Asta N. 67 - Dipinti Antichi e del XIX secolo
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Lotto 25 Piatto in maiolica istoriato con l’episodio della “Creazione di Adamo ed Eva”, Venezia, Domenico da Venezia (o bottega), 1560–1570; diametro cm 31; restauri. La scena istoriata della creazione ad opera di Dio di Adamo ed Eva è chiaramente indicata dall’iscrizione in blu al centro sul verso, posta in evidenza da cinque anelli concentrici dipinti in giallo: . perche . Luomo . non / vivese sollo . dono eva / dilui nata esser siuede / dover Come usita dal / sollato . eser sempre con / ela aCompagnito. Lo stile e la composizione della raffigurazione istoriata sono caratteristici del sapiente ductus pittorico di Domenico da Venezia. Per esemplari di confronto ed un’analisi delle problematiche attributive riferite a Domenico e alla sua bottega si rimanda rispettivamente al catalogo di un’interessante mostra presso lo Schloss Pillnitz, nei pressi di Dresda (AA.VV. 2006) ed a T. Wilson e E.P. Sani (2006). Bibliografia: AA.VV., Das goldene Zeitalter der Majoilika – Götter, Helden und Grotesken, 2006, n. 183–192, p. 218–223. T. Wilson, E.P. Sani, Le maioliche rinascimentali nelle collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia – I, 2006, n. 76–77, p. 232–236.
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Lotto 26 Tondino in maiolica, Apollo e Dafne, Urbino, forse bottega di Guido Durantino (Fontana), 1540–1550; diametro cm 22,6 Il piatto reca istoriato il mito di Dafne (Ovidio, Metamorfosi, I, vv. 452–507). Il verso presenta quattro anelli concentrici dipinti in giallo e al centro è tracciata l’iscrizione in blu: Appollo e Daph / ne. Il tema simboleggia la vittoria della castità sull’amore generato da un capriccio di Eros, che fa invaghire Apollo di passione per Dafne, figlia del dio fluviale Peneo. Per sottrarsi a lui la ninfa chiede aiuto al padre, che esaudisce la preghiera trasformandola in albero di alloro.
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Lotto 27 Coppa su basso piede in maiolica istoriata a soggetto mitologico, Pesaro, o Urbino (probabilmente bottega di Guido di Merlino), 1540 circa. Diametro cm 29; restauri. Guido di Benedetto Merlini, o Guido di Merlino, era proprietario di una delle più prestigiose botteghe cinquecentesche urbinate ed è opinione di Timothy Wilson che il suo laboratorio potesse forse essere secondo per importanza solo a quello di Guido Durantino, alias Fontana, in tema di elaborate produzioni istoriate. Entrambi erano siti a S. Polo (Paolo), vicino a Porta Santa Maria ed in particolare i documenti attestano l’operatività di Guido tra il 1523 ed il 1564. La mobilità dei pittori all’epoca rende tuttavia difficile identificare gli artisti che possono aver lavorato nella sua bottega, ma nel nostro caso crediamo di avere individuato forti analogie formali con un esemplare del British Museum, proposto in catalogo (cfr. D. Thornton and T. Wilson 2009) con probabile paternità al cosiddetto “Pittore del bacile di Orfeo” (tale denominazione da J.V.G. Mallet 1996), alla cui mano sembrano comunque assegnabili anche pezzi prodotti a Pesaro. Come ben si evince dal raffronto della coppa con il pezzo londinese, l’impianto grafico risulta accomunato dal medesimo tratto sia per il cavallo che per le figure antropomorfe, con particolare accento alla personalissima resa pittorica delle masse muscolari, pur in pieno accordo con il gusto manierista del momento. Bibliografia: D. Thornton and T. Wilson, Italian Renaissance Ceramics – A catalogue of the British Museum Collection – I, 2009, n. 186, p. 316–317. J.V.G. Mallet, “Au Musée de Céramique de Sèvres: majoliques historiées provenant de deux ateliers de la renaissance”, La revue du Louvre et des Musées de France, 1996, n. 1, pp. 45–61.
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Lotto 28 Piatto da pompa, Urbino, probabilmente bottega di Guido Durantino (Fontana), 1545–1565. Il distico sul rovescio legge: .53. / Annibale à Maharbale comanda / Fuor ch’à Galli, dar guasto in ogni banda. Diametro cm 41; restauri. Così come descritta nella grande opera storica in 142 libri di Tito Livio Ab Urbe condita libri (storia di Roma dalla fondazione alla morte di Druso nel 9 d.C.), la scena istoriata (libro XXI, capitolo 45, 1–4) è tratta dalla narrazione della famosa “Battaglia del Ticino” che rappresentò, nella seconda Guerra Punica, lo scontro diretto e la prima vittoria di Annibale contro Roma (218 a.C). L’appartenenza di questa maiolica ad uno dei corredi istoriati più ambiziosi ed interessanti realizzati ad Urbino intorno alla metà del Cinquecento è dettagliatamente discussa da Timothy Wilson riguardo ad un esemplare analogo pubblicato nel 1996 in Italian Maiolica of the Renaissance, riproposto nel 2006 nel primo volume delle collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. Del servizio, che è interamente incentrato su episodi della seconda Guerra Punica tra Roma e Cartagine (219–217 a.C.), si distinguono due categorie: i primi episodi della guerra illustrati riportano iscrizioni in rima sul verso e sono caratterizzati sul fronte da un’area originariamente predisposta per ospitare uno stemma mai eseguito (cfr. D. Thornton and T. Wilson 2009); i pezzi istoriati con episodi successivi della guerra hanno simili distici preceduti da numerali arabi. Tra questi ultimi si registrano i tre bacili trilobati custoditi al Bargello, numerati 41, 43 e 44, unitamente ad un’ampia serie di piatti numerati dal 47 al 114, di cui solo 25 esemplari sono attualmente noti ed ai quali va ora ad aggiungersi il presente esemplare. Non essendo emerso alcun prototipo iconografico per l’intero corredo, che Wilson definisce essere il più eccezionale resoconto sistematico di storia classica dipinto ad Urbino, maggiormente affascinante è la sua committenza che, seppure non documentata con precisione, sembra rimandare alla prestigiosa collezione cinquecentesca dei Medici, Granduchi di Toscana. Nel presentare tale ipotesi lo studioso cita sia l’inventario mediceo del 1588 in merito ai tre bacili oggi al Bargello, che quello del 1784 riguardo ad alcuni di questi piatti, ma soprattutto propone una preziosa trascrizione del 1735 che descrive come una parte importante del servizio fosse stata trasferita tempo addietro da Firenze a Locarno. Poiché nel testo si menziona l’incompleta sequenza degli esemplari giacenti in Svizzera, da cui scaturì la rinuncia del Granduca di Firenze all’epoca a chiederne la restituzione, se ne deduce che la serie era numerata e siccome non esiste un altro corredo istoriato dedicato ad Annibale, appare credibile che tali pezzi appartenessero al medesimo servizio del piatto in esame. Bibliografia: T. Wilson, Italian Maiolica of the Renaissance, 1996, n. 122, p. 290–292. T. Wilson, E.P. Sani, Le maioliche rinascimentali nelle collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia – I, 2006, n. 54, p. 162–165. D. Thornton and T. Wilson, Italian Renaissance Ceramics – A catalogue of the British Museum Collection – I, 2009, n. 192–193, p. 326–328.
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Lotto 29 Piatto da pompa, Urbino, probabilmente bottega di Guido di Merlino, pittore del servizio “Petrobelli”, 1545–1550. Il distico sul rovescio legge: Come Scipione fe posar / larme de marte al suo padiglione. Diametro cm 43; restauri. La tipologia narrativa a cui appartiene la nostra maiolica sembra precedere quella del più vasto corredo istoriato con le vicende di Annibale al tempo della seconda Guerra Punica, di cui al lotto precedente. Il pezzo è pubblicato nel catalogo di una mostra tenutasi a Brescia nel 2006 e Carmen Ravanelli Guidotti lo attribuisce alla mano di un artista operante nella bottega di Guido di Merlino intorno alla metà del XVI secolo. Il pittore viene identificato in associazione ad un esemplare istoriato datato 1549, caricato dell’arme del notabile casato padovano Petrobelli. Intorno a questo pezzo è stato riunito un gruppo di altre opere, tra cui un nucleo di un unico servizio conservato nelle Civiche Collezioni bresciane. La tematica del soggetto rappresentato rientra in una nota serie istoriata con episodi tratti dalla “Storia Romana” di Livio, incentrata sulle vicende di Scipione durante le Guerre Puniche ed eseguita da Francesco Durantino ad Urbino, forse nella bottega di Guido di Merlino tra il 1543 ed il 1545 (cfr. D. Thornton and T. Wilson 2009, n. 185, p. 314–316: la scheda offre l’intera casistica dei pezzi attualmente noti, affiancati per analogia di tema ad opere di diversi pittori, tra cui il cosiddetto Petrobelli). Bibliografia: C. Ravanelli Guidotti (a cura di), Maioliche della più bella fabbrica – Selezioni dalle Civiche Collezioni bresciane e da collezioni private, 2006, fig. 2d, p. 10. D. Thornton and T. Wilson, Italian Renaissance Ceramics – A catalogue of the British Museum Collection – I, 2009.
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Lotto 30 Giovane contadino addormentato, con giacca azzurra e pantaloni in tela rustica. Altezza cm 34; Napoli, fine secolo XVIII/inizi XIX Accessori: una zampogna
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Lotto 31 Vecchia contadina con bambino su asino, indossa una giacca in velluto blu e un corpetto verde, gonna con ricca passamaneria; bambino in fasce. L’asino è in legno. La donna altezza cm 33; l’asino cm 31x34; Napoli, fine secolo XVIII/inizi XIX
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Lotto 32 Moro indossa una camicia gialla e gilet azzurro e pantaloni a righe. Altezza cm 38; Napoli, fine secolo XVIII/inizi XIX
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Lotto 33 Moro su portantina, indossa una giacca, camicia e copricapo con ricca passamaneria. La portantina è in lamierino e tessuto verde. Moro altezza cm 38; portantina cm 46x46; Napoli, fine secolo XVIII/inizi XIX Accessori: un ventaglio e una borsa in metallo
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Lotto 34 Moro con camicia a righe rosse, gilet azzurro e pantaloni a righe beige. Altezza cm 38; fine secolo XVIII/inizi XIX
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Lotto 35 Orientale con gilet rosso, camicia a quadri azzurri e pantaloni nei toni del marrone con turbante. Altezza cm 39, Napoli, fine secolo XVIII/inizi XIX
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Lotto 36 Gruppo di animali composto da: un asinello in terracotta, una pecora seduta in terracotta e due pecorelle. Asinello altezza cm 20; pecore: cm 6x12 e cm 3x4 e cm 3x5; Napoli, secolo XIX