40 Selezionati Dipinti dell'800

PANDOLFINI - Borgo degli Albizi (Palazzo Ramirez-Montalvo) 26, 50122 Firenze

40 Selezionati Dipinti dell'800

martedì 17 novembre 2015 ore 15:30 (UTC +01:00)
Lotti dal 25 al 40 di 40
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  • Vincenzo Gemito(Napoli 1852 - 1929)TESTA DI DONNAmatita su cartone, cm...
    Lotto 185

    Vincenzo Gemito
    (Napoli 1852 - 1929)
    TESTA DI DONNA
    matita su cartone, cm 54,5x37
    firmato e datato "1914" in basso a sinistra
    sul retro: etichetta della Galleria d'Arte Spezzacatena di Montecatini
     
    Provenienza
    Collezione Giosi
    Galleria d'Arte Spezzacatena, Montecatini
    Collezione privata
     
    Esposizioni
    Galleria d'Arte Spezzacatena, Montecatini, giugno 1966

  • Odoardo Tabacchi(Valganna 1831 - Milano 1905)MOSCA CIECAmarmo, alt. cm...
    Lotto 186

    Odoardo Tabacchi
    (Valganna 1831 - Milano 1905)
    MOSCA CIECA
    marmo, alt. cm 78
    firmato e locato "Torino"
     
    Provenienza
    Collezione privata, Bologna
     
    Bibliografia
    Pittura e scultura in Piemonte, 1842-1891. Catalogo cronografico illustrato della Esposizione retrospettiva, a cura di A. Stella, Torino 1893, p. 368
    C. Corradino, Odoardo Tabacchi. Commemorazione letta all'Accademia Albertina di belle arti il 19 febbraio 1911, Torino 1911, p. 22
    M. De Micheli, La scultura dell'ottocento, Torino 1992, p. 140
    A. Panzetta, Scultura italiana tra XIX e XX secolo, catalogo della mostra (Galleria Giordani, Bologna, 1996-1997), I, Bologna 1996, p. 110
     
     
    "Verosimilmente identificabile con l’opera ricordata da Stella e Corradino, la leggiadra figurina femminile che, bendata, tende il braccio destro in avanti nel gioco della mosca cieca, è parte di quella produzione di Tabacchi meno impegnata, ma di elevatissima qualità, destinata ad un pubblico borghese tendenzialmente antibigotto. Sono figure di giovani donne che, seducenti, con finto candore si offrono agli sguardi esprimendo una gioia di vivere essenzialmente fisica.
    In questo marmo, l’eccezionale naturalismo che contraddistingue lo scultore che ha formato i migliori artisti usciti dall’Accademia Albertina di Torino, pare votato ad un maggiore e più maturo controllo delle superfici scabre e dei valori pittorici, a favore di un verismo più elegante, suadente e di sicura presa sul pubblico. Le carni splendide, delicate e molli, la finitezza morbida delle vesti e la sensualità colta e signorile in cui vive questo soggetto, portano ad accostarlo alle notissime Tuffolina e Cica-cica, quest’ultima esposta a Torino nel 1884 e a Milano nel 1886".
     
    (A. Panzetta, Scultura italiana tra XIX e XX secolo, catalogo della mostra (Galleria Giordani, Bologna, 1996-1997), I, Bologna 1996, p. 110)

  • Donato Barcaglia(Pavia 1849 - Roma 1930)BISCOTTINO!marmo, alt. cm 94, su base...
    Lotto 187

    Donato Barcaglia

    (Pavia 1849 - Roma 1930)

    BISCOTTINO!

    marmo, alt. cm 94, su base in marmo, alt. cm 4,5

    firmatoProvenienzaCollezione privataFiglio di un impiegato governativo, compiuti gli studi classici frequenta l'Accademia di Brera sotto la guida di Abbondio Sangiorgio. Dopo una partenza tardo neoclassica e prediligendo soprattutto il marmo come materia di espressione, la produzione di Barcaglia si adegua con disinvoltura al gusto del momento e in generale inclina a un mitigato verismo. A capo di un atelier affollatissimo di allievi e aiuti, personaggio tra i più in vista della sua epoca, è quasi sempre presente nelle commissioni esaminatrici dei concorsi pubblici, elegante e assiduo frequentatore del grande mondo. Diviene clamorosamente noto a diciassette anni per il suo Vendemmiatore, acquistato dalla Società di Belle Arti nel 1866 e in seguito, per volontà del principe Umberto, collocato nel Palazzo Reale di Milano. In tal modo lo scultore inizia la sua carriera che sarà lunga e ricca di riconoscimenti. Socio onorario dell'Accademia di Brera e di Urbino, cavaliere della Legion d’onore e grande ufficiale della Corona d’Italia, è particolarmente attivo nel campo della scultura funeraria (numerose opere per i cimiteri monumentali di Milano e Trieste) e pubblico-celebrativa. Tra i monumenti più importanti da lui eseguiti si ricordano quelli a Vittorio Emanuele II a Intra, al generale Medici a Milano, a Candiani a Turate e ai Caduti a Paderno Dugnano. Molto fertile è anche l'attività espositiva, all'Internazionale di Vienna del 1873 espone e viene premiato per la Bolla di sapone mentre nel 1875, con Amore accieca, ottiene la gran medaglia d’oro all'Esposizione fiorentina. Nello stesso anno espone e viene premiato a Santiago del Cile, mentre l'anno seguente presenta con successo La vita che cerca di trasmettere il tempo (oggi nel Museo Revoltella di Trieste insieme a La vergogna del 1871) alla mostra di Filadelfia. Nel 1881 espone ancora a Milano (Lo svegliarsi dei sensi) e viene premiato nuovamente alle mostre di Boston (1883), Londra e Torino (1884), Milano (1887), Pietroburgo (1902 e 1904) e Buenos Aires (1910)".(A. Panzetta, Dizionario degli scultori italiani dell’Ottocento e del primo Novecento, Torino 1994, I, p. 33) "

  • Carlo Bossoli(Davesco (Lugano) 1815 - Torino 1884)PELLEGRINAGGIO ALLA MADONNA...
    Lotto 188

    Carlo Bossoli

    (Davesco (Lugano) 1815 - Torino 1884)

    PELLEGRINAGGIO ALLA MADONNA DELL'ARCO

    tempera su carta riportata su tela, cm 95x66,5

    firmato e datato 1849" in basso a destraCarlo Bossoli fu un disegnatore e un pittore di grande cultura, oltre che un instancabile viaggiatore, già in vita altamente stimato. Non erano tanto le questioni sulle tecniche pittoriche o stilistiche ad interessarlo, quanto piuttosto gli avvenimenti sociali e politici del suo tempo, che come testimone oculare illustrò con matita e pennello in centinaia di disegni e dipinti. Ben composte, precise e suggestive si presentano le sue vedute di città, come ad esempio quelle di Istanbul, Cordova e Lugano, che ne costituiscono preziose testimonianze di vita e costumi dell'epoca - prima dell'avvento della fotografia. Particolarmente impressionanti sono i suoi paesaggi della penisola di Crimea e le scene di battaglia per l'indipendenza e l'unità d'Italia degli anni 1859-61.Bossoli dipingeva con la tempera (dal latino temperare = mescolare) che preparava egli stesso, mescolando pigmenti in polvere con un'emulsione di acqua (con aggiunta di uova o caseina) e olio (di lino, di papavero o di girasole). Utilizzata già anticamente, per esempio per i ritratti delle mummie, a partire dal XV secolo questa tecnica fu soppiantata in Europa occidentale dalla pittura a olio. Invece, in Russia e in Europa orientale la tempera all'uovo rimase la tecnica preferita per la pittura delle icone. Questa tradizione potrebbe quindi aver ispirato Bossoli, che però, come supporto, non utilizzava né tavole, né tele, ma semplicemente carta, applicando una prima mano di fondo su tutti e due i lati del foglio. Per diluire utilizzava acqua (tempera magra), ottenendo un effetto di leggerezza molto simile all'acquerello. La maggiore velocità di asciugatura del colore rispetto alla pittura ad olio, e di conseguenza, la sveltezza dell'esecuzione, rendevano questa tecnica particolarmente idonea al temperamento di Bossoli. "

  • Domenico Morelli(Napoli 1826 - 1901)NELL'HAREMolio su tavola, cm 15x20sul...
    Lotto 189

    Domenico Morelli
    (Napoli 1826 - 1901)
    NELL'HAREM
    olio su tavola, cm 15x20
    sul retro: iscritto "Questo dipinto garantisco / che è di D. Morelli / N. De Corsi"; sul retro del telaio etichetta "Circolo artistico D. Morelli / Torre del Greco / Mostra culturale / 1952"
     
    Provenienza
    Collezione privata
     
    Esposizioni
    Circolo artistico "D. Morelli", Torre del Greco, 1952
     
    Domenico Morelli iniziò a frequentare l'Accademia di Belle Arti di Napoli nel 1836 e i suoi primi dipinti furono improntati all'ideale romantico, con numerosi influssi medievali (fu ispirato in particolare dal poeta inglese Byron).
    Nel 1848 vinse un concorso che gli permise di recarsi a studiare a Roma dove, dopo aver preso parte ai moti del 1848, fu incarcerato per un breve periodo.
    Nel 1850 visitò Firenze dove ricevette il suo primo riconoscimento pubblico per la sua opera Gli iconoclasti. Nel 1855 partecipò, insieme a Francesco Saverio Altamura e Serafino De Tivoli, all'Esposizione Universale di Parigi e, di ritorno a Firenze, prese parte ai dibattiti dei macchiaioli sul realismo pittorico, ciò che lo condusse gradualmente ad assumere uno stile meno accademico e maggiormente libero, soprattutto nell'uso del colore; secondo i critici della pittura napoletana, la sua arte fonde verismo e tardo-romanticismo a modelli neoseicenteschi.
    Negli anni sessanta, ormai tra i pittori italiani più conosciuti della sua epoca, fu nominato consulente del Museo Nazionale di Capodimonte relativamente alle nuove acquisizioni di opere, portando così il suo contributo alla gestione delle collezioni d'arte.
    Nel 1868 ottenne la cattedra d'insegnamento all'Accademia (dove aveva studiato), mutuando il suo interesse ai temi religiosi, mistici e soprannaturali; infatti, di questo periodo è uno dei suoi lavori più celebri, l'Assunzione del Palazzo Reale di Napoli.
    Fu anche uno degli artisti che collaborarono alle illustrazioni della Bibbia di Amsterdam (1895) e, dal 1899 sino alla morte avvenuta nel 1901, fu direttore dell'Accademia di Belle Arti di Napoli.

  • Alessio Issupoff(Viatka (Russia) 1889 - Roma 1957)SOSTA ALL'ABBEVERATOIOolio...
    Lotto 190

    Alessio Issupoff
    (Viatka (Russia) 1889 - Roma 1957)
    SOSTA ALL'ABBEVERATOIO
    olio su tela, cm 70x100
    firmato in basso a sinistra
     
    Provenienza
    Collezione Troubetskoy
    Collezione privata
     
    Aleksej Vladimirovic Issupoff, originario di Vjatke, si trasferì giovanissimo a Mosca per frequentare la Scuola di Pittura, Scultura e Architettura.
    Istruito dai maestri della pittura nazionale russa Valentin Serov e Konstantin Korovin, entrò in contatto con l'impressionismo francese e quindi con la pittura di genere, paesaggistica e ritrattistica.
    Dopo un lungo periodo vissuto in Turkestan nel 1926 si trasferì, per motivi di salute, a Roma.
    L'Italia diverrà il luogo della sua rinascita personale ed artistica. E' l'inizio di un successo che verrà consacrato con una serie di esposizioni personali organizzate nelle più importanti città della Penisola che culmineranno nel 1930 nella XVII Biennale di Venezia dove raggiunse l'apoteosi della sua carriera artistica.
    Rimarrà in Italia fino alla morte sopraggiunta nel 1957, ma nelle sue opere non dimenticò mai la sua tradizione e la sua origine. Continuò a dipingere la Russia che aveva lasciato, che aveva conosciuto nella sua infanzia e nella giovinezza: quella della tundra e delle steppe, della tradizione contadina e della società pre-rivoluzionaria.

  • Aroldo Bonzagni(Cento (FE) 1887 - Milano 1918)A SAN SIROolio su tela, cm...
    Lotto 191

    Aroldo Bonzagni

    (Cento (FE) 1887 - Milano 1918)

    A SAN SIRO

    olio su tela, cm 67,5x82

    firmato in basso a destra

     

    Provenienza

    Collezione privata, MilanoDue secoli fa i nobili milanesi si sfidavano nelle prime corse di galoppo in corso Buenos Aires. La strada che oggi per i milanesi è uno dei templi dello shopping era allora aperta campagna. Ma già nel 1843 veniva costituita la prima Società di Corse lombarda come sezione del circolo dell'Unione e le gare si tenevano su una pista tracciata in piazza d'Armi, alle spalle del Castello Sforzesco. Alla fine dell'Ottocento iniziarono invece le prime corse di trotto in piazza Andrea Doria: i tempi erano maturi perché Milano avesse finalmente un vero Ippodromo. Nel 1886 la scelta della sede più appropriata si orientò sulle grandi distese verdi di San Siro. Il progetto fu affidato all'ingegner Giulio Valerio e dopo quasi tre anni di intensi lavori vide finalmente la luce il tempio dell'ippica milanese: l'Ippodromo di San Siro. Era il maggio del 1888. Per gestire un'attività sempre più articolata, nel 1919 venne costruita la SIRE, Società d'incoraggiamento per le razze equine in Italia. Altri terreni si aggiunsero ai primi, con piste d'allenamento e scuderie. Nel 1920, su progetto dell'architetto Paolo Vietti Violi, fu inaugurato il nuovo ippodromo del galoppo. E cinque anni più tardi, nel 1925, fu la volta dell'ippodromo di trotto. I milanesi poterono così appropriarsi per sempre di un immenso spazio verde, dove alternare alla passione per le corse dei cavalli e il piacere di lunghe passeggiate all'aria aperta.(cfr. M. Moioli, Il giro di Milano in 501 luoghi, Roma 2014, n. 103) 

  • Carlo Corsi(Nizza 1879 - Bologna 1966)FIGURA CON OMBRELLINOolio su cartone,...
    Lotto 192

    Carlo Corsi
    (Nizza 1879 - Bologna 1966)
    FIGURA CON OMBRELLINO
    olio su cartone, cm 49,5x35,5
    sul retro: firmato e datato "1905"
     
    Provenienza
    Collezione privata, Bologna
     
    Bibliografia
    C. Spadoni, Catalogo generale delle opere di Carlo Corsi, 1879-1966, I, Milano 2010, p. 154 n. 1479

  • Aroldo Bonzagni(Cento (FE) 1887 - Milano 1918)LA BALLERINAolio su tela, cm...
    Lotto 193

    Aroldo Bonzagni
    (Cento (FE) 1887 - Milano 1918)
    LA BALLERINA
    olio su tela, cm 81,5x68,5
    firmato in basso a destra
     
    Provenienza
    Collezione privata, Milano

  • Camillo Innocenti(Roma 1871 - Roma 1961)LEDA E IL CIGNOolio su tela, cm...
    Lotto 194

    Camillo Innocenti
    (Roma 1871 - Roma 1961)
    LEDA E IL CIGNO
    olio su tela, cm 54x65
    firmato e locato "Roma" in alto a destra
     
    Provenienza
    Collezione privata, Milano

  • Giulio Salti(Barberino di Mugello 1899 - Carmignano 1984)RITRATTO IN...
    Lotto 195

    Giulio Salti

    (Barberino di Mugello 1899 - Carmignano 1984)

    RITRATTO IN BIANCO

    olio su tela, cm 86x111

    firmato e datato 1931 IX" in basso a sinistra

    sul retro della cornice: etichetta "Reale Accademia del Disegno". Sul retro della carta di copertura: etichetta "Unione fiorentina / 'Firenze fra le due guerre - La pittura' / Palazzo Strozzi Aprile-Maggio 1990"

     

    Provenienza

    Eredi Giulio Salti

     

    Esposizioni

    Firenze fra le due guerre. La pittura, Firenze, Palazzo Strozzi, marzo 1989Giulio Salti nasce a Barberino di Mugello, in provincia di Firenze, nel 1899. Nella sua giovinezza frequenta le scuole tecniche nel capoluogo, manifestando il proprio talento artistico nelle caricature. Costretto a lavorare per mantenersi, diventa impiegato negli uffici tecnici delle Ferrovie, un'occupazione che riuscirà a lasciare, per dedicarsi a tempo pieno alla pittura, solo nel 1949. Privo di una preparazione accademica, elegge come suo maestro il pittore lombardo Giuseppe Amisani, a cui è legato da un rapporto di affetto e di stima. Partecipa a numerose importanti esposizioni, quali la III Biennale Romana nel 1925, la Promotrice di Torino, le Biennali di Venezia del 1924 e 1926, l'Esposizione di Arte Sacra a Roma nel 1950, la Mostra Nazionale d'Arti Figurative di Palazzo Reale a Napoli nel 1951 e la Mostra Internazionale d'Arte di Sanremo nel 1967. Muore a Carmignano nel 1984."…Ma il Salti non ha mai voluto essere uno specialista, essere soltanto un ritrattista; ha anzi voluto dare pieno sfogo alle sue capacità, alla sua fantasia al mondo che interiormente lo agita e che lo porta ad affrontare indifferentemente, con eguale facilità i soggetti più svariati: dai paesaggi alle nature morte, alle composizioni di figure e di oggetti. E tutto ciò egli tratta con una pittura succosa e sanguigna ma semplice ad un tempo, nella quale, ripeto, ha una certa prevalenza il frequente uso della spatola. Soprattutto con questa, infatti, il Salti esalta il colore nelle sue accensioni più vive; con la spatola, che egli alterna magistralmente col pennello, mostra una non comune abilità, costruendo il quadro con tocchi sicuri ed eleganti, estrosi ed incisivi. Da questo suo procedere tecnico spigliato e fresco derivano la gioia e la felicità dei suoi colori vivaci, spesso puri e violenti, festosi e contrastati, quando sono tesi ad esprimere, esasperandolo, il suo sogno di luce; colori tenui e modulati in altri casi, come quando accompagnano le linee morbide e flessuose di un ritratto femminile".(A. Nocentini, Giulio Salti, Firenze 1968, p. V) "

  • Moses Levy(Tunisi 1885 - Viareggio 1968)VIAREGGIOolio su cartoncino, cm...
    Lotto 196

    Moses Levy

    (Tunisi 1885 - Viareggio 1968)

    VIAREGGIO

    olio su cartoncino, cm 35,5x26,5

    sul retro: firmato e titolatoProvenienzaCollezione privata 

  • Carlo Corsi(NIZZA 1879 - BOLOGNA 1966)PICCOLA SPIAGGIAolio su cartone, cm...
    Lotto 197

    Carlo Corsi
    (NIZZA 1879 - BOLOGNA 1966)
    PICCOLA SPIAGGIA
    olio su cartone, cm 30x16,5
    firmato e datato "928" in basso a sinistra
    sul retro: titolato, iscritto "Carlo Corsi / Bologna viale Carducci 7", etichetta "Mostra Antologica di Carlo Corsi, dicembre 1969 - gennaio 1970", etichetta "Ente Premi Roma", timbro "dr. Prof. Lodovico Magugliani"
     
    Provenienza
    Collezione privata, Bologna
     
    Esposizioni
    Mostra Antologica di Carlo Corsi, Roma, dicembre 1969 - gennaio 1970
     
    Bibliografia
    C. Spadoni, Catalogo generale delle opere di Carlo Corsi, 1879-1966, I, Milano 2010, p. 166 n. 685
     
     
     

  • Carlo Corsi(Nizza 1879 - Bologna 1966)QUATTRO FIGUREtempera su compensato, cm...
    Lotto 198

    Carlo Corsi
    (Nizza 1879 - Bologna 1966)
    QUATTRO FIGURE
    tempera su compensato, cm 101x73
    sul retro: etichetta "XXIX Biennale Internazionale d'Arte / di Venezia 1958 / 19 81", etichetta "Associazione Francesco Francia / Mostra antologica di Carlo Corsi / Bologna 1964 - Museo Civico"
     
    Provenienza
    Collezione privata, Bologna
     
    Esposizioni
    XXIX Biennale Internazionale d'Arte, Venezia, 1958
    Mostra antologica di Carlo Corsi, Museo Civico, Bologna, 1964
     
    Bibliografia
    C. Spadoni, Catalogo generale delle opere di Carlo Corsi, 1879-1966, I, Milano 2010, p. 295 n. 943

  • Giovan Battista Crema(Ferrara 1883 - Roma 1964)PIERROT E LA BALLERINAolio su...
    Lotto 199

    Giovan Battista Crema
    (Ferrara 1883 - Roma 1964)
    PIERROT E LA BALLERINA
    olio su tela, cm 90x89
    firmato in basso a destra
     
    Provenienza
    Collezione privata, Bologna
     
    Nato a Ferrara il 13 aprile del 1883, Giovan Battista Crema manifestò sin da ragazzo una propensione all'attività artistica contrariamente alle aspirazioni del padre che lo voleva avviare agli studi di legge. Il suo primo maestro fu Angelo Longanesi; a sedici anni si recò a Napoli dove si iscrisse all'Accademia di Belle Arti ed ebbe come insegnante Domenico Morelli, il cui insegnamento segnò il giovane artista. Nel 1902 tornò a Ferrara per poi spostarsi a Roma con la madre dopo la morte del padre, in cerca di fortuna. Per il Crema l'arte moderna aveva il vantaggio di possedere tecniche più avanzate rispetto a quella di epoche precedenti ma dimostrava, a suo parere, la decadenza nel tener troppo in conto tale tecnica e poco il pensiero. L'ambiente romano lo accolse subito: strinse amicizia con Ximenes, Sartorio, Petiti, Mancini, Carlandi e si legò al gruppo dei giovani artisti d'avanguardia: Severini, Boccioni, Balla, Prini, Baccarini e Cambellotti. Il giovane Crema, attratto sin da giovane da un idealismo che discendeva direttamente dal realismo storico del Morelli, con un occhio ai Divisionisti e l'altro ai preraffaelliti, realizzò dipinti d'ambientazione ferrarese con gusto dissimile e talora antitetico, privilegiando sia tematiche pregne di un immaginismo gotico e dannunziano sia di un intimistico rimpianto personale. La stilizzazione divisionista era intanto attenuata sempre più alla ricerca di un ideale equilibrio fra realismo rappresentativo e un simbolismo che troverà una significativa emblematizzazione nel ciclo delle opere sulla Prima Guerra Mondiale. Crema fu nominato ufficiale di fanteria e inviato a combattere nelle trincee attorno a Gorizia. Tornò dal fronte con opere che ben esemplificano la sua dualità stilistica tra il realismo grafico-aneddotico e la carica idealistico-divisionista. Al termine della guerra il Crema elaborò una serie di opere significative che presentò alla Biennale Romana nel 1921, dove l'autore riassunse gli echi stilistici della Scapigliatura lombarda, del grande Previati e del Simbolismo Liberty, ma anche della scenografia e del cartellonismo teatrale del Pananti.
    Nel 1922 tenne una grande personale nel palazzo dove era nato, che era poi stato acquistato dal Comune.
    Negli anni Venti il Crema, distante dagli esiti dei divisionisti romani quali Noci e Innocenti, divenne invece il paladino di una pittura in cui il divisionismo è intorbidito da una forte connotazione realista, dove la scomposizione ottica spesso è usata soltanto per ottenere effetti decorativi.

  • Renato Natali(Livorno 1883 - 1979)VEGLIONE AL GOLDONIolio su tavola, cm...
    Lotto 200

    Renato Natali

    (Livorno 1883 - 1979)

    VEGLIONE AL GOLDONI

    olio su tavola, cm 54,5x89,5

    firmato in basso a destraProvenienzaCollezione privata, LivornoIl dipinto raffigura un soggetto molto caro a Natali. Il tema dei Veglioni si rintraccia in opere dei primi anni dell'attività del pittore labronico, che lo ripeterà più volte nel corso della sua carriera. Il Teatro Goldoni di Livorno fu uno degli scenari prediletti dall'artista, come possiamo vedere nelle opere qui riprodotte Figure nel palco e Maschere sul palcoscenico, entrambe in collezione privata.Il dipinto presentato in catalogo è a nostro parere databile tra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta. 

Lotti dal 25 al 40 di 40
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40 Selezionati Dipinti dell'800

Esposizione
FIRENZE
13-16 Novembre 2015
orario 10 – 13 / 14 – 19
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26

Sessioni

  • 17 novembre 2015 ore 15:30 Sessione Unica - dal lotto 161 al lotto 200 (161 - 200)