Fine Paintings

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giovedì 3 novembre 2022 ore 16:00 (UTC +01:00)
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  • Gerard Seghers (Anversa, 1591 – Anversa, 1651) Il rinnegamento di Pietro
    Lotto 145

    Gerard Seghers (Anversa, 1591 – Anversa, 1651) Il rinnegamento di Pietro “Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire»”.Ad eccezione del fatto che la scena non è ambientata all’aperto, il momento descritto dal pittore è precisamente quello in cui l’apostolo viene riconosciuto da una donna, che lo accusa di essere complice di Gesù.In questo dipinto del fiammingo Gerard Seghers, viene messa in scena la più tipica rappresentazione della Manfrediana Methodus, utilizzata in questo caso per narrare un episodio biblico. Il pittore, già membro della Compagnia di San Luca di Anversa, giunge a Roma nel 1613 circa, dove entra in contatto con la pittura caravaggesca e più direttamente con uno dei più stretti estimatori dell’opera del Merisi, Bartolomeo Manfredi. Seghers apprezzerà molto le innovazioni apportate dai caravaggeschi in campo compositivo e luministico, al punto da farle completamente proprie e unendole alla perizia fiamminga nella resa dei dettagli, come ad esempio quelli degli abiti.L’attenuarsi dei toni della sua tavolozza sono dovuti probabilmente all’influsso che ebbe su di lui Rubens, dopo il suo ritorno nella natale Anversa. Rispetto alle opere del suo primo periodo romano, caratterizzata da colori freddi e contrasti luminosi molto intensi, qui il dipinto appare molto più caldo e intimo.Bibl.: D. Bodart, A. Moir, A. E. Perez Sanchez, P. Rosenberg, Caravaggisti, Firenze, Art e dossier Giunti, 1996. Olio su rame, cm est. 56.5x74, int. 41X58.5

  • Andrea Locatelli (Roma, 1695 - Roma, 1741), Veduta di campagna romana con figure
    Lotto 146

    Andrea Locatelli (Roma, 1695 - Roma, 1741), Veduta di campagna romana con figure L’incontro del Locatelli con Filippo Juvarra, conosciuto presso la famiglia Ottoboni, segna un momento molto importante per la produzione dell’artista; l’architetto gli procurerà delle prestigiose commissioni di paesaggi per i Savoia al castello di Rivoli, che gli diedero la possibilità di affermarsi come pittore di paesaggio. In quest’opera avvertiamo come l’artista abbia già compiuto il passo che dalle equilibrate composizioni arcadiche e alla lezione di Salvator Rosa, lo portano a dedicarsi ad una raffigurazione del paesaggio ben calibrata, studiata dal vero, probabilmente sulla scia dell’esperienza di J. F. van Bloemen. Questo dipinto è ambientato della verde campagna romana, al centro dell’attenzione dei vedutisti risiedenti a Roma che ritraevano luoghi incontaminati e pastorali alle porte della città. Molte famiglie romane, per cui il Locatelli aveva prodotto delle opere, dedicavano interi spazi al collezionismo della pittura di paesaggio; a riprova del successo di questo genere i Colonna possedevano decine di vedute, tra cui molte di G. Dughet e C. Lorrain: non è irrealistico supporre quindi che queste tele abbiano avuto un’influenza sulla successiva produzione del Locatelli. Olio su tela, cm 63x77

  • Antonio Diziani (Venezia, 1737 - Venezia, 1797) Coppia di paesaggi
    Lotto 147

    Antonio Diziani (Venezia, 1737 - Venezia, 1797) Coppia di paesaggi La pittura di paesaggio veneziana della seconda metà del Settecento raggiunge delle vette qualitative di notevole interesse, ad opera di pittori quali Marco Ricci, Giuseppe Zais e Francesco Zuccarelli. Il Diziani si pone in questa scia di raffinati paesaggisti: figlio del più famoso Gaspare Diziani – che userà sempre come modello per diverse sue composizioni, creando notevoli problematiche attributive – frequenta l’Accademia di belle arti dal 1774; il pittore conferma in questo periodo il suo interesse esclusivo nei confronti del paesaggio, in particolare quello rurale.Ciò che appare osservando questo dipinto, infatti, è che il Diziani è piuttosto lontano da una visione narrativa della pittura di paesaggio, drammatica o eroica, come appare nelle opere del Ricci; al contrario le sue ambientazioni sono costruite da pennellate brevi e veloci, i contrasti cromatici accesi. Le figure di contadini emergono immediatamente dal paesaggio, ma non hanno nessun intento narrativo: sono una testimonianza garbata e piacevole dell’ambiente rurale descritto.Bibl.: R. Pallucchini, La pittura venez. nel '700, Venezia 1960, pp. 203 s.; E. Martini, La pittura venez. del Settecento, Venezia 1964, pp. 105, 261. Olio su tela, cm est. 96x82, int. 87X72

  • Nunzio Ferraioli (Nocera dei Pagani, 1660/61 – Bologna, 1735), Paesaggio con figure
    Lotto 148

    Nunzio Ferraioli (Nocera dei Pagani, 1660/61 – Bologna, 1735), Paesaggio con figure Se non volessimo parlare dell’artista e volessimo limitarci ad osservare il dipinto, numerose sono le suggestioni che questo ci lascia, e da cui possiamo desumere molti degli esempi a cui il Ferraioli fa riferimento durante la sua carriera. Il paesaggio è ampio, profondo, costruito da un’intonazione scura ma calda. Al paesaggio si contrappongono le figure che lo abitano, che si stagliano contro il verde della natura in maniera vivida: i personaggi sono costruiti di colori chiarissimi, freddi. Nunzio Ferraioli detto degli Afflitti fu pittore napoletano di formazione e passò la sua giovinezza nelle botteghe di Luca Giordano prima e del Solimena poi; trasferitosi a Bologna lo troviamo a bottega nel 1682 presso Giovan Gioseffo Dal Sole. Nonostante quest’ultimo maestro fosse interessato alla figura umana, alle composizioni sacre e mitologiche dal taglio ravvicinato, da lui il Ferraioli desunse l’interesse per lo studio del paesaggio, di certo coadiuvato dalla collaborazione con il contemporaneo Francesco Monti, con cui collaborerà alla decorazione di numerosi palazzi bolognesi. La consacrazione dell’artista avviene grazie all’interesse suscitato dalle sue opere per la committenza d’oltremanica – in particolare ricordiamo quella del mercante irlandese Oweri Mc Swiny – che vedevano nella sua produzione un’eco dello stile inquieto e quasi preromantico di Salvator Rosa. Olio su tela, cm est. 153x226, int. 135.5x210

  • Alessio De Marchis (Napoli, 1710 ca – Perugia, 1752), Coppia di paesaggi ovali
    Lotto 149

    Alessio De Marchis (Napoli, 1710 ca – Perugia, 1752), Coppia di paesaggi ovali La prima fase della produzione di Alessio De Marchis è tutta dedicata alla veduta a Roma, alla sua tradizione e allo studio dei contemporanei. Dalle fonti sappiamo che il pittore fu incarcerato a Castel Sant’Angelo per aver causato un incendio e di lì uscì solo grazie alla protezione del suo mecenate, il cardinal Annibale Albani. Grazie al suo intervento, il De Marchis ebbe l’opportunità di dare avvio alla seconda fase della sua produzione, più matura e compiuta: al seguito del cardinale si recò ad Urbino nel 1728, dove affrescò il palazzo di famiglia. Negli anni a seguire la sua attività si spostò a Perugia, dove ebbe numerosi incarichi di rilievo. Questa coppia di tavole ovali di certo è rappresentativa della maturità dell’artista: in un ovale lo scorcio tra gli alberi lascia intravedere una vasta vallata, con delle architetture sullo sfondo, mentre nel suo pendant sono due alberi al centro della composizione mentre alle loro spalle svetta un’imponente montagna. Osservando la pennellata, che è sempre stata poco analitica e dalla linea poco rigorosa, qui essa si fa ancora più vivace, quasi sferzante, romantica. Il colore è steso a macchie dense, espressive; il pittore, che era noto a Roma anche come abile disegnatore, ha perso qui ogni interesse per la minuzia, per la descrizione dei dettagli. In opere come questa si riconosce come imperativa la volontà di svincolare il genere del paesaggio da ogni forma di narrativa, di elevarla a rappresentazione significativa per sé stessa e che per sé stessa può vivere. Olio su tavola, cm est. 53.5x42, int. 47.5x35.5 cad.

  • Agostino Tassi (Roma, 1578 - Roma, 1644), Marina
    Lotto 150

    Agostino Tassi (Roma, 1578 - Roma, 1644), Marina Dei primi dieci anni dell’attività di Agostino Tassi, è giunto a noi ben poco. Sappiamo che compie un primo viaggio a Firenze ma torna a Roma per un breve periodo, forse per lavorare al fianco di Paul Bril. Le fonti lo documentano a Livorno, incarcerato per aver partecipato ad una rissa; gli viene concesso però di esercitare la professione realizzando delle opere per la famiglia Medici, ottenendo un regime di semi-libertà. È dal 1610 che il Tassi risulta essere tornato stabilmente a Roma: qui eserciterà l’attività di pittore come paesaggista e quadraturista; il legame con i Medici verrà qui riconfermato e presto si affianca ad altre prestigiose commissioni. Dalla collaborazione con Orazio Gentileschi per la decorazione del soffitto della vecchia Sala Regia al Quirinale voluta da papa Paolo V Borghese - conclusasi nel 1611 con la denuncia del Gentileschi per lo stupro ai danni di sua figlia Artemisia - alla decorazione della nuova Sala Regia avviata nel 1616 con Carlo Saraceni e Giovanni Lanfranco, numerosissime sono le opere da lui realizzate nel corso del primo ventennio del Seicento. La stretta collaborazione con numerosi artisti e la gamma molto variegata di tematiche affrontate, spesso ripetute e arricchite di nuove letture stilistiche, rendono complessa la datazione delle opere dell’artista. Lo stile del Tassi è qui riconoscibile dal tema scelto della marina, arricchito da numerose navi e figure; nella resa del paesaggio e delle piccole figure sullo sfondo si evince un’influenza dei contemporanei fiamminghi, ma i colori e la pennellata risultano essere scuri e molto espressivi. Olio su tela, cm est. 63x90, int. 47x73.5

  • Andrea Locatelli (Roma, 1695 – Roma, 1741), Capriccio architettonico con figure
    Lotto 151

    Andrea Locatelli (Roma, 1695 – Roma, 1741), Capriccio architettonico con figure Andrea Locatelli è conosciuto, a ragion veduta, come uno dei pilastri del vedutismo romano dell’inizio del XVIII secolo; figlio di un pittore romano poco noto, Giovanni Francesco Locatelli, inizia la sua formazione sotto il pittore Monsù Alto, specializzato in vedute marine. La sua intera produzione risulterà essere molto ampia e influenzata da molteplici artisti; essendo stato un pittore di grandi famiglie quali gli Albani, i Colonna, i Ruspoli, i Savoia e gli Ottoboni, produsse una vastissima quantità di opere, molte delle quali oggi distribuite in vari paesi del mondo. Nonostante sia ben descritto dalle fonti, quindi, è difficile riuscire ad avere uno sguardo complessivo sulla sua produzione, anche a causa di errori interpretativi, che spesso lo hanno visto confuso con il contemporaneo G. P. Panini. Gli studi hanno evidenziato che nella sua prima fase, il Locatelli risente molto dell’influenza di Salvator Rosa e della costruzione compositiva dei suoi paesaggi con rovine: ed è proprio questo che possiamo osservare in quest’opera. In questo capriccio architettonico, dal taglio molto ravvicinato e poco immerso nel paesaggio, troviamo una serie di figure intente a riprodurre, a studiare o a discorrere sulle vestigia del passato, rappresentate – oltre che dalle rovine architettoniche – dalla statua di un filosofo posta su un alto basamento. Sul lato destro della composizione invece, altre figure ed animali sono maggiormente interessati ad interagire con l’ambiente naturale che li circonda. La scelta di questo tema si sposa bene con l’atmosfera arcadica che circonda i personaggi: essi sono immersi in un delicato equilibrio all’interno del contesto agreste e in piena comunione con esso. Olio su tela, cm est. 118x122, int. 98x102

  • Sébastien Bourdon (Montpellier 1616 – Parigi 1671), attr. a, Baccanale
    Lotto 152

    Sébastien Bourdon (Montpellier 1616 – Parigi 1671), attr. a, Baccanale Allievo di Poussin, il Lorenese, Sacchi e Valentin a Roma, fu abile paesaggista e ritrattista, nonché uno dei fondatori dell'Accademia di Pittura parigina nel 1648. L'eclettismo delle sue tele, spesso di carattere storico, biblico o mitologico, non gli impedì di raggiungere - come in questo caso - vette di grande intensità narrativa e cromatica anche nella resa del paesaggio. Olio su tela, dimensioni ext. 152x204,5, int. 126x177,5 cm.

  • Pasquale de Rossi (Vicenza 1641 – Roma 1722), detto Pasqualino Rossi, I suonatori e un gruppo di giovani donne
    Lotto 153

    Pasquale de Rossi (Vicenza 1641 – Roma 1722), detto Pasqualino Rossi, I suonatori e un gruppo di giovani donne Pittore di formazione veneta ma con una forte predilezione per i modi e i soggetti fiamminghi, diventa un pittore molto apprezzato a Roma e nelle Marche alla fine del Seicento; grande interprete delle scene di genere, questa coppia di tele raffigura due scene di vita quotidiana; da una parte una scuola di cucito per giovani donne e dall'altra un gruppo di suonatori. Olio su tela, dimensioni ext. 56,5x93 int. 50x86 cm. cad.

  • Christian Reder detto Monsù Leandro (Lipsia, 1656 - Roma, 1729), Un pasto all’aperto e il Riposo dalla caccia
    Lotto 154

    Christian Reder detto Monsù Leandro (Lipsia, 1656 - Roma, 1729), Un pasto all’aperto e il Riposo dalla caccia Si può tentare di analizzare il soggetto di questo dipinto, tentando di ricondurlo ad un episodio o un avvenimento specifico; la capacità dell’autore di mettere in scena una tale varietà di personaggi non può lasciare indifferente lo spettatore. Ma è proprio questa indeterminatezza del soggetto, che sfugge da ogni inquadramento episodico, che ci permettere di riconoscere questa coppia di oli su tela come del Monsù Leandro, il tedesco Christian Reder.
    Cresciuto ad Amburgo, compie viaggi dapprima in Inghilterra e poi a Venezia -dove resta alcuni anni- e a Roma: in città collaborerà anche con l’amico Pieter van Bloemen e vi resterà fino alla fine dei suoi giorni. Secondo il suo principale biografo Lione Pascoli, l’esperienza militare maturate dalla guerra contro i Turchi lo porta a dedicare completamente i suoi dipinti ai temi della caccia e a quelli bellici. Questo dipinto, probabilmente appartenente ancora alla fase Seicentesca della sua produzione, risente delle costruzioni compositive di Jacques Courtois ed illustra le diverse fasi di una giornata dedicata alla caccia: l’impeto e la carica dei cavalli, il riposo in compagnia di eleganti dame, il pranzo all’aperto e il riposo. Lo stile di questo artista virerà in maniera sensibile nella sua fase settecentesca: influenzata dalla concitate battaglie del Borgognone, Monsù Leandro si dedica ad una rappresentazione più narrativa dei fatti bellici, rispetto a quella decorativa, come in questo caso, dell’età barocca. Olio su tela, cm est. 64.5x92, int. 48x76 cad.

  • Francesco Malagoli (Modena 1732? - 1779), attr. a, Coppia di nature morte con fiori
    Lotto 155

    Francesco Malagoli (Modena 1732? - 1779), attr. a, Coppia di nature morte con fiori Le vicenze biografiche legate alla vita dell'artista non sono a noi note, ma l'unica fonte settecentesca sulla produzione del pittore - Marcello Oretti - ce la indica come caratterizzata da una spigliata resa delle composizioni di fiori e frutti. Olio su tela, dimensioni int. 113,5x84, ext. 168x97 cm.

  • Gaspare Lopez (Napoli, 1650 - Firenze, 1740), Coppia di vasi di fiori
    Lotto 156

    Gaspare Lopez (Napoli, 1650 - Firenze, 1740), Coppia di vasi di fiori Il pittore napoletano, del tutto dedito alle nature morte con fiori, crea qui un pendant d’impatto e di grande pregio. L’artista ha avuto modo di viaggiare, secondo quanto riportato dal De Dominici, tra Roma, Venezia e la Polonia; è in queste occasioni che probabilmente egli entra in contatto con i “fioranti” fiamminghi, spesso attivi a Roma nel Settecento. Questa composizione risente di quest’esperienza: il paesaggio è assente ed è sostituito da un severo fondo neutro; la cascata di fiori che scende dai due alti vasi è rigogliosa e cromaticamente preziosa. Il Lopez ebbe fortuna anche a Firenze, dove si trasferì nell’ultima fase della sua vita per servire il granduca Gian Gastone de’ Medici, del quale fu pittore ufficiale. Le sue nature morte rivelano un’adesione al linguaggio leggero e decorativo del Rococò, espresso attraverso una grande varietà di fiori multicolori, la composizione ricca e un cromatismo brillante. Olio su tela, cm est. 44x31 int. 36x23.5 cad.

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  • 3 novembre 2022 ore 16:00 Fine Paintings - Prima Sessione (1 - 94)
  • 4 novembre 2022 ore 16:00 Fine Paintings - Seconda Sessione (95 - 187)

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