Pre-Asta Asta 66 - Dipinti selezionati XIX e XX
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Lotto 1 Bruto Mazzolani
Ferrara 1880 - Milano 1949
"Lavoro pomeridiano"
Olio su tavola cm 55x38 firmato in basso a dx Mazzolani
- Bruto Mazzolani nacque a Ferrara nel 1880 in una famiglia già legata al mondo dell’arte: il padre era pittore e restauratore, e fu lui il primo vero maestro del giovane Bruto. Cresciuto in un ambiente in cui il disegno e il colore erano parte della vita quotidiana, si formò presto un gusto per la pittura che lo portò a proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sotto la guida di Domenico Ferri. Dopo questo periodo di formazione accademica si trasferì a Milano, città più dinamica e stimolante, dove iniziò a costruire una carriera autonoma.La sua produzione si orientò fin dagli esordi verso due ambiti principali: la figura e il paesaggio. Nei ritratti e nei nudi femminili emergono un’attenzione marcata ai volumi, alle variazioni della luce sulla pelle e ai giochi di chiaroscuro che modellano le forme. Le pennellate, con il tempo sempre più libere e materiche, rivelano un progressivo distacco dai rigori accademici e una vicinanza alle ricerche più moderne del suo tempo.Parallelamente si dedicò con costanza al paesaggio, prediligendo ambienti lacustri e vedute serene. Il Lago di Como, le sue sponde e piccoli borghi come Lierna furono tra i soggetti più amati. In queste opere Mazzolani interpretò la natura con sensibilità luminosa, cercando il riflesso dell’acqua, la quiete dei cieli, le tonalità delicate che cambiano con le stagioni. Sono dipinti che uniscono realismo e poesia, costruiti su una tavolozza morbida, fatta di passaggi cromatici sfumati.Espose in diverse città italiane e trovò un pubblico attento soprattutto nella borghesia milanese, che apprezzava sia i suoi interni intimi sia le vedute paesaggistiche ricche di atmosfera. Mantenne per tutta la vita una produzione costante e coerente, capace di evolvere senza perdere il legame con le sue radici figurative.Bruto Mazzolani morì a Milano nel 1949. -
Lotto 2 Anselmo Bucci
Fossombrone - 1887 - Monza 1955
"Albicocco fiorifo"
Olio su tavola cm 42x33 firmato in basso a dx Bucci
- Anselmo Bucci, figlio di Achille Muzio, nacque il 23 maggio 1887 a Fossombrone. Dopo aver completato gli studi classici al liceo Marco Foscarini di Venezia, si dedicò al disegno presso la scuola di Francesco Salvini a Este. Nel 1904-05, fu allievo dell'Accademia di Brera a Milano e nel 1906 si trasferì a Parigi, rimanendovi fino al 1915 e concentrando la sua attenzione sull'incisione. Durante questo periodo, realizzò diverse raccolte di incisioni, ispirate alla cultura grafica francese post-impressionista, come "Le petit Paris qui bouge" (1908) e "Paris qui bouge" (1909), ottenendo anche una menzione onorevole al Salon des artistes français nel 1910.Il suo stile si rifletteva sia nelle influenze del post-impressionismo francese che nelle tracce dello studio del Fattori, mantenendo una maniera secca e evitando la retorica. Il periodo parigino segnò un momento significativo per l'arte di Bucci, in cui si avvicinò al gusto di artisti come Jean-François Raffaelli e Pierre Bonnard, influenze evidenti in opere come "L'écraseur," "Touaregs à Paris," "Avenue Rachel," e altre.Durante la prima guerra mondiale, Bucci fu volontario di guerra e documentò la vita sul fronte attraverso incisioni e litografie, come le "Croquis du front italien" (1918) e "Marina a terra" (1918). Dopo la guerra, la sua arte subì un cambiamento significativo. Pur essendo un abile incisore, Bucci decise di esplorare la pittura, orientandosi verso un ritorno al classicismo, in contrasto con le correnti avanguardiste.Nel 1922, Bucci fu il promotore del gruppo "Novecento italiano", che cercava di favorire un orientamento neoclassico. Il suo impegno maggiore in questo periodo fu il dipinto "I pittori" (1921-1924), che rappresentava il suo pensiero antitetico ai movimenti d'avanguardia. Bucci mantenne il suo distacco ideale dalla contemporaneità, sostenendo la preferenza per gli antichi rispetto ai moderni.Nel corso degli anni successivi, Bucci si affermò anche come scrittore, pubblicando opere come "Il libro della Bigia" (1942) e contribuendo con articoli al Corriere della Sera. Morì a Monza il 19 novembre 1955, lasciando un'impronta significativa nell'ambito artistico italiano, con la sua straordinaria vitalità, indipendenza morale e ironia che si manifestava sia nelle sue opere grafiche che nella sua produzione letteraria. -
Lotto 3 Carlo Brancaccio
Napoli 1861 - 1920
"Via di Napoli"
Olio su tela cm 87x38 firmato in basso a dx C.Brancaccio
- Inizialmente aveva studiato matematica, ma a 22 anni abbandonò questi studi per dedicarsi alla pittura. Fu allievo di Eduardo Dalbono. I suoi soggetti principali erano le strade cittadine, i paesaggi marini e terrestri, principalmente vedute di Napoli. Alla Promotrice di Napoli del 1887 espose "Passe-partout" e molti schizzi della città, inclusi gli interni delle chiese. Nel 1888 espose un grande Paesaggio marino di Capri; nel 1889, "Toledo sotto la pioggia"; e nello stesso anno all'Esposizione di Brera a Milano, presentò la "Piazza del Carmine di Napoli". -
Lotto 4 Camillo Besana
Malesco (VB) 1887 - 1941
"Mattina d'inverno in val Vigezzo"
Olio su tavola cm 36x25 firmato in basso a dx C.Besana
- amillo Besana nacque a Malesco, in Valle Vigezzo, il 4 agosto 1887, e si affermò come uno dei principali interpreti del paesaggio alpino italiano dei primi decenni del Novecento. Figlio di Ferrario Balbina e Davide, sin da giovane mostrò una spiccata attitudine per la pittura e frequentò la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini a Santa Maria Maggiore, dove ebbe come maestri figure di rilievo come Pietro Maria Gennari, Dario Giorgis ed Enrico Cavalli. Qui assimilò le tecniche del vero e l’influenza dell’impressionismo francese, sviluppando uno stile personale basato sulla sensibilità cromatica e sulla contemplazione della natura.Dopo gli studi, Besana lavorò come decoratore a Bologna e Torino, esperienze che arricchirono la sua formazione artistica, prima di tornare stabilmente in Valle Vigezzo, dove aprì il proprio studio. La sua produzione si concentrò principalmente sui paesaggi alpini, dalle vallate ai boschi, dai borghi montani ai riflessi mutevoli delle stagioni. Le sue tele trasmettono una calma contemplativa, in cui la natura non è semplicemente rappresentata ma vissuta con intensità emotiva, spesso con una lieve malinconia che ne accentua la poeticità.Oltre ai paesaggi, Besana si dedicò anche agli affreschi e ai ritratti, decorando cappelle votive sparse nella Valle Vigezzo, dove univa la devozione religiosa alla sensibilità artistica. La vita personale dell’artista fu segnata da difficoltà, tra cui la malattia della giovane moglie, che influenzò la sua produzione e il tono delle opere. Nonostante ciò, continuò a esporre con successo in Piemonte e Lombardia, in città come Milano, Torino, Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Novara, nonché in località del vicino Canton Ticino.Camillo Besana morì a Malesco il 7 febbraio 1941 -
Lotto 5 Francesco Lojacono
Palermo 1838 - 1915
"Primavera 1908"
Olio su tela cm 39x27 firmato in basso a sx F.Lojacono
- Francesco Lojacono (Palermo, 16 maggio 1838 – 26 febbraio 1915) è stato uno dei più importanti pittori italiani del XIX secolo, riconosciuto tra i maggiori paesaggisti siciliani. La sua formazione artistica iniziò sotto la guida del padre Luigi, anch'egli pittore, e continuò con Salvatore Lo Forte, un pittore di storia. Nel 1856, grazie a una medaglia d'oro vinta a Palermo, poté trasferirsi a Napoli per perfezionarsi nella scuola dei fratelli Giuseppe e Filippo Palizzi. A Napoli, entrò in contatto con la Scuola di Posillipo e le opere della Scuola di Barbizon, che influenzarono profondamente il suo stile, rendendolo più orientato verso un naturalismo delicato e una profonda attenzione alla luce.Nel 1860, Lojacono partecipò alla Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, combattendo in diverse battaglie, tra cui quella di Milazzo, dove subì una ferita. Nonostante ciò, continuò a combattere fino alla battaglia del Volturno, e nel 1862 fu catturato durante un tentativo di espugnare Roma, ma fu rilasciato poco dopo. Tornato a Palermo, Lojacono divenne un punto di riferimento nell’ambiente artistico locale e nazionale, partecipando a importanti esposizioni internazionali, tra cui quelle di Vienna, Parigi e Londra.Nel 1872, Lojacono divenne professore di paesaggio presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli e, successivamente, a Palermo, dove insegnò dal 1896 fino alla sua morte nel 1915. Le sue opere si concentrano principalmente su paesaggi e marine siciliane, dove la luce e l'atmosfera giocano un ruolo centrale. Tra i suoi innovativi metodi c'è l'uso della fotografia come riferimento per le sue composizioni, combinando studi dal vivo con immagini fotografiche per ottenere un realismo dettagliato e una resa atmosferica di grande impatto.Le opere di Lojacono, tra cui "L'arrivo inatteso" (1883), "Dopo la pioggia" (1886) e "Estate" (1891), sono testimonianze di un’artisticità che esalta la bellezza naturale e la vita quotidiana siciliana, senza enfatizzare le difficoltà sociali ma celebrando la bellezza della vita rurale. Molte delle sue opere sono conservate in importanti istituzioni, come la Galleria Civica di Agrigento e la Galleria d'Arte Moderna di Palermo, e hanno influenzato le generazioni successive di artisti siciliani, consolidando la sua posizione come uno dei protagonisti del panorama pittorico italiano del XIX secolo. -
Lotto 6 Giuseppe Graziosi
Savignano sul Panaro 1879 - Firenze 1942
"Il porto di Genova "
Olio su tavola cm 47x57 firmato in basso a sx G.Graziosi
- Giuseppe Graziosi nacque il 25 gennaio 1879 a Savignano sul Panaro, in provincia di Modena, da Pietro e Angela Marchi. Fin da giovane manifestò una forte vocazione artistica, sostenuta dai mecenati locali, e intraprese gli studi al Regio Istituto di Belle Arti di Modena sotto la guida di Giuseppe Gibellini. Nel 1898 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove approfondì la scultura con Augusto Rivalta e la pittura e l’incisione con Giovanni Fattori, entrando in contatto con artisti come Ardengo Soffici, Oscar Ghiglia, Enrico Sacchetti e Libero Andreotti. Qui maturò uno stile personale che univa la lezione impressionista francese all’osservazione attenta della realtà italiana.La sua carriera fu intensa e poliedrica: parallelamente all’attività di scultore, che gli valse fin da giovane premi importanti e la partecipazione regolare alla Biennale di Venezia, coltivò la pittura e l’incisione, prediligendo temi agresti, scene di vita contadina e ritratti di figure immerse nel paesaggio. La sua arte, aperta alle novità europee ma profondamente radicata nella tradizione italiana, trasmette una vitalità poetica e una sensibilità intensa, in cui la semplicità della vita quotidiana assume valore universale.Negli anni, Graziosi affrontò anche la dimensione monumentale e l’insegnamento, consolidando il suo ruolo nel panorama artistico nazionale della prima metà del Novecento. Le sue opere, caratterizzate da armonia formale e forza espressiva, mostrano l’influenza delle correnti rinascimentali unite a un linguaggio moderno e personale. Molte delle sue creazioni sono oggi conservate nella Gipsoteca “Giuseppe Graziosi” di Modena, che raccoglie sculture, dipinti e incisioni e testimonia la varietà del suo talento.Giuseppe Graziosi morì a Firenze il 2 luglio 1942Giuseppe Graziosi nacque il 25 gennaio 1879 a Savignano sul Panaro, in provincia di Modena, da Pietro e Angela Marchi. Fin da giovane manifestò una forte vocazione artistica, sostenuta dai mecenati locali, e intraprese gli studi al Regio Istituto di Belle Arti di Modena sotto la guida di Giuseppe Gibellini. Nel 1898 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove approfondì la scultura con Augusto Rivalta e la pittura e l’incisione con Giovanni Fattori, entrando in contatto con artisti come Ardengo Soffici, Oscar Ghiglia, Enrico Sacchetti e Libero Andreotti. Qui maturò uno stile personale che univa la lezione impressionista francese all’osservazione attenta della realtà italiana.La sua carriera fu intensa e poliedrica: parallelamente all’attività di scultore, che gli valse fin da giovane premi importanti e la partecipazione regolare alla Biennale di Venezia, coltivò la pittura e l’incisione, prediligendo temi agresti, scene di vita contadina e ritratti di figure immerse nel paesaggio. La sua arte, aperta alle novità europee ma profondamente radicata nella tradizione italiana, trasmette una vitalità poetica e una sensibilità intensa, in cui la semplicità della vita quotidiana assume valore universale.Negli anni, Graziosi affrontò anche la dimensione monumentale e l’insegnamento, consolidando il suo ruolo nel panorama artistico nazionale della prima metà del Novecento. Le sue opere, caratterizzate da armonia formale e forza espressiva, mostrano l’influenza delle correnti rinascimentali unite a un linguaggio moderno e personale. Molte delle sue creazioni sono oggi conservate nella Gipsoteca “Giuseppe Graziosi” di Modena, che raccoglie sculture, dipinti e incisioni e testimonia la varietà del suo talento.Giuseppe Graziosi morì a Firenze il 2 luglio 1942. -
Lotto 7 Leonardo Roda
Racconigi 1868 - Torino 1933
"La Sometta dai piedi del Cervino 1926"
Olio su tavola cm 48x64 firmato in basso a dx L.Roda
- Leonardo Roda è nato nel 1868 a Racconigi, Italia. Cresciuto in una famiglia di alpinisti e artisti botanici, ha coltivato sin da giovane l'amore per la montagna e l'arte. Ha iniziato la sua carriera artistica nel 1889, esponendo opere presso la Promotrice di Torino.Roda era noto per i suoi dipinti di paesaggi alpini e scene della vita di montagna, spesso ritraendo il maestoso Cervino. Ha anche dipinto paesaggi della pianura padana e del mare ligure. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto riconoscimenti e premi per le sue opere, ma verso la fine degli anni '20 ha abbandonato l'attività espositiva e si è ritirato dall'ambiente artistico.La sua pittura è stata descritta come un equilibrio tra realismo e espressionismo, con un'attenzione particolare alla luce e ai cambiamenti atmosferici. Roda è stato elogiato per la sua capacità di catturare la bellezza della natura, sia nelle montagne che nella campagna.La sua salute ha iniziato a declinare negli anni '30, e Roda è morto nel 1933. Sebbene la critica dell'epoca non sia stata sempre gentile con lui, le sue opere sono ancora oggi ammirate e conservate in collezioni private e musei. -
Lotto 8 Mario Moretti Foggia
Mantova 1882 - Pecetto di Macugnaga VB 1954
"Nevicata a Pecetto 1951"
Olio su tavola cm 40x50 firmato in basso a dx Foggia
- Mario Moretti Foggia è stato un rinomato pittore italiano nato il 25 dicembre 1882 a Mantova. La sua formazione artistica lo ha portato ad apprendere presso prestigiose istituzioni, tra cui l'Accademia Cignaroli a Verona e l'Accademia di Brera a Milano. Durante il suo percorso formativo, ha avuto la fortuna di essere istruito da eminenti maestri dell'arte come Mosè Bianchi, Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone.Foggia si è distinto come un abile paesaggista e ritrattista, utilizzando varie tecniche pittoriche come olio, tempera, acquarello e fresco per esprimere la sua creatività. Il suo debutto ufficiale nel mondo dell'arte è avvenuto a Milano nel 1902. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui medaglie d'oro all'Esposizione di Mantova per l'insieme delle sue opere nel 1902, a Milano nel 1908 con l'opera "Fratellanza" e a Como nel 1909 grazie al dipinto "Fresca Mattinata". Nel 1925, ha ottenuto il prestigioso Premio Cassani a Milano per il dipinto "L'ora del rosario".Tra il 1920 e il 1926, Foggia ha esposto con successo a Venezia, presentando opere come "Nel cantuccio di Venezia", "Nel Campiello", "Nevicata" e "Compiacenze materne". Nel 1927, a Firenze, in occasione dell'ottantesima Esposizione Nazionale di Palazzo Pitti, ha presentato le opere "Vera" e "Sole invernale". Tra le sue opere più celebri si trova il "Trittico dei Magi" (Ecce sidus, Imus, Adoremus), conservato presso la Galleria d'Arte Moderna di Milano, e "Danza la circassa", esposta presso la Galleria del Palazzo Ducale di Mantova.Le opere di Mario Moretti Foggia sono state incluse in importanti collezioni, tra cui quella del Quirinale, e sono state esposte in gallerie pubbliche e private in Italia, Svizzera, Stati Uniti e America Latina. Foggia era un instancabile viaggiatore, che trascorreva lunghi periodi in Oriente per studiare costumi e paesaggi, le cui ricerche sono state esposte con successo a Londra, Parigi e Bruxelles.Partecipando a numerose mostre collettive nazionali e internazionali, Mario Moretti Foggia ha consolidato la sua reputazione come uno dei pittori più influenti della sua epoca. Nel corso della sua carriera, ha realizzato dieci mostre personali, tutte accolte con entusiasmo da parte di pubblico e critica.Mario Moretti Foggia si è spento nel 1954 a Pecetto di Macugnaga, lasciando dietro di sé un prezioso e duraturo contributo all'arte italiana. -
Lotto 9 Sebastiano De Albertis
Milano 1828 - 1897
"Giornata di caccia"
Olio su tavola cm 24x45,5 firmato in basso a dx S.Albertis
- Nato a Milano il 14 gennaio 1828, Sebastiano De Albertis si formò all’Accademia di Belle Arti di Brera, frequentando gli studi dei pittori di storia Domenico Induno, Gerolamo Induno e Roberto Focosi. All’ -
Lotto 10 Luigi Clara
Torino ante 1875 - Genova 1925
"Liguria"
Olio su cartone cornice cm 54.5x154.5, sx cm 35x25.5, centro cm 35x70, dx 35x25.5 firmato in basso a sx L.Clara
- Luigi Clara nacque probabilmente tra il 1870 e il 1875 nella zona del Canavese, con molta probabilità a Montanaro Canavese o Torino, e si affermò come pittore sensibile e attento alla natura tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fin da giovane dimostrò una spiccata vocazione artistica e iniziò a esporre i suoi primi lavori alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, partecipando con regolarità alle mostre locali e consolidando una reputazione nella scena piemontese. Clara si formò in gran parte da autodidatta, pur restando ben inserito nel vivace ambiente artistico italiano, e si confrontò con le influenze della tradizione ottocentesca piemontese e della cosiddetta Scuola Grigia Genovese, sviluppando uno stile personale fondato sull’osservazione attenta del paesaggio e della vita quotidiana.All’inizio del Novecento si trasferì stabilmente a Genova, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui ampliò la gamma dei soggetti trattati, dedicandosi ai paesaggi marini, agli scorci dell’entroterra ligure e alle vedute urbane, rappresentati con delicatezza, atmosfere luminose e un senso di serenità contemplativa. La sua pittura si caratterizza per la cura dei dettagli naturali, per la resa della luce e delle sfumature del cielo, e per la capacità di trasmettere quiete e armonia, qualità che resero le sue opere apprezzate sia dal pubblico sia dai collezionisti.Nonostante la documentazione sulla sua vita e sulla sua produzione sia limitata, Luigi Clara partecipò regolarmente a mostre e rassegne artistiche in Piemonte e Liguria, consolidando la sua presenza nella cultura artistica del tempo. Morì a Genova nel 1925Luigi Clara nacque probabilmente tra il 1870 e il 1875 nella zona del Canavese, con molta probabilità a Montanaro Canavese o Torino, e si affermò come pittore sensibile e attento alla natura tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fin da giovane dimostrò una spiccata vocazione artistica e iniziò a esporre i suoi primi lavori alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, partecipando con regolarità alle mostre locali e consolidando una reputazione nella scena piemontese. Clara si formò in gran parte da autodidatta, pur restando ben inserito nel vivace ambiente artistico italiano, e si confrontò con le influenze della tradizione ottocentesca piemontese e della cosiddetta Scuola Grigia Genovese, sviluppando uno stile personale fondato sull’osservazione attenta del paesaggio e della vita quotidiana.All’inizio del Novecento si trasferì stabilmente a Genova, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui ampliò la gamma dei soggetti trattati, dedicandosi ai paesaggi marini, agli scorci dell’entroterra ligure e alle vedute urbane, rappresentati con delicatezza, atmosfere luminose e un senso di serenità contemplativa. La sua pittura si caratterizza per la cura dei dettagli naturali, per la resa della luce e delle sfumature del cielo, e per la capacità di trasmettere quiete e armonia, qualità che resero le sue opere apprezzate sia dal pubblico sia dai collezionisti.Nonostante la documentazione sulla sua vita e sulla sua produzione sia limitata, Luigi Clara partecipò regolarmente a mostre e rassegne artistiche in Piemonte e Liguria, consolidando la sua presenza nella cultura artistica del tempo. Morì a Genova nel 1925. -
Lotto 11 Lodovico Tommasi
Livorno 1866 - Firenze 1941
"Toscana"
Olio su cartone cm 37,5x44,4 firmato in basso a dx L.Tommasi
- Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori. Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante. -
Lotto 12 Giovanni Lomi
Livorno 1889 - 1969
"Tra gli ulivi "
Olio su tavola cm 23,5x32 firmato in basso a sx G.Lomi
- Giovanni Lomi nacque a Livorno nel 1889 e morì nella stessa città nel 1969. Rimasto orfano in giovane età, fu affidato a una famiglia contadina, dove sviluppò una precoce passione per il disegno e la pittura. Iniziò la sua carriera artistica intorno al 1918 e tenne la sua prima mostra personale a Firenze nel 1922. Nel corso della sua carriera, Lomi partecipò a numerose esposizioni, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e delle Quadriennali romane. Fu membro attivo del Gruppo Labronico, un'associazione di artisti livornesi, e le sue opere furono influenzate dalla corrente dei Macchiaioli, mostrando affinità con artisti come Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Parallelamente alla pittura, Lomi coltivò una carriera come baritono, esibendosi in ambito operistico. Tra le sue opere più note si annoverano paesaggi toscani e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una tavolozza cromatica delicata e una tecnica pittorica che riflette l'influenza macchiaiola. Le sue opere sono state vendute in numerose aste, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico italiano -
Lotto 13 Lodovico Tommasi
Livorno 1866 - Firenze 1941
"Maternita'"
Olio su cartone cm 29x23 firmato in basso a dx Tommasi
- Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori. Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante. -
Lotto 14 Lodovico Tommasi
Livorno 1866 - Firenze 1941
"A passeggio "
Olio su cartone cm 20,5x16 firmato in basso a dx Tommasi
- Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori. Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante. -
Lotto 15 Alfredo Beisone
Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
"Pinerolo"
Olio su tavola cm 27x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone
- Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione. Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana. -
Lotto 16 Alfredo Beisone
Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
"Paesaggio innevato"
Olio su tavola cm 28x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone
- Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione. Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana. -
Lotto 17 Carlo Follini
Domodossola 1848 - Pegli 1939
"Paesaggio rurale"
Olio su tavola cm 27x44,5 firmato in basso a sx C.Follini
- Carlo Follini nacque a Domodossola il 24 agosto 1848, figlio di Giorgio, colonnello dell’esercito, e di Teresa Portis. Fin dalla giovane età, il futuro artista manifestò un vivo interesse per l’arte, dedicandosi in maniera autodidatta alla pittura e alla scultura. Inizialmente impegnato negli studi matematici a Torino, ben presto decise di seguire la sua vera vocazione, iscrivendosi all’Accademia Albertina. Qui ebbe l’opportunità di apprendere i fondamenti dell’arte sotto la guida di Antonio Fontanesi, rinomato pittore paesaggista, che influenzò profondamente il suo percorso creativo.Durante la sua carriera, Follini si fece notare esponendo numerosi studi dal vero, tra cui rilevanti partecipazioni in rassegne artistiche sia in Italia che all’estero. Le sue opere, caratterizzate da una pennellata sciolta e da un tratto elegante, riescono a catturare la bellezza dei paesaggi, testimonianza dell’influenza della Scuola di Rivara e dei contemporanei artisti francesi. Tra le opere più celebri si ricordano “Campagna napoletana”, “La siesta”, “Sui monti”, “Guado”, “Canal grande a Venezia”, “Frasche dorate”, “Silenzio verde” e “La dent du Geant”.Negli ultimi anni della sua vita, Follini si stabilì a Pegli, un caratteristico quartiere di Genova, dove continuò a lavorare e a contribuire al panorama artistico nazionale fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1938. La sua eredità artistica rimane viva grazie alla presenza delle sue opere in importanti collezioni private e pubbliche, che testimoniano un percorso artistico segnato da passione, dedizione e talento. -
Lotto 18 Giuseppe Carozzi
MIlano 1864-1938
"Vetta innevata "
Olio su cartone cm 50x79,5 firmato in basso a dx G.Carozzi
- Giuseppe Carozzi nacque a Milano il 29 giugno 1864 e sin da giovane manifestò una spiccata attitudine per la pittura, coltivata parallelamente agli studi classici e universitari. Dopo aver frequentato il liceo Beccaria e aver intrapreso studi in medicina e giurisprudenza, decise di dedicarsi completamente all’arte, affascinato dai paesaggi osservati nei musei e dalla pittura di Antonio Fontanesi. A Milano entrò in contatto con artisti come Leonardo Bazzaro e Filippo Carcano, consolidando la propria formazione e partecipando alle prime esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti, dove fin da giovane si fece notare per la sensibilità e la qualità del disegno.Carozzi sviluppò una carriera poliedrica che lo portò a esporre regolarmente alla Triennale di Brera e alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895, partecipando anche a mostre all’estero, tra cui Monaco di Baviera, Berlino e Parigi, ottenendo riconoscimenti per la capacità di rappresentare la natura con fedeltà e poesia. La sua pittura si concentrò principalmente sul paesaggio: lagune, montagne, scene agresti e scorci urbani, resi con cura della luce, dei riflessi e delle atmosfere, in cui traspariva una profonda partecipazione emotiva al vero. Accanto ai paesaggi, Carozzi affrontò anche soggetti intimisti e effetti di luce particolari, come vedute notturne, innevate e sul mare, dimostrando una costante attenzione al mutare delle stagioni e all’armonia dei colori.Attivo anche nella vita culturale milanese, nel 1900 fu nominato direttore della Famiglia artistica di Milano e organizzò importanti esposizioni, promuovendo la pittura lombarda e contribuendo al fermento artistico della città. Nel primo dopoguerra continuò a dipingere, ispirandosi ai paesaggi alpini e alle atmosfere naturali che lo avevano accompagnato fin dall’inizio della carriera. Giuseppe Carozzi morì a Montecarlo il 17 febbraio 1938Giuseppe Carozzi nacque a Milano il 29 giugno 1864 e sin da giovane manifestò una spiccata attitudine per la pittura, coltivata parallelamente agli studi classici e universitari. Dopo aver frequentato il liceo Beccaria e aver intrapreso studi in medicina e giurisprudenza, decise di dedicarsi completamente all’arte, affascinato dai paesaggi osservati nei musei e dalla pittura di Antonio Fontanesi. A Milano entrò in contatto con artisti come Leonardo Bazzaro e Filippo Carcano, consolidando la propria formazione e partecipando alle prime esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti, dove fin da giovane si fece notare per la sensibilità e la qualità del disegno.Carozzi sviluppò una carriera poliedrica che lo portò a esporre regolarmente alla Triennale di Brera e alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895, partecipando anche a mostre all’estero, tra cui Monaco di Baviera, Berlino e Parigi, ottenendo riconoscimenti per la capacità di rappresentare la natura con fedeltà e poesia. La sua pittura si concentrò principalmente sul paesaggio: lagune, montagne, scene agresti e scorci urbani, resi con cura della luce, dei riflessi e delle atmosfere, in cui traspariva una profonda partecipazione emotiva al vero. Accanto ai paesaggi, Carozzi affrontò anche soggetti intimisti e effetti di luce particolari, come vedute notturne, innevate e sul mare, dimostrando una costante attenzione al mutare delle stagioni e all’armonia dei colori.Attivo anche nella vita culturale milanese, nel 1900 fu nominato direttore della Famiglia artistica di Milano e organizzò importanti esposizioni, promuovendo la pittura lombarda e contribuendo al fermento artistico della città. Nel primo dopoguerra continuò a dipingere, ispirandosi ai paesaggi alpini e alle atmosfere naturali che lo avevano accompagnato fin dall’inizio della carriera. Giuseppe Carozzi morì a Montecarlo il 17 febbraio 1938. -
Lotto 19 Paolo Sala
Milano 1859 - 1924
"Sentiero montano"
Olio su cartone cm 53x36 firmato in basso a sx Paolo Sala
- Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924. -
Lotto 20 Ottorino Campagnari
Mestre 1910 - Torino 1982
"Controluce a Verrand ( Courmayeur )"
Olio su tela applicata cm 40x30 firmato in basso a dx O.Campagnari
- Ottorino Campagnari è stato un illustre artista paesaggista dello stile tardo ottocentesco, la cui carriera artistica ha inizio fin da giovane. Si specializzò nell'affresco di scene montane e nelle vibranti rappresentazioni delle mareggiate lungo la costa ligure, in particolare nelle vicinanze di Varigotti, dove spesso soggiornava per trarre ispirazione.La sua presenza artistica è stata notevole, partecipando a numerose mostre nazionali, tra cui spicca la sua partecipazione alla Promotrice di belle arti di Torino nel 1942. Campagnari ha tenuto sia mostre personali che ha partecipato a esposizioni collettive in Italia e all'estero.Le sue composizioni si caratterizzano per la loro piacevolezza e per la capacità espressiva dell'artista. Questa capacità espressiva è indubbiamente degna di interesse, paragonabile ai suoi paesaggi. È sostenuta da una solida e attenta preparazione artistica, che gli ha permesso in molti casi di catturare in modo straordinario la bellezza e l'autenticità di un paesaggio, spesso accompagnato da figure umane, e il mondo circostante. Questa impostazione artistica è rimasta costante nel tempo, mantenendo la sua struttura e la sua suggestiva adesione alle montagne che erano care ad altri grandi maestri dell'arte come Maggi, Musso, Rolla e Angelo Abrate.È evidente che Campagnari ha mantenuto intatto il suo dialogo con la natura, preservando la genuinità delle sue immagini, la fedeltà all'ambiente e la coerenza nella testimonianza di un dipingere che ha conquistato il pubblico per il suo costante amore per l'antica "veduta" e per il suo sincero intento rappresentativo. La sua raffigurazione è sempre piacevole, pronta a catturare il profondo significato di una tradizione paesaggistica che sembra resistere a ogni cambiamento estetico. Questa tradizione è indissolubilmente legata alla cultura figurativa piemontese dell'Ottocento e del Primo Novecento.Campagnari ha sviluppato una linea espressiva distintiva e inconfondibile, dimostrando una notevole abilità nel rendere con leggerezza e delicatezza il candido manto della neve e nel catturare gli ultimi dettagli di un paesaggio in continua trasformazione con il passare delle stagioni. La sua opera è un tributo duraturo alla bellezza della natura e alla ricca tradizione artistica dell'Ottocento e del primo Novecento, che continua a influenzare e a ispirare gli amanti di un genere pittorico che, pur in un mondo in continua evoluzione, resta un richiamo sentito e rassicurante nelle giornate agitate della nostra esistenza. -
Lotto 21 Lodovico Zambelletti
Calolziocorte 1841 - Milano 1890
"Valtournenche (Valle del Torrente)"
Olio su tela cm 42x65 firmato in basso a dx L.Zambelletti
- Lodovico Zambelletti nacque a Milano nel 1881 in una famiglia benestante, nipote dell’imprenditore fondatore della nota casa farmaceutica che porta lo stesso cognome. Fin da giovane manifestò una forte inclinazione per le arti, dedicandosi alla pittura dopo aver completato gli studi classici e intrapreso un percorso di formazione accademica all’Accademia di Brera, dove fu allievo di Cesare Tallone, Camillo Rapetti, Vespasiano Bignami e Giuseppe Mentessi. Qui Zambelletti sviluppò un linguaggio personale che, pur radicato nella tradizione accademica, si apriva alle suggestioni del primo Novecento, combinando sensibilità formale e attenzione all’atmosfera.Nel corso della sua carriera esplorò diverse tecniche e soggetti, spaziando dalla ritrattistica alla figura di genere, dai paesaggi alle scene di vita quotidiana. La sua opera, eseguita con olio, acquerello, pastello e carboncino, si distingue per la cura della luce, dei dettagli e dell’atmosfera, qualità che gli valsero ampi consensi sia in ambito nazionale sia internazionale. Partecipò regolarmente a esposizioni di rilievo, tra cui la XIV Biennale di Venezia nel 1924, e alla Società Permanente di Milano, consolidando la propria presenza nel panorama artistico italiano e distinguendosi soprattutto come ritrattista.Tra i suoi lavori più significativi si ricordano paesaggi come Riva Valdobbia – Mercato e numerosi ritratti di figure della borghesia milanese, molti dei quali oggi conservati nella Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano, in linea con la volontà testamentaria dell’artista di lasciare un’eredità alla città e alla comunità che lo aveva formato. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare solidità formale e leggerezza luministica, catturando l’essenza dei soggetti con equilibrio tra realismo e sensibilità poetica.Lodovico Zambelletti morì a Milano nel 1966, all’età di 85 anniLodovico Zambelletti nacque a Milano nel 1881 in una famiglia benestante, nipote dell’imprenditore fondatore della nota casa farmaceutica che porta lo stesso cognome. Fin da giovane manifestò una forte inclinazione per le arti, dedicandosi alla pittura dopo aver completato gli studi classici e intrapreso un percorso di formazione accademica all’Accademia di Brera, dove fu allievo di Cesare Tallone, Camillo Rapetti, Vespasiano Bignami e Giuseppe Mentessi. Qui Zambelletti sviluppò un linguaggio personale che, pur radicato nella tradizione accademica, si apriva alle suggestioni del primo Novecento, combinando sensibilità formale e attenzione all’atmosfera.Nel corso della sua carriera esplorò diverse tecniche e soggetti, spaziando dalla ritrattistica alla figura di genere, dai paesaggi alle scene di vita quotidiana. La sua opera, eseguita con olio, acquerello, pastello e carboncino, si distingue per la cura della luce, dei dettagli e dell’atmosfera, qualità che gli valsero ampi consensi sia in ambito nazionale sia internazionale. Partecipò regolarmente a esposizioni di rilievo, tra cui la XIV Biennale di Venezia nel 1924, e alla Società Permanente di Milano, consolidando la propria presenza nel panorama artistico italiano e distinguendosi soprattutto come ritrattista.Tra i suoi lavori più significativi si ricordano paesaggi come Riva Valdobbia – Mercato e numerosi ritratti di figure della borghesia milanese, molti dei quali oggi conservati nella Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano, in linea con la volontà testamentaria dell’artista di lasciare un’eredità alla città e alla comunità che lo aveva formato. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare solidità formale e leggerezza luministica, catturando l’essenza dei soggetti con equilibrio tra realismo e sensibilità poetica.Lodovico Zambelletti morì a Milano nel 1966, all’età di 85 anni. -
Lotto 22 Ascano Chiericati
Vicenza 1866 - Roma 1913
"Venezia 1902"
Olio su tavola cm 23,5x39,5 firmato in basso a dx A.Chiericati
- Ascanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano. Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anniAscanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano. Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anni. -
Lotto 23 Ascano Chiericati
Vicenza 1866 - Roma 1913
"Venezia 1902"
Olio su tavola cm 24x39 firmato in basso a sx A.Chiericati
- Ascanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano. Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anniAscanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano. Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anni. -
Lotto 24 Giuseppe Mentessi
Ferrara 1857 - Milano 1931
"Fasano Lago di garda (Maggio 1928)"
Olio su tavola cm 24,5x33,5 firmato in basso a sx Giuseppe Mentessi
- Giuseppe Mentessi, nato a Ferrara il 29 settembre 1857, proveniva da una famiglia di modesti commercianti, Michele e Teresa Bentini. La sua vita artistica fu segnata dalla povertà causata dalla morte del padre nel 1864, ma grazie ai sacrifici della madre, riuscì a avviare la propria formazione artistica. Dal 1870 al 1872 frequentò la scuola d'ornato del Civico Ateneo ferrarese insieme a G. Previati, suo amico per tutta la vita. Nel 1872 ottenne una menzione onorevole in assonometria e collaborò con A. Barlaam nei corsi di disegno.Con il sostegno del Comune e dell'amministrazione provinciale di Ferrara, Mentessi continuò gli studi presso la Regia Accademia di Parma dal 1873 al 1876. Qui si dedicò anche al teatro Regio e nel 1876 vinse una medaglia d'oro per un saggio scenografico esposto a Parma. Nel 1878 si trasferì a Milano per studiare all'Accademia di Brera, vincendo una medaglia d'argento nel 1879.Durante il periodo milanese, Mentessi si unì al circolo artistico progressista, la Famiglia artistica, insieme a Previati, Longoni, Segantini e altri. Nel 1880 partecipò all'Esposizione nazionale di Torino e negli anni successivi espose regolarmente alle mostre dell'Accademia di Brera. Nel 1887 fu nominato professore di paesaggio presso la scuola di prospettiva di Brera.Negli anni successivi, Mentessi esplorò tematiche simboliste e si avvicinò al socialismo umanitario di F. Turati. Nel 1895 presentò "Panem nostrum quotidianum" alla Biennale di Venezia, un'opera che affrontava la pellagra nelle campagne del Ferrarese. Partecipò regolarmente alla Biennale fino al 1914, ad eccezione del 1910.Il periodo del maggio 1898 a Milano influenzò profondamente Mentessi, che realizzò opere come "L'arrestato" e "Lagrime". Intorno al 1900, si avvicinò al divisionismo con "Ora triste". Dal 1907, oltre alla pittura, si dedicò all'insegnamento, dirigendo la Scuola festiva di disegno professionale e successivamente insegnando prospettiva e scenografia a Brera.Negli anni successivi, Mentessi partecipò a varie esposizioni nazionali e internazionali, ricevendo riconoscimenti ufficiali per opere come "Madre operaia" e "Gloria!". Negli anni della prima guerra mondiale, dipinse opere ispirate al conflitto. Dopo il pensionamento nel 1924, ricevette la medaglia d'oro di benemerito dell'istruzione. Continuò a dipingere paesaggi e a dedicarsi all'istruzione fino alla sua morte il 14 giugno 1931 a Milano. Venne sepolto nel cimitero monumentale della certosa di Ferrara.