ASTA 240 - DIPINTI E DISEGNI ANTICHI. SECOLI XVI-XIX
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Lotto 181 SCUOLA ROMANA, METÀ DEL XVII SECOLO
Natura morta di uva, fichi e malegrane
Olio su tela, cm. 75,5x62. Con cornice. -
Lotto 182 SEGUACE DI CORREGGIO, XVIII SECOLO
Madonna Con Bambino , San Girolamo Maria Maddalena e Angeli
Olio su tela, cm. 203x142.
Il dipinto è una bella copia antica del capolavoro di Antonio Allegri detto il Correggio conosciuto come Il Giorno, oggi conservato alla Pinacoteca Nazionale di Parma.
PROVENIENZA:
collezione Grate Howart House, Rochdale; collezione privata, Roma. -
Lotto 183 FRANCESCO FOSCHI (Ancona, 1710 - Roma, 1780)
Paesaggio invernale con ponte, villaggio, mendicante e viandanti
Olio su tela, cm. 56x45. Con cornice.
Sebbene Francesco Foschi fu attivo anche sul fronte delle vedute, dei soggetti storici e della pittura sacra, è nel genere dei paesaggi innevati con figure, ben più diffuso nella pittura olandese e fiamminga che in quella italiana, che va individuata la porzione più ampia, personale e qualitativamente migliore del suo catalogo. E’ evidente come questa tipologia iconografica gli fosse particolarmente congeniale, come testimonia la quantità pressoché infinita di varianti che Foschi seppe introdurre nelle sue scene invernali, tanto nelle ambientazioni, quanto nelle figure. Ritroviamo in questo delizioso paesaggio molteplici elementi ricorrenti nei suoi dipinti: gli alberi completamente spogli coi rami imbiancati, il ponte, le capanne col tetto di paglia e le casette in muratura col fumo che esce dal camino, arricchiti dalla più rara soluzione del borghetto subito di là dal ponte. Tra gli innumerevoli confronti possibili, ricordiamo qui solo il Paesaggio con torre oltre il fiume, il Paesaggio con ponte, capanne e viandanti, il Paesaggio con viandanti che attraversano un ponte, tutti riprodotti in M. Vinci-Corsini, Francesco Foschi, Milano 2002, nn. 24, 100 e 123.
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma. -
Lotto 184 PAOLO ANESI (Roma, 1697 - 1773)
a) Paesaggio costiero con ponte, fortezza e figure; b) Paesaggio costiero con borgo, imbarcazioni e figure - Coppia di dipinti.
Olio su tavoletta, a) cm. 13,5x17,5;
b) cm. 12,5x17,8. Con cornice.
a) Il dipinto reca al retro iscrizione antica a pennello: "ANTONIO CANALETTO";
b) il dipinto reca al retro iscrizione antica a pennello parzialmente leggibile: " ANTONIO CANALETTO / DELLA GALLERIA / DI M. (…)".
Queste due incantevoli vedute ideate, corredate di bellissime cornici antiche, sono da ricondurre senza esitazioni all'attività di Paolo Anesi. Lo dimostra la pennellata liquida e sciolta, i colori chiari e luminosi, la delicata inventiva paesistica, i cieli saturi di luce: qualità che collegano i nostri due ovali en pendant a opere quali la Veduta di fantasia con torre e ponte su un fiume e la Veduta di fantasia con castello e fiume, entrambe a Monaco di Baviera, Gemäldegalerie (vedi A. Busiri Vici, Trittico paesistico romano del ‘700, Roma 1976, PA.23, p. 229 e PA.56, p. 247), la coppia di ovali raffiguranti Vedute di fantasia con città, ponti e specchi d’acqua, Roma, Coll. Masini (Id., PA.34-35, pp. 236-237) e la Veduta laziale con torrione e corso d’acqua in collezione privata, Roma (Id., PA.52, p. 245)
PROVENIENZA:
Collezione privata, Roma. -
Lotto 185 JAKOB PHILIPP HACKERT (Prenzlau, 1737 - San Pietro di Careggi, 1807)
Paesaggio boschivo con pastore e armenti, cascatella, torrente e arco di roccia sullo sfondo
Olio su tela, cm. 62,5x76. Con cornice.
Il dipinto reca firma in basso a destra: "PH. HACKERT".
Questa bella tela inedita va ad incrementare il catalogo dei paesaggi “puri” eseguiti da Hackert nella sua stagione matura, presumibilmente tra l’ultimo decennio del XVIII e i primi anni del XIX secolo. Ritroviamo qui una visione serena e lirica della natura, nella quale la presenza dell’uomo risulta fusa armoniosamente in un equilibrio quasi edenico. Analogie di stile e di concezione possono essere rilevata con opere di Hackert quali la Veduta della valle di Roveto, in collezione privata, la Grotta di San Francesco sul monte Verna, nel Museum Folkwang a Essen, la Veduta del Golfo di Gaeta del Goethe-Museum di Francoforte (Vedi rispettivamente C. De Seta – C. Nordhoff, Hackert, Napoli 2005, n. 101, pp. 200-201, n. 116, pp. 212-213, n. 110, p. 209). -
Lotto 186 ANTONIO ZANCHI (Este, 1631 - Venezia, 1722), ATTRIBUITO
Esaù vende a Giacobbe la primogenitura per un piatto di lenticchie
Olio su tela, cm. 97x103
Questo notevole dipinto rappresenta il momento in cui Esaù vendette la propria primogenitura al gemello Isacco (Gen. 25, 29-34). La composizione si concentra sui due protagonisti in primo piano, i cui gesti ed espressioni illustrano, in un muto dialogo, il pathos dell’episodio: Esaù, la cui posizione in scorcio quasi di spalle rivela un attento studio anatomico, tende la mano verso il piatto di lenticchie, mentre Isacco con espressione contrariata porta la mano la petto. Il dipinto sembrerebbe è riferibile ad l pittore Antonio Zanchi, considerato uno tra i massimi esponenti della pittura veneta tardo barocca, il cui stile si definisce in una sintesi tra la tradizione veneta cinquecentesca, legata al Tintoretto, e la corrente caravaggesca incarnata a Venezia da Giovanni Battista Langetti e si concretizza in una certa violenza chiaroscurale e in impostazioni compositive drammatiche come quella che possiamo riscontrare nel nostro dipinto. -
Lotto 187 ARTISTA OLANDESE, XVII SECOLO
Scena d'osteria con bevitori
Olio su tela, cm. 91x121. Con cornice. -
Lotto 188 JOOS VAN WINGHE (Brussels, 1544 - Francoforte, 1603), ATTRIBUITO
Natività
Olio su tavola, cm. 84,5x63.
La composizione del presente dipinto, che colloca l'episodio della Natività in una ambientazione notturna, conobbe una certa fortuna in area fiamminga nella seconda metà del XVI secolo. Il prototipo è oggi comunemente riconosciuto nel dipinto riferito a Joos van Winghe conservato al Bob Jones University Museum di Greenville, South Carolina. Come documentato nelle fotografie della fototeca Zeri esistono altre tre versioni della stessa composizione già attribuite dallo studioso a Aert Mytens (n. inv. 33408, 33406, 33407) -
Lotto 189 PIETRO DELLA VECCHIA (Vicenza, 1603 - Venezia, 1678), ATTRIBUITO
Pastori al riposo
Olio su tela, cm. 82x107,5. -
Lotto 190 AMBITO DI SOFONISBA ANGUISSOLA (Cremona, 1532 - Palermo, 1625)
Ritratto di giovane gentildonna
Olio su tela, cm. 85,5x62,5. Con cornice. -
Lotto 191 ARTISTA ATTIVO A ROMA, PRIMA METÀ XVII SECOLO
Lot e le figlie
Olio su tela, cm. 174x220. -
Lotto 192 GIUSEPPE RECCO (Napoli, 1634 - Alicante, 1695)
Natura morta con ciambelle, violacciocche e ramo d'ulivo o Allegoria della Pasqua
Olio su tela, cm. 50x76. Con cornice.
Il dipinto è catalogato nella fototeca Federico Zeri, scheda n. 88625, con attribuzione a Giuseppe Recco.
Questa elegante ed originale composizione si presta ad una lettura in chiave di Allegoria della Pasqua grazie al ruolo protagonista svolto del ramo di ulivo, accompagnato dalle ciambelle e dai fiori di violacciocche, pianta che fiorisce per l’appunto in periodo pasquale. Il dipinto va senz’altro riportato nell’ambito della natura morta napoletana di secondo Seicento e in particolare al suo maggiore interprete, Giuseppe Recco. La raffinatezza dell’ideazione e dell’esecuzione trova in effetti riscontro in opere affini spirito e conduzione pittorica quali, fra gli altri, l’Allegoria dei cinque sensi, firmata a e datata 1676, in collezione privata, la Natura morta con pane, biscotti e fiori, Coll. Intesa (oggi nel Museo Pignatelli di Napoli), la Natura morta con pizza rustica e gamberi, in collezione privata (Vedi N. Spinosa, ad vocem, in “La natura morta in Italia, Milano 1989, v. II, p. 907, fig. 1092) e la grande tela raffigurante la Colazione pasquale dolce, in collezione privata, per la quale Luigi Salerno era in dubbio fra Giuseppe Recco e Tommaso Realfonso, risolvendosi però in favore di Recco, essendo il dipinto “di un livello qualitativo più alto di quello che Realfonso riesce normalmente a raggiungere” (L. Salerno, Nuovi studi sulla natura morta, Roma 1989, pp. 110 e 115, fig. 107).
BIBLIOGRAFIA:
F. Mambelli, Catalogare la natura morta, in La natura morta di Federico Zeri, Bologna 2015, pp. 44, 53, nota 20.