicò anche ad attività culturali e civiche legate alla sua città.Morì a Verona nel 1942Angelo Dall’Oca Bianca è stato un pittore italiano nato a Verona il 31 marzo 1858 e morto nella stessa città nel 1942. È considerato uno dei principali interpreti della pittura veronese tra Ottocento e Novecento, con una produzione ampia e riconoscibile soprattutto per le scene di genere e le vedute urbane, spesso ambientate nella sua città natale.La sua infanzia fu segnata da condizioni economiche difficili e da una formazione irregolare. In giovane età lavorò come manovale, ma mostrò fin da subito una forte inclinazione per il disegno, che lo portò a intraprendere un percorso artistico quasi autodidatta. Successivamente riuscì a entrare all’Accademia Cignaroli di Verona, dove studiò sotto la guida di Napoleone Nani, formando una solida base tecnica e sviluppando un linguaggio pittorico inizialmente legato al realismo accademico.Un momento decisivo della sua crescita fu il contatto con Giacomo Favretto, che influenzò profondamente la sua pittura, indirizzandolo verso una maggiore libertà cromatica e una rappresentazione più vivace e narrativa della realtà. In questa fase iniziale Dall’Oca Bianca si affermò con opere di genere ambientate nella vita quotidiana veronese, caratterizzate da un forte interesse per la figura umana e per la resa immediata delle situazioni, spesso arricchite dall’uso della fotografia come supporto compositivo.A partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento partecipò con regolarità alle principali esposizioni italiane ed europee, ottenendo un buon successo di pubblico e critica. Le sue opere furono apprezzate per la capacità di unire freschezza narrativa, attenzione al dettaglio e una cromia brillante. In questo periodo la sua produzione si consolidò attorno a soggetti legati alla vita cittadina e alla rappresentazione della società contemporanea, con particolare attenzione alla città di Verona, che divenne uno dei temi centrali del suo lavoro.Tra fine Ottocento e inizio Novecento la sua pittura si aprì anche a nuove influenze, avvicinandosi in parte alle correnti simboliste e divisioniste, pur senza abbandonare completamente la matrice verista. Questo aggiornamento stilistico si riflette in opere più complesse e ambiziose, in cui emergono anche tematiche allegoriche e una maggiore attenzione alla costruzione luministica.Nel corso del Novecento la sua produzione subì un progressivo irrigidimento stilistico e fu oggetto di critiche da parte delle nuove avanguardie, che lo consideravano legato a una visione ormai superata della pittura figurativa. Nonostante ciò, Dall’Oca Bianca continuò a lavorare e a essere molto apprezzato soprattutto nell’ambiente veronese, dove si dedicò anche ad attività culturali e civiche legate alla sua città.Morì a Verona nel 1942.

  • Beppe Ciardi - "L'attesa "
    Lotto 28

    Beppe Ciardi
    Venezia 1875 - Quinto di Treviso 1932

    "L'attesa "
    Olio su cartone cm 26x20,5 firmato in basso a dx B.Ciardi

    - Giuseppe "Beppe" Ciardi (1875-1932) è stato un pittore italiano di rilievo, noto per le sue opere paesaggistiche che catturano l'essenza della laguna veneta e della campagna trevigiana. Nato a Venezia il 18 marzo 1875, figlio del pittore Guglielmo Ciardi e di Linda Locatelli, Beppe crebbe in un ambiente profondamente influenzato dall'arte. Suo padre, uno dei principali esponenti del paesaggismo realista veneto, e sua madre, figlia del ritrattista Gianfranco Locatelli, gli trasmisero fin da giovane una passione per la pittura.Fin da bambino, Beppe mostrò un interesse profondo per l'arte, trascorrendo molto tempo nello studio del padre e tentando i suoi primi schizzi. Nel 1896, all'età di 21 anni, si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Venezia, dove fu allievo di Ettore Tito, un noto pittore verista. Durante gli anni accademici, Beppe affinò le sue tecniche pittoriche, sviluppando uno stile personale che univa l'influenza del padre a una sensibilità propria.Nel 1899, Beppe esordì alla Biennale di Venezia con l'opera "Monte Rosa" e il trittico "Terra in fiore", segnando un distacco dalla pittura paterna e avvicinandosi alle tematiche divisioniste espresse da Giovanni Segantini. L'anno successivo, nel 1900, ottenne il premio Fumagalli all'Esposizione della Permanente di Milano con "Traghetto delle Agnelle". Nel 1904 partecipò all'Esposizione internazionale di San Francisco, dove ricevette una medaglia d'argento, e nel 1906 espose undici quadri della serie "Silenzi notturni e crepuscolari" all'Esposizione internazionale del Sempione.Nel 1912, alla X Biennale di Venezia, Beppe tenne una mostra personale con 45 tele, tra cui la nota "I saltimbanchi". Dopo una breve interruzione dovuta alla partecipazione alla Prima Guerra Mondiale, riprese la sua attività artistica, partecipando a numerose Biennali di Venezia, segnate dalla diffusione di movimenti avanguardistici come il Futurismo e l'Espressionismo.Oltre alla pittura, Beppe Ciardi alternò la sua attività artistica con quella di agricoltore, trascorrendo la vita tra Venezia, Canove di Asiago e Quinto di Treviso, profondamente legato alla campagna trevigiana che riprodusse spesso nelle sue opere. La sua produzione artistica comprende numerosi paesaggi, marine e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una luce vibrante e una tecnica pittorica raffinata.Beppe Ciardi morì improvvisamente il 14 giugno 1932 a Quinto di Treviso, dove fu sepolto. La moglie Emilia Rizzotti, modella di numerosi suoi lavori, raccolse una grande quantità di opere presso Villa Ciardi, istituendo una collezione che terminò con la cessione delle opere da parte degli eredi. Nel tempo, furono organizzate diverse mostre postume, tra cui nel 1932 presso la Galleria Pesaro di Milano, nel 1935 alla Biennale di Venezia e al Jeu de Paume di Parigi, nel 1936 presso l'Associazione Nazionale delle Famiglie dei Caduti di Guerra di Milano, nel 1939 al Caffè Pedrocchi di Padova, nel 1953 alla Galleria Giosio di Roma e nel 1983 alla Mostra d’Arte Trevigiana.Le opere di Beppe Ciardi sono oggi conservate in numerose collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.

  • Antonio Paoletti - "Dipingendo sulla riva"
    Lotto 29

    Antonio Paoletti
    Venezia 1834 - Venezia 1912

    "Dipingendo sulla riva"
    Olio su cartone cm 24x34,5 firmato in basso a sx A.Paoletti

    - Antonio Paoletti è stato un pittore italiano nato a Venezia l’8 maggio 1834 e morto nella stessa città il 13 dicembre 1912. È considerato un interprete significativo della pittura di genere veneziana dell’Ottocento, con una produzione incentrata soprattutto sulla rappresentazione della vita quotidiana della laguna e dei suoi abitanti.Figlio di Ermolao Paoletti, studioso, scrittore e artista molto noto nell’ambiente culturale veneziano, Antonio crebbe in un contesto fortemente orientato alle arti e alla cultura. Questo ambiente familiare favorì il suo precoce avvicinamento alla pittura, che lo portò a iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove fu allievo di Pompeo Marino Molmenti e si formò all’interno della tradizione figurativa accademica.Fin dai primi anni di attività, Paoletti sviluppò una forte predilezione per le scene di genere, in particolare per quelle ambientate nella Venezia popolare. I suoi dipinti ritraggono spesso bambini, mercanti, pescatori e momenti di vita quotidiana, con uno stile attento alla narrazione e ai dettagli, capace di unire realismo e immediatezza espressiva. La sua pittura si distingue per la capacità di cogliere aspetti vivaci e talvolta affettuosi della vita cittadina, restituendo un’immagine vivace e umana della Venezia ottocentesca.Parallelamente alla pittura di genere, Paoletti si dedicò anche all’arte sacra e alla decorazione ad affresco, realizzando opere per chiese del Veneto. In questi lavori mantenne la stessa attenzione per la composizione chiara e per la resa accurata delle figure, adattando il suo linguaggio alle esigenze della committenza religiosa.Nel corso della sua carriera partecipò a diverse esposizioni nazionali, tra cui quelle di Milano, Torino e Firenze, ottenendo una buona considerazione critica e una discreta fortuna espositiva. Insegnò inoltre presso l’Accademia di Venezia, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di artisti.La sua produzione fu coerente e legata a una visione tradizionale della pittura, lontana dalle avanguardie ma profondamente radicata nella cultura figurativa veneziana del suo tempo. Morì a Venezia nel 1912Antonio Paoletti è stato un pittore italiano nato a Venezia l’8 maggio 1834 e morto nella stessa città il 13 dicembre 1912. È considerato un interprete significativo della pittura di genere veneziana dell’Ottocento, con una produzione incentrata soprattutto sulla rappresentazione della vita quotidiana della laguna e dei suoi abitanti.Figlio di Ermolao Paoletti, studioso, scrittore e artista molto noto nell’ambiente culturale veneziano, Antonio crebbe in un contesto fortemente orientato alle arti e alla cultura. Questo ambiente familiare favorì il suo precoce avvicinamento alla pittura, che lo portò a iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove fu allievo di Pompeo Marino Molmenti e si formò all’interno della tradizione figurativa accademica.Fin dai primi anni di attività, Paoletti sviluppò una forte predilezione per le scene di genere, in particolare per quelle ambientate nella Venezia popolare. I suoi dipinti ritraggono spesso bambini, mercanti, pescatori e momenti di vita quotidiana, con uno stile attento alla narrazione e ai dettagli, capace di unire realismo e immediatezza espressiva. La sua pittura si distingue per la capacità di cogliere aspetti vivaci e talvolta affettuosi della vita cittadina, restituendo un’immagine vivace e umana della Venezia ottocentesca.Parallelamente alla pittura di genere, Paoletti si dedicò anche all’arte sacra e alla decorazione ad affresco, realizzando opere per chiese del Veneto. In questi lavori mantenne la stessa attenzione per la composizione chiara e per la resa accurata delle figure, adattando il suo linguaggio alle esigenze della committenza religiosa.Nel corso della sua carriera partecipò a diverse esposizioni nazionali, tra cui quelle di Milano, Torino e Firenze, ottenendo una buona considerazione critica e una discreta fortuna espositiva. Insegnò inoltre presso l’Accademia di Venezia, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di artisti.La sua produzione fu coerente e legata a una visione tradizionale della pittura, lontana dalle avanguardie ma profondamente radicata nella cultura figurativa veneziana del suo tempo. Morì a Venezia nel 1912.

  • Alessandro Zezzos - "La preghiera "
    Lotto 30

    Alessandro Zezzos
    Venezia 1848 - Vittorio Veneto 1914

    "La preghiera "
    Olio su tela cm 45,5x25 firmato in basso a sx Zezzos

    - Alessandro Zezzos è stato un pittore italiano nato a Venezia nel 1848 e morto a Vittorio Veneto nel 1914. È considerato uno dei più raffinati interpreti della pittura di genere veneziana dell’Ottocento, specializzato in scene ambientate nella vita quotidiana della città lagunare, con particolare attenzione ai costumi, agli interni domestici e ai momenti di vita popolare.Figlio di padre greco e madre veneziana, crebbe in un ambiente culturalmente vivace che contribuì a sviluppare la sua sensibilità artistica e il suo interesse per la rappresentazione della realtà veneziana. Dopo aver completato gli studi classici, si formò presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove entrò in contatto con alcuni dei protagonisti della pittura veneziana dell’epoca, tra cui Giacomo Favretto, Luigi Nono, Guglielmo Ciardi e Alessandro Milesi. In questo ambiente maturò una formazione solida e un orientamento stilistico che lo avvicinò alla pittura di genere.Particolarmente influenzato da Favretto, con il quale ebbe un rapporto di amicizia e scambio artistico, Zezzos sviluppò una pittura vivace e narrativa, spesso ambientata in una Venezia idealizzata del Settecento, secondo un gusto molto diffuso nell’Ottocento. Le sue opere si distinguono per l’attenzione al dettaglio, la resa accurata dei costumi e la capacità di costruire scene animate e teatrali, in cui la figura umana è sempre protagonista.Esordì giovanissimo esponendo nel 1873 alla Promotrice di Venezia, dove presentò opere di genere che ottennero subito attenzione. Negli anni successivi partecipò a numerose esposizioni nazionali e internazionali, tra cui quelle di Milano, Roma e Parigi, consolidando la sua reputazione di acquerellista di grande abilità. Proprio nell’acquerello trovò il mezzo espressivo più congeniale, distinguendosi per una tecnica raffinata e per la capacità di rendere con leggerezza e precisione le atmosfere veneziane.Nel corso della sua carriera realizzò anche vedute e scene di costume, spesso legate alla vita popolare e alla quotidianità della città, alternando soggetti più narrativi ad altri di taglio più intimista. La sua pittura, pur rimanendo legata alla tradizione figurativa ottocentesca, mostra in alcuni momenti una sensibilità più libera nella pennellata e una particolare attenzione agli effetti atmosferici.Negli ultimi anni della sua vita viaggiò e lavorò anche fuori da Venezia, ma rimase sempre profondamente legato alla sua città natale, che continuò a essere la principale fonte di ispirazione della sua opera. Morì nel 1914 a Vittorio VenetoAlessandro Zezzos è stato un pittore italiano nato a Venezia nel 1848 e morto a Vittorio Veneto nel 1914. È considerato uno dei più raffinati interpreti della pittura di genere veneziana dell’Ottocento, specializzato in scene ambientate nella vita quotidiana della città lagunare, con particolare attenzione ai costumi, agli interni domestici e ai momenti di vita popolare.Figlio di padre greco e madre veneziana, crebbe in un ambiente culturalmente vivace che contribuì a sviluppare la sua sensibilità artistica e il suo interesse per la rappresentazione della realtà veneziana. Dopo aver completato gli studi classici, si formò presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove entrò in contatto con alcuni dei protagonisti della pittura veneziana dell’epoca, tra cui Giacomo Favretto, Luigi Nono, Guglielmo Ciardi e Alessandro Milesi. In questo ambiente maturò una formazione solida e un orientamento stilistico che lo avvicinò alla pittura di genere.Particolarmente influenzato da Favretto, con il quale ebbe un rapporto di amicizia e scambio artistico, Zezzos sviluppò una pittura vivace e narrativa, spesso ambientata in una Venezia idealizzata del Settecento, secondo un gusto molto diffuso nell’Ottocento. Le sue opere si distinguono per l’attenzione al dettaglio, la resa accurata dei costumi e la capacità di costruire scene animate e teatrali, in cui la figura umana è sempre protagonista.Esordì giovanissimo esponendo nel 1873 alla Promotrice di Venezia, dove presentò opere di genere che ottennero subito attenzione. Negli anni successivi partecipò a numerose esposizioni nazionali e internazionali, tra cui quelle di Milano, Roma e Parigi, consolidando la sua reputazione di acquerellista di grande abilità. Proprio nell’acquerello trovò il mezzo espressivo più congeniale, distinguendosi per una tecnica raffinata e per la capacità di rendere con leggerezza e precisione le atmosfere veneziane.Nel corso della sua carriera realizzò anche vedute e scene di costume, spesso legate alla vita popolare e alla quotidianità della città, alternando soggetti più narrativi ad altri di taglio più intimista. La sua pittura, pur rimanendo legata alla tradizione figurativa ottocentesca, mostra in alcuni momenti una sensibilità più libera nella pennellata e una particolare attenzione agli effetti atmosferici.Negli ultimi anni della sua vita viaggiò e lavorò anche fuori da Venezia, ma rimase sempre profondamente legato alla sua città natale, che continuò a essere la principale fonte di ispirazione della sua opera. Morì nel 1914 a Vittorio Veneto.

  • Mose Bianchi - "Pensieri"
    Lotto 31

    Mose Bianchi
    Monza 1840 - 1904

    "Pensieri"
    Olio su tavola cm 30,5x22,5 firmato in alto a dx Mose Bianchi

    - Mosè Bianchi nacque a Monza il 13 ottobre 1840 in una famiglia di artisti: il padre, Giosuè, era insegnante di disegno e pittore dilettante, e trasmise al figlio la passione per l’arte. Dopo gli studi tecnici, Mosè si iscrisse nel 1856 all’Accademia di Brera a Milano, dove studiò con Albert Zimmermann e Giuseppe Bertini, affiancando compagni come Filippo Carcano, Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. Nel 1859, spinto dal fervore risorgimentale, partecipò come volontario ai Cacciatori delle Alpi nella seconda guerra d’indipendenza, esperienza che lasciò in lui un’impronta profonda.Terminati gli studi nel 1864, si dedicò alle prime opere di soggetto storico e religioso, caratterizzate da un linguaggio ancora legato al gusto romantico e accademico. Nel 1867 vinse il prestigioso pensionato Oggioni con l’opera La visione di Saul, che gli permise di soggiornare a Venezia e successivamente a Parigi. A Venezia studiò i maestri del Settecento, in particolare Tiepolo, mentre a Parigi entrò in contatto con la pittura brillante e luminosa di Mariano Fortuny. Queste esperienze lo spinsero verso una visione più libera e moderna, incentrata sul colore e sulla luce.Rientrato a Milano, Bianchi divenne presto una figura di spicco nell’ambiente artistico lombardo. Si dedicò a diversi generi: ritratti, scene di genere, affreschi e paesaggi. Tra i suoi lavori più noti figurano gli affreschi di Villa Giovanelli a Lonigo. Negli anni Settanta e Ottanta la sua pittura raggiunse la piena maturità, con opere che uniscono delicatezza atmosferica e sensibilità luministica. Le vedute di Venezia, Chioggia e Milano sotto la neve, come Laguna in burrasca, testimoniano la sua capacità di rendere la vibrazione dell’aria e la poesia della luce.Pur non appartenendo ai movimenti d’avanguardia, Bianchi mostrò un’attenzione moderna per la vita quotidiana e per gli effetti della luce naturale. La sua pennellata libera e la sensibilità cromatica lo posero come anello di congiunzione tra la tradizione accademica e le nuove tendenze pittoriche dell’Ottocento. Fu inoltre consigliere dell’Accademia di Brera e nel 1898 venne nominato direttore dell’Accademia Cignaroli di Verona, segno del grande prestigio raggiunto.Negli ultimi anni la salute precaria lo costrinse a ritirarsi nella sua città natale, dove morì il 15 marzo 1904. L’opera di Mosè Bianchi, vasta e coerente, comprende ritratti, affreschi, acquerelli, incisioni e vedute, tutte attraversate da una profonda attenzione alla luce e alla realtà osservata con sensibilità poetica. È considerato uno dei protagonisti più importanti della pittura lombarda dell’Ottocento, capace di fondere rigore tecnico e intima emozione.

  • Eugenio Spreafico - "Lungo il sentiero "
    Lotto 32

    Eugenio Spreafico
    Monza 1856 - Magreglio 1919

    "Lungo il sentiero "
    Olio su tavola cm 18,5x36,5 firmato in basso a dx Spreafico

    - Eugenio Spreafico è stato un pittore italiano nato a Monza nel 1856 e morto a Magreglio nel 1919. È considerato uno dei principali interpreti del verismo lombardo, con una produzione incentrata soprattutto sul paesaggio e sulla rappresentazione della vita rurale della Brianza e della campagna lombarda.Si formò all’Accademia di Brera a Milano, dove studiò sotto la guida di importanti maestri dell’epoca e acquisì una solida preparazione tecnica. Fin dagli esordi si orientò verso la pittura dal vero, sviluppando un linguaggio fortemente legato all’osservazione diretta della natura e alla resa immediata delle condizioni atmosferiche.A partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento partecipò con regolarità alle principali esposizioni italiane, distinguendosi come pittore di paesaggio e di scene di genere. Le sue opere rappresentano spesso contadini, lavoratrici dei campi e momenti di vita quotidiana, con un taglio realistico ma attento anche alla componente emotiva e narrativa delle scene.Stabilitosi nella zona del lago di Como, trovò nel paesaggio lombardo la sua principale fonte di ispirazione. In questa fase la sua pittura si arricchisce di una maggiore sensibilità luministica e atmosferica, pur mantenendo una forte aderenza alla realtà e una costante attenzione al mondo popolare.Continuò a lavorare fino agli ultimi anni della sua vita, rimanendo fedele a una visione della pittura legata al vero e alla tradizione verista. Morì nel 1919 a MagreglioEugenio Spreafico è stato un pittore italiano nato a Monza nel 1856 e morto a Magreglio nel 1919. È considerato uno dei principali interpreti del verismo lombardo, con una produzione incentrata soprattutto sul paesaggio e sulla rappresentazione della vita rurale della Brianza e della campagna lombarda.Si formò all’Accademia di Brera a Milano, dove studiò sotto la guida di importanti maestri dell’epoca e acquisì una solida preparazione tecnica. Fin dagli esordi si orientò verso la pittura dal vero, sviluppando un linguaggio fortemente legato all’osservazione diretta della natura e alla resa immediata delle condizioni atmosferiche.A partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento partecipò con regolarità alle principali esposizioni italiane, distinguendosi come pittore di paesaggio e di scene di genere. Le sue opere rappresentano spesso contadini, lavoratrici dei campi e momenti di vita quotidiana, con un taglio realistico ma attento anche alla componente emotiva e narrativa delle scene.Stabilitosi nella zona del lago di Como, trovò nel paesaggio lombardo la sua principale fonte di ispirazione. In questa fase la sua pittura si arricchisce di una maggiore sensibilità luministica e atmosferica, pur mantenendo una forte aderenza alla realtà e una costante attenzione al mondo popolare.Continuò a lavorare fino agli ultimi anni della sua vita, rimanendo fedele a una visione della pittura legata al vero e alla tradizione verista. Morì nel 1919 a Magreglio.

  • Ambrogio Preda - "Lugano da Cureggia"
    Lotto 33

    Ambrogio Preda
    Milano 1839 - Davesco ( Lugano ) 1906

    "Lugano da Cureggia"
    Olio su tela cm 23x42 firmato in basso a dx A.Preda

    - Ambrogio Preda (Milano, 1839 - Davesco, 1906) nacque a Milano. Le informazioni sulla sua giovinezza sono scarse, ma si sa che partecipò alla campagna del 1859 insieme allo zio Angelo Trezzini. Frequentò l'Accademia di Brera dal 1853 al 1858. Dal 1866 si stabilì a Davesco, spostandosi raramente, il che limitò forse la sua carriera artistica. Tuttavia, partecipò a diverse mostre in Italia, ricevendo riconoscimenti come una medaglia all'Esposizione artistico industriale di Asti nel 1869 e il premio Mylius nel 1875.Preda era principalmente un pittore di paesaggi, definito "pittore monogamo quasi senza infedeltà" da Adriano Soldini. Nonostante i problemi economici, vendeva le sue opere ai turisti tedeschi. Dipinse raramente ritratti o scene di genere. I suoi paesaggi, spesso vedute precise del lago di Lugano e dintorni, erano popolati da figure umane come contadine, lavandaie e signore con ombrellini, e talvolta animali come mucche, capre e asini.Pur dipingendo dal vero, Preda evitava un verismo banale e mantenne l'interesse nei suoi lavori nonostante la ripetizione dei soggetti. Occasionalmente, si spingeva a Campione, sul lago Maggiore, in Engadina e in Liguria, ma mai sul lago di Como. Sebbene alcuni suoi dipinti raffigurino paesaggi olandesi, probabilmente non visitò mai l'Olanda e potrebbe averli eseguiti da fotografie.Era profondamente amico del ticinese Luigi Monteverde, con il quale trascorse un'estate del 1888 sul Monte Boglia. Monteverde, in un'intervista del 1894, ricordò la loro armoniosa convivenza, affermando che la pittura non li aveva mai divisi.

  • Ambrogio Preda - "Fuori dalla stalla"
    Lotto 34

    Ambrogio Preda
    Milano 1839 - Davesco ( Lugano ) 1906

    "Fuori dalla stalla"
    Olio su tela cm 22x40 firmato in basso a dx A.Preda

    - Ambrogio Preda (Milano, 1839 - Davesco, 1906) nacque a Milano. Le informazioni sulla sua giovinezza sono scarse, ma si sa che partecipò alla campagna del 1859 insieme allo zio Angelo Trezzini. Frequentò l'Accademia di Brera dal 1853 al 1858. Dal 1866 si stabilì a Davesco, spostandosi raramente, il che limitò forse la sua carriera artistica. Tuttavia, partecipò a diverse mostre in Italia, ricevendo riconoscimenti come una medaglia all'Esposizione artistico industriale di Asti nel 1869 e il premio Mylius nel 1875.Preda era principalmente un pittore di paesaggi, definito "pittore monogamo quasi senza infedeltà" da Adriano Soldini. Nonostante i problemi economici, vendeva le sue opere ai turisti tedeschi. Dipinse raramente ritratti o scene di genere. I suoi paesaggi, spesso vedute precise del lago di Lugano e dintorni, erano popolati da figure umane come contadine, lavandaie e signore con ombrellini, e talvolta animali come mucche, capre e asini.Pur dipingendo dal vero, Preda evitava un verismo banale e mantenne l'interesse nei suoi lavori nonostante la ripetizione dei soggetti. Occasionalmente, si spingeva a Campione, sul lago Maggiore, in Engadina e in Liguria, ma mai sul lago di Como. Sebbene alcuni suoi dipinti raffigurino paesaggi olandesi, probabilmente non visitò mai l'Olanda e potrebbe averli eseguiti da fotografie.Era profondamente amico del ticinese Luigi Monteverde, con il quale trascorse un'estate del 1888 sul Monte Boglia. Monteverde, in un'intervista del 1894, ricordò la loro armoniosa convivenza, affermando che la pittura non li aveva mai divisi.

  • Paolo Sala - "Veduta di lago "
    Lotto 35

    Paolo Sala
    Milano 1859 - 1924

    "Veduta di lago "
    Olio su tavola cm 35,5x49,5 firmato in basso a sx Paolo Sala

    - Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924.

  • Leonardo Bazzaro - "Pescatori a Chioggia"
    Lotto 36

    Leonardo Bazzaro
    Milano 1853 - 1937

    "Pescatori a Chioggia"
    Olio su tavola cm 41x60,5 firmato in basso a dx L.Bazzaro

    - Leonardo Bazzaro fu un pittore italiano attivo tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, noto soprattutto per i suoi paesaggi, i ritratti e le scene di vita quotidiana. La sua formazione artistica ebbe inizio in un periodo di fermento culturale, in cui le correnti del realismo e del verismo esercitarono una notevole influenza sui giovani artisti italiani. Durante la sua carriera, Bazzaro si distinse per la capacità di catturare la luce e l'atmosfera, elementi che rendono le sue opere particolarmente evocative e ricche di dettagli naturalistici .Il percorso espositivo del pittore lo vide protagonista in numerose mostre sia in Italia che all’estero, contribuendo così a diffondere il suo stile personale e a consolidare la sua reputazione nell’ambito della pittura di genere e del paesaggio. Pur rimanendo ancorato ai canoni del realismo, Bazzaro sperimentò progressivamente nuove tecniche e linguaggi pittorici, integrando elementi modernisti che evidenziarono la sua capacità di interpretare in chiave personale la realtà circostante .Oggi, le opere di Leonardo Bazzaro sono apprezzate non solo per la loro bellezza formale, ma anche per il valore storico e culturale che rappresentano, testimonianza di un’epoca di importanti trasformazioni artistiche e sociali in Italia. Molte delle sue creazioni sono custodite in collezioni museali e private, continuando a suscitare interesse e ammirazione tra collezionisti e studiosi d’arte.Questa breve biografia intende offrire una panoramica della vita e dell’opera di un artista che, pur essendo stato apprezzato nel suo tempo, oggi rappresenta un importante capitolo della storia della pittura italiana.

  • Federico Sartori - "Le tre vergini 1925"
    Lotto 37

    Federico Sartori
    Milano 1865 - Milano 1938

    "Le tre vergini 1925"
    Olio su tela cm 72x134 firmato in basso a dx Federico Sartori

    - Federico Sartori è stato un pittore italiano nato a Milano il 19 ottobre 1865 e morto nella stessa città il 22 febbraio 1938. La sua figura si colloca tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, in un percorso artistico che lo porta a svilupparsi tra Italia e Argentina, dove trascorse una parte fondamentale della sua carriera.Cresciuto in una famiglia di origini modeste, si avvicinò fin da giovane al disegno, iniziando come apprendista incisore. Successivamente entrò all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove seguì i corsi di Raffaele Casnedi e venne a contatto con l’ambiente artistico milanese dell’epoca, segnato da figure come Bertini, Previati e Morbelli. Questa formazione gli fornì una solida base tecnica e lo introdusse ai principali fermenti della pittura lombarda di fine secolo.Spinto anche da necessità economiche, lasciò l’Italia in giovane età e si trasferì in Argentina, dove iniziò a lavorare presso il Museo de La Plata come disegnatore e pittore. In questo contesto si dedicò a illustrazioni scientifiche e lavori grafici, collaborando anche con istituzioni culturali e partecipando alla vita artistica locale. Successivamente si spostò a Buenos Aires, dove completò la sua formazione e si inserì nell’ambiente accademico e artistico della capitale, diventando insegnante all’Accademia Nazionale di Belle Arti e partecipando a diverse esposizioni di rilievo.Durante la sua permanenza sudamericana sviluppò una pittura caratterizzata inizialmente da influenze divisioniste e simboliste, con una particolare attenzione alla luce e alla resa atmosferica. Espose in importanti rassegne, tra cui l’Esposizione del Centenario di Buenos Aires del 1910, ottenendo riconoscimenti e medaglie, e consolidando la propria posizione nel panorama artistico argentino.Rientrato in Italia nel 1920, si stabilì inizialmente tra Lombardia e Liguria, per poi trasferirsi in Toscana, in particolare a Viareggio, dove entrò in contatto con un vivace ambiente culturale e artistico. Qui proseguì la sua attività pittorica, partecipando a esposizioni e realizzando opere legate anche alla memoria della guerra e alla figura umana, oltre a interventi decorativi e affreschi.Negli anni Venti partecipò nuovamente alla Biennale di Venezia, confermando la continuità della sua ricerca artistica. La sua produzione matura si caratterizza per una sintesi tra esperienza accademica, sensibilità simbolista e attenzione alla rappresentazione del reale, maturata anche grazie all’esperienza internazionale.Federico Sartori morì a Milano nel 1938Federico Sartori è stato un pittore italiano nato a Milano il 19 ottobre 1865 e morto nella stessa città il 22 febbraio 1938. La sua figura si colloca tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, in un percorso artistico che lo porta a svilupparsi tra Italia e Argentina, dove trascorse una parte fondamentale della sua carriera.Cresciuto in una famiglia di origini modeste, si avvicinò fin da giovane al disegno, iniziando come apprendista incisore. Successivamente entrò all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove seguì i corsi di Raffaele Casnedi e venne a contatto con l’ambiente artistico milanese dell’epoca, segnato da figure come Bertini, Previati e Morbelli. Questa formazione gli fornì una solida base tecnica e lo introdusse ai principali fermenti della pittura lombarda di fine secolo.Spinto anche da necessità economiche, lasciò l’Italia in giovane età e si trasferì in Argentina, dove iniziò a lavorare presso il Museo de La Plata come disegnatore e pittore. In questo contesto si dedicò a illustrazioni scientifiche e lavori grafici, collaborando anche con istituzioni culturali e partecipando alla vita artistica locale. Successivamente si spostò a Buenos Aires, dove completò la sua formazione e si inserì nell’ambiente accademico e artistico della capitale, diventando insegnante all’Accademia Nazionale di Belle Arti e partecipando a diverse esposizioni di rilievo.Durante la sua permanenza sudamericana sviluppò una pittura caratterizzata inizialmente da influenze divisioniste e simboliste, con una particolare attenzione alla luce e alla resa atmosferica. Espose in importanti rassegne, tra cui l’Esposizione del Centenario di Buenos Aires del 1910, ottenendo riconoscimenti e medaglie, e consolidando la propria posizione nel panorama artistico argentino.Rientrato in Italia nel 1920, si stabilì inizialmente tra Lombardia e Liguria, per poi trasferirsi in Toscana, in particolare a Viareggio, dove entrò in contatto con un vivace ambiente culturale e artistico. Qui proseguì la sua attività pittorica, partecipando a esposizioni e realizzando opere legate anche alla memoria della guerra e alla figura umana, oltre a interventi decorativi e affreschi.Negli anni Venti partecipò nuovamente alla Biennale di Venezia, confermando la continuità della sua ricerca artistica. La sua produzione matura si caratterizza per una sintesi tra esperienza accademica, sensibilità simbolista e attenzione alla rappresentazione del reale, maturata anche grazie all’esperienza internazionale.Federico Sartori morì a Milano nel 1938.

  • Marco Calderini - "Antica strada Romana a Rapallo 1893"
    Lotto 38

    Marco Calderini
    Torino 1850 - 1941

    "Antica strada Romana a Rapallo 1893"
    Olio su tela cm 69x96,5 firmato in basso a sx M.Calderini

    - Marco Calderini è stato un pittore italiano del XIX e XX secolo, noto per la sua dedizione al paesaggio e per la sua formazione autodidatta. Nato a Torino il 22 luglio 1850, da Michelangelo Calderini, corriere delle Regie Poste, e da Virginia Pernaud, di nazionalità francese, Calderini completò gli studi classici e si iscrisse alla facoltà di lettere presso l'università di Torino. Si diplomò inoltre insegnante di lingua francese nel 1867 e di storia e geografia per le scuole secondarie nel 1869. Indirizzato all'arte da alcuni amici, si iscrisse all'Accademia Albertina di Torino, dove dal 1867 al 1873 frequentò le lezioni di Enrico Gamba, Andrea Gastaldi e del romanticista Antonio Fontanesi, ottenendo una medaglia d'oro nel 1872 a conclusione del corso di paesaggio. Viene presto avviato alla riproduzione di soggetti dal vero dallo stesso Fontanesi, che lo accompagna a dipingere nelle campagne torinesi; a conclusione degli studi accademici, Calderini aprì uno studio con l'amico e collega Francesco Mosso.Si presentò alle mostre annuali della Società Promotrice di Belle Arti di Torino quasi ininterrottamente dal 1870, quando esordì con "Le rive del Po a Torino" e "Le statue solitarie", al 1898: nel 1871 "Sul giardino dei ripari" venne venduto al Principe di Savoia Carignano, nel 1873 "Giardino reale" venne acquistato dalla stessa Società Promotrice. All'Esposizione del 1880 presentò nove tele e si aggiudicò il premio della giuria per "Mattino di luglio", l'anno seguente venne premiato con una medaglia in bronzo all'Esposizione Colombiana di Genova. Nel 1883 ripresentò all'Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma "Le statue solitarie", che venne acquistato dal Governo per la neonata Galleria d'Arte Moderna e partecipò alla mostra di Nizza. L'anno successivo fu all'Esposizione Generale Italiana di Torino (nella quale fu membro del comitato di accettazione e allestimento) con diverse opere, fra le quali "Tristezza invernale", acquistata dal Governo e presentata anche all'Italian Exhibition di Earls Court del 1888, anno nel quale partecipò all'Esposizione Internazionale di Barcellona (ripetuta nel 1907, quando si aggiudicò un riconoscimento). La stessa opera venne premiata nel 1893 al Salon de Paris. Nel 1888 venne premiato con una medaglia d'argento all'Esposizione Internazionale di Barcellona, nel 1889 fu presidente della sezione di pittura del circolo degli artisti di Torino, consigliere della Società Promotrice di Torino e venne premiato con diploma d'onore e stella d'oro all'Esposizione Internazionale di Colonia. Nel 1891 venne scelto dal ministro Pasquale Villari come membro della Commissione permanente di Belle Arti. Nel 1898 partecipò all'Esposizione di Torino con decine di opere, tra le quali "Piogge di Marzo", "Caduta delle foglie" e "Il giardino del palazzo Principe a Genova".Nel contempo, si dedicò con assiduità alla scrittura e alla critica d'arte, collaborando per numerose riviste come "L'Illustrazione Italiana", "La Rassegna nazionale" e la "Gazzetta letteraria di Torino"; nel 1884 pubblicò le "Memorie postume di F. Mosso, pittore", in seguito le monografie dedicate ad artisti contemporanei, come il maestro Antonio Fontanesi (1925), Giovanni Battista Quadrone, Alberto Pasini, lo scultore Vincenzo Vela e Carlo Marochetti (1928). Collaborò alla pubblicazione di tre volumi su Leonardo da Vinci, finanziata dal mecenate russo Fëdor Vasil'evič Sabašnikov, suo grande estimatore che lo volle come compagno per una serie di viaggi in Scozia e Irlanda e operò come consulente di importanti famiglie per l'allestimento delle proprie raccolte d'arte (Collezione Guagno Poma di Biella, Galleria Ricci Oddi di Piacenza, dove non a caso è presente una ricca raccolta delle opere del maestro Fontanesi).Nel 1902 la Società Promotrice di Torino gli dedicò una mostra personale, l'anno dopo espose a Venezia "Estate di San Martino", presentata anche in due occasioni al Salon di Parigi. Sempre nel 1903 partecipò a Brera con "Sole e nebbie in montagna" (Valle d’Aosta) e "Pascoli abbandonati sotto il ghiacciaio del Ruitor", nel 1906 con "Boschetti in autunno", "Dopo la pioggia in montagna" e "Giornata chiara di novembre. Giardino Reale di Torino", nel 1907 con "Autunno in Val di Susa" e "Villa del 1700", nel 1911 con "Sera di novembre sul Po" e "Strada del Piccolo San Bernardo". Nel 1912 venne insignito del premio principe Umberto per il dipinto "Nell'alto Canavese. Prealpi di Piemonte", l'anno successivo fu all'Esposizione Belle Arti di Roma con "Sera di autunno" acquistata dal Comune di Roma, nel 1914 espose a Brera "Alpi e Morene di Valchiusella", l'anno successivo "Il monte Rosa veduto dalle basi del Gran Paradiso", nel 1918 "In Valtournanche" e "Dopo la pioggia. Lago Maggiore".Tra i suoi allievi, il figlio Luigi, nato dal matrimonio con Jeanne Bourgeois (come il primogenito Marco) e Camillo Cabutti.Morì a Torino il 26 febbraio 1941.

  • Ottavio Steffenini - "L'amore di una madre"
    Lotto 39

    Ottavio Steffenini
    Cuneo 1889 - Milano 1971

    "L'amore di una madre"
    Olio su tela cm 83x73 firmato in basso a sx Steffenini

    - Ottavio Steffenini è stato un pittore italiano nato a Cuneo l’8 agosto 1889 e morto a Milano nel 1971. La sua figura si inserisce nel panorama artistico del primo e medio Novecento italiano, con una produzione legata alla pittura figurativa e alla partecipazione attiva alle principali rassegne artistiche del suo tempo.Dopo aver interrotto gli studi classici, si avvicinò alla pittura frequentando l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove fu allievo prima di Gaudenzi e successivamente del pittore spagnolo Bermejo, nel cui studio completò parte della sua formazione. Questa esperienza romana fu fondamentale per consolidare le sue competenze tecniche e indirizzarlo verso una pittura di impianto solido, attenta alla figura e alla costruzione compositiva.Terminati gli studi, lasciò l’Italia ancora giovane e si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto con l’ambiente artistico internazionale. Nel 1912 si spostò in Spagna, dove ebbe modo di conoscere Sorolla, artista che influenzò la sua sensibilità luministica. Successivamente viaggiò tra Martinica e Venezuela, arricchendo ulteriormente la sua esperienza con contatti e suggestioni provenienti da contesti culturali diversi.Dopo la Prima guerra mondiale fece ritorno in Italia e si stabilì a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica matura. Qui iniziò a partecipare con regolarità alle principali esposizioni nazionali, ottenendo riconoscimenti e affermandosi nell’ambiente artistico milanese. Nel 1922 vinse il Premio Canonica alla Biennale di Venezia, segno del suo crescente prestigio.In questo periodo entrò anche in contatto con l’ambiente culturale milanese, diventando insegnante all’Accademia di Brera e contribuendo alla formazione di nuovi artisti. Sempre a Milano fu tra i fondatori del Premio Bagutta insieme a Riccardo Bacchelli, segno del suo coinvolgimento non solo nella pittura ma anche nella vita culturale della città.La sua produzione pittorica si caratterizza per una forte attenzione alla figura umana e per una ricerca che attraversa diverse fasi, influenzata dalle esperienze internazionali e dal confronto con le correnti del Novecento italiano. Le sue opere sono oggi conservate in diverse collezioni pubbliche e private, tra cui le Gallerie d’Arte Moderna di Milano.Ottavio Steffenini morì a Milano nel 1971Ottavio Steffenini è stato un pittore italiano nato a Cuneo l’8 agosto 1889 e morto a Milano nel 1971. La sua figura si inserisce nel panorama artistico del primo e medio Novecento italiano, con una produzione legata alla pittura figurativa e alla partecipazione attiva alle principali rassegne artistiche del suo tempo.Dopo aver interrotto gli studi classici, si avvicinò alla pittura frequentando l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove fu allievo prima di Gaudenzi e successivamente del pittore spagnolo Bermejo, nel cui studio completò parte della sua formazione. Questa esperienza romana fu fondamentale per consolidare le sue competenze tecniche e indirizzarlo verso una pittura di impianto solido, attenta alla figura e alla costruzione compositiva.Terminati gli studi, lasciò l’Italia ancora giovane e si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto con l’ambiente artistico internazionale. Nel 1912 si spostò in Spagna, dove ebbe modo di conoscere Sorolla, artista che influenzò la sua sensibilità luministica. Successivamente viaggiò tra Martinica e Venezuela, arricchendo ulteriormente la sua esperienza con contatti e suggestioni provenienti da contesti culturali diversi.Dopo la Prima guerra mondiale fece ritorno in Italia e si stabilì a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica matura. Qui iniziò a partecipare con regolarità alle principali esposizioni nazionali, ottenendo riconoscimenti e affermandosi nell’ambiente artistico milanese. Nel 1922 vinse il Premio Canonica alla Biennale di Venezia, segno del suo crescente prestigio.In questo periodo entrò anche in contatto con l’ambiente culturale milanese, diventando insegnante all’Accademia di Brera e contribuendo alla formazione di nuovi artisti. Sempre a Milano fu tra i fondatori del Premio Bagutta insieme a Riccardo Bacchelli, segno del suo coinvolgimento non solo nella pittura ma anche nella vita culturale della città.La sua produzione pittorica si caratterizza per una forte attenzione alla figura umana e per una ricerca che attraversa diverse fasi, influenzata dalle esperienze internazionali e dal confronto con le correnti del Novecento italiano. Le sue opere sono oggi conservate in diverse collezioni pubbliche e private, tra cui le Gallerie d’Arte Moderna di Milano.Ottavio Steffenini morì a Milano nel 1971.

  • Alessandro Lupo - "La piccola gressonara"
    Lotto 40

    Alessandro Lupo
    Torino 1876 - 1953

    "La piccola gressonara"
    Olio su tavola cm 35x35 firmato in basso a dx A.Lupo

    - Alessandro Lupo è stato un noto esponente del naturalismo piemontese durante la seconda metà del XIX secolo e i primi anni del XX secolo. La sua formazione artistica è stata influenzata in modo significativo dalla guida di Vittorio Cavalleri, un maestro di grande rilievo nell'ambito artistico dell'epoca.Il suo debutto ufficiale avviene nel 1901 alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, presentando tre studi condotti dal vero. Questo evento segna l'inizio della sua costante partecipazione alle principali mostre d'arte a livello nazionale. Tuttavia, nei primi anni della sua carriera, Lupo è spesso criticato per ciò che alcuni considerano un'eccessiva aderenza ai modelli insegnatigli dal suo maestro, Vittorio Cavalleri.Nonostante le prime opere siano state incentrate principalmente su paesaggi realizzati en plein air, nel corso degli anni Lupo inizia a diversificare i suoi soggetti artistici, fino a specializzarsi come animalista e autore di scene di mercato a partire dagli anni Venti.Un momento significativo nella carriera di Alessandro Lupo è stato nel 1921, quando ha allestito una mostra personale presso la Galleria Vinciana di Milano. Questo evento ha segnato l'inizio di una crescente attenzione critica ed espositiva nei confronti dell'artista. Tuttavia, questa fase positiva è stata bruscamente interrotta dall'esclusione di Lupo dalla Biennale di Venezia nel 1928.Nonostante le critiche sul suo stile artistico, la piacevolezza dei soggetti da lui rappresentati e il suo gusto che sembrava attardato nei confronti dei canoni artistici ottocenteschi gli hanno garantito un successo costante sul mercato dell'arte. La sua opera ha continuato ad essere apprezzata e ricercata dai collezionisti nel corso degli anni, contribuendo così a preservare il suo lascito artistico nel panorama artistico italiano.

  • Alessandro Lupo - "Tramonto a Plateau Rosa"
    Lotto 41

    Alessandro Lupo
    Torino 1876 - 1953

    "Tramonto a Plateau Rosa"
    Olio su cartone cm 30x35 firmato in basso a sx A.Lupo

    - Alessandro Lupo è stato un noto esponente del naturalismo piemontese durante la seconda metà del XIX secolo e i primi anni del XX secolo. La sua formazione artistica è stata influenzata in modo significativo dalla guida di Vittorio Cavalleri, un maestro di grande rilievo nell'ambito artistico dell'epoca.Il suo debutto ufficiale avviene nel 1901 alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, presentando tre studi condotti dal vero. Questo evento segna l'inizio della sua costante partecipazione alle principali mostre d'arte a livello nazionale. Tuttavia, nei primi anni della sua carriera, Lupo è spesso criticato per ciò che alcuni considerano un'eccessiva aderenza ai modelli insegnatigli dal suo maestro, Vittorio Cavalleri.Nonostante le prime opere siano state incentrate principalmente su paesaggi realizzati en plein air, nel corso degli anni Lupo inizia a diversificare i suoi soggetti artistici, fino a specializzarsi come animalista e autore di scene di mercato a partire dagli anni Venti.Un momento significativo nella carriera di Alessandro Lupo è stato nel 1921, quando ha allestito una mostra personale presso la Galleria Vinciana di Milano. Questo evento ha segnato l'inizio di una crescente attenzione critica ed espositiva nei confronti dell'artista. Tuttavia, questa fase positiva è stata bruscamente interrotta dall'esclusione di Lupo dalla Biennale di Venezia nel 1928.Nonostante le critiche sul suo stile artistico, la piacevolezza dei soggetti da lui rappresentati e il suo gusto che sembrava attardato nei confronti dei canoni artistici ottocenteschi gli hanno garantito un successo costante sul mercato dell'arte. La sua opera ha continuato ad essere apprezzata e ricercata dai collezionisti nel corso degli anni, contribuendo così a preservare il suo lascito artistico nel panorama artistico italiano.

  • Gennaro Villani - "Il pittore"
    Lotto 42

    Gennaro Villani
    Napoli 1885 - Milano 1948

    "Il pittore"
    Olio su cartone cm 33x35,5 firmato in basso a dx G.Villani

    - Gennaro Villani è stato un pittore italiano nato a Napoli il 4 ottobre 1885 e morto nella stessa città il 25 dicembre 1948. È considerato una delle figure più significative del Novecento napoletano, interprete di una pittura capace di coniugare osservazione del vero, sensibilità luministica e intensa partecipazione emotiva alla realtà rappresentata.Si formò all’Istituto di Belle Arti di Napoli, dove fu allievo di Michele Cammarano, maestro che gli trasmise una solida impostazione disegnativa e un rigoroso studio del vero, fondato su un impianto chiaroscurale di forte struttura. In ambito accademico entrò inoltre in contatto con Gaetano Esposito e altri artisti della scena napoletana, sviluppando una sensibilità pittorica attenta sia alla costruzione formale sia alla resa atmosferica.Fin dagli esordi partecipò alle principali esposizioni artistiche, esordendo nel 1904 alle Promotrici napoletane e proseguendo poi con una presenza costante nelle rassegne italiane e internazionali. La sua carriera si sviluppò tra Italia e Francia, con un soggiorno parigino tra il 1912 e il 1914 che ebbe un ruolo decisivo nella sua evoluzione stilistica. In questo periodo entrò in contatto con le esperienze dell’impressionismo e delle avanguardie francesi, che contribuirono ad ampliare la sua tavolozza e a rendere più libera la sua espressione cromatica.Nella fase iniziale della sua attività la pittura di Villani è caratterizzata da toni più scuri e da una forte attenzione al dato sociale e umano, mentre l’esperienza francese segna una progressiva apertura verso una maggiore luminosità e una rappresentazione più lirica del paesaggio e della vita quotidiana. Nei suoi dipinti ricorrono spesso scene marine, vedute della costa e momenti di vita popolare, resi con una sensibilità poetica e una particolare attenzione agli effetti della luce.Nel corso degli anni successivi partecipò a numerose esposizioni nazionali e internazionali, consolidando la sua reputazione artistica e ottenendo riconoscimenti in diverse sedi europee e americane. Insegnò inoltre presso accademie di belle arti, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di artisti e mantenendo un ruolo attivo nella vita culturale del suo tempo.Negli anni Trenta la sua pittura subì un’ulteriore evoluzione, avvicinandosi alle ricerche del Novecento italiano e a una maggiore solidità formale, pur senza abbandonare la sua originaria sensibilità luministica. Negli ultimi anni tornò a una maggiore libertà cromatica, chiudendo un percorso artistico coerente ma ricco di trasformazioni.Gennaro Villani morì a Napoli nel 1948Gennaro Villani è stato un pittore italiano nato a Napoli il 4 ottobre 1885 e morto nella stessa città il 25 dicembre 1948. È considerato una delle figure più significative del Novecento napoletano, interprete di una pittura capace di coniugare osservazione del vero, sensibilità luministica e intensa partecipazione emotiva alla realtà rappresentata.Si formò all’Istituto di Belle Arti di Napoli, dove fu allievo di Michele Cammarano, maestro che gli trasmise una solida impostazione disegnativa e un rigoroso studio del vero, fondato su un impianto chiaroscurale di forte struttura. In ambito accademico entrò inoltre in contatto con Gaetano Esposito e altri artisti della scena napoletana, sviluppando una sensibilità pittorica attenta sia alla costruzione formale sia alla resa atmosferica.Fin dagli esordi partecipò alle principali esposizioni artistiche, esordendo nel 1904 alle Promotrici napoletane e proseguendo poi con una presenza costante nelle rassegne italiane e internazionali. La sua carriera si sviluppò tra Italia e Francia, con un soggiorno parigino tra il 1912 e il 1914 che ebbe un ruolo decisivo nella sua evoluzione stilistica. In questo periodo entrò in contatto con le esperienze dell’impressionismo e delle avanguardie francesi, che contribuirono ad ampliare la sua tavolozza e a rendere più libera la sua espressione cromatica.Nella fase iniziale della sua attività la pittura di Villani è caratterizzata da toni più scuri e da una forte attenzione al dato sociale e umano, mentre l’esperienza francese segna una progressiva apertura verso una maggiore luminosità e una rappresentazione più lirica del paesaggio e della vita quotidiana. Nei suoi dipinti ricorrono spesso scene marine, vedute della costa e momenti di vita popolare, resi con una sensibilità poetica e una particolare attenzione agli effetti della luce.Nel corso degli anni successivi partecipò a numerose esposizioni nazionali e internazionali, consolidando la sua reputazione artistica e ottenendo riconoscimenti in diverse sedi europee e americane. Insegnò inoltre presso accademie di belle arti, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di artisti e mantenendo un ruolo attivo nella vita culturale del suo tempo.Negli anni Trenta la sua pittura subì un’ulteriore evoluzione, avvicinandosi alle ricerche del Novecento italiano e a una maggiore solidità formale, pur senza abbandonare la sua originaria sensibilità luministica. Negli ultimi anni tornò a una maggiore libertà cromatica, chiudendo un percorso artistico coerente ma ricco di trasformazioni.Gennaro Villani morì a Napoli nel 1948.

  • Augusto Rey - "Lungo la sponda"
    Lotto 43

    Augusto Rey
    Alessandria d'Egitto 1837 - Livorno 1898

    "Lungo la sponda"
    Olio su tavola cm 21x31 firmato in basso a dx A.Rey

    - Augusto Rey nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1837. Trasferitosi in giovane età a Livorno, studiò nello studio del pittore Betti. Successivamente si trasferì a Firenze, dove si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti, frequentando anche gli studi di artisti come Lega e i Tommasi. Durante la sua formazione, entrò in contatto con i principali esponenti del movimento macchiaiolo, tra cui Silvestro Lega, Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.Nel 1895, Augusto Rey costruì una villa a Crespina, chiamata "La Favorita", situata di fronte alla villa della donna che amava. La villa divenne un punto di ritrovo per gli artisti dell'epoca, che spesso vi soggiornavano. Rey era noto per la sua abilità nel dipingere paesaggi dal vero, unendosi così alla corrente macchiaiola. La sua produzione artistica è relativamente scarsa, e alcune sue opere sono state erroneamente attribuite ad altri artisti più noti.Una delle sue opere più significative, "La raccolta delle olive", è conservata nel Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno. Questo dipinto, che rappresenta contadine al lavoro in un oliveto, è stato donato al museo nel 1899 per lascito testamentario dell'artista.Museo Civico Giovanni Fattori - LivornoAugusto Rey morì nel 1898.

  • Augusto Rey - "Bassa marea"
    Lotto 44

    Augusto Rey
    Alessandria d'Egitto 1837 - Livorno 1898

    "Bassa marea"
    Olio su tavola cm 20x32 firmato in basso a sx A.Rey

    - Augusto Rey nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1837. Trasferitosi in giovane età a Livorno, studiò nello studio del pittore Betti. Successivamente si trasferì a Firenze, dove si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti, frequentando anche gli studi di artisti come Lega e i Tommasi. Durante la sua formazione, entrò in contatto con i principali esponenti del movimento macchiaiolo, tra cui Silvestro Lega, Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.Nel 1895, Augusto Rey costruì una villa a Crespina, chiamata "La Favorita", situata di fronte alla villa della donna che amava. La villa divenne un punto di ritrovo per gli artisti dell'epoca, che spesso vi soggiornavano. Rey era noto per la sua abilità nel dipingere paesaggi dal vero, unendosi così alla corrente macchiaiola. La sua produzione artistica è relativamente scarsa, e alcune sue opere sono state erroneamente attribuite ad altri artisti più noti.Una delle sue opere più significative, "La raccolta delle olive", è conservata nel Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno. Questo dipinto, che rappresenta contadine al lavoro in un oliveto, è stato donato al museo nel 1899 per lascito testamentario dell'artista.Museo Civico Giovanni Fattori - LivornoAugusto Rey morì nel 1898.

  • Augusto Rey - "Sotto i cipressi"
    Lotto 45

    Augusto Rey
    Alessandria d'Egitto 1837 - Livorno 1898

    "Sotto i cipressi"
    Olio su tavola cm 31x22 firmato in basso a dx A.Rey

    - Augusto Rey nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1837. Trasferitosi in giovane età a Livorno, studiò nello studio del pittore Betti. Successivamente si trasferì a Firenze, dove si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti, frequentando anche gli studi di artisti come Lega e i Tommasi. Durante la sua formazione, entrò in contatto con i principali esponenti del movimento macchiaiolo, tra cui Silvestro Lega, Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.Nel 1895, Augusto Rey costruì una villa a Crespina, chiamata "La Favorita", situata di fronte alla villa della donna che amava. La villa divenne un punto di ritrovo per gli artisti dell'epoca, che spesso vi soggiornavano. Rey era noto per la sua abilità nel dipingere paesaggi dal vero, unendosi così alla corrente macchiaiola. La sua produzione artistica è relativamente scarsa, e alcune sue opere sono state erroneamente attribuite ad altri artisti più noti.Una delle sue opere più significative, "La raccolta delle olive", è conservata nel Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno. Questo dipinto, che rappresenta contadine al lavoro in un oliveto, è stato donato al museo nel 1899 per lascito testamentario dell'artista.Museo Civico Giovanni Fattori - LivornoAugusto Rey morì nel 1898.

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Asta 68 - Dipinti di pregio del XIX e XX secolo

Gentili amici e appassionati d’arte,

con l’avvicinarsi dell’estate e della consueta pausa estiva, siamo lieti di presentarvi il catalogo dell’Asta 68, un appuntamento che per noi rappresenta uno dei momenti più importanti e attesi della stagione.


L’asta si terrà sabato 16 maggio alle ore 15:00, con offerte già aperte e attive da subito, sia online sia con il nostro supporto diretto. 

L’inizio della diretta sarà proprio alle ore 15:00 del giorno dell’asta.

Questa edizione propone una selezione particolarmente curata di 45 opere, che riteniamo tra le più significative prima della pausa estiva, per qualità, varietà e interesse collezionistico.


Tra gli artisti presenti segnaliamo, tra gli altri, opere di:

Italo Mus, Eugenio Viti, Teodoro Wolf Ferrari, Luigi Cima, Luigi Serena, Beppe Ciardi, Gaetano Bellei, insieme ad altri autori di grande interesse storico e pittorico.

Come sempre, rimaniamo a vostra completa disposizione per informazioni, condition report, partecipazione telefonica o qualsiasi ulteriore chiarimento.


Con i più cordiali saluti,

Jacopo Minetta

Sessioni

  • 15 maggio 2026 ore 15:00 Sabato, ore 15:00 (1 - 45)

Esposizione

MOSTRA ASTA


La visione delle opere, presso la sede di Brescia, Via Fratelli Cairoli 26, è su appuntamento, via telefono o whatsapp +39 351 3351 356.

Pagamenti e Spedizioni

Contanti fino a 4.999 euro,

assegno circolare,

bonifico bancario,

carta di credito (Potrebbero applicarsi commissioni)


Per ricevere preventivi dettagliati riguardanti le spedizioni, vi invitiamo gentilmente a inviarci una email all'indirizzo aste@galleriasantagiualia.com. Il costo medio delle spedizioni varia solitamente da 40 a 100 euro, a seconda della tecnica e delle dimensioni del dipinto.

Condizioni di vendita

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Commissioni

25% sul prezzo di aggiudicazione.

Rilanci

  • da 0 a 500 rilancio di 25
  • da 500 a 1000 rilancio di 50
  • da 1000 a 5000 rilancio di 100
  • da 5000 a 10000 rilancio di 200
  • da 10000 in avanti rilancio di 500