Mobili, Arredi e Oggetti d'Arte
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Lotto 132 OTTO PIATTI, LODI, MANIFATTURA ANTONIO FERRETTI, 1770-1796
in maiolica dipinta a piccolo fuoco in policromia con rosso porpora, verde, giallo blu e tocchi di manganese. L’insieme è composto da quattro piatti tondi e da due coppie di ovali di diverse misure, accomunati da una decorazione a piccolo fuoco con mazzetti floreali naturalistici del tipo “contornato”, decoro che prevede un mazzo dominante, a cui fanno da contorno gruppi sparsi minori o rametti singoli. Le caratteristiche formali e stilistiche sono tipiche della manifattura Ferretti di Lodi. Al verso pennellata blu tracciata in blu sul fondo, piatti tondi diam. cm 24; ovali cm 23x19,5 e cm 27,5x 22,5. (8)
Per confronti
M.L. Gelmini – M. Maisano Moro, Maioliche lodigiane del ‘700, Milano 1995, pp. 150, nn. 161-164.
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Lotto 133 VERSATOIO, MILANO, MANIFATTURA PASQUALE RUBATI, 1760-1780
in maiolica dipinta in policromia a piccolo fuoco con verde, rosso, porpora blu, tecnica a barbottina con applicazione di sferette di argilla applicate in fase di asciugatura, forma cosiddetta a “casco rovesciato” con ornato a tralci floreali di ispirazione orientale. L’ideazione dell’ornato è frutto della grande esperienza artistica di Pasquale Rubati a Milano, di cui è ormai divenuta celebre la dichiarazione con cui “vanta di fabbricare maiolica a smalto o sia a rilievo, il qual segreto non ritrovasi in nessuna fabbrica né vicina né lontana”, alt. cm 22,4
Bibliografia
S. Levy, Le maioliche di Milano del XVIII secolo, 1980, tav. 94, ristampa di estratto da S. Levy, Maioliche settecentesche, 1963;
R. Ausenda in Caviglia, Schede 1-47, n. 8 - Agosto 1994
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Lotto 134 CINQUE PIATTI OVALI, MILANO, MANIFATTURA PASQUALE RUBATI, 1770 CIRCA
in maiolica dipinti con rosso, blu e giallo a gran fuoco e lumeggiati in oro, tesa traforata a canestro, due grandi e tre piccoli, con un motivo di ispirazione orientale, dipinto in tricromia blu-rosso-oro, tipico della tavolozza Imari, mentre il soggetto del ramo a linee spezzate e carico di fiori trae ispirazione dai modelli Kakiemon, cm 27x22 e cm 26x19,5.
Per confronti
R. Ausenda, Museo d’Arti Applicate del castello Sforzesco. Le ceramiche, II, 2001, n. 315
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Lotto 135 MENSOLA, MILANO, MANIFATTURA PASQUALE RUBATI, 1770 CIRCA
in maiolica decorata a piccolo fuoco con porpora, verde, blu e giallo e rosso, corpo fortemente sagomato su una base costituita da corpose volute lumeggiate in porpora, decorato con un grande mazzo floreale di gusto naturalistico. Tale mensola è una raffinata e rara testimonianza della produzione milanese di Pasquale Rubati verso il 1770, alt. cm 33
Per confronti
S. Ferrari, G. Gregorietti, A. Orombelli, A. Robiati, Maioliche di Lodi, Milano e Pavia, catalogo della mostra, Museo Poldi Pezzoli, Milano 1964, n. 367.
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Lotto 136 COPPIA DI FIORIERE, MILANO, MANIFATTURA PASQUALE RUBATI, 1770-1780
in maiolica dipinta a piccolo fuoco in policromia e oro con verde, porpora, blu, giallo bruno di manganese, corpo a mezzaluna con estremità mosse da volute e conchiglie rocaille, con lumeggiature sui rilievi ed un festone floreale in vivace policromia, che trattiene due medaglioni contenenti miniature di paesaggio in camaïeu verde; alcuni tocchi dorati completano l’ornato. Pennellata in manganese tracciata sul fondo della base, cm 12x22x12,5.
Per confronti
R. Ausenda, Museo d’Arti Applicate del Castello Sforzesco. Le ceramiche, II, 2001, n. 374;
R. Ausenda, La Collezione Cagnola, 1999, n. 110
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Lotto 137 Console, Firenze, terzo quarto del sec. XVIII
in legno intagliato, dorato e dipinto in verde acqua, piano sagomato in marmo giallo di Siena, fascia decorata da motivo a grata e centrato da una medaglione con scena classica, alte gambe troncopiramidali con collarino superiore e piedi a cespo d'acanto, cm 87x53x100
Cfr. I mobili di Palazzo Pitti. Il primo periodo lorenese 1737-1799, a cura di Enrico Colle, Firenze 1992, p.141, n. 68
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Lotto 138 TAPPETO TABRIZ PERSIANO, INIZI SECOLO XX
fondo color crema con decoro floreale a fiori verdi, rosa, azzurri e gialli, bordura a borchie multicolori, cm 300x215
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Lotto 139 TAPPETO HERIZ PERSIANO, SECOLO XIX
fondo rosso mattone con medaglioni a stella in blu e rosa, nel campo decori a foglie stilizzate, riquadri azzurri con bordura rossa decorata da palmette rosa e azzurre,
cm 445x345
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Lotto 140 COPPA, FAENZA, MANIFATTURA FERNIANI, PRIMA METà SECOLO XVIII
in maiolica dipinta a gran fuoco con giallo, giallo, arancio, blu, verde, bruno di manganese, piatto mosso da baccellature e centro umbonato, su basso piede. Il motivo decorativo mostra, entro un medaglione, una scena figurata con popolani intenti a soccorrere su un albero un gatto inseguito da un cane, e tutto intorno piccoli frutti con foglie. Una bordura a “peducci” in giallo sottolinea il perimetro interno del bordo. Le modalità stilistiche e pittoriche sono caratteristiche distintive del tratto del cosiddetto “Pittore del 1740”, così denominato da Gaetano Ballardini, il quale raggruppò intorno a una targa devozionale delle raccolte prebelliche del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza una serie di opere stilisticamente coerenti. Carmen Ravanelli Guidotti nella sua recente monografia dedicata alla manifattura dei conti Ferniani a Faenza, ipotizza che sotto tale nome si possa celare il pittore Nicolò Raccagni attivo in quella manifattura a partire dal 1730, diam. cm 32
Per confronti
C. Ravanelli, La Fabbrica Ferniani, 2009, pp. 162-169
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Lotto 141 TRE PIATTI, FAENZA, MANIFATTURA FERNIANI, ULTIMO QUARTO SECOLO XVIII
in maiolica decorata a piccolo fuoco in policromia con porpora, verde, giallo, blu e manganese, con profilo mosso, di due misure digradanti, decorati con motivo a “rovine” caratteristico della produzione faentina di gusto neoclassico. Al centro della composizione capriccio di rovine architettoniche su zolla erbosa circondato da un nastro viola a tratti annodato e da una bordura a foglioline che collega mazzi floreali di diverse dimensioni disposti in sequenza, mentre l’orlo è profilato di giallo. I piatti in esame appartengono alla manifattura dei Conti Ferniani a Faenza, nel periodo del rientro dei Benini in fabbrica sul finire del 1778, dopo la parentesi imprenditoriale condotta in autonomia con Tommaso Ragazzini per un solo anno dal settembre 1777 (il contratto di riassunzione pattuito con Annibale II Ferniani contemplava l’accoglimento anche di Filippo Comerio, nonché l’assorbimento di tutti i pezzi residui prodotti dai transfughi), diam. cm 30,5 e cm 23,5 (3)
Per confronti
C. Ravanelli Guidotti, La Fabbrica Ferniani, 2009, pp. 73-74 e n. 118
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Lotto 142 “SURTOUT”, FAENZA, MANIFATTURA FERNIANI, PRIMA METà SECOLO XVIII
in maiolica dipinta a gran fuoco con giallo, giallo, arancio, blu, verde, bruno di manganese, composto da cioccolatiera e vassoio di forma ottagonale con doppio bordo rilevato, con alloggiamenti per le tazze e presumibilmente per la lattiera, la zuccheriera e la cioccolatiera. Il decoro del surtout mostra elementi di gusto tardo barocco in bianco e blu, realizzati a risparmio su fondo spugnato in manganese diluito, mentre al centro spiccano tre riserve con figure mitologiche in monocromia cobalto. Un ornato coerente riveste la cioccolatiera, che mostra un’elaborata riserva con busto loricato e ripropone sul coperchio i medesimi motivi posti in corrispondenza degli angoli sul surtout. La maiolica è attribuita alla manifattura dei conti Ferniani a Faenza, ed è probabilmente opera del cosiddetto “Pittore del 1740”,recentemente identificato da Carmen Ravanelli Guidotti come Nicolò Raccagni. Un confronto con una cioccolatiera del Museo di Arti Decorative di Amburgo (e con le opere pubblicate da C. Ravanelli Guidotti ne danno preciso riscontro nel Thesaurus di opere della tradizione di Faenza (1998, p. 544), alzata cm 45,7x40,7; cioccolatiera alt. cm 23,5
Bibliografia
J. Rasmussen, Italienische Majolika, 1984, n. 204
C. Ravanelli Guidotti, La Fabbrica Ferniani, 2009, pp. 50-51, 162-163, 176-177, n. 14 (associato al nome di Niccolò Raccagni);
R. Ausenda in Caviglia, Schede 48-96, n. 60 - Dicembre 1999
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Lotto 143 ZUPPIERA, FAENZA, MANIFATTURA FERNIANI, PRIMA METà SECOLO XVIII
in maiolica dipinta a gran fuoco con giallo, giallo, arancio, blu, verde, bruno di manganese
Zuppiera con anse a cordoncino e coperchio sormontato da pomolo a trottola. Il decoro si sviluppa in una serie di riserve quadrilobate dipinte a policromia con scene agresti intervallate da volute in bicromia bianco e blu, risparmiate su fondo spugnato in manganese diluito. Il decoro è riferibile al cosiddetto “Pittore del 1740” nella manifattura Ferniani di Faenza, ora identificato come Nicolò Raccagni, alt. cm 20, diam. cm 27
Per confronti
S. Levy, Le maioliche romagnole, marchigiane e toscane, estratto dall’opera “Maioliche settecentesche”, 1970, tav. 174 (esemplare affine);
C. Ravanelli Guidotti, La Fabbrica Ferniani, 2009, pp. 162-163