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Giorgio De Chirico

(Volos 1888 - Roma 1978)
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Biografia di Giorgio De Chirico

Giorgio De Chirico (Volos, Grecia 1888 - Roma 1978), nato da famiglia italiana, frequenta la scuola di disegno del Politecnico di Atene. Dal 1905, dopo la morte del padre, insieme alla madre e al fratello Andrea (pittore e scrittore noto con lo pseudonimo di Alberto Savinio) si trasferisce a Monaco di Baviera dove prosegue la formazione artistica all'Accademia, scoprendo Boecklin e Klinger, studiando Nietsche e Schopenauer e dipingendo i primi quadri imbevuti di cultura germanica. Nel 1910 si trasferisce a Firenze. Anticipa le atmosfere metafisiche delle "Piazze d'Italia" ispirandosi alle architetture torinesi viste nell'estate 1911. Giunto a Parigi frequenta l'ambiente artistico, partecipa al Salon d'automne e al Salon des Indépendants. Conosce Apollinaire e tramite lui Paul Guillaume che diviene il suo primo mercante. Allo scoppio della prima guerra mondiale, De Chirico e il fratello rientrano in Italia per arruolarsi. Distaccati a Ferrara frequentano De Pisis, Soffici, Papini e Carrà con cui De Chirico firma la 'Teoria della Pittura Metafisica' della quale scrive su 'Valori plastici'. Nel 1924 espone alla XIV Biennale di Venezia. Dal 1924 al 1929 è di nuovo a Parigi, accolto come ispiratore dai Surrealisti. Tra gli impegni, la decorazione di casa Rosenberg, l'esperienza teatrale coi 'Ballets russes' di Diagjlev, l'illustrazione dei 'Calligrammes' di Apollinaire. Inizia una fase pittorica più libera. Dopo la rottura coi surrealisti rientra in Italia; espone con gli artisti di Novecento e partecipa alle mostre del gruppo in Gran Bretagna e Stati Uniti. Del 1928 è il 'Piccolo trattato di tecnica pittorica', edito a Milano. Del 1929 è il romanzo autobiografico Hebdomeros. Dal 1931 inizia per De Chirico un periodo di frequenti viaggi e soggiorni all'estero per l'attività espositiva e scenografica; nel 1933 esegue una pittura murale per la V Triennale di Milano; nel 1935 allestisce una sala alla Quadriennale di Roma, città dove si trasferisce allestendo la prima personale italiana presso la Galleria Bragaglia. La sua pittura vira verso un realismo ricco e complesso. Nel 1942 presenta alla XXIII Biennale dipinti che riprendono elementi secenteschi. Nel 1948 è alla mostra storica 'Tre pittori italiani dal 1910 al 1920: Carrà, Morandi, De Chirico' alla XXIV Biennale di Venezia. Una rassegna del periodo metafisico a New York nel 1955. Tra 1955 e 1960 elabora volutamente temi metafisici in aperta polemica con le tendenze artistiche di quegli anni. Verso al fine del decennio inizia una produzione di sculture in bronzo. I De Chirico di De Chirico è il titolo dell'antologica, Palazzo Reale di Milano ne1 1970, compendiale della sua attività e tesa a rivalutare l'intera sua produzione. artistica. Del 1986 e 1987 le rassegne De Chirico: gli anni Venti a Palazzo Forti di Verona e a Palazzo Reale di Milano, a cura di M.Fagiolo dall'Arco. De Chirico, maestro tra i massimi dell'arte italiana e internazionale del XX secolo, presenta nei lunghi anni d'attività diverse fasi stilistiche, dalla Metafisica al ritorno alla dimensione classica, dalla reinvenzione della pittura dei maestri del passato, Rubens, Delacroix, Canaletto, alla neometafisica degli ultimi decenni. Non si considera l'artista tanto come maestro del Surrealismo di Bréton, quanto piuttosto come autorevole capofila di un movimento che controbatte l'esaltazione futurista del presente e la smania iconoclasta che condusse Marinetti alla proposta di distruggere i musei come cimiteri dell'arte. L'enigma di Nietsche si esprime nella Pittura Metafisica rivelandosi all'artista in un oggetto: manichino nella piazza deserta, statua presso la fuga di portici,. Le 'Piazze d'Italia' inscenano un mondo enigmatico fatto di spazi architettonici di geometrica evidenza prospettica, abitato da statue silenziose o da manichini, sospeso in un'aura atemporale. Il tema fu caro alla cultura dell'epoca, da D'Annunzio, a Dino Campana dei Canti orfici. Al ciclo metafisico appartengono opere universalmente note come 'Le Muse inquietanti', 'Ettore e Andromaca', 'I Consolatori', i personaggi-manichino con il corpo costruito da rovine classiche come gli Archeologi; i Bagni misteriosi che, iniziati alla metà degli anni Trenta, vedono una ripresa ricca d'invenzione e varianti negli anni '60 e '70. Un gusto nostalgico per la classicità è presente, con vena ironica, anche nei dipinti a soggetto di cavalli sulla spiaggia con sfondo di templi greci. Le nature morte derivano spunti dalla pittura olandese e fiamminga. I personaggi romantici presentano riferimenti alla pittura di Delacroix, Corot, e le vedute di Venezia sono ispirate ai grandi vedutisti del '700. Se importanti sono i ritratti, il vasto ciclo degli autoritratti rivela il gusto e l'intento preciso dell'esaltazione teatrale della propria personalità. Le sculture hanno come tema privilegiato quello dei filosofi e degli archeologi. Il disegno è caratterizzato da forte libertà segnica. La fantasia dell'artista, per quanto legata all'idealismo, al soggettivismo e simbolismo propri di una grecità nostalgica, è tuttavia d'impronta italiana. La forte vena ironica fa sì che la realtà, nell'elaborazione del soggetto, si trasfiguri e sia spinta dal ritmo del gioco ai confini dell'inverosimile. L'autore, impregnato di cultura rinascimentale e umanistica, elabora una verità non verificabile mediante l'esperienza ma senza giungere al dissidio, alla decontestualizzazione dell'oggetto propria del Surrealismo. Il manichino segue il pittore nel teatro della finzione della vita. La scena ospita enigmi ed eroi, masse monumentali di creazioni da sogno tra fughe d'arcate e facciate lineari, in un complesso e perfetto equilibrio compositivo. La decisione di firmarsi 'Pictor Optimus' testimonia quanto De Chirico attingesse alla tradizione, fino ad erigere una sorta di monumento al passato, e quanto fosse intimamente convinto del proprio lavoro, nel progetto e negli esiti, considerandolo in ogni stagione l'unico ideale di arte possibile. Ingegno proteiforme, espresse l'inquietudine del proprio tempo come in letteratura fecero Svevo e Pirandello. Fu subito e fortemente apprezzato in Francia, a lungo incompreso in Italia. La sua affermazione 'Nulla sine tragoedia gloria' rileva l'emarginazione dell'artista nel suo ambiente e nella sua epoca, come prezzo della gloria. Forte e prolungata fu la sua influenza su molte correnti del Novecento e su gran numero di pittori Bibliografia: C.Bruni Sakraischik, Catalogo generale di Giorgio de Chirico, Milano 1987.


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