Opere di Franco Angeli
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Biografia di Franco Angeli
Nel 1960, alla galleria La Salita di Roma, prima personale e mostra di gruppo '5 pittori: Roma '60' con testo di P.Restany. Fa parte della Giovane Scuola di Roma, definita da C.Vivaldi, con Lo Savio, Uncini e con Schifano e Festa, coprotagonisti della mostra d'esordio di Angeli nel 1958. Nel 1963 espone alla Tartaruga di Roma, presentato da N.Ponente, dipinti coi simboli fortemente ingranditi della svastica, della lupa capitolina, della bandiera comunista e dell'aquila statunitense, in ambito New Dada, con forti connotazioni politico-sociali, nel contesto di un'operazione di riduzione della pittura a più semplici stesure, prossime alle icone della pubblicità urbana studiate dalla Pop art: processo comune a Festa e Schifano, per una posizione fortemente critica. Nel 1964 e 1978 espone alla Biennale di Venezia. Calvesi lo presenta con Festa, Schifano, Baruchello, Fioroni e Del Pezzo in 'Una generazione' all'Odyssia di Roma. Esegue nel 1965-66 i 'Frammenti capitolini'. Nel 1965 Lorenza Trucchi definisce come 'Scuola di Piazza del Popolo' il gruppo degli artisti citati. Angeli espone alla Quadriennale. Nel 1966 lavora ai dipinti sul tema 'Half Dollar'. Nel 1968 è invitato da Calvesi alla rassegna di gruppo 'Teatro delle mostre' alla Tartaruga. Attorno al '70 realizza opere di denuncia contro la guerra in Vietnam. Espone alla Quadriennali del 1972 i fotogrammi ingranditi di 'Film'. Ancor più intenso il curriculum espositivo a partire da questa data presso gallerie private. Le icone della sua pittura fanno ormai parte di quelle universalmente note presso il più largo pubblico. Nel 1971 partecipa alla rassegna itinerante 'Arte contro'; partecipa a 'Il Pop arte e l'Italia' al Castello Visconteo di Pavia nel 1983; nel 1985 ad 'Artisti per l'Afghanistan'; alla Quadriennale nel 1986. Lungo il nono decennio aderisce alla Neometafisica incrementando le valenze figurative in dipinti ispirati alla veduta urbana filtrata attraverso la lezione di Mafai, Scipione e Sironi. È presente a tutte le maggiori rassegne sull'arte italiana del dopoguerra. Tecnicamente, l'opera di Angeli verifica apposizioni di successive velature trasparenti ed anche strati di garze su superfici smaltate, a volte con dorature: l'immagine ne viene allontanata e posta sulla soglia tra visibilità e invisibilità con una corrosione del simbolo che rappresenta, impostata sulle coordinate di una sicura ironia.
Bibliografia: F.Gallo, F.Angeli: il canto del cigno, catalogo mostra di Aosta, 1989.