Asta di Antiquariato, Arredi, Dipinti Antichi e del XIX Secolo, Arte Orientale, Gioielli ed Orologi
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Lotto 133 Specchiera in legno dorato e dipinto, "en suite" con la console descritta al lotto 132, di epoca successiva, cm 150 x 120
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Lotto 134 Quattro sedie in legno dorato, en suite con la console presentata al lotto 132; schienali squadrati e sedili imbottiti, fascia delimitata da triglifi angolari decorata da motivi circolari in sequenza dipinti in blu centrati da corolle intagliate; gambe rastremate, cm 100x50x50
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Lotto 135 Psiche in palissandro d'epoca Carlo X, interamente intarsiata in legno di frutto a motivi vegetali multiformi, girali e motivi geometrici. Specchiera rettangolare racchiusa in un telaio sospeso fissato lateralmente all'interno della struttura a portico sorretta da piedi sagomati. Colonne con fusto poliedrico percorso da foglie ricurve disposte in sequenza, cornicione con architrave racchiuso da bordura a nastro ritorto ad includere girali con foglie; modanatura superiore aggettante sottolineata da palmette. Francia, XIX secolo, cm 216 x 120 x 66
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Lotto 136 Tavolino da lavoro a forma di uovo in noce e radica di tuja disposte a filettature verticali, con finiture ed applicazioni in bronzo dorato. All'interno una struttura mobile centrata da un candeliere e da tre tiretti apribili ad "ali di farfalla", cela un ampio vano rivestito in tessuto. Sostegno tripode. XIX secolo, cm 110 x 31
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Lotto 137 Coppia di poltrone in piuma di mogano, impreziosite da rilievi decorativi intagliati e dorati. Schienali a giorno con spalliera racchiusa da volute contrapposte, braccioli lineari sorretti da sostegni in forma di cornucopia, sedili imbottiti, gambe sagomate. Russia, XIX secolo, cm 94 x 70 x 50
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Lotto 138 Orologio periodo Impero ,Francia (1804-1815) Questo raffinato orologio a forma di vaso Medici riprende il famoso modello in porcellana di Sèvres creato dallo scultore francese Louis-Simon Boizot (1743-1809) e dal bronzista Pierre-Philippe Thomire (1751 -1843) e commissionato dal conte d'Angiviller della Garde-Meuble di Corona e consegnato a Luigi XVI e Mana Antonietta a Versailles nel 1783. La qualità esecutoria di questo orologio è straordinariamente curata nei minimi dettagli, sono presenti fregi in stile neoclassico, che comprendono ovali, foglie di palma, foglie di acanto e ghirlande, sulle anse si elevano due donne vestite all'antico con abiti drappeggiati. Il coperchio dell'orologio è finemente traforato, sulla sommità dello stesso è presente una pigna. Sulla base del vaso è presente la figura di Mercurio. Il quadrante dell'orologio riporta il nome dell’orologiaio, Sirost a Paris. Il movimento è stata realizzato dall'orologiaio parigino Sirost, che aveva la sua attività a rue Bertin-Poiré tra il 1806-1810 e successivamente in rue des Fontaines nel 1840. Movimento: doppio bariletto con sospensione di seta e campana. Un orologio identico a questo esemplare, si trova presso il castello di Fontainebleau, fu acquistato il 23 agosto 1806. Pierre-Philippe Thomire è stato il più importante bronzista del Primo Impero francese. Venne nominato ciseleur de l'empereur da Napoleone, collaborò con la manifattura di Sèvres (casse di orologio in bronzo e porcellana), produsse orologi di grande qualità, candelabri, figure a bassorilievo e ornamenti. Collaboro con J.-B.-C. Odiot alla culla per il re di Roma (Vienna, Kunsthistorisches Museum). Dimensioni cm 58x18x18
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Lotto 139 Coppia di candelieri a due fiamme in bronzo dorato e dipinto raffiguranti moretti datati sulla base 1788, supporto a plinto in marmo bianco e grigio, altezza cm 56 IL MITO DEL “BUON SELVAGGIO” Negli anni tra il 1795 e il 1815 furono realizzati oggetti d'arte denominati “au bon sauvage”, il buon selvaggio. L'osservatore contemporaneo generalmente reagisce di fronte a queste rappresentazioni con un duplice sentimento: fascino e irritazione. Impressionato dall’indubbia qualità dei raffinati bronzi e dal fascino dell'esotico, ma anche distaccato dal loro implicito potenziale discriminatorio. Questa dualità ci’invita ad osservare con maggiore attenzione l'ambiente sociale di questi particolari candelieri. A partire dalla spedizione di Cristoforo Colombo il soggetto dei “selvaggi” è stato ricorrente nella filosofia Europea. Il mito del buon selvaggio è fondato principalmente sul concetto di “stato di natura” nella quale non esistono differenze tra gli uomini: la disuguaglianza e l'oppressione sono il risultato di un'organizzazione della società che è contraria alla natura e alla ragione umana. Il mito di un uomo primitivo, fondamentalmente buono perché semplice e naturale, non contaminato dai vizi della civiltà moderna. L'uomo nasce buono ed è soltanto la civiltà, che con il suo insieme di convenienze e di leggi (tra i quali anche la proprietà privata), lo rende schiavo di bisogni ed’obblighi artificiali, e perciò egoisti, malvagi, inquieti ed infelici. Con il termine “selvaggio” s'intendono gli uomini appartenenti a civiltà, così diverse dalle nostre da meritare l'appellativo di “uomini delle selve”, esseri privi di qualsiasi civiltà. Il mito del buon selvaggio, diffuso all'inizio specialmente dai missionari cattolici, che polemizzano contro i costumi corrotti degli europei, ben presto diviene patrimonio della cultura laica, nel senso che il selvaggio era cresciuto "buono" al di fuori della rivelazione e nonostante il peccato originale. Nel 1774 fu portato in Europa, creando grande eccitazione a Londra e Parigi, un indigeno dei mari del sud, Omai. Egli fu mostrato in pubblico ed esaminato da scienziati. Omai fu ricevuto in udienza dal re Giorgio III e ritratto nel 1776 dal più famoso ritrattista del tempo, Sir Joshua Reynolds (1723-1792) in un dipinto oggi conservato ad Howard Castle (Gran Bretagna). Neanche i più realistici reportage e i racconti di’esperienze personali di viaggio poterono impedire agli europei di idealizzare gli abitanti di questi luoghi esotici. Ciò si riflesse anche nelle varie interpretazioni artistiche sul tema. I selvaggi erano buoni di cuore, vivevano in luoghi paradisiaci, e grazie alla loro prossimità alla natura e alla loro libertà innata, essi erano anche più vicini al loro Creatore. Nella tradizione europea tale creatura era anche dotata di una bellezza superiore. Riccioli, labbra carnose e occhi completamente bianchi erano i caratteri distintivi di una razza diversa. Alcuni aggiunsero altri attributi quali una corona di piume, braccialetti e sandali, che erano sufficienti a creare un'apparenza esotica e mostrare l'immagine del selvaggio.
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Lotto 140 Busto raffigurante L'Imperatore Adriano in marmo Africano e Porfido, cm 58x45
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Lotto 141 Inginocchiatoio lastronato in noce e radica di noce con riserve in palissandro racchiuse entro filettature in legno di rosa. Piano rettangolare con fascia mistilinea comprendente un cassetto, sorretto da due montanti sagomati con estremità a ricciolo poggianti su base a fascia convessa con cassetto. Cm 84 x 53 x 58 Roma XVIII secolo
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Lotto 142 Pendola da tavolo, Roma XVIII secolo, cassa in legno di palissandro con ricche applicazioni di bronzi dorati, quadrante in bronzo dorato e argentato con numeri romani, meccanica d'epoca con svegliarino, cm 56x35x21
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Lotto 143 Piano con intarsi di marmo africano, onice, cipollino, bianco e nero di aquitania, semesanto, e vari alabastri cm 92x92
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Lotto 144 Orologio Cartel lastronato in bois de rose Palermo XVIII secolo. Questo raro orologio palermitano, da parete, in legno di bois de rose e bronzi cesellati e dorati, presenta un quadrante in smalto con numeri romani e arabi, lancette in ferro traforato e un piccolo quadrante ausiliario dello svegliarino. La meccanica è stata realizzata a Palermo, con scappamento a verga firmata e numerata. Misure, cm 79x46x17, mensola cm 34