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Ferruccio Ferrazzi

(Roma 1891 - 1978)
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Biografia di Ferruccio Ferrazzi

Si forma all'Accademia di San Luca. Esordisce nel 1908. Nel 1913 è a Parigi. Nel 1916 aderisce temporaneamente al Futurismo e lavora a Losanna acquisendo influenze cézanniane ed espressioniste. Espone nel 1918 a Roma, alla Casina Spillmann al Pincio, opere in cui è già presente la nuova estetica che unisce elegante monumentalità compositiva a un emblematico lucido distacco. Partecipa nel 1919 alla mostra nazionale del Futurismo a Palazzo Cova di Milano. Partecipa alla Biennale di Venezia del 1920. Il primo dopoguerra lo vede abbandonare il futurismo per accostarsi a fonti rinascimentali con uno sguardo alla pittura dei preraffaelliti, lavorando in uno stile vigoroso ma colto, essenziale e contemplativo. Personale alla Casa d'arte italiana di Prampolini nel 1921. Ampia partecipazione alla II Biennale romana del 1923. Nel 1925 è nominato Accademico di San Luca: è l'anno del capolavoro 'L'idolo del prisma'. Espone al concorso del Carnegie Institute di Pittsburgh del 1925 e vince il Premio successivo (in cui la giuria è presieduta da Pierre Bonnard) nel 1926 quando espone anche alla 'Exhibition of modern italian art' di New York, Boston, Washington, Chicago, San Francisco, con un gruppo di opere (sarà presente a tutte le mostre americane curate dall'organizzazione del Carnegie e nel 1937 sarà in giuria). Imposta gli affreschi del Mausoleo Ottolenghi ad Acqui Terme (terminati negli anni '50) ed esegue i ritratti dei suoi mecenati. Nel 1927 espone ad 'Italienische Maler' al Kunsthaus di Zurigo. Dal 1929 insegna Decorazione murale all'Accademia di Roma: avrà tra gli allievi Guttuso, Ziveri e Cagli. Partecipa alla I Sindacale romana. Nel 1930 la Sarfatti lo invita alla mostra del Novecento italiano a Buenos Ayres. Allestisce una sala personale alla I Quadriennale romana nel 1931 (di cui è in giuria). Partecipa a 'An exhibition of contemporary italian paintings' a Baltimora, Syracuse e Cleveland. È presente alla XVIII e XIX Biennale di Venezia. Anche se in posizione critica verso il regime, è eletto Accademico d'Italia nel 1933. Espone a Vienna a 'Moderne italienische Kunst'. Nel 1935 espone a Parigi a 'L'art italien des XIX et XX siècles' al Jeu de Paume e in mostre statunitensi. Nel 1936 interviene al convegno Volta di Roma sul tema dei rapporti tra architettura e arti figurative, in disaccordo con Carrà. Lavora ad encausto in Palazzo di Giustizia a Milano, a Pomezia e all'Università di Padova nel 1939. Lavora ad affresco in chiese romane. La sua pittura poggia su una ferma disciplina, con ricchezza di risorse formali: temi prediletti sono immagini agresti arcaiche, figure e ritratti.. Bibliografia: C.L.Ragghianti, Ferruccio Ferrazzi, Roma 1974. M.Fagiolo dell'Arco, Scuola Romana, pittura e scultura a Roma 1919-1943, Roma 1986; M.Fagiolo dell'Arco, V.Rivosecchi, Scuola Romana, artisti tra le due guerre, Milano 1988. M Fagiolo dell'Arco, Realismo magico, Milano 1988; B.Mantura, M.Quesada, F.F., Roma 1989.


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