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Alberto Burri

(Città Di Castello 1915 - Nizza 1995)
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Biografia di Alberto Burri

Alberto Burri (Città di Castello 1915 - Nizza 1995) si laurea in Medicina nel 1944. Arruolato, è fatto prigioniero dagli Inglesi in Tunisia nel 1943 e inviato nel campo di concentramento texano di Heresford. Qui comincia a dipingere in modi espressionisti proseguendo l'attività al ritorno in Italia, tra gli artisti dell'Art Club di Roma dove espone in personale alla galleria Margherita nel 1947 e 1948, presentato da Libero de Libero e Leonardo Sinisgalli. La sua pittura affronta ora la materia in chiave simbolica. Nel 1951 firma il manifesto del Gruppo Origine con Colla, Ballocco, Capogrossi. Espone ad 'Arte astratta e concreta in Italia' alla Galleria d'arte moderna di Roma. Nel 1952 presenta i 'Neri' (catrami) e le 'Muffe' alla Galleria dell'Obelisco ed espone alla Biennale di Venezia. Nel 1953 espone alla Fondazione Origine, presentato da Emilio Villa. Nel 1954 Andre Pieyre de Mandiargues lo presenta sulla Nouvelle Revue Française e Milton Gendel su Art News di New York. È invitato alla mostra di Sweeney 'Yunger European Painters' al Guggenheim Museum. Il critico, fautore della fortuna dell'artista negli USA, presenterà la monografia edita in occasione della personale all'Obelisco nel 1955. Espone alla mostra 'The New Decade: 22 europeans painters and sculptors' al MOMA, al Carnegie International di Pittsburgh e in personale a Colorado Springs. I 'Gobbi' presentano rigonfiamenti del telaio che sospingono l'opera verso l'osservatore. Dal 1954 e per un decennio lavora ai 'Sacchi', icone delle lacerazioni inferte dalla storia all'uomo contemporaneo. La poetica dell'artista esalta le caratteristiche formali insite nella materia, conferendole inedita e pregante presenza estetica. Nel 1956 personali a Venezia e con César a Parigi. Lavora alle 'Combustioni'. Personali a Milano, Bologna e Torino con testi di Francesco Arcangeli mentre Sweeney lo presenta alla XIX Biennale. Lavora ai 'Legni', ricavati da casse da imballaggio, ai 'Ferri' in cui, abbandonate le precedenti sontuosità cromatiche, giunge alla fredda monocromia delle lamiere, appena sfiorate dal lucore intrinseco al metallo nelle linee di saldatura. Inizia a realizzare le 'Plastiche', dalle superfici pressochè amorfe, di cui si leggono gli strati sovrapposti attraverso i buchi provocati da bruciature, con un nuovo e più sottile incremento del senso di dramma che pervade con tensione esasperata tutta l'opera dell'artista. Burri è ormai riconosciuto protagonista internazionale. Espone in personali nelle capitali e nelle grandi città europee. Argan lo presenta a Bruxelles e alla xxx Biennale di Venezia, Viatte a Basilea, Wember a Krefeld, Read alla galleria Hannover di Londra, 1960. Dagli anni '70 lavora ai 'Cretti', ampie superfici in caolino e colla percorse da screpolature, regioni prelevate dalla natura che diventano linguaggio della pittura, quasi mappe di un arso territorio labirintico. Jean Leymarie presenta Burri al Musée nationale d'arte moderne di Parigi nel 1972. Realizza 'Viaggio', esposto a Città di Castello nel 1979, esordio di una specie di ricapitolazione autobiografica, di stretta sintesi formale, 'Orti' a Firenze nel 1980, la forte scansione monumentale di 'Sestante' a Venezia nel 1982. Nasce in Palazzo Albizzini a Città di Castello il Museo Burri, ricchissima raccolta sistematica di tutta la produzione dell'artista. Degli anni '80 nuove ampie antologiche a Nizza, Roma, Parigi, Vienna, Bologna, Torino, Locarno, e la presentazione dei recenti cicli di opere in cui l'artista, che predilige le amplissime dimensioni, ritorna al colore dipingendo ampie stesure monocrome o giustapponendo campiture di colore piatto in vastissime composizioni, previo un nuovo affondo nella monocromia disarmante dei 'Cellotex'. Tra i cicli: 'Rosso e nero', 'Nero', 'Non ama il nero', 'Metamorfotex', 'Nero e oro'. Dello stesso decennio sono grandi segni, sculture monumentali, presentate a Venezia e in Orsanmichele a Firenze, e quindi installate presso i 'Seccatoi del tabacco' a Città di Castello. Tra 1985 e 1994 Burri realizza un immenso Cretto sull'altura del paese di Gibellina distrutto dal terremoto. Firmano le maggiori monografie e i saggi nei cataloghi delle retrospettive sull'artista: Brandi, Roma, galleria Marlborough 1962; Calvesi, Milano 1971; Ragon, Parigi 1971, Rubiu, Venezia, XXXII Biennale, 1966; Crispolti: omaggio a Burri nel catalogo della mostra 'Alternative attuali' a L'Aquila nel 1962; Sweeney, Houston 1963; Brandi, Milano e New York 1964; Sperlich e Krimmel alla Kunsthalle di Darmstadt, 1967; di Carlo Pirovano il testo per la mostra milanese presso la Pinacoteca di Brera in Palazzo Citterio nel 1984 e presso Palazzo Pepoli a Bologna e la Casa Rusca di Locarno nel 1991. Opere di Burri in tutte le maggiori rassegne dedicate a livello internazionale all'arte italiana, in quelle sull'Informale in Europa e in Italia. L'artista realizza anche incisioni e sculture in ceramica negli anni '70 svolgendo anche attività scenografica: del 1973 il 'Teatro continuo' al Parco Sempione di Milano e le scene per il balletto 'November Steps' e per la pièce 'Avventura di un povero cristiano' di Silone a San Miniato. Bibliografia: Catalogo sistematico dell'opera di Alberto Burri, Fondazione di Palazzo Albizzini, Città di Castello 1990; C.Pirovano (a cura di), Burri, catalogo mostra di Bologna e Locarno, Bologna 1991.


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