Fine Paintings
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Lotto 13 Pittore francese del XVII secolo, Paesaggio con pastore e armenti Un'etichetta sul retro del dipinto riporta l'iscrizione 'Cornet Maximilian peintre né à Carvin XVII siècle'. Non è stato possibile identificare il pittore, ma l'utilizzo di una tavolozza dai toni molto scuri, l'atmosfera satura alleggerita dalla luce emessa dagli armenti e dalle contadine a riposo ci rimandano all'esperienza napoletana di pittori del Seicento che traggono ispirazione dal paesaggismo romano della metà del Seicento. Olio su tela, dimensioni ext. 78x90,5, int. 62x74 cm.
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Lotto 14 Bartolomeo Torreggiani (Napoli, ? - Roma, 1675?), Paesaggio con figure Ben poco è giunto fino a noi della biografia e delle opere del Torreggiani, che le fonti vogliono allievo di Salvator Rosa, grazie al quale assume l’appellativo “del Rosa”. Lo conosciamo oggi come pittore forse originario di Napoli e dedito alla pittura di paesaggio; ma le opere giunte fino a noi non sono sufficienti a delineare un corpus completo della sua produzione. Pertanto è piuttosto difficile datare questo piccolo, ma affascinante dipinto: in un paesaggio fluviale, alcuni personaggi appena abbozzati sono immersi in una natura piuttosto selvaggia, resa da pennellate veloci, affatto attente al realismo della raffigurazione e al dettaglio. Il cromatismo è intenso, ma non scuro, quasi a dimostrare uno stato d’inquietudine dell’artista nel momento della realizzazione dell’opera. Olio su tela, cm est. 57x68, int. 55x46
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Lotto 15 Etienne Allegrain (Parigi, 1644 - Parigi, 1736), Paesaggio laziale Sono poche le notizie di cui disponiamo rispetto alla vita e alle opere di Etienne Allegrain; lo conosciamo come un abile paesaggista, molto legato alla tradizione francese di questo genere. Osservando la sua opera infatti, è subito chiaro che la principale fonte di ispirazione del pittore è Nicolas Poussin, dal quale impara la commistione tra il paesaggio come luogo rappresentante la complessità dell’esperienza umana e l’inserimento -anche in lontananza- di rovine, scorci desunti dall’antichità. La raffigurazione di paesaggi così autentici e in cui la presenza dell’uomo nella scena è del tutto trascurabile, fa davvero comprendere la necessità che l’artista seicentesco sentiva nel rendere la natura assoluta protagonista del quadro, capace di esprimere -al pari della pittura di storia- la pienezza dei sentimenti umani. Non sappiamo se il pittore sia mai stato in Italia, benché meno a Roma, ma l’inserimento di elementi architettonici all’interno di un contesto tanto incontaminato quali la colonna istoriata e un edificio a pianta circolare piuttosto simile al Pantheon, tolgono ogni dubbio circa la lezione appresa dal Poussin. Olio su tela, cm est. 72x59, int. 62.5x48.5
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Lotto 16 Scuola lombarda dell'inizio del XVIII secolo, Natura morta con conigli Il dipinto si presenta come una ricca composizione di fiori, frutti e due conigli. L'emergere dei fiori dal fondale scuro e la resa vivace e quasi a 'macchia' dei petali, ci permette di identificare questo artista come influenzato dalla produzione di Margherita Caffi e degli allievi della sua scuola di fioranti. Olio su tela, dimensioni ext. 123,5x161,5 int. 107x143 cm.
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Lotto 17 Gabriel De La Corte (Madrid, 1648 – Madrid, 1694) Natura morta con uva, pesche, fichi e garofani Gabriel De La Corte è un affascinante pittore della fine del Seicento di cui si sa poco e nulla. Le poche fonti a lui contemporanee che accennano alla sua vita ci informano che fu figlio del pittore spagnolo Francisco de la Corte, che era a sua volta fratello di Juan de la Corte, uno dei rari allievi noti di Velazquez. Stando alle fonti Gabriel, nonostante fosse figlio d’arte, non ebbe alcun maestro, in quanto suo padre morì che egli aveva appena dodici anni.Da autodidatta si dedicò esclusivamente alle nature morte di fiori e frutti, che eseguì sempre con grande perizia; nonostante la sua abilità, però, non riuscì mai ad avere molto successo, né incarichi importanti. È questo di certo uno dei motivi per i quali abbiamo scarse informazioni circa la sua attività. Di certo era un pittore leggermente “in anticipo” sui tempi: sfortunatamente il genere della natura morta con fiori e frutti avrà un notevole successo collezionistico soprattutto nel XVIII secolo.Il suo stile è riconoscibile grazie alla grande varietà di elementi messi in scena e al gusto per lo sfondo scuro, che quasi inghiottisce i fiori e i frutti in primo piano. In questo caso la composizione è carica di elementi: al sintetico paesaggio con cascata sullo sfondo a destra, si contrappone l’insieme dei grappoli d’uva posti sulla sinistra, resi con assoluta lucentezza e vitalità.Bibl.: A. Palomino de Castro y Velasco, El Parnaso Español Pintoresco Laureado, 1724, in 1936 C. Bernejo. Olio su tela, cm 100.5x121.5
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Lotto 18 Pittore fiammingo del XVIII secolo, Paesaggio con figure e caseggiato Questo dipinto è attribuibile ad un ignoto pittore fiammingo del Settecento, e raffigura una sorta di 'Allegoria della vita di campagna': i personaggi e gli armenti sono in una serena contemplazione del paesaggio circostante, nonostante il cielo si presenti scuro e denso di nubi. La grande qualità della stesura pittorica e la profonda resa del paesaggio sono segno della vicinanze del pittore ai migliori influssi dell'arte di genere della seconda metà del Settecento. Olio su tela, dimensioni ext. 80x121 int. 70x110 cm.
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Lotto 19 Scuola romana della fine del XVI secolo, San Paolo di Tebe Il santo Paolo, venerato come il primo eremita, era un ricco egiziano che fu costretto alla fuga nel deserto della Tebaide perché durante la persecuzione di Decio e Valeriano, i suoi parenti lo denunciarono come cristiano per incamerarne i possedimenti. Egli trascorse tutta la vita nel deserto e trovò rifugio in una grotta, mentre all’esterno un albero di palma gli forniva datteri con cui sfamarsi e foglie con cui intessere un semplice abito; dall’età di quarantatré anni un corvo gli portava ogni giorno un pezzo di pane. Ed ecco che osservando l’immagine è indubbia l’iconografia del santo, riconoscibile dalla presenza del corvo, del pane, della palma e dell’abito intessuto di foglie rigide, all’interno di uno scarno paesaggio. L’anonimo pittore, è probabilmente appartenente alla scuola romana della fine del XVI secolo, dato l’interesse dimostrato in larga parte nella resa del paesaggio, reso con grande grazia e con pennellate delicate, fluide. Olio su tavola, cm est.55x73, int. 36x54.5
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Lotto 20 Pittore siciliano del XVII secolo, Santa Rosalia eremita con due angeli Questo gradevole dipinto del XVII secolo illustra l'eremitaggio di Santa Rosalia all'interno della grotta sita in Santo Stefano Quisquina mentre si dedica alla preghiera e alla contemplazione circondata da due angeli. Olio su pietra, dimensioni ext. 31x38, int. 19,5x26 cm.
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Lotto 21 Pittore fiammingo del XVII secolo, Coppia di storie di Elia Pittore fiammingo del XVII secolo, Coppia di storie di Elia Elia riceve pane e acqua dall'angelo ed Elia incontra la vedova di Sarepta, olio su rame, con cornici dorate Olio su rame, dimensioni ext. 17x34,5, int. 10,5x28 cm. cad.
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Lotto 22 Jacopo Da Ponte, detto Bassano (Bassano del Grappa 1515 - 1592), ambito di, Flagellazione di Cristo Jacopo Da Ponte, detto Bassano (Bassano del Grappa 1515 - 1592), ambito di, Flagellazione di Cristo Dipinto su pietra, con cornice in legno 26x23,5 cm. Dipinto su pietra, dimensioni ext. 40x37,5, int.
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Lotto 23 Pittore veneziano della fine del XVI secolo, Cristo deriso Questo pregevole dipinto è attribuibile ad un ignoto pittore veneto della fine del XVI secolo. Il Cristo è raffigurato seguendo la tradizione iconografica del secolo, circondato dai suoi aguzzini e con il mantello rosso sulle spalle. Più particolare è la scelta di rappresentare Gesù in piedi, quasi a modello dell'Ecce Homo; la cultura figurativa dell'epoca poneva il protagonista seduto o adagiato alla colonna della flagellazione. Olio su rame, dimensioni ext. 46x39, int. 36x30 cm.
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Lotto 24 Domenico Beccafumi, ambito di (Monteaperti, 1486 - Siena, 1551), Sacra Famiglia “Era un uomo capricciosissimo, e gli riusciva ogni cosa”: è così che il Vasari ci parla del Beccafumi. Erede della grande tradizione pittorica senese fu però anche un instancabile sperimentatore, creatore di composizioni che fondono con libertà e sensibilità i presupposti classicisti con le direttive del primo Manierismo. Quest’olio su tela guarda molto alla produzione del Beccafumi maturo, quello più senese: questo anonimo pittore guarda forse alle opere del Mecherino del secondo ventennio del Cinquecento, quando il pittore torna da Roma a Siena dopo aver conosciuto il Raffaello delle Stanze Vaticane e nella sua città natale coltiva buoni rapporti con gli altri pittori suoi contemporanei, in particolare con il conterraneo Sodoma. L’ignoto pittore qui acuisce il contrasto luministico caratteristico del maestro, rendendo molto forte l’emergere dei volti candidi dei protagonisti dalle tenebre; la pennellata è di grande qualità, raffinata e morbida, quasi in contrasto con l’inventiva quasi “eccentrica” del Beccafumi maturo. La composizione è molto equilibrata e, nonostante il primissimo piano dedicato interamente alla Sacra Famiglia, il pittore riesce a rendere abilmente uno scuro ma profondo paesaggio, scarno ma essenziale per dare ad un’opera di questa intensità il respiro che ci permette di godere appieno della sua osservazione. Olio su tavola, cm est. 93x75, int. 70x55