Opere da una collezione Milanese e da altre proprieta' private
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Lotto 107 Scuola italiana, sec. XIX
SCORCIO DI STRADA
olio su tavoletta, cm 40x25
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Lotto 108 Attribuito ad Antonio Fontanesi
(Reggio Emilia 1818 - Torino 1882)
PAESAGGIO CON TEMPIETTO
matita di grafite su carta verde. mm 215x282.
al verso: Paesaggio con rovine. Matita di grafite.
al recto e verso autentica del pittore Oreste Silvestri: “Disegno di Antonio Fontanesi (O. Silvestri autentica)” apposta a penna.
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Lotto 109 Pietro Bouvier
(Milano 1839 - Milano 1927)
RAFFAELLO SCULTORE
matita nera con rialzi a matita bianca. mm 220x142
firmato
sul retro iscritto: "Pietro Bouvier da un acquerello di G. Bertini"
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Lotto 110 Scuola lombarda, sec. XIX-inizi XX
LA CORSIA DEI SERVI A MILANO
dipinto circolare, olio su tavoletta, cm 15x15
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Lotto 111 Attribuito a Carlo Canella
(Verona 1800 - Milano 1879)
SANTA MARIA DELLA PACE A MILANO ca. 1855
acquerello e matita di grafite su carta. mm 260x200
firmato
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Lotto 112 Giuseppe Diotti
(Casal Maggiore, Cremona 1779 - 1846)
SCENA MEDIEVALE
olio su tela, cm 30x40
Bibliografia
Catalogo Bolaffi della pittura italiana dell'Ottocento, Torino 1979, vol.8, pag. 74
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Lotto 113 Ippolito Caffi
(Belluno 1809 - Lissa 1866)
VEDUTA ALPINA SOTTO LA NEVE
tempera su carta. mm 153x250.
firmato.
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Lotto 114 Federico Faruffini
(Sesto San Giovanni (Mi) 1831 - Perugia 1869)
CHALET SVIZZERO O CASCINALE LOMBARDO
olio su tela, cm 42x60
sul retro della tela: stampigliato "Carlo Cogiola"
Provenienza:
Collezione Sacchi, Milano
Collezione Gualino, Torino
Collezione privata
Bibliografia:
Colasanti, 1923, p. 31
A. Finocchi, Federico Faruffini, un pittore tra Romanticismo e Realismo, Milano 1990, tav.146, p.91
"Il dipinto - sempre citato come Chalet o Chalet svizzero, finchè è stato ribattezzato Cascinale lombardo nel catalogo della mostra della collezione Gualino del 1982-83 - piaceva a Somarè insieme al Ponte Sant'Angelo, per il "tono rotto di modernità", individuandovi lo sforzo del pittore per adeguarsi alle "richieste della contemporaneità" sull'influsso della pittura francese, sforzo sorretto da sincero impegno, che tuttavia la mancanzo della "spinta di circostanze incitatrici" non poteva portare che a deboli risultati. Ipotizzando un influsso francese si dovrebbe collocare questo dipinti intorno al 1867-68.
Tuttavia due considerazioni - la prima è che non ci pare trattarsi di uno chalet svizzero o di un cascinale lombardo, ma la balconata in legno fa comunque pensare a un'architettura montana; la seconda è la ecezionale per Faruffini serenità che caratterizza i colori e l'atmosfera di questo dipinto, dal soggetto inconsueto nella sua produzione - ci spingono a pensare che esso possa appartenere al soggiorno Masino nell'estate del, 1863, durante il quale il pittore eseguì (lo scrive nella lettera del 17 agosto 1863) "varii ritratti per piacere e varie vedute".
Cit. da. A. Finocchi, op. cit., p. 91
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Lotto 115 Scuola veneta, sec. XIX
IL BANCHETTO DI ANTONIO E CLEOPATRA
olio su tela applicata su compensato, cm 28,5x48,5
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Lotto 116 Scuola lombarda, sec. XIX
CONVITO
olio su tela, cm 30x45
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Lotto 117 Federico Faruffini
(Sesto San Giovanni (Mi) 1831 - Perugia 1869)
MODELLA IN VERDE
olio su tela, cm 32x23
siglato
Bibliografia
A.Gemignani, G. Laccarini, R. Macchi, Federico Faruffini, Milano 1984, p. 140
Ottocento. Catalogo dell'arte italiana dell'Ottocento, Milano 1996, p. 121
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Lotto 118 Federico Faruffini
(Sesto San Giovanni (Mi) 1831 - Perugia 1869)
AUTORITRATTO
olio su tela, cm 45x36
Bibliografia
A. Finocchi, Federico Faruffini, un pittore tra Romanticismo e Realismo, Milano 1990, tav.300, p.162
Si tratta di una delle cinque versioni conosciute dell'Autoritratto eseguite da Faruffini. A tale proposito Anna Finocchi così parla delle opere:
"[...] lo splendido livello dell'opera - per usare le parole di Maltese - dimostra che cosa Faruffini fosse in grado di fare quando si poneva al cavalletto "libero da impacci idealistici e storico romantici" ed è ulteriormente conferma della "norma valida dovunque in Italia che quando i pittori della generazione risorgimentale si attennero al soggetto après nature il loro rendimento fu massimo". Maltese e così in seguito Dalai accomuna in questo suo giudizio l'Autoritratto e la Lettrice, che sono indubbiamente tra i più alti risultati della sua ricerca luministica e non è un caso che siano anche opere di soggetto privato, intimo addirittura. Raramente, e forse soltanto in questo Autoritratto, Faruffini riesce a servirsi della sua pennellata vibrante e della mobilità degli effetti di luce per comunicare la forza di una tensione spirituale."
Cit. da A. Finocchi, op. cit., p. 162