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La Seconda Forma
L’Arte ha sempre avuto un proprio tempo, è sempre stata l’immagine di sentimenti che scaturiscono da precisi momenti storici e culturali. Oggi, per una serie di svariate ragioni, le arti della pittura e della scultura non hanno più l’importanza che la storia ha sempre riconosciuto ad esse, perché l’artista è divenuto consapevole del fatto che l’odierna fruizione di un’opera d’arte, con le relative modalità mediatiche, tenda ad eludere il suo messaggio ideale.
Il fruitore di oggi, infatti, tende a sottrarsi all’impegno interpretativo e vuole confrontarsi con esperienze chiare e dirette. Così l’Arte va perdendo colori e tecniche, trasformandosi in performances, installazioni e in qualsiasi tipo di realtà espressiva che faccia interagire l’artista direttamente con l’ambiente… oltre il quadro, oltre la scultura.
La pittura e la scultura possono essere ripristinate nelle loro funzionalità estetiche ed etiche, assolutamente imprescindibili dal valore dell’uomo, solamente se non seguono strade separate, perché solo insieme aiuteranno l’essere umano ad entrare dentro i misteri della sua esistenza.
Posto che l’Arte debba poter dialogare con un’Entità superiore attraverso i mezzi materiali che noi stessi approntiamo nella nostra vita quotidiana, la pittura da sola si risolve in soluzioni eteree poco percepibili dall’uomo contemporaneo mentre, a sua volta, la scultura da sola, in quanto nasce da materia terrena, si risolve in soluzioni più concrete e immediate alla percezione reale.
Credo sia necessario, sì, arrivare al mistero dell’Essere attraverso il colore ma poi occorre plasmarlo per dargli forma concreta. Solo così è possibile rendere tangibile la bellezza e la grandiosità del Creato.
Da qui la nascita della Seconda Forma, ossia la forma della non forma: è l’invisibile che diventa visibile… è la prova tangibile dell’esistenza di qualcosa di Superiore. Per cominciare è necessaria una fase di spersonalizzazione dell’atto creativo in modo da dare libero corso alle emozioni che, strappate dal profondo in un momento di estasi, riescano ad imprimersi su un supporto pittorico anche senza una forma immediata.
Seguirà una seconda fase in cui si elimina il superfluo e si esalta l’essenziale: è il momento della scultura che dà forma conclusiva alla creazione riportandola sul piano fisico.
La Seconda Forma rende comprensibili concetti ritenuti impenetrabili e favorisce l’afflusso delle sensazioni più immediate.
Dinanzi all’opera finita lo spettatore può superare i limiti della mente, ristabilire il rapporto con la propria spiritualità, riportando se stesso a uno stato primordiale e incontaminato. L’opera pittorica acquisisce così una terza dimensione e conquista lo spazio, divenendo“luce”, “risveglio”, “estasi”.
Cosenza, 28 giugno 2014





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