Asta di Antiquariato e Dipinti Antichi
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Lotto 150 Centrotavola – Ciatta in argento 800. Gr 856. H 12x37 cm Anni '30, Italia
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Lotto 151 Centrotavola – Ciatta in argento 800.
Gr 400. H 10x27,5 cm Anni '30, Italia -
Lotto 152 Alzata in argento, punzone Lisbona. Gr 515
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Lotto 153 Figurazione astratta.
Firmato in basso a destra Alicò '64
Giovanni Alicò nasce a Catania nel 1906. Pittore autodidatta, il suo approccio all'arte è libero da vincoli o binari precostruiti. Nel 1935 si stabilisce prima a Napoli poi a Milano. Nel 1942 è presente con un'opera alla XXIII Biennale di Venezia,e nello stesso anno, tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Tornabuoni di Firenze. Seguono, tra il 1948 e il 1953, sei anni di attività in Argentina,con tre personali a Buenos Aires e molte partecipazioni a collettive in diversi saloni nazionali nelle città di La Rioja, Santa Fè, Mendoza e Rosario. Rientrato in Italia, dalla metà degli anni Cinquanta e per tutto il decennio successivo diverse furono le sue personali a Catania, Milano, Roma e Como. E' stato Premio Suzzara nel 1955 con l'opera Contadino che riposa, dove il pittore, svincolato da una fredda descrizione realistica e lontano dagli schemi neocubismo tipici del primo dopoguerra, si abbandona ad una pittura di suggestione luministica, dalle larghe campiture di verdi, di grigi, di terre, sostenuta da una densa materia pittorica definita da una spessa linea di contorno. Il dipinto è attualmente conservato nella Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Suzzara. Nel 1957 ha esposto alla Galleria il Pincio a Piazza del Popolo a Roma, una delle realtà più attive nel panorama delle mostre d'arte, dove vi esponevano anche Renato Guttuso e Carla Accardi. Ha iniziato il suo percorso artistico raffigurando nella sua pittura i carretti con le colorite storie dei pupi utilizzando tinte preferibilmente piatte, successivamente introduce nella sua tavolozza cromie delicate,vibranti,e si concentra su temi pervasi da una marcata spiritualità. I soggetti favoriti sono figure femminili, nature morte e paesaggi. Negli Anni Cinquanta Giovanni Alicò avvicina il suo stile a quello di Guttuso, nell'ambito del realismo sociale. La sua attenzione è verso una pittura figurativa sintetica,che procede per suggestioni nella generale aderenza ai temi del realismo sociale. Dopo il 1960 entra nella sua opera un’importante poetica fatta di arabeschi e effetti luminosi e cromatici mobilie sfumati. Dal 1967 compaiono su tali sfondi personaggi antropomorfi, sorta di fantasmi,che si librano nello spazio della composizione. La produzione ultima dell'artista è invece caratterizzata da dipinti dove segni, forme geometriche ripetute e ampie macchie di colore sono resi con cromie intense e vivide approdando a esiti di natura informale e materica. Giovanni Alicò muore a Catania nel 1971. Dopo la sua morte, viene allestita una importante retrospettiva al Palazzo della Borsa di Catania nel 1973. Molte delle sue opere sono presenti in importanti collezioni private in Europa e in America e in diverse fondazioni d'arte.
Tempera su carta 24x32 cm, in cornice 36x44 cm Giovanni Alicò Catania 1906-Milano 1971 -
Lotto 154 Paesaggio lacustre. Opera sprovvista di cornice Olio su tela Angelo Nona Favara 1937-Catania 1975
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Lotto 155 Ritratto di ragazza con fiori. Firmato in basso a sinistra. Opera sprovvista di cornice. Dipinto ad olio su tela Cm 55x38. Jean Calogero Catania 1922-Acicastello 2001
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Lotto 156 Raffigurazione astratta. Giovanni Alicò nasce a Catania nel 1906. Pittore autodidatta, il suo approccio all'arte è libero da vincoli o binari precostruiti. Nel 1935 si stabilisce prima a Napoli poi a Milano. Nel 1942 è presente con un'opera alla XXIII Biennale di Venezia,e nello stesso anno, tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Tornabuoni di Firenze. Seguono, tra il 1948 e il 1953, sei anni di attività in Argentina,con tre personali a Buenos Aires e molte partecipazioni a collettive in diversi saloni nazionali nelle città di La Rioja, Santa Fè, Mendoza e Rosario. Rientrato in Italia, dalla metà degli anni Cinquanta e per tutto il decennio successivo diverse furono le sue personali a Catania, Milano, Roma e Como. E' stato Premio Suzzara nel 1955 con l'opera Contadino che riposa, dove il pittore, svincolato da una fredda descrizione realistica e lontano dagli schemi neocubismo tipici del primo dopoguerra, si abbandona ad una pittura di suggestione luministica, dalle larghe campiture di verdi, di grigi, di terre, sostenuta da una densa materia pittorica definita da una spessa linea di contorno. Il dipinto è attualmente conservato nella Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Suzzara. Nel 1957 ha esposto alla Galleria il Pincio a Piazza del Popolo a Roma, una delle realtà più attive nel panorama delle mostre d'arte, dove vi esponevano anche Renato Guttuso e Carla Accardi. Ha iniziato il suo percorso artistico raffigurando nella sua pittura i carretti con le colorite storie dei pupi utilizzando tinte preferibilmente piatte, successivamente introduce nella sua tavolozza cromie delicate,vibranti,e si concentra su temi pervasi da una marcata spiritualità. I soggetti favoriti sono figure femminili, nature morte e paesaggi. Negli Anni Cinquanta Giovanni Alicò avvicina il suo stile a quello di Guttuso, nell'ambito del realismo sociale. La sua attenzione è verso una pittura figurativa sintetica,che procede per suggestioni nella generale aderenza ai temi del realismo sociale. Dopo il 1960 entra nella sua opera un’importante poetica fatta di arabeschi e effetti luminosi e cromatici mobilie sfumati. Dal 1967 compaiono su tali sfondi personaggi antropomorfi, sorta di fantasmi,che si librano nello spazio della composizione. La produzione ultima dell'artista è invece caratterizzata da dipinti dove segni, forme geometriche ripetute e ampie macchie di colore sono resi con cromie intense e vivide approdando a esiti di natura informale e materica. Giovanni Alicò muore a Catania nel 1971. Dopo la sua morte, viene allestita una importante retrospettiva al Palazzo della Borsa di Catania nel 1973. Molte delle sue opere sono presenti in importanti collezioni private in Europa e in America e in diverse fondazioni d'arte. Olio su tela 24x30 cm anni '60 Giovanni Alicò Catania 1906-Milano 1971
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Lotto 157 Opera sprovvista di cornice, Olio su tela ( Angelo Nona Favara 1937-Catania 1975).
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Lotto 158 Etna vista da Taormina. Acquarello su cartoncino Cm 17x25, in cornice cm 30x35 Lily Giachery Inghilterra 1907-Taormina 1994
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Lotto 159 Profilo di giovane. Firmato Milluzzo Prova d'autore 34x21 cm, in cornice 72x52 cm Sebastiano Milluzzo Catania 1915-Catania 2011
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Lotto 160 Pescatori, Playa di Catania.
Firmato e datato in basso a sinistra Alico '57.
Giovanni Alicò nasce a Catania nel 1906. Pittore autodidatta, il suo approccio all'arte è libero da vincoli o binari precostruiti. Nel 1935 si stabilisce prima a Napoli poi a Milano. Nel 1942 è presente con un'opera alla XXIII Biennale di Venezia,e nello stesso anno, tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Tornabuoni di Firenze. Seguono, tra il 1948 e il 1953, sei anni di attività in Argentina,con tre personali a Buenos Aires e molte partecipazioni a collettive in diversi saloni nazionali nelle città di La Rioja, Santa Fè, Mendoza e Rosario. Rientrato in Italia, dalla metà degli anni Cinquanta e per tutto il decennio successivo diverse furono le sue personali a Catania, Milano, Roma e Como. E' stato Premio Suzzara nel 1955 con l'opera Contadino che riposa, dove il pittore, svincolato da una fredda descrizione realistica e lontano dagli schemi neocubismo tipici del primo dopoguerra, si abbandona ad una pittura di suggestione luministica, dalle larghe campiture di verdi, di grigi, di terre, sostenuta da una densa materia pittorica definita da una spessa linea di contorno. Il dipinto è attualmente conservato nella Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Suzzara. Nel 1957 ha esposto alla Galleria il Pincio a Piazza del Popolo a Roma, una delle realtà più attive nel panorama delle mostre d'arte, dove vi esponevano anche Renato Guttuso e Carla Accardi. Ha iniziato il suo percorso artistico raffigurando nella sua pittura i carretti con le colorite storie dei pupi utilizzando tinte preferibilmente piatte, successivamente introduce nella sua tavolozza cromie delicate,vibranti,e si concentra su temi pervasi da una marcata spiritualità. I soggetti favoriti sono figure femminili, nature morte e paesaggi. Negli Anni Cinquanta Giovanni Alicò avvicina il suo stile a quello di Guttuso, nell'ambito del realismo sociale. La sua attenzione è verso una pittura figurativa sintetica,che procede per suggestioni nella generale aderenza ai temi del realismo sociale. Dopo il 1960 entra nella sua opera un’importante poetica fatta di arabeschi e effetti luminosi e cromatici mobilie sfumati. Dal 1967 compaiono su tali sfondi personaggi antropomorfi, sorta di fantasmi,che si librano nello spazio della composizione. La produzione ultima dell'artista è invece caratterizzata da dipinti dove segni, forme geometriche ripetute e ampie macchie di colore sono resi con cromie intense e vivide approdando a esiti di natura informale e materica. Giovanni Alicò muore a Catania nel 1971. Dopo la sua morte, viene allestita una importante retrospettiva al Palazzo della Borsa di Catania nel 1973. Molte delle sue opere sono presenti in importanti collezioni private in Europa e in America e in diverse fondazioni d'arte.
Dipinto ad olio su tela 60x80 cm, in cornice 80x100 cm Giovanni Alicò Catania 1906-Milano 1971 -
Lotto 161 Natura morta con vaso a fiori e pesche. Giovanni Alicò nasce a Catania nel 1906. Pittore autodidatta, il suo approccio all'arte è libero da vincoli o binari precostruiti. Nel 1935 si stabilisce prima a Napoli poi a Milano. Nel 1942 è presente con un'opera alla XXIII Biennale di Venezia,e nello stesso anno, tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Tornabuoni di Firenze. Seguono, tra il 1948 e il 1953, sei anni di attività in Argentina,con tre personali a Buenos Aires e molte partecipazioni a collettive in diversi saloni nazionali nelle città di La Rioja, Santa Fè, Mendoza e Rosario. Rientrato in Italia, dalla metà degli anni Cinquanta e per tutto il decennio successivo diverse furono le sue personali a Catania, Milano, Roma e Como. E' stato Premio Suzzara nel 1955 con l'opera Contadino che riposa, dove il pittore, svincolato da una fredda descrizione realistica e lontano dagli schemi neocubismo tipici del primo dopoguerra, si abbandona ad una pittura di suggestione luministica, dalle larghe campiture di verdi, di grigi, di terre, sostenuta da una densa materia pittorica definita da una spessa linea di contorno. Il dipinto è attualmente conservato nella Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Suzzara. Nel 1957 ha esposto alla Galleria il Pincio a Piazza del Popolo a Roma, una delle realtà più attive nel panorama delle mostre d'arte, dove vi esponevano anche Renato Guttuso e Carla Accardi. Ha iniziato il suo percorso artistico raffigurando nella sua pittura i carretti con le colorite storie dei pupi utilizzando tinte preferibilmente piatte, successivamente introduce nella sua tavolozza cromie delicate,vibranti,e si concentra su temi pervasi da una marcata spiritualità. I soggetti favoriti sono figure femminili, nature morte e paesaggi. Negli Anni Cinquanta Giovanni Alicò avvicina il suo stile a quello di Guttuso, nell'ambito del realismo sociale. La sua attenzione è verso una pittura figurativa sintetica,che procede per suggestioni nella generale aderenza ai temi del realismo sociale. Dopo il 1960 entra nella sua opera un’importante poetica fatta di arabeschi e effetti luminosi e cromatici mobilie sfumati. Dal 1967 compaiono su tali sfondi personaggi antropomorfi, sorta di fantasmi,che si librano nello spazio della composizione. La produzione ultima dell'artista è invece caratterizzata da dipinti dove segni, forme geometriche ripetute e ampie macchie di colore sono resi con cromie intense e vivide approdando a esiti di natura informale e materica. Giovanni Alicò muore a Catania nel 1971. Dopo la sua morte, viene allestita una importante retrospettiva al Palazzo della Borsa di Catania nel 1973. Molte delle sue opere sono presenti in importanti collezioni private in Europa e in America e in diverse fondazioni d'arte. Olio su tela 46x56 cm, in cornice 57x67 cm Fine anni '30 Giovanni Alicò Catania 1906-Milano 1971
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Lotto 162 Volto di donna. Firmato Milluzzo e sul retro etichetta Smalto policromo su rame al terzo fuoco 52x46 cm Sebastiano Milluzzo Catania 1915-Catania 2011
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Lotto 163 Cristo.
Firmato in basso a destra Elio Romano.
Elio Romano nasce a Trapani ma si trasferisce presto a Catania e diventa apprendista del pittore locale Saro Spina. Nel 1928 studia a Roma alla Scuola libera di nudo e l’anno dopo si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Diventa allievo di Felice Carena e suo assistente alla fine degli studi. Importante è l’incontro con Giorgio Morandi, altro insegnante dell’Accademia che frequenta e il cui metodo di osservazione diventa un punto fermo nell’arte di Elio Romano. Dopo il corso di scultura che frequenta all’Accademia anche la sua pittura assume un forte senso di plasticità. Ritorna a Catania in maniera definitiva dopo che il suo studio a Firenze viene bombardata. Nella sua terra di origine insegna all’Accademia di Belle Arti di Catania e non smette di dipingere fino alla fine dei suoi giorni. Il suo stile parte dall’Impressionismo ma ha un’evidente tendenza alla struttura realistica.
Dipinto ad olio su tela 92cm x 40 cm Elio Romano Trapani 1909-Catania 1996 -
Lotto 164 Viale con alberi.
Firmato Comes, Valverde 10-1963
Carmelo Comes nasce a Catania e sin da bambino si appassiona alla pittura. Riesce però ad acquistare la sua prima confezione di acquarelli solo all’età di diciassette anni ed è con questi che si presenta al pittore Giuseppe Fichera. Per mantenersi gli studi all’Università si ritrova a fare i lavori più svariati: da aiuto meccanico, a manovale nelle ferrovie, a scrivano al catasto. Nel tempo libero dipinge su supporti di fortuna quali masonite e compensato e le sue opere piano piano riescono a trovare acquirenti nella borghesia catanese. Si fa conoscere anche nel resto d’Italia e viene infatti invitato alla Biennale di Venezia. Le sue opere sono esposte a Palazzo degli Elefanti a Catania, Palazzo della Borsa, Palazzo di Giustizia e in altri edifici di Siracusa e Lentini.
Dipinto ad olio su tela 55x85 cm, in cornice 70,5x100 Carmelo Comes Catania 1905-Catania 1988 -
Lotto 165 Paesaggio con vista di Acicastello da Acitrezza. Firmato in basso a destra Olio H 35x50 cm, in cornice 50x65 cm
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Lotto 166 Natura morta con viso di donna. firmato inbasso a sinistra D’angelo Olio su compensato 80x70 cm, in cornice 100x90 cm Cesare D'Angelo Catania
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Lotto 167 Uomo seduto. Firmato G. Aleo e datato 66 Disegno a carboncino 58x77 cm
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Lotto 168 Cupola di Sant'Agata e dintorni. Firmato in basso adestra, autore G.Murabito Olio su masonite 32x42 cm, in cornice 61x72 cm
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Lotto 169 Coppia di lampadari in metallo, con brindoli di vetro. Inizio XX secolo
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Lotto 170 Specchiera in cornice dorata.
H cm 90x62 XIX secolo -
Lotto 171 Specchio ovale. Specchioovale in cornice legno dorato con nodo d’amore a cimasa 90x55 cm XIX secolo
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Lotto 172 Specchiera dorata in legno dorato di forma rettangolare . 70,5x62,5 cm XX secolo
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Lotto 173 Grande ed importante specchiera in oro zecchino. In legno scolpito a diversi ordini con foglie d'acanto, fregi barocchi, segmenti e pallottolato. Specchio al mercurio
120x150 cm XVIII secolo -
Lotto 174 Specchiera in legno dorato e laccato nei toni dell'azzurro. Specchio coevo 80x72,5 cm Inizi XIX secolo
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Lotto 175 Specchiera a trittico in legno argentato a foglia.. H cm 60. Larghezza cm 75 Fine XVIII secolo.
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Lotto 176 San Giuseppe con Bambino. Pittore italiano delXVIII secolo. Olio su rame 24x19 cm XVIII secolo
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Lotto 177 Dipinto ad olio su tavola raffigurante Madonna con bambino.. Cm 48x39, in cornice cm 58x49 XVII secolo.
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Lotto 178 Madonna con bambino. Cadute di colore alla base Olio Cm 55x45, in cornice cm 75x64 XIX secolo
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Lotto 179 Tentazioni di Sant’Antonio. da Sebastiano Ricci. Strappo cm 3 nella gamba
Olio su tela 82x66 cm Fine XVIII secolo -
Lotto 181 Madonna con libro e Gesù bambino.. "Eccellente pittore rinascimentale fiammingo ha vissuto in Italia dove ha avuto modo di apprezzare l'arte dei pittori italiani suoi contemporanei. Fu un grande estimatore di Raffaello, a cui spesso si inspira, come ad esempio in questo dipinto, seppur sostanzialmente rimane ateo entro canoni e sviluppi stilistici suoi propri. Ha dato un contributo importante alla grande arte rinascimentale nelle fiandre. Disegnatore, pittore ed editore di trattati di architettura fu conteso dai più famosi personaggi del suo tempo: Carlo V, Francesco I Re di Francia, Enrico VIII d'Inghilterra, Cosimo I dei Medici. In tale opera è evidente l'influenza dei modi rinascimentali italiani. Egli avvia nei Paesi Bassi il passaggio e la transizione dalla concezione tardo gotica a quella rinascimentale. Gli scritti e i trattati di Sebastiano Serlio gli furono di esempio. Questo dipinto, semplice, probabilmente per una committenza privata, si ispira in qualche modo alla Madonna del Connestabile da Raffaello. Infatti, la rappresentazione della Madonna e del bambino è resa in maniera reale e fluida, donando naturalità alla scena. Egli abolisce lo sfondo paesaggistico e incentra la figurazione sui due personaggi dando cosi più forza al significato spirituale. Traspare ed è palpabile un’armonia mesta e malinconica, allo stesso tempo una serenità trasmessa dai personaggi, soprattutto nello sguardo di Maria, che legge la profezia sulla morte di Gesù, con dolce rassegnazione mentre il bambino la ingiunge a leggere indicando con il dito. Le forme sono ben calibrate e la gestualità del bimbo indicante e della Madonna che lo stringe alla vita in maniera protettiva, rendono la scena felice e ridondante di armonia. Una luce che sembra provenire da una finestra incentra i personaggi e illumina gli abiti dipinti in maniera morbida e fluida. Fu di esempio per tutti quei pittori olandesi- manieristi della seconda metà del 500. 40x30, olio su tavola. Provenienza: illustra famiglia catanese." ASORstudio
Dipinto ad olio su tavola Cm 40x30 (attribuito a) Pieter Coecke van Aelst Flemish 1502-1550 -
Lotto 182 San Pietro Apostolo. Il santo - identificato in San Pietro per la presenza del suo attributo, la chiave, tenuta nella mano destra e per l’iscrizione in alto che recita: CB. APOS. PÉTRZ, la cui traduzione significa SAN APOSTOLO PIETRO - è raffigurato stante, con gli occhi sbarrati e fissi, mettendo in tal senso in risalto la sua natura spirituale. Nella mano sinistra, invece, egli regge un cartiglio di colore bianco contenente una formula, che tradotta rivela: TU SEI IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE.
È chiaro che non ci troviamo di fronte a una tavola che tradizionalmente raffiguri un santo i cui tratti rimanderebbero all’ambito d’influenza bizantina, piuttosto si osserva la mano agile di un pittore, legato agli stilemi fortemente latini. Alcuni elementi – sia grafici sia stilistici – riconducono la nostra tavola a quell’area di produzione che è possibile collocare geograficamente a una zona ben circoscritta, in cui era in uso, in ambito liturgico, lo slovanico ecclesiastico, una lingua sviluppatasi a partire dal IX secolo grazie ai fratelli Metodio e Cirillo i quali la utilizzarono per poter tradurre le Sacre Scritture dalla lingua greca, dunque, un’area che abbraccia la Serbia, Croazia, Boemia, Polonia orientale nonché i principati russi.
Il dipinto è fortemente legato a tutti quegli aspetti più innovativi d’area italiana del XV secolo, come l’accenno alla profondità prospettica, rivelata da alcune timide linee di fuga che richiamano la presenza di una pavimentazione sopra la quale il santo si regge in piedi, e, in secondo piano, invece, è possibile distinguere alcune nuvole, connotandone un ambiente esterno. La spazialità apre la scena, divenendone l’elemento unificante della nostra tavola che era certamente parte di un più grande polittico, i cui pezzi erano originariamente collegati e uniti. Il ductus del nostro pittore evidenzia, inoltre, la sua influenza latina nella resa di alcuni dettagli, come l’utilizzo di piccoli colpi di pennello per rendere la morbidezza della barba, nell’uso del chiaro-scuro che risalta il panneggio voluminoso dell’apostolo tramite la definizione di ombre prodotte da una luce proveniente da sinistra.
Un artista davvero attento al dato reale e ciò è osservabile dalle vene ben costruite nella mano sinistra e una piccola ruga che solca la fronte del santo.
Si potrebbe pensare ad un’area più vicina all’Italia, come la penisola Dalmata in collegamento con la laguna veneta. Un artista, dunque che necessariamente doveva adeguarsi e conformarsi al linguaggio delle icone – come la fissità dello sguardo – ma allo stesso tempo conferendo alle sue figure tutti gli aggiornamenti del suo tempo.
Caduta di colore in basso, lungo i lati.
Tempera su tavola di abete H 128x62, spessore 3,8 cm XV secolo -
Lotto 183 Allegoria della musica, Santa Cecilia, cerchia del Furini . In cornice in legno dorato Dipinto ad olio su tela 75x62 cm, in cornice 84x73,5 cm fine XVII secolo
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Lotto 184 Madonna Addolorata. Pittore che trascorre il proprio apprendistato a Bologna. Frequentò la bottega di Gian Gioseffo del Sole, Bologna 1664 / 1719) dove ebbe modo di assorbire gli i flussi della pittura bolognese del tempo e assimilare tutto ciò che i contatti frequenti con altri pittori gli offrivano. Infatti presso la bottega di Gioseffo transitavano artisti di livello quali Felice Torelli, Francesco Monti, Donato Preti, G.B. Grati, Cesare Mazzoni ecc.
Varese costituirà il trampolino di lancio del nostro dove ogni chiesa gli commissiona opere e ben presto la sua notorietà oltrepasserà i confini provinciali per giungere a Milano.
L’opera in oggetto è significante delle numerose Madonne del Magatti, di cui ha compiuto numerose versioni e possiamo affermare opera riferentesi al periodo della piena maturità.
In essa notiamo una realizzazione particolare e una scansione pittorica fondata su applicazioni di toni blu e grigoazzurri, trascoloranti e pervasi da una luce fredda a cui fa da contrasto incarnato roseo del viso e delle mani.
Si evidenzia in tal modo ed esalta l'interiorità della Vergine che trasuda di dolore, quasi fisico. Allo stesso tempo traspare una intensa spiritualità che la rende intangibile e misticamente metafisica. Ritroviamo in un’opera apparentemente semplice una scioltezza pittorica e una sapienza compositiva che si compendia nella luce dei blu, nella levità delle forme e nella morbidezza dei tessuti: un elegante gusto del primo Rococò. Dipinto olio su tela 50 x 36 cm, in cornice 55 x 45 cm Pietro Antonio Silverio Magatti Varese 1691-Varese 1767 -
Lotto 185 Maddalena penitente. Opera reintelata, telaio nuovo, piccole cadute di colore. Dipinto a olio su tela 103 x 79 cm, in cornice 115 x 89 cm Pittore italiano del XVII secolo.
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Lotto 186 Sant'Agata al carcere . Opera reintelata. Dipinto ad olio su tela 63 x 48 cm, in corncie 76 x 60 cm Fine XVIII secolo
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Lotto 187 "Martirio di Santo Stefano" e "Salomone". attribuzione del prof. Bodart. Dipinto su pergamena cm.28,5X21 (attribuito a) Bartholomaeus Spranger Netherlandish 1546-1611
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Lotto 188 Libro "Le Arti di Venezia". 360x264 mm
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Lotto 189 EMBLEMATA. Cum immaginibus plerique restitutis ad mentem Auctoris. Adiecta compendiosa explicazione Claudijs Minois Divionensis, et notulis extemporarijs Laurentijs Pignorij Patavini.
Padova, Antenoris, 1618. Pag. 283
Emblemati
ALCIATO (o ALCIATI) ANDREA V. CL.
9x14 cm -
Lotto 190 L’Architecture Militaire, ou La Fortification nouvelle, Augmentée et enrichie de forteresses regulieres, Irregulieres, et de deors, le tout à la practique moderne.. Leide, Elzeviers, 1635. Pag. 179
Militaria, Architettura Militare
FRITACH, ADAM (O FREITAG ADAM O FREYTAG ADAMUS)
19x31 cm -
Lotto 191 De Re Medica. Libri Octo.. Item. Q. Sereni Samonici liber de medicina Antonij Molinij. Q. Rhemnii Fanni Palaemonis de Ponderibus et Mensuris.
Lugduni, Apud Joan Tornaes, 1659. Pag. 605
Medicina
Celso Aulo Cornelio
7x12 cm -
Lotto 192 Libitina, seu de funeribus. In quo, prencipui sepulturae ritus apud Romanos, Graecos, Aegyptios, Iudaeos, Turcas, aliasquae gentes plurimas observari solitis, et qui etiam nunc osservantur, a Christianis et Gallis, in Regum suorum funeribus, revocantur in novam lucem. De funeribus item Animalium adducuntur nonnulla
Lione, Antonio Molin, 1659. Pag. 240. Editio Prima.
Ritualità e Tradizioni antiche
POMEY, FRANCOIS ANTOINE
9x16 cm -
Lotto 193 De Curiosa Doctrina, Libri Quinque. Ad illustrissimum Io: Baptistam Victorium, P.V.P.M. ex sorore nepotem. Firenze, Volcamerium Timan Germanum, 1607. Pag. 253
Medicina, Esoterismo, Morale
CANONIERI PIETRO ANDREA
Dottore di filosofia, medicina e sacra teologia 10x16 cm -
Lotto 194 De Humana Physiognomonia. Qui ab extimis, quae in hominum corporibus conspiciuntur signis, ita eorum naturas, mores et consilia (egregiis ad vivum expressis Iconibus) demonstrant, ut intimos animi recessus penetrare videantur. Omnibus omnium ordinum studiosis lectu utiles, maximeque iucundi. Nunc ab innumeris mendis, quibus passim Neapolitana scatebar editio, emendari, primumquae in Germania in lucem editi. Cum duplici Rerum et Verborum Indice longe locupletissimo. Libri IIII;
Hanoviae, apud Guilielmum Antonium, impensis Petri Fischeri Fr., 1593. Pag. 586
Scienza - Fisiognomonia
DELLAPORTA, GIOVANNI BATTISTA
13x20 cm -
Lotto 195 Abregé Chronologique ou Extrait de L’Histoire de France. Commencant à Louis VI et finissant à la fin de Charles IV. In 3 Parti.. Lione, Estienne Baritel, 1687. Pag. 720
Storia Medievale
EUDES DE MEZERAY, FRANCOIS
9x16 cm -
Lotto 196 Legenda. Opus aureum quod Legenda Sanctorum vulgo nucpatur, ad vetustorum exemplarium fidem accurate castigatum, et non mediocri diligentia fratris Claudii de Rota, sacrae Theologiae psesioris, Ordinis praedicatorum (Additis aliquotSanctorum Sanctorumquae historiis singulares legendarum ) auctius redditum, cum historia Lombardica, et duobus Repertoriis, quorum unum singulares legendarum materias, alterum omnium legendarum huius operis numerum complectitur.
(Lugduni. In edibus Nicolai Petit et Hectoris Penet). 1535.
Agiografia sacra
JACOPO DA VARAZZE ( o DA VARAGINE O DA VORAGINE)
18x25 cm -
Lotto 197 Compendium Privilegiorum Reverentissima Fabricae S. Petri. Iunctis declarationibus eorundem, ac Decretis super frequentioribus dubijs per Sac. Congregationem factis, pro faciliori illorum notitia, et industria, et labore.
Roma, Typis Rev. Camerae Apostolicae, 1676. Pag. 164. In unum redact.
Giuridico
VESPIGNANI, GIOVANNI CARLO
16x22 cm -
Lotto 198 In Omnes praecipuas Recuperandae Possessionis Costitutiones Commentaria.. Seguito da: Responsa causa Finariensis à multis Italiae celeberrimis Iureconsultorum collegijs reddita, eodem Autore edita. Noviter impressa, et a multis erroribus expurgata, quae in opere habeantur.
Venezia, Iacobum Leuncinum, 1572. Pag. 334
Giuridico
MENOCHIO, GIACOMO
16x21 cm