Pre-Asta ASTA 36 - DAL SOGGIORNO DI DEGAS ALLA CORTE DELLA MARCHESA RANGONI MACHIAVELLI
-
Lotto 73 Salotto Luigi Filippo Napoli seconda metà XIX secolo
Divano Luigi Filippo dorato foglia oro con poltrone -
Lotto 74 Pittore Manierista - Incoronazione della Vergine Fine XVI secolo
Dipinto olio su tela raffigurante "Incoronazione della Vergine" da parte della Trinità, pittore Manierista, fine XVI secolo, con cornice intagliata dorata, in stile Salvator Rosa.
Provenienza collezione famiglia Rangoni.
Misure: cm 95,0 x 74,5 (cornice cm 110,5x90,5) -
Lotto 75 Jan Nagel (attribuito a) (Haarlem, 1560 - The Hague, 1602)
Giunone - Fine XVI secolo Inizi XVII secolo.
Dipinto olio su tavola, raffigurante la dea romana Giunone.
Il nome "IVNO" è presente nell'angolo in alto a destra del dipinto. La figura indossa una corona decorata con perle, adornata con orecchini e una collana di perle e con un pendente.
Olio su tavola di rovere parquettata.
Cornice laccata con decorazioni in pastiglia sugli angoli.
Sul retro etichetta provenienza Nagel Auction House e cera lacca con stemma non identificato.
Misure: cm 66,0 x 50,0 (cornice cm 82,0 x 66,0) -
Lotto 76 Dipinto Beato fam. Rangoni Fine XVIII secolo
Dipinto olio su tela, rittratto di Beato Famiglia Rangoni, fine 700
Provenienza collezione famiglia Rangoni.
Misure: cm 79,0 x 61,0 (cornice cm 89x71,3) -
Lotto 77 Ritratto di Santo con armatura - Scuola Veneta - XVII secolo
Dipinto olio su tela raffigurante Santo con armatura.
Antica cornice dorata Salvato Rosa.
Misure: cm 66,0x45,3 (cornice 84x63,2) -
Lotto 78 Salotto Luigi XVI - Inizi XIX secolo
Salotto composto da divano, due poltrone e quattro sedie stile Luigi XVI.
Legno intagliato e dorato, gambe scanalate e decorazioni classiche.
Tappezzeria in gobelin, raffigurante paesaggi e scene romantiche. -
Lotto 79 Domenico Battaglia (Napoli, 18/05/1842 - Napoli, dopo il 1921)
Militari a cavallo
Olio su tela Dipinto olio su tela raffigurante "Militari a cavalli" .
Firmato in rosso a destra "D Battaglia".
In prima tela con telaio originale.
Cornice in pastiglia coeva.
Condizioni come da foto.
Misure: cm 49,5 x 65,0 (cornice cm 88,0 x 106,5) -
Lotto 80 Ammiraglia "Capitania" - acquerello su carta XVII secolo
Dipinto su carta raffigurante veliero battente bandiera italiana, Capitana di S.A. Reale del Gran Duca di Toscana.
Provenienza collezione famiglia Rangoni.
Misure: cm 148,0 x 77,5 -
Lotto 81 Grande dipinto "Gesù e la Samaritana al pozzo" - Scuola Romana - Fine XVII secolo Inizi XVIII secolo
Dipinto olio su tela raffigurante scena biblica.
Dipinto rifoderato.
Misure: cm 150,0 x 209,5 -
Lotto 82 Scena allegorica con figura femminile e putto con vaso - Italia Centrale XVII secolo
Olio su Tela cm 86,5x119 (cornice 101,5x131,5) Dipinto olio su tela raffigurante scena allegorica con figura femminile centrale e putto con anfora.
In antica cornice coeva laccata a finto marmo.
Misure: cm 86,5 x 119,0 (cornice cm 101,5 x 131,5) -
Lotto 83 Girolamo Masini (Firenze, 29/12/1840 - Roma, 21/12/1885)
Mezzobusto di popolana in terracotta fine XIX secolo
Scultura in terracotta raffigurate popolana in abito dell'epoca finemente scolpita e firmata in basso a destra G. Masini.
Supporto sagomato in velluto rosso e colonna in legno rivestita in velluto verde e nero
Misure scultura: cm h 60,0 L 50,0 p 33,0
Misure base cm h 17,0
Misure colonna: cm h 105,0 -
Lotto 84 Altorilievo "Cupido e Venere" Fine XVII inizi XVIII secolo
Altorilievo tondo in marmo bianco raffigurante la dea Venere genuflessa che porge ghirlanda di fiori ad Amore.
Periodo Neoclassico, fine XVII inizi XVIII secolo.
Cornice non pertinente.
Misure: Ø marmo cm 19,5
Ø legno: cm 30,0 -
Lotto 85 Mezzobusto di popolana - Francia Seconda metà XIX secolo
Mezzo busto in biscuit, firmato "Troili".
Misure: cm h54,0 x L27,0 x p21,5 -
Lotto 86 Coppia di paesaggi costieri sul Mediterraneo Fine XVII inizi XVIII secolo
Personaggi e navi alla fonda.
Cornici intagliate e dorate.
Misure: cm 50,0 x 73,5 (con cornice cm 64,0 x 87,5) -
Lotto 87 Maestro della fertilità dell'uovo (attivo a Brescia nel XVII-XVIII secolo, - )
La fertilità dell'uovo XVII secolo
Olio su Tela Grande opera del Maestro della fertilità dell'uovo ambientata, apparentemente, nelle botteghe di artigiani filatori ma che rappresentano la scusa per il percorso tra folli saltimbanchi e "prese in giro".
Qui ricorre il marchio del Maestro, le uova che si dischiudono da cui nascono nuovi intriganti personaggi di quel teatrino della vita a cui tutti partecipano.
Particolarmente evocativa è la scritta sotto il gufo con la quale il maestro dà dell'"Allocco" a se stesso e a tutti, segno della disincantata e algida lettura della vita che connota questo grande autore del XVII secolo.
Il quadro è come sempre ricchissimo di personaggi e immagini tanto da costringere l'osservatore a doverlo guardare porzione per porzione per poi arrivare al suo insieme al fine di comprenderne la complessa visione del Maestro.
Provenienza collezione famiglia Rangoni.
Misure: cm 114,5 x 150,0 (con cornice cm 135,5 x 171,3) -
Lotto 88 Maestro della fertilità dell'uovo (attivo a Brescia nel XVII-XVIII secolo, - )
"Sig. illvostro servitor Tartaglia v'invita a veder in questo casotto le meraviglie dell'arte che resterano stvpitti nel veder l'impossibille fatto possibille" XVII secolo
Olio su Tela Allegoria di un mercato tra personaggi e saltimbanchi di un mondo tra l'onirico e il caricaturale, con frasi a volte criptiche,
Quadro di estrema suggestione e bellezza, nel quale si fondono verità, fantasie e follie.
Del Maestro della fertilità dell'uovo si conoscono le opere ma non, con certezza, l'identità. Attivo a Brescia tra la seconda metà del XVII secolo e l'inizio del XVIII secolo.
L'identità del Maestro non è ancora stata stabilita, anche se taluno critico lo riconosce nei lavori del Bocchi e dell'Albricci, di cui però è stato molto più probabilmente allievo.
Tutte le opere conosciute di questo grande artista hanno una notevole densità di personaggi posti su più piani prospettici.
Si ipotizza che il "servitor Tartaglia", in primo piano, sia presente già in un altro quadro, sempre dello stesso Maestro, oggi presso il Milwaukee Art Museum e azzardiamo possa essere un autoritratto caricaturale dello stesso pittore oppure un avatar del XVII secolo.
Provenienza collezione famiglia Rangoni.
Misure: cm 115,5 x 151,5 (con cornice cm 136,6 x 172,5) -
Lotto 89 Vaso maiolica - Napoli Fine XIX secolo
Vaso in maiolica dipinto a tutto tondo con scene mitologiche.
Manici decorati a volute e motivi floreali.
Misure: cm h59,0 x L27,0 x p13,0 -
Lotto 90 Scultura in porcellana - Suonatori di arpa - Sassonia Metà XIX secolo
Scultura raffigurante coppia di musicisti intenti uno ad ascoltare e l'altra a suonare l'arpa.
Misure: cm h33,0 x L26,5 x p17,0 -
Lotto 91 Scultura in marmo - "Laocoonte e i suoi figli" Metà XIX secolo
Scultura in biscuit raffigurante "Laocoonte e i suoi figli" mentre lottano contro i serpenti marini.
Copia del celebre gruppo statuario omonimo.
Montata su base rettangolare.
Misure: cm h25,0 x L24,0 x p11,0 -
Lotto 92 Clemente Alberi (Rimini, 1803 - Bologna, 1864)
Grande dipinto - "La saggezza e l’equilibrio"
Il quadro ritrae una giovane donna con in mano una lucerna mentre in equilibrio su di un muretto si muove verso un ignoto che lo attende, mentre al suo lato si apre un lago dalle acque nere e profonde. Clemente Alberi, pittore neoclassico che molto si è ispirato anche alla lezione di Caravaggio, nel quadro si serve di una giovinetta che si muove tra la ricerca della stabilità e serenità, che traspare anche dal volto, rappresentata dall’equilibrismo sul muretto, e la luce della saggezza, la lucerna, che conduce il suo cammino di giovane verso un futuro ignoto ma bello. Quello qui proposto da Alberi è un tema simbolico, presente nella pittura seicentesca, differente dalla maggior parte della sua produzione prevalentemente rivolta a ritratti, soggetti, storici e religiosi in questo caso l’artista si avvia su di un percorso simbolico e comunque bene augurante pieno di speranza per la e le giovani tutte
Condizioni come da foto
Misure: cm 220,0 x 148,0 -
Lotto 93 Salvator Rosa (ambito di) (1615 - 1673)
Scuola romana - Figura di sgherro XVII secolo
Dipinto olio su tela raffigurante "figura di sgherro" di un possibile Cristo alla colonna.
In cornice intagliata e dorata stile Salvator Rosa.
Provenienza collezione famiglia Rangoni.
Misure: cm 90,5 X 61,5 (cornice cm 106,5x77,5) -
Lotto 94 Pittore Napoletano - Ritratto di gentiluomo in armatura XVIII secolo
Dipinto olio su tela, ritratto di nobiluomo in armatura , pittore napoletano, fine XVIII secolo cornice dorata e intagliata in stile Salvator Rosa.
Provenienza collezione famiglia Rangoni.
Misure: cm 88,0 x 74,5 (cornice cm 102,0 x 87,5) -
Lotto 95 Edgar Degas (Parigi, 19/07/1834 - Parigi, 27/09/1917)
Giulia Bellelli al piano 1857-1858
Egdar Degas (Parigi, 19 luglio 1834 - 27 settembre 1917)
Giulia Bellelli al piano
matita su carta montata su cartoncino leggero con passpartout, misure 417x262 mm
In basso a destra la scritta autografa: “23 avril 1860 / Florence”
Provenienza: dal 1860 appartiene alla famiglia degli eredi dei discendenti del pittore
Bibliografia: Degas et la famille Bellelli, catalogo della mostra a cura di Hanne Finsen, Copenhagen 1983, pp. 79-80, n. 5.
Un importante disegno di Edgar Degas, che testimonia la sua seconda presenza in Italia, dove oltre a visitare i parenti, veniva per arricchirsi attraverso lo studio dei grandi maestri della pittura rinascimentale. Proprio nel corso di una delle sue visite presso la famiglia della sorella del padre, sposatasi con il barone Bellelli, imprime sul foglio l’immagine di una delle due cugine, Giulia, seduta dinanzi al pianoforte come si intuisce dalla dicitura a tergo della matita “ma cousine Julie Bellelli / E. Degas / Florence 1857-1858 / sentiamo questa sonatina”. Il disegno è di indubbio interesse oltre che per l’importante firma del suo esecutore, anche perché è un documento attestante la seconda presenza di Degas in Italia, il “23 avril 1860 / Florence” come scritto dall’artista in basso al disegno per sospendere la propria memoria, e per aver fermato un momento intimo della vita affettiva di questo straordinario artista «Ho due cuginette a pranzo. La maggiore è veramente un fiore di bellezza; la minore ha il carattere di un diavoletto e la bontà di un angelo. Le dipingo con i loro vestiti neri e i loro grembiulini bianchi che le rendono affascinanti. Ho varie idee per lo sfondo. Vorrei ottenere una certa grazia naturale assieme a una nobiltà che non riesco bene a definire». Peraltro, si segnala che la scritta sopra riportata, non compare nella scheda del catalogo del 1983, quando il foglio venne esposto nella significativa mostra dedicata proprio al legame intrattenuto dal pittore con gli zii della famiglia in Firenze realizzata a Copenaghen (Degas et la famille Bellelli, catalogo della mostra a cura di Hanne Finsen, Copenhagen 1983, pp. 79-80, n. 5). Si veda anche il contributo di J. Sutherland Boggs, La famiglia Bellelli, nell’articolo apparso in “The Art Bullettin”, (juin 1955, n. 2, pp. 127-136) e nella relativa traduzione (Edgar Degas et les Bellelli, pp. 14-19) pubblicata nel suddetto catalogo danese.
Il disegno è corredato dallo studio di Franco Moro effettuato avendo visto il foglio in originale. Si veda scheda allegata dalla quale sono tratte queste considerazioni.
Un disegno di Degas in Italia
E’ ben noto e storicamente documentato il legame di sangue che Hilaire Germain
Edgar de Gas, più facilmente e notoriamente conosciuto come Edgar Degas,
intrattenne con l’Italia. Un rapporto piuttosto intenso e radicato, che si sviluppò
attraverso la frequentazione dei parenti italiani, conducendolo a frequentare più
volte la penisola (P.A. Lemoisne, Degas et son oeuvre, 4 vol. Paris 1946-48).
Gli interessi artistici del giovane talento si intrecciavano ai legami affettivi, in
particolare nei riguardi del nonno paterno napoletano, Hilaire Degas, ma anche
nei confronti della sorella del padre, la zia sposatasi con il barone fiorentino
Bellelli e con le cugine Giulia e Giovanna.
Il rapido studio a matita, appena impressionisticamente tratteggiato, riproduce il
profilo della figura della cuginetta del pittore, Giulia Bellelli al pianoforte. Si tratta
di una significativa testimonianza della giovanile presenza a Firenze di Degas.
Costituisce un esempio tratto dal vero, un’istantanea utile nella realizzazione di
quel dipinto che Degas intendeva dipingere in omaggio agli zii che lo ospitarono,
determinante tassello nella ricostruzione del percorso creativo per giungere alla
realizzazione del primo impegnativo dipinto compiuto a Firenze tra il 1858 e il ’60,
verosimilmente completato a Parigi.
Edgar era il primogenito di Pierre Auguste Hyacinthe e di Célestine Musson, nato
a Parigi il 19 luglio 1834 dove morirà il 27 settembre 1917. Nel 1847 muore la
madre mentre il padre, che inizialmente sperava di avviare Edgar alla carriera di
magistrato, osteggiò la sua vocazione artistica. In breve tempo modificò
l’atteggiamento assecondando e sostenendo con entusiasmo il figlio, a patto che vi
si dedicasse con impegno. Degas non poteva sperare di meglio; trascorse lunghi
pomeriggi al museo del Louvre per ammirare i maestri del Rinascimento italiano,
caso raro per gli artisti della sua generazione. Degas studiò con attenzione i
maestri del passato, e tra i contemporanei in particolare Ingres fu oggetto di una
vera e propria venerazione da parte del giovane, che ne ammirava la purezza
formale e l’eleganza della linea. Una volta acquisita dimestichezza e maestria non
tardò a sentirsi soffocato dalla sterile rigidità del disegno accademico, ritenuto
inadeguato e mortificante. Per questo motivo smise di seguire le lezioni malgrado
le importanti amicizie che aveva stretto nell’ambiente parigino. Nel 1856 inaugurò
il suo personale grand tour tra Roma e Napoli, nella quale risiedevano i suoi
parenti. Nella città partenopea l’artista si recò per ricongiungersi con il nonno
René Hilaire, che lo ospitò nella sua vasta dimora, in palazzo Pignatelli di
Monteleone: il viaggio in Italia, oltre a un’inestimabile opportunità formativa, era
occasione per incontrare i familiari, in parte residenti a Napoli, in parte a Firenze.
Napoli, città esuberante e vivace che offriva oltre al clima splendidamente
mediterraneo, un grande fervore culturale. Vicende che vengono riassunte dalla
fondamentale ricerca svolta da un discendente della famiglia che aveva sposato la
pronipote di una sorella del padre del pittore, Rose Adelaide Degas Morbilli (R.
Raimondi, Degas e la sua famiglia in Napoli 1793-1917, Napoli 1958).
Una volta compiuti ventidue anni il giovane artista Edgar Degas scelse di
coronare la dura attività di studio compiuta a Parigi con un viaggio di formazione
in Italia. Dopo Napoli il 7 ottobre 1856 si diresse a Roma dove ebbe modo di
frequentare l’ambiente artistico e divenire amico del collega Gustave Moreau.
Dopo aver sostato a Viterbo, Orvieto, Perugia, Assisi e Arezzo, nell’agosto 1858
Degas giunse a Firenze, dove si ricongiunse e fu ospite dalla zia paterna Laura
Degas, unitasi in matrimonio (1842) con il barone Gennaro Bellelli, abitanti con le
loro due figlie in un appartamento in piazza Maria Antonia, nel moderno quartiere
del Barbano, l’odierna piazza dell’Indipendenza. La famiglia Bellelli, fino allora
residente a Napoli, dopo aver giocato un ruolo attivo negli avvenimenti politici del
1848, nel maggio 1849 sarà costretta ad andare in esilio fino a rifugiarsi a Firenze
(Degas e l’Italia, catalogo della mostra, Roma 1984).
Fin dal ‘58 il pittore meditava sulla composizione di un quadro da realizzare per
omaggiare la generosità degli zii. Lo sappiamo grazie alla fitta corrispondenza
epistolare che Auguste De Gas intrattiene con il figlio, cui confidò:
«Cominci un così grande quadro il 29 dicembre e credi di averlo finito il 28 febbraio.
Ne dubitiamo moltissimo: infine se ho un consiglio da darti è di farlo con calma e
pazienza, perché altrimenti rischieresti di non portarlo a termine e di dare a tuo zio
Bellelli un giusto motivo di scontentezza»
(Auguste De Gas)
La documentazione pervenutaci non rivela se il dipinto cui si riferisce il papà
Auguste si tratti effettivamente de La famiglia Bellelli o, piuttosto, di un suo
studio, o magari di una sua versione allo stato embrionale. Comunque sia, Degas
prese molto sul serio il consiglio del padre e continuò a lavorare al dipinto anche
una volta ritornato a Parigi, dove eseguì copiosamente disegni, bozzetti e «studi di
effetti di valori e di toni decorativi». Del lavoro preparatorio relativo al dipinto, in
effetti, sono rimaste numerose tracce: molte di queste, in particolare, presentano
uno sviluppo verticale, e lasciano intendere che, in origine, Degas pensasse di
ritrarre esclusivamente la zia con le due figlie, tralasciando Gennaro Bellelli, che
Degas detestava per via del temperamento iniquo e del cattivo carattere mostrato
dallo zio verso amici e conoscenti. Significativi, inoltre, il bozzetto a pastello
dell’intera composizione e i diversi abbozzi su fogli sciolti che Degas ci ha lasciato,
di cui si segnala uno schizzo che coglie squisitamente l’atteggiamento dinamico
ma annoiato della piccola Giulia.
Prezioso a riguardo il commento che Degas lasciò nei suoi taccuini in merito ai
modelli:
«Ho due cuginette a pranzo. La maggiore è veramente un fiore di bellezza; la minore
ha il carattere di un diavoletto e la bontà di un angelo. Le dipingo con i loro vestiti
neri e i loro grembiulini bianchi che le rendono affascinanti. Ho varie idee per lo
sfondo. Vorrei ottenere una certa grazia naturale assieme a una nobiltà che non
riesco bene a definire».
In questo contesto nasce il rapido studio della fanciulla di profilo seduta al piano.
Un esempio che testimonia delle continue idee di cui il pittore amava circondarsi
con lo scopo di trovare la soluzione finale per la composizione. Un essenziale
schizzo di getto a grafite mentre la cugina Giulia Bellelli, seduta impettita sulla
sedia, con tutta la concentrazione necessaria, suona un motivo sulla tastiera del
pianoforte. Nulla è trascurato, ogni dettaglio viene osservato e fissato con l’occhio
attento di una visione essenziale. La sensibilissima grazia con la quale viene colto
il delizioso profilo espressivo, la testa a caschetto della fanciulla, colma di ciocche,
in totale coerenza con lo studio a matita raffigurante la stessa Giulia preparatorio
per l’esito finale del dipinto, oltre a fugare ogni dubbio sulla autografia ed essere
già sufficienti per comprendere l’estrema qualità del foglio. L’attenzione rivolta ai
dettagli sobri quanto eleganti dell’abito, allo schienale e alle gambe tornite della
seggiola, agli arti vibranti, con quei piedini incrociati appoggiati sulla predella che
calzano deliziosi sandali.
La scritta autografa di Degas in calce al disegno, rimasta coperta e protetta dal
passepartout, ci informa di una esecuzione il “23 avril 1860 / Florence”, mentre
la datazione riportata sul retro dalla scritta autografa dell’autore, apposta al
centro del foglietto applicato sul cartone di rifodero, testimonia l’esecuzione agli
anni del soggiorno fiorentino e all’inizio del concepimento del dipinto: “ma cousine
Julia Bellelli / E. Degas / Florence 1857-1858 / sentiamo questa sonatina”.
Quest’ultima scritta è la stessa che viene riportata dalla scheda del catalogo del
1983, quando il foglio venne esposto nella significativa mostra dedicata proprio al
legame intrattenuto dal pittore con gli zii della famiglia fiorentina realizzata a
Copenaghen (Degas et la famille Bellelli, catalogo della mostra a cura di Hanne
Finsen, Copenhagen 1983, pp. 79-80, n. 5). Si veda anche il contributo di J.
Sutherland Boggs, La famiglia Bellelli, nell’articolo apparso in “The Art Bullettin”,
(juin 1955, n. 2, pp. 127-136) e nella relativa traduzione (Edgar Degas et les
Bellelli, pp. 14-19) pubblicata nel suddetto catalogo danese.
La data riportata in calce al presente disegno risulta estremamente importante
per definire i tempi del secondo soggiorno fiorentino di Edgar Degas. Sappiamo
infatti che, provenendo da Marsiglia, il pittore il 21 marzo 1860 ritorna a Napoli
per la prima volta dopo la morte del nonno. Ha l’occasione di rivedere le sorelle
Thérèse e Marguerite oltre ai cugini Morbilli. Il 2 aprile si dirige verso Livorno per
giungere a Firenze presso gli zii Bellelli, dove non si conoscono i tempi del
soggiorno. Nel catalogo della mostra del 1988 (Degas, Paris, pp. 53-54) si ignora
la data della sua partenza per Parigi. Il foglio qui esaminato costituisce dunque la
testimonianza non solo del ritorno ad occuparsi del tema riguardante le proprie
cugine, ma conferma il soggiorno fiorentino e lo attesta almeno sino al 23 aprile
1860.
Quando Degas rientra a Parigi ha compiuto considerevoli progressi. Dopo tre anni
di soggiorno nella penisola la sua conoscenza dell’arte classica ha subito notevoli
evoluzioni rispetto alla trasmissione del classicismo sùbito dalla lezione di Ingres
e dei suoi seguaci presso i quali si era inizialmente abbeverato. Lo studio di Giulia
al piano costituisce un momento di notevole risalto nel percorso formativo del
pittore francese e una significativa testimonianza del suo soggiorno fiorentino.
Piacenza, 24 gennaio 2026 Franco Moro -
Lotto 96 Importante coppia di consolle con specchiere - Napoli XIX Secolo
Bella coppia di consolle dorate, di gusto barocco, di eccezionale impatto scenografico.
Le consolle si distinguono per la qualità dell’intaglio e per la forza narrativa delle sculture che le sorreggono centralmente: una coppia di figure allegoriche, modellate a tutto tondo, avvinte in un abbraccio intenso e teatrale. Due specchi al mercurio in cornice mistilinea posizionati a cuspide.
Le figure, probabilmente allegorie della Forza, dell’Amore o dell’Abbondanza, fungono da elementi portanti come vere e proprie cariatidi scultoree, conferendo all’insieme una presenza quasi architettonica. I volti, finemente intagliati, mostrano espressioni profonde e umane.
La fascia superiore, impreziosita da una ricca decorazione a foglie di vite e grappoli d'uva, incornicia il piano in legno foderato con velluto rosso.
Specchiere al mercurio decorate con figure antropomorfe laterali che sorreggono mensola con iniziali del committente "PS" (Pasquale Sigillo, Napoli).
Misure: cm 188,5 x 134,0
(Specchiera h 96,5 cm
Consolle h 92,0 cm)