Pre-Asta ASTA 380 - MOBILI E OGGETTI D'ARTE DAL XIV AL XX SECOLO Con arredi dalle dimore di nobili famiglie romane
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Lotto 121
Orologio da mensola firmato Francesco Muscitelli Roma, metà del XVIII secolo
Altezza x larghezza x diametro: 54 x 42 x 21 cm.
Elegante orologio da mensola in legno di palissandro (Dalbergia spp.) di manifattura italiana, probabilmente romana, con cassa in legno ebanizzato riccamente ornata da montature e decori in bronzo dorato a foglie d’acanto, motivi rocaille e piedini mossi a ricciolo. Il quadrante, in ottone cesellato e argentato, reca al centro l’incisione «Francesco Muscitelli, Roma», verosimilmente riferibile all'orologiaia, rivenditore o al committente attivo nella capitale tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.
Il movimento, a carica manuale con suoneria alle ore e mezze, conserva la chiave originale.
La sommità è sormontata da una presa in bronzo dorato con elementi torniti e cartiglio a volute.
Opera di alta qualità artigianale, rappresentativa del gusto tardo barocco e neoclassico romano, in buono stato di conservazione con normali segni d’uso.
Questo lotto è accompagnato da perizia tecnica rilasciata dal Ce.S.Ar. Centro Studi Archeometrici.
Collezione Conte Luigi Rigi Luperti Rizzo. -
Lotto 122 Tavolo e coppia di sedie con placche in avorio intarsiato Lombardia Seconda metà del XIX secolo
Altezza x diametro tavolo: 92 x 108 cm. Altezza x larghezza x profondità sedie: 114 x 46 x 46 cm. Altezza seduta: 49 cm.
Il tavolo, di forma circolare, poggia su base tornita e riccamente scolpita a motivi vegetali e fitomorfi. Il piano accoglie sei placche in avorio di elefante (Loxodonta Africana) finemente incise, disposte radialmente separate da partiture geometriche ornate da racemi vegetali a motivi di volute e tralci fitomorfi. Immediatamente sotto il piano corre una fascia continua ornata a festone fogliaceo e ovoli, eseguita ad intaglio. La struttura di sostegno è costituita da quattro montanti torniti riuniti da un robusto traverso a crociera sagomato e scolpito a volute. Il tavolo termina con piedi a mensole ricurve a ricciolo. Le placche sul piano raffigurano vedute di celebri città italiane: Roma, Milano, Venezia, il golfo di Napoli, oltre a un paesaggio lacustre identificabile con il lago di Como, nel quale è riconoscibile in primo piano una tipica “Lucia” e, sullo sfondo, probabilmente, Villa Pizzo a Cernobbio. Al centro, entro una placca circolare, compare la rappresentazione della statua del Tevere con Romolo e Remo (oggi al Louvre).
La coppia di sedie è caratterizzata da alti schienali sagomati, conclusi alla sommità da un raffinato elemento intagliato a ventaglio, mentre la superficie è scandita da una rigorosa partitura geometrica di pannelli e cornici in avorio, nei quali si alternano motivi a volute e decorazioni floreali. Al centro campeggia un medaglione circolare entro il quale compaiono figure femminili seminude contornate da tralci fitomorfi.
Le sedute, ampie e piane, riprendono lo schema decorativo dello schienale: un impianto geometrico a riquadri e diagonali che racchiude motivi vegetali stilizzati. Ospitano agli angoli piccoli medaglioni circolari con busti incisi, mentre al centro, entro un rombo, si staglia una figura femminile in movimento, anch’essa avvolta da raffinati motivi a volute. Le gambe, tornite e mosse, presentano una forte plasticità e sono unite da traverse sagomate a H che ne aumentano stabilità. I piedi terminano su elementi a rocchetto, conferendo robustezza e armonia d’insieme.
Andrea Bardelli su Antiqua: https://www.antiquanuovaserie.it/tavolo-in-legno-ebanizzato-con-placche-in-avorio-raffiguranti-vedute-di-citta-italiane-siglate-eg-lombardia-xix-secolo/
Questo lotto, accompagnato da certificato CITES e da perizia tecnica rilasciata dal Ce.S.Ar. Centro Studi Archeometrici, è disponibile per la vendita solo con spedizioni all’interno della Comunità Europea.
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Lotto 123
Tavolo tondo in legno dorato e ebanizzato Roma, inizio XIX secolo
Altezza x diametro: 94 x 123 cm
con basamento composto da quattro gambe a voluta intagliate con motivi fogliacei, girali e decorazioni floreali, arricchite da teste di putto, raccordate da una traversa centrale che culmina in un bouquet di rose. Il legno è lavorato in alternanza di doratura a foglia d'oro e ebanizzatura nera. Il piano circolare è in marmo brecciato di colorazione rosso-bianca, montato su un bordo sagomato in legno ebanizzato che funge da raccordo tra la struttura lignea e il piano lapideo. -
Lotto 124 PIERRE MOULIN
Comò Reggenza francese Parigi, inizio XVIII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 91,5 x 130,5 x 64 cm.
Comò bombato in stile Luigi XV copn iano sagomato in marmo Brèche grigio, lastronato in bois de violette (Dalbergia cearensis, Ducke, 1925) e in bois de rose (Dalbergia spp.) con intarsi a spina.
Decorato con importanti applicazioni in bronzo dorato finemente cesellato e con motivi vegetali e mascheroni femminili sui montanti riporta su tre dei quattro angoli del piano il timbro "PM".
Questo mobile appartiene a un gruppo di commodes a tombeau del modello detto “à pont”, tanto anonime quanto marchiate dai nomi Louis Delaître, Painsun o punzonate con il marchio a ferro “PM”.
Oltre al nostro esemplare, se ne conosce un secondo, di aspetto quasi identico), che reca anch’esso il punzone PM e proviene dall’antica collezione dell’antiquario Jules Couderc e un terzo, il quale, benché privo di tale marchio, può essere attribuito alle commodes realizzate da questo stesso ebanista.
A parte il monogramma PM, la commode dell’antica collezione Jules Couderc presentava anche un’etichetta di “Bertin, marchand et mercier, à la Toison d’Or, rue du Roule”, datata 1722, che permette di datare l’insieme di questi mobili.
Si noterà che i bronzi delle tre commodes si ispirano a quelli di André-Charles Boulle, sia nei mascheroni di Flora usati come bocchette per le serrature, sia nei piedi a forma di zampa di leone, o ancora — sulla commode dell’ex collezione Couderc — nelle cariatidi con teste di mascheroni femminili ornate da palmette.
Inoltre, i tre mobili sono realizzati in impiallacciatura di bois de violette disposta a spina di pesce e sormontati da piani in marmo rosso griotte.
Il punzone PM rimane per il momento piuttosto misterioso: si potrebbero prendere in considerazione almeno tre ebanisti le cui iniziali corrispondono a queste lettere.
Il primo è Pierre Moulin, qualificato come ébéniste a Parigi, residente in Grande-Rue-du-Faubourg-Saint-Antoine nel 1710, quando sposò, il 6 novembre, Jeanne Mainguet.
Era figlio del defunto Pierre Moulin, pittore e verniciatore, e di Geneviève Alexandre, che in seconde nozze aveva sposato François Painsun, anch’egli ébéniste, il quale aveva messo in apprendistato Pierre Moulin il 28 luglio 1700 presso Bernard Van Risen Burgh, altro grande ébéniste del Faubourg Saint-Antoine.
Il secondo potrebbe essere Pierre III Migeon (1665 – circa 1717/1719); infine, il terzo potrebbe essere suo figlio, Pierre IV Migeon (1696 – 1758), che ottenne la maestria verso il 1721 e divenne in seguito uno dei più importanti marchands-ébénistes del Faubourg Saint-Antoine.
Va tuttavia notato che si conoscono solo i marchi per esteso dei due Migeon quindi l’attribuzione piu probabile potrebbe essere quella a Pierre Moulin.
Questo lotto è accompagnato da perizia tecnica rilasciata dal Ce.S.Ar. Centro Studi Archeometrici. -
Lotto 125 Chiara Dynys (Mantova, 1958 - )
Golden Cage 2009
Altezza x larghezza x profondità: 200 x 80 x 80 cm
in acciaio e bronzo con finiture in oro. La gabbia dorata non è solo un elemento di reclusione, ma un volume architettonico che invita lo spettatore a riflettere sui limiti spesso autoimposti in cui l'essere umano si rifugia. Attraverso l'uso di materiali specchianti e metallici, l'artista gioca sull'ambiguità tra preziosità del metallo e durezza della prigione, permettendo alla luce di penetrare e rifrangersi tra le sbarre della scultura.
Il presente lotto è in deposito a Roma presso il proprietario.
Per visionarlo dal vivo contattare:
f.damelio@bertolamifineart.com
c.cipriani@bertolamifineart.com
P. Weiermair (a cura di), DYNYS, Allemandi, 2015, pp. 204-205. -
Lotto 126
Coppia di guéridon romani Luigi XIV Roma, prima metà del XVIII secolo
Altezza x diametro: 106 x 33 cm
in legno intagliato e dorato, presentano un piano circolare sostenuto da un fusto scultoreo di forte impatto plastico. Il sostegno centrale è caratterizzato da una figura di putto, colto in un movimento dinamico mentre si avvinghia a un tronco naturalistico arricchito da foglie e motivi vegetali, elemento che conferisce all’insieme un senso di leggerezza e vivacità. La base tripartita, anch’essa riccamente intagliata, poggia su piedi ferini finemente modellati, tipici del linguaggio decorativo barocco, che garantiscono stabilità e al contempo accentuano il carattere monumentale dell’oggetto. La cintura del piano è ornata da motivi a foglia e decori a rilievo, eseguiti con grande perizia. La doratura, calda e luminosa, valorizza la qualità dell’intaglio e contribuisce a creare un effetto di grande prestigio, rendendo questi guéridon ideali come elementi d’accento in ambienti classici o eclettici: oggetti di alta rappresentanza, pensati originariamente per sostenere sculture, vasi o candelabri, oggi si prestano perfettamente come tavolini decorativi o supporti espositivi. -
Lotto 127
Coppia di vasche XIX secolo
Altezza x larghezza x profondità: 135 x 58 x 61 cm
in marmo giallo venato a forma di valva di conchiglia con sculture in bronzo patinato raffiguranti una figura maschile, una femminile e due volatili.
Il presente lotto è in deposito a Milano presso il proprietario.
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c.cipriani@bertolamifineart.com -
Lotto 128 GIOVANNI ZOFFOLI - GIACOMO ZOFFOLI (1745 - 1805) , (1731 - 1785)
Gruppo scultoreo in bronzo raffigurante Apollo e Centauro XVIII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 47 x 45 x 20 cm
importante composizione di gusto neoclassico opera di Giovanni Zoffoli e suo fratello Giacomo, attivi nella produzione di bronzi da collezione per il Gran Tour, si distinsero per l'eleganza dei modelli e l'influenza neoclassica, come si può vedere in questo gruppo scultoreo raffigurante Apollo, Dio delle arti, guidato dal centauro. Raffinata qualità di fusione e una patina calda. Firmato sul retro "G. Zoffoli F.". -
Lotto 129
Coppia di vetrine dipinte Adam Irlanda, XVIII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 202 x 62 x 44 cm
in legno di satinwood, dipinte sul fronte del pannello centrale in stile Adam, il nome dato all'architettura elaborata dai fratelli Robert Adam (1728–1792) e James Adam (1732–1794) nella seconda metà del Settecento, diffusasi nel Regno Unito e nel Nord America. Con elementi intagliati e dorati eseguiti a mano; alzata ad un'anta vetrata con partiture geometriche neogotiche, cimasa modanata; parte inferiore a un'anta. Ricca decorazione a festoni rosette e motivi classici, montanti scanalati e piedi rastremati. Intagli rifiniti a sgorbia. -
Lotto 130 Francesco di Giorgio Martini (cerchia di) (Siena, 1439 - Siena, 1501)
Busto di Sant'Antonio Abate in terracotta Fine del XV secolo
Altezza x larghezza x profondità: 47 x 45 x 29 cm
presentato secondo la consueta iconografia senese del Quattrocento: i baffi, la lunga barba biforcata e ondulata e la chierica. Il saio di stoffa, legato in vita con la corda, è accompagnato dalla cocolla, una sorta di cappuccio unito a una cappa piuttosto corta, tipica di vari ordini monastici; questa tipologia di vesti prevalsero nell'iconografia medievale. La cocolla rivestiva anche una importanza e un significato simbolici: si riteneva necessario che il monaco morto fosse seppellito nella sua cocolla affinché fosse preservato nell’aldilà dalle insidie dei demoni. Nella mano destra regge un libro, il Vangelo oppure un testo di Regole monastiche che nel medioevo erano erroneamente attribuite al Santo, considerato uno dei fondatori del cenobitismo. Con la sinistra impugna la campanella, suo attributo distintivo, utilizzata anche dagli Antoniani per annunciarsi quando arrivavano per la questua, ovvero la raccolta di elemosine. La campanella è anche un attributo degli eremiti che la usavano per scacciare il demonio e allontanare le tentazioni.
L'attribuzione alla cerchia di Francesco di Giorgio Martini si fonda su diversi elementi. Ciò che colpisce immediatamente è la resa psicologica del volto: Sant’Antonio non è una figura idealizzata, ma un eremita segnato dal tempo e dalla ascesi. La barba, bipartita e mossa da onde profonde e plastiche, richiama direttamente i modelli grafici e scultorei del maestro, insieme alla capacità di trasformare la terracotta, materiale d’elezione della scuola senese per la sua duttilità, in un panneggio che cade con una pesantezza naturale ma studiata. -
Lotto 131
Coppia di vasi in alabastro Urbino, XVI secolo
Altezza x diametro: 44 x 22 cm.
composti di vari pezzi per essere smontati e trasportati con facilità. Il marmo è tagliato sottile e scolpito in modo sublime, con figure di putti reggenti medaglioni con teste di cesari ed altre figure di gusto rinascimentale. Entro questi rarissimi vasi venivano collocate lampade ad olio e posti all'inizio di uno scalone o di un passaggio per illuminare l'ambiente.
Collezione Conte Luigi Rigi Luperti Rizzo. -
Lotto 132
Coppia di colonne in marmo con angeli in bronzo dorato Italia, XVIII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 75 x 11,5 x 11,5 cm.
composte da fusti in marmo rosso Levanto, basamenti in marmo bianco e plinti in verde antico. Capitelli in stile corinzio in alabastro scolpito che sorreggono due angeli in bronzo dorato.
Collezione Conte Luigi Rigi Luperti Rizzo. -
Lotto 133
Scacchiera "Marostica" in argento, diaspro e agata muschiata Anni '90 del XX secolo
La scacchiera è ispirata alla partita a scacchi di Marostica, una rievocazione storica biennale che si svolge nella Piazza degli Scacchi (Piazza Castello) di Marostica, in provincia di Vicenza. La Partita a Scacchi con personaggi viventi mette in scena una leggenda ambientata nel 1454: due nobili locali si contendono la mano di Lionora, figlia del castellano, non mediante duello ma attraverso una nobile partita a scacchi. L’evento moderno, codificato negli anni Cinquanta dallo scenografo Mario Mirko Vucetich, coinvolge centinaia di figuranti in costume, cortei, coreografie e una partita di scacchi rappresentata su una scacchiera monumentale in marmo. Considerata una delle più note rievocazioni italiane, si tiene il secondo weekend di settembre negli anni pari.
Realizzata dalla Microbas, azienda specializzata nella realizzazione di manufatti a cera persa, è stata dunque riccamente modellata utilizzando questo antico metodo di fusione prevedendo un’ampia lavorazione manuale.
Le basi delle figure derivano da modelli creati dallo scultore Federico Monti (1836-1910) e sono eseguite in argento massiccio 925/1000.
Le caselle del piano di gioco sono realizzate in diaspro rosso e agata muschiata, pietre selezionate per il loro contrasto cromatico, in armonia con le tonalità del marmo della storica piazza di Marostica.
La scacchiera è stata realizzata in tiratura limitata di soli 54 esemplari, numero scelto come richiamo simbolico all’anno in cui venne posta la celebre scacchiera di Marostica.
Completa di un cofanetto in legno di ciliegio, ispirato ai manufatti italiani del XIV secolo, arricchito da borchie e chiusure in argento 925/1000.
Tutti i pezzi sono punzonati “925 – e *1852 VI”, corrispondenti alla Microbas srl, Via Gaetano Zancon 5, 36061 Bassano del Grappa (VI)
Dimensioni scacchiera: 5,5 x 40,5 x 40,5 cm
Altezza scacchi: 5-7 cm
Peso scacchiera: 5600 gr circa
Preso scacchi: 2300 gr circa
Dimensioni cofanetto: 15 x 43,5 x 43,5 cm
Peso complessivo: 14 kg circa -
Lotto 134
Coppia di consolle in marmo Roma, fine XVII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 90 x 170 x 42 cm
con piano in rosso Francia e basi in bianco statuario con intarsi in lumachella di Civitavecchia. -
Lotto 135
Commode con intarsi in avorio Lombardia, prima metà del XVIII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 102 x 160 x 72 cm.
con struttura in abete, lastronate e intarsiato in noce, ulivo e legni da frutto con intarsi in avorio di elefante (Elephas maximus Linnaeus, 1758 or Loxodonta africana Blumenbach, 1797).
Il mobile presenta un fronte mosso scandito da tre ampi cassetti e ognuno di esso è arricchito da ricchi motivi fogliati intarsiati, che creano un raffinato gioco policromo tra le essenze lignee e i dettagli in avorio. Le serrature sono originali e conservano anche le originali maniglie ad anello, due per ogni cassetto.
Gli spigoli sono scanditi da montanti verticali intagliati e sagomati, che accompagnano il profilo sinuoso del mobile fino ai piedi a mensola di gusto solido e severo, a testimonianza della tradizione lombarda.
Di particolare pregio è la decorazione a intarsio in avorio e legni, di finezza e complessità notevoli, realizzata sul piano superiore, decorato con scene bucoliche: vi si riconosce la figura di un liutaio in basso a sinistra, quella di un uomo in movimento in basso a destra, e due figure immerse nella natura nella scena centrale, tutti rappresentati con straordinaria cura del dettaglio.
Il presente lotto è in deposito a Piobbico (PU) presso il proprietario.
Per visionarlo dal vivo contattare:
f.damelio@bertolamifineart.com
c.cipriani@bertolamifineart.com
Questo lotto, accompagnato da perizia tecnica rilasciata dal Ce.S.Ar. Centro Studi Archeometrici, è disponibile per la vendita solo con spedizioni all’interno della Comunità Europea.
Collezione Conte Luigi Rigi Luperti Rizzo. -
Lotto 136
Coppia di profili femminili in marmo Roma, XVIII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 25,5 x 21 x 3,5 cm.
raffiguranti volti femminili di profilo, realizzate su pannelli in marmo inseriti entro cornici in legno intagliato e dorato, arricchite da applicazioni in argento sbalzato a motivi ornamentali. Le due figure, rivolte l’una verso l’altra, presentano fisionomie idealizzate di gusto classico e sono rappresentate a mezzo busto, seminude, con acconciature elaborate che si sviluppano in voluminosi intrecci e riccioli raccolti sul capo, ornati da nastri e piccoli elementi floreali. Il dialogo visivo tra i due profili, uno volto verso destra, l’altro verso sinistra, suggerisce un’intenzionalità di coppia allegorica, forse raffigurante figure mitologiche o personificazioni (ad esempio Venere e Flora, o Aurora e Notte), tema caro alla scultura e alla decorazione romana del XVIII secolo.
Collezione Conte Luigi Rigi Luperti Rizzo. -
Lotto 137 Pierre Simon Jaillot (cerchia di)
Corpus Christi in avorio Francia, seconda metà del XVII secolo
Antico Corpus Christi barocco in avorio di elefante finemente scolpito (Loxodonta africana Blumenbach, 1797 o Elephas maximus Linnaeus, 1758) a tutto tondo e composto da quatto parti unite tra loro. La parte di maggiori dimensioni comprende la testa, il busto e le gambe del Cristo e segue la curvatura della zanna di elefante. Le parti minori corrispondono alle braccia e al perizoma, quest’ultimo è inserito tramite due fori scavati nel fianco della figura.
Separatamente sono presenti un cartiglio con il Titulus crucis INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudeorum, che si traduce letteralmente in “Gesù nazareno, re dei giudei”) ed una Vanitas rappresentata dal simbolo del teschio e tibie incrociate. Il teschio è stato il simbolo della morte fin dal 1500.
Vennero successivamente aggiunti sei chiodi in argento avente sulla parte superiore un topazio sfaccettato di quattro carati l’uno di forma tonda incastonato da otto griffe; nell’estremità opposta è presente una filettatura avvitabile a un piccolo dado di quattro lati. I fori sulle mani mettono in luce che gli originali avevano una dimensione ridotta. I chiodi oggi conservati risalgono ad un periodo successivo rispetto alla scultura eburnea, poiché non corrispondono stilisticamente con l’iconografia della scultura.
L’opera è di notevole livello tecnico e ideativo, aspetto evidente anche nei particolari poiché risulta rifinito in ogni dettaglio e questo indicherebbe un livello culturalmente alto sia da parte dell’artista che del committente. La stessa attenzione per i dettagli è riservata anche agli altri elementi. Il cartiglio ha la forma rettangolare posizionato verticalmente con i quattro lati piegati che alludono ad una pergamena o a un foglio, dove sono presenti le lettere IN / RI in rilievo. La figura del teschio e delle due ossa, risultano rifinite e studiate anatomicamente, così come la figura del Cristo. Le braccia distese risultano in una posizione più rialzata, mettendo in evidenza il realismo della figura del Cristo in croce. Il realismo è sottolineato anche dalla muscolatura e dal sistema venoso.
Le mani sono leggermente socchiuse e i fori per i chiodi si trovano più vicini al polso e non al centro della mano.
Le gambe lunghe e snelle mostrano la tensione della figura nei piedi, contratti verso il basso.
Il tronco mostra drammatica tensione; il torace spinto in avanti è contrassegnato dalle costole non eccessivamente marcate, che danno alla figura più armonia. L’addome è rientrante e sul verso è molto marcata la linea e la muscolatura che segue la colonna vertebrale.
La testa è ripiegata verso la spalla destra, rivolta verso l’alto e la morbida e lunga capigliatura ricade sulle spalle; allo stesso modo è realizzata la barba ricciuta che incornicia il volto. Gli occhi sono aperti e rivolti al cielo, la bocca è socchiusa e lascia intravedere parte della dentatura. L’espressione del volto e gli occhi aperti ci permette di ricollocare la figura al Christus triumphans.
Le gambe del Crocifisso sono posizionate in modo parallelo e leggermente flesse verso la parte sinistra della figura, i piedi sono affiancati e inchiodati separatamente, elemento che permette la ricollocazione cronologica.
Le parti intime sono coperte da un perizoma corto sostenuto da un doppio cordone molto sottile; il drappo, stilisticamente non pertinente, è stato molto probabilmente sostituito in epoca successiva.
Altezza x larghezza crocifisso: 44,5 x 34,5 cm
Altezza x larghezza IN | RI: 9,5 x 4,5 cm
Altezza x larghezza teschio: 5,5 x 5,5 cm
Lunghezza tibie incrociate: 9,5 cm
Questo lotto, accompagnato da certificato CITES e da perizia tecnica rilasciata dal Ce.S.Ar. Centro Studi Archeometrici, è disponibile per la vendita solo con spedizioni all’interno della Comunità Europea. (expertise Ce.S.Ar. 2023-159)
Già fornito di Attestato di Libera Circolazione (N. 103657) rilasciato in data 06/10/2025. -
Lotto 138
Busto marmoreo di Giulio Cesare Roma, I sec. a.C. - Italia, XVII-XVIII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 75 x 59 x 23 cm.
Pregevole esempio di scultura sei-settecentesca realizzata con frammenti di sculture classiche.
Nel caso specifico una bella testa marmorea di epoca romana tardo repubblicana (I secolo a.C.), probabilmente raffigurante Giulio Cesare, è stata montata da un anonimo scultore del XVII o XVIII secolo su un busto in pregevole qualità di giallo antico brecciato.
In allegato fronte e retro di una fotografia datata I/II/37 che ne attesta la provenienza dagli arredi di Palazzo Rigi Luperti in Cagli.
Il presente lotto è in deposito a Piobbico (PU) presso il proprietario.
Per visionarlo dal vivo contattare:
f.damelio@bertolamifineart.com
c.cipriani@bertolamifineart.com
Collezione Conte Luigi Rigi Luperti Rizzo. -
Lotto 139
Coppia di monetieri lastronati in tartaruga Roma, XVIII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 153 x 115 x 43,5 cm.
con struttura in pioppo, legno ebanizzato, tartaruga (hawksbill sea turtle, Eretmochelys imbricata, Cheloniidae) e inserti in bronzo, poggianti su basi finemente intagliate.
La coppia di monetieri presenta un impianto architettonico di grande raffinatezza: il fronte articolato in quattro file verticali di cassetti disposti simmetricamente, ciascuno ornato al centro da elemento in tartaruga di forma ovale, circondato da applicazioni in bronzo dorato a volute. Al centro cassetto sormontato da sportello architettonico a timpano, il cui interno cela segreto con tre piccoli cassetti. Lo sportello arricchito al centro da una figura di un guerriero romano per ogni monetiere, inserita entro impianto a edicola che conferisce solennità scenografica alla facciata.
L’insieme decorativo gioca sul contrasto cromatico fra la profondità scura dell’ebano e la luminosità della tartaruga, con tocchi metallici che ne sottolineano i punti focali.
I monetieri poggiano su basi finemente intagliate ciascuna con cassetto, sostenute da quattro elementi a balaustro tornito, uniti da traverse sagomate convergenti al centro in un vaso scolpito, al cui interno si trovano conchiglie decorative.
Il presente lotto è in deposito a Piobbico (PU) presso il proprietario.
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Collezione Conte Luigi Rigi Luperti Rizzo. -
Lotto 140
Monetiere in ebano, pietre dure e bronzo dorato Italia centrale, XVIII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 78 x 120 x 45 cm
dall’impianto architettonico e poggiante su piedi a cipolla. Il fronte è scandito da una triplice fila di cassetti su entrambi i lati, interamente ornati da una campionatura di placche in marmo diaspro. Il fulcro compositivo è costituito dallo sportello centrale a tempio, inquadrato da colonne e impreziosito da intarsi in lapislazzuli. Al centro della nicchia svetta la figura in bronzo dorato di Atena. L’interno dello stipo cela una cassettiera in calcedonio di Volterra. L'intero mobile è arricchito nella parte superiore e nei laterali da finiture e maniglie in bronzo dorato.
L'impiego di pietre dure e campionature di marmi colorati per gli arredi di rappresentanza raggiunse il suo apice tra il XVI e il XVIII secolo. Questa moda si diffuse ampiamente tra le classi altolocate dell'epoca, costantemente alla ricerca di materiali preziosi e da collezione per i propri studioli. In questo esemplare, l'imponente ma elegante struttura dello stipo è arricchita da una ricercata selezione di marmi, pietre dure e bronzi dorati che ne esaltano la complessità architettonica. Si tratta di cifre stilistiche riscontrabili in molti manufatti realizzati tra Firenze e Roma, in particolare nelle celebri manifatture granducali attive sotto la guida di architetti quali Giovanni Battista Foggini (1652-1725) e Diacinto Maria Marmi (1652-1702). -
Lotto 141
Vasca sorretta da putto Fine XIX secolo
Altezza x diametro: 115 x 70 cm
in marmo giallo Verona.
Il presente lotto è in deposito a Milano presso il proprietario.
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c.cipriani@bertolamifineart.com -
Lotto 142
Coppia di portacero in stile Moretto Veneziano Fine XIX secolo - inizi del XX secolo
Altezza x larghezza x profondità: 195 x 55 x 45 cm
Italia settentrionale, raffiguranti un uomo e una donna in abiti esotici, realizzate in legno scolpito e dipinto con finitura policroma e dorata.Le figure poggiano su basi sagomate in legno laccato effetto marmorizzato. -
Lotto 143
Veduta rurale Italia, inizi del XIX secolo
Altezza x larghezza con cornice: 106 x 86 cm
con una figura maschile impegnata in un’attività quotidiana, probabilmente legata al lavoro. L’architettura rustica si integra con la vegetazione che invade parzialmente la scena. La pennellata vibrante, con una tavolozza dominata da toni terrosi, ocra e verdi smorzati, crea una resa luministica, diffusa e atmosferica. L’opera si inserisce nella tradizione della pittura di genere e di paesaggio rurale europea, caratterizzata dall’interesse per scene di vita quotidiana. Cornice dorata coeva.
Firma non identificata. -
Lotto 144 ALASIA BORGHESE (1926 - 2017)
Busto di donna in marmo XX secolo
Altezza x larghezza x profondità: 49 x 14 x 18 cm.
su basamento di marmo quadrato; la Principessa Alasia Borgese ha lavorato, sotto commissione dell'Ambasciatore Eduardo Brazão, al monumento funebre di Cardinal Costa Nunes nella Chiesa di Sant'Antonio dei Portoghesi.
Collezione Conte Luigi Rigi Luperti Rizzo.