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Carlo Carrà

(Quargento 1881 - Milano 1966)
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Biografia di Carlo Carrà

Precoci gli esordi disegnativi per l'artista di Alessandria che nel 1895 è a Milano dove si forma ai corsi serali di decorazione dell'Accademia di Brera. Nel 1899, a Parigi, lavora come decoratore all'Esposizione Universale. Accosta la pittura impressionista e postimpressionista nonché l'opera di Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé che diverranno i suoi autori prediletti. Nel 1900 a Londra contatta circoli che professano le tesi rivoluzionarie di Bakunin e Marx. Rientrato a Milano nel 1902 lavora in fabbrica e come decoratore. Nel 1904 partecipa ai funerali dell'anarchico Galli, rimasto ucciso durante uno sciopero generale: fissa la scena in un disegno da cui trarrà il capolavoro del 1911. Nel 1906 frequenta i corsi di Cesare Tallone a Brera. Lavora in ambito divisionista; influssi simbolisti gli giungono dall'amicizia con Bonzagni, Grubicy, Previati e Romani. È la prima delle cinque stagioni della pittura di Carrà: dall'apparente contrasto dei vari periodi, emergerà tuttavia ciò che ne fa un assieme coerente: il costante intento d'ordine formale, amplificato da un impianto statico, pur nella densità di rimandi culturali e nella sapienza del trattamento pittorico. Nel 1908 dipinge 'I Cavalieri dell'Apocalisse' e tiene la prima personale alla Famiglia Artistica milanese con opere divisioniste. Per scelte tematiche e ricerche luministiche i suoi dipinti si accostano alla coeva produzione di Boccioni, anche se la sua dizione sembra piuttosto puntare su un più forte rilevamento plastico della sensazione (diverrà poi debitrice della strutturalità cubista). Nel 1910 partecipa presso Marinetti, con Boccioni e Russolo, alla redazione del 'Manifesto dei pittori futuristi' edito in data 11 febbraio con le firme anche di Severini e Balla. In aprile firma il 'Manifesto tecnico della pittura futurista'. Realizza 'Notturno in piazza Beccaria' e conclude ' I funerali dell'Anarchico Galli'. Nell'autunno 1911 si reca a Parigi con Boccioni per organizzare la prima mostra futurista all'estero. Entra in contatto con la pittura cubista. Nel febbraio 1912 partecipa alla mostra futurista allestita alla galleria Bernheim-Jeune e resa itinerante in città europee. Nel 1913 firma il 'Manifesto della pittura dei suoni, colori, odori'. Dà la sua adesione al programma politico futurista. Tra i dipinti 'Donna+bottiglia+casa' documenta l'ultima fase della sua sperimentazione in ambito futurista su cui s'innesta un nuovo interesse per il dato plastico dedotto dal cubismo. Lavora a collages. Lo studio dei maestri antichi e in particolare della 'linea italiana' durante un nuovo soggiorno parigino intensifica nella sua pittura i dati riferiti al plasticismo. Del 1916 è 'Antigrazioso'. Matura qui il distacco dalle poetiche del dinamismo boccioniano per un deciso approccio costruttivo dell'opera, in clima neoprimitivo vicino a quello tipico del gruppo fiorentino di Papini e Soffici. I nuovo rapporti si intensificano con la collaborazione a 'La Voce' che nel 1915-16 ospita gli scritti di Carrà 'Parlata su Giotto' e 'Paolo Uccello costruttore'. Nel gennaio 1917 è chiamato alle armi: viene assegnato a Pieve di Cento ma in primavera entra nel nosocomio di Ferrara dove già era ospite Giorgio de Chirico, in comunicazione anche con il fratello Alberto Savinio e con De Pisis. Il lavoro procede in sintonia fino all'estate quando Carrà rientra a Milano. Matura in quella stagione una sua tipica accezione della Metafisica che in luogo dei motivi enigmatici di De Chirico adotta il mistero della quotidianità facendo il punto sulla nitida indicazione dei volumi. Tra le opere del 1917 si citano: 'La camera incantata', 'La Musa metafisica', 'Natura morta con squadra'. A novembre torna per breve tempo a Ferrara; a dicembre allestisce una personale alla Galleria Chini di Milano. Nell'estate 1918 espone nella sede romana de 'L'Epoca' insieme con De Chirico dal quale tuttavia si staccherà presto, senza nemmeno citarne il nome nel volume 'La pittura metafisica' pubblicato presso Vallecchi nel dicembre 1919. Partecipa al gruppo di 'Valori Plastici' scrivendo sull'omonima ivista e su 'La Ronda'. Del 1919 è il dipinto 'Le figlie di Lot', testimonianza di una riflessione sulla pittura italiana del Trecento: nel 1924 pubblicherà una monografia su Giotto. Dal 1921 principiano le 'Marine' documenti delle estati a Forte dei Marmi, con i motivi di spiagge, capanni, bagnanti: dello stesso 1921 è il famoso 'Pino sul mare'. Nel 1922 è invitato alla Biennale di Venezia. La sua decisione di rimanere estraneo ai movimenti resta tale anche di fronte al gruppo di 'Novecento', alle cui mostre milanesi del 1926 e 1929 alla Permanente tuttavia partecipa. Nel 1926 dipinge 'L'attesa', incunabolo della sua significativa prossimità col Realismo magico. Il paesaggio versiliese diventa tema d'elezione della sua pittura. Soffici gli dedica una monografia, pubblicata a Milano nel 1928. Nuovo interesse per la figura umana a partire dal 1930. Del 1932 sono 'Le figlie del pescatore' e 'I nuotatori'. Carrà alterna alla pittura da cavalletto, ora in clima decisamente naturalista, grandi composizioni su commissione. Ne sono testimonianza la decorazione murale per la V Triennale milanese nel 1933 (distrutta), i tre pannelli per la VI Triennale nel 1936. Dal 1922 al 1938 esercita la critica d'arte dalle pagine del quotidiano milanese 'L'Ambrosiano'. Nel 1937 esce il saggio sulla sua pittura a firma Roberto Longhi. Del 1938 sono due affreschi per il Palazzo di Giustizia di Milano. Nel 1941 Carrà è nominato per chiara fama alla cattedra di pittura dell'Accademia di Brera. Una mostra antologica gli viene dedicata alla Pinacoteca di Brera nel 1942. Raimondi introduce la monografia sui suoi disegni nello stesso anno. Pubblica 'Il rinnovamento delle arti in Italia' nel 1945. Della sua vasta attività di illustratore si citano, nel dopoguerra, i disegni per l'Odissea tradotta da Quasimodo, 'Un coup di dés' di Mallarmé, 'Une saison en enfer' di Rimbaud, 'L'Après-midi d'un Faune' tradotto da Ungaretti. Nel 1950 allestisce una sala personale alla XXV Biennale di Venezia dove gli viene assegnato il gran premio per la pittura per un artista italiano. Allestisce un'ampia personale a Londra nel 1960. Grande rassegna celebrativa a Palazzo Reale di Milano, prefata da M.Valsecchi nel 1962, anno che vede la pubblicazione di 'Segreto professionale', prima raccolta di scritti di Carrà sull'arte. L'edizione completa dei suoi scritti è pubblicata a cura di Massimo Carrà a Milano nel 1978. Bibliografia: M.Carrà, G.A.dell'Acqua, Carlo Carrà, catalogo mostra, Milano 1987; M.Fagiolo dell'Arco, Carrà: the primitive period 1915-1919, catalogo mostra, Milano 1987; F. De Santi, L'opera grafica di C.Carrà, catalogo mostra, Roma 1991.


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