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Biografia di Gilberto Zorio
Si forma all'Accademia Albertina di Torino ed esordisce alla Piccola Galleria d'arte moderna di Torino nel 1963; espone nel 1967 alla Galleria Sperone, presentato da T.Trini, allineandosi tra i primi protagonisti dell'Arte Povera coi quali espone allo spazio 'Deposito d'arte presente' e nel 1968 ad Amalfi, alla rassegna 'Arte povera - azioni povere'. Nel 1969 espone in personale da Sonnabend a Parigi e partecipa a rassegne di gruppo alla Kunsthalle di Berna e allo Stedeljik Museum di Amsterdam. Partecipa alla rassegna romana 'Vitalità del negativo' nel 1970. Nel 1972 realizza il primo 'Giavellotto'; è invitato a Dokumenta V di Kassel; nel 1973 alla decima Quadriennale di Roma. Del 1974 è la 'Stella di giavellotti e lampade', e gli Evviva' con 'W' eseguite in nikel cromo. Lungo gli anni '70 realizza 'Per purificare le parole', 'Odio', 'Fluidità radicale'. Partecipa alle Biennali di Venezia del 1978, 1980. Dal 1981 datano i 'Crogioli' con acidi. Partecipa a mostre di gruppo al Guggeheim di New York e in altri musei italiani e stranieri. Espone con sala personale alla Biennale del 1986; a Dokumenta IX di Kassel nel 1992; in varie personali torinesi da Sperone e da Stein. Importanti monografiche gli sono dedicate in sedi museali italiane e internazionali: Kunstmuseum di Lucerna nel 1976; Stedelijk Museum di Amsterdam 1979, Loggetta Lombardesca di Ravenna 1982, Galleria civica di Modena 1985, Kunstverein di Stoccarda 1985, Centre Georges Pompidou 1986, Centre d'art contemporain di Ginevra 1986, Fortezza da Basso a Firenze 1987, Museum di Tel Aviv 1987, Stedelijk van Abbemuseum di Eindhoven 1987, Philadelphia University 1988, Istituto Valenciano de arte moderna, 1991, Galleria d'arte moderna di Nizza 1992, ICA di Amsterdam 1992, Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato 1992, Berkeley University 1992, Galleria civica d'arte contemporanea di Trento 1996; un'istallazione in Piazza del Plebiscito a Napoli, 1998. Nel 2000 personale all'Istituto italiano di cultura di Toronto, alla Galleria No Code di Bologna, alla Galleria Persano di Torino; Rassegne di gruppo alla galleria d'arte moderna di Bologna, al MAMAC di Nizza, al Castello di Rivoli dove ha lavori nella collezione permanente. Dalla documentazione di ipotesi di instabilità delle strutture e di precarietà degli stessi materiali nelle opere della prima attività, l'artista passa, con gli anni '70, a riflettere su composizioni chiuse in figure geometriche, dialoganti con oggetti ancestrali: giavellotti e stelle di cotto, di pelli, di giavellotti stessi, di nichelcromo incandescente, che introducono un affascinante dialogo tra forma, materia e memoria di funzioni. A queste si affianca, lungo la seconda metà degli anni '70 e con gli anni '80, il lavoro sull'energia, in collegamento con il profilo estetico dell'opera. Con produzione di fluorescenze e reazioni chimiche in divenire, il lavoro di Zorio ingloba processi di trasformazione, animandosi di movimento e di luce.
Bibliografia: G.Celant, Gilberto Zorio, catalogo della mostra di Prato,1992; D.Eccher, R.Ferrari, Gilberto Zorio, catalogo della mostra di Trento, Torino 1996.